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Archivio delle notizie flash

    

  Ottobre 2001

    

Altri mesi

     

Indice dei titoli

    

  

Anziani: temono malattia invalidante e perdita autonomia

20 Ottobre: Giornata mondiale per la lotta all'osteoporosi

Tumori: migliorabile qualità di vita dei pazienti

Da antidepressivi meno rischi infarto

Rischiose le diete a base di proteine

Sospesi farmaci copia dell'Aulin

Medicina, non solo i benestanti dal chirurgo estetico

Antipertensivo per salvare i reni

Studio: terapia fisica per il recupero post-ictus

Aterosclerosi, origine anche in sistema linfatico

Cuore, le donne sono meno curate

Fumo e obesità i pericoli per la mente

Cancro: cellule invecchiando stimolano quelle maligne

Cellule ovariche ko a causa del fumo

Tumori: crescono i casi ma 50-60% malati guarisce

Studio: emicrania provocata da un accumulo di ferro

Ciechi, in arrivo un bastone "guida" a raggi laser

Sesso, stress uccide desiderio

Osteoporosi: ne soffre il 13% delle italiane tra 50 e 59 anni

Anziani meno stressati con dieta e palestra

Vaccino anti-influenza in farmacia dal 1° ottobre

Asma: colpiti 4mln di italiani ma un milione e mezzo lo ignora

Diabete, controllo post-prandiale riduce mortalità

Tumore cervice: donne UE chiedono test salvavita

Trapianti: scoperto anticorpo intelligente contro il rigetto

Tumore al colon debellabile prima dell'insorgenza

Fumo: donne più esposte a quello passivo

   

    

Anziani: temono malattia invalidante e perdita autonomia

Una malattia invalidante e la perdita dell'autosufficienza. Sono queste le principali paure degli anziani che dichiarano di sentirsi vecchi solo nel momento in cui non hanno più autonomia per problemi di salute. È quanto emerge dall'ultimo rapporto Censis sulla terza età presentato nel corso del convegno promosso da Repubblica salute. Se un tempo la pensione rappresentava infatti l'inizio della vecchiaia, oggi il 62.7% degli intervistati ritiene che sia la l'addio all'autosufficienza a segnare la perdita della giovinezza, segue la morte del coniuge (36.7%), l'entrata nell'età della pensione (16.1%), il decesso di amici e conoscenti coetanei (11.7), il compimento dei 70 anni (11.1%) e il diventare nonni (7.6%). Forte anche la percezione della propria fragilità di fronte all'avanzare del tempo. Il 75.6% del campione ammette infatti di essere molto preoccupato di rimanere vittima di una malattia invalidante, mentre il 63.6% teme la perdita della persona con cui ha condiviso tutta la vita. Destano preoccupazione anche la solitudine (42.3%), la morte (35.7%), e la propria condizione economica (32.9%). In generale il "nonno" italiano comunque gode di buona salute. Il 68% dei 14 milioni di italiani over 60 infatti si dichiara perfettamente sano (14%) o in condizioni soddisfacenti (54%). Solo il 15% ritiene la propria salute "fortemente insoddisfacente", mentre un ulteriore 17% è invalido. Dati confortati anche dal ricorso a medici e medicine. Solo il 19% dei 60enni effettua visite mediche almeno una volta alla settimana, percentuale che sale al 34% tra gli ultraottantenni. Più alto invece il numero di persone che ricorre ai farmaci: la netta maggioranza degli over 60 (62.6%) assume infatti medicinali per patologie croniche. Molta comunque l'attenzione che viene dedicata a se stessi. Al primo posto delle attività per rimanere in forma brevi e frequenti periodi di vacanza (24.7%), seguono l'esercizio fisico svolto possibilmente all'aperto (20.8), il consumo di prodotti biologici (15.3%) e la dieta prescritta da uno specialista (13.6%).

   

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20 ottobre: Giornata mondiale per la lotta all'osteoporosi

Circa 3 milioni di italiane soffrono di osteoporosi, 1 milione riporta annualmente una frattura e vengono spesi più di mille miliardi in cure mediche, chirurgiche e riabilitativa legate all'osteoporosi. Sono i dati diffusi oggi da Donne Europee-Federcasalinghe, per la presentazione della Giornata mondiale dedicata alla lotta contro l'osteoporosi, il 20 ottobre. In 40 piazze italiane saranno ci saranno postazioni mobili, dove le donne potranno ricevere informazioni su cura e prevenzione e sottoporsi ad una visita diagnostica gratuita. A rendere più fragili le ossa delle italiane è soprattutto la menopausa: «nei primi 5 anni - ricorda Emilio D'Erasmo, responsabile del servizio Osteoporosi del Policlinico Umberto I di Roma, si ha una perdita di massa ossea del 10-15%, pari a un -2% l'anno». Donne Europee-Federcasalinghe ha iniziato una raccolta di firme per chiedere al governo il riconoscimento dell'osteoporosi come una malattia sociale. «Una raccolta - ricorda la presidentessa dell'associazione, Federica Rossi Gasparrini - che chiude domani e che punta all'inserimento in fascia A dei farmaci per la prevenzione e la cura dell'osteoporosi e alla promozione di campagne di informazioni e prevenzione».

    

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Tumori: migliorabile qualità di vita dei pazienti

Definire modelli di trattamento, obiettivi assistenziali e dati epidemiologici per stabilire uno standard di qualità della vita cui il malato terminale di cancro ha diritto: di questo si discuterà nell'intervento conclusivo di un convegno che a Salsomaggiore Terme (Parma) si terrà il 26 e 27 ottobre, dedicato alla riabilitazione dell'anziano traumatizzato. Ne parlerà Franco De Conno, direttore del centro di riabilitazione, terapia del dolore e cure palliative dell' Istituto dei Tumori di Milano che in un'anticipazione ricorda l'urgenza «di attivare strutture per cure palliative, formare il personale per l'assistenza ai malati terminali, modificare la legge sull'uso dei farmaci stupefacenti per troppi anni sotto uilizzati». De Conno cita la commissione medica nazionale «nata per introdurre metodi di lavoro atti a impedire che i pazienti continuino a soffrire, e realizzare in questo modo l'ospedale senza dolore». In particolare gli anziani «sono significativamente meno propensi ad assumere oppiodi, l'incidenza della mortalità da cancro raggiunge il massimo sopra gli 85 anni, il 60-70% dei malati è sopra i 65 anni e un terzo di loro vive da solo».

   

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Da antidepressivi meno rischi infarto

Buone notizie per i fumatori che prendono antidepressivi della categoria del Prozac, che agiscono sul rilascio della serotonina nel cervello: secondo un nuovo studio i rischi di un primo infarto tra questi pazienti si abbasserebbero sino al 65%. L'indagine - pubblicata sulla rivista scientifica Circulation - ha esaminato gli effetti di quattro medicinali a base di fluoxetina, fluvoxammina, paroxetina e sertralina su un gruppo di 143 pazienti fumatori. Lo studio è durato 28 mesi ed ha confrontato gli effetti sulla salute cardiaca di questi pazienti con quelli di un altro gruppo di fumatori che non prendevano i farmaci considerati. Al termine dei test i fumatori che assumevano gli antidepressivi hanno mostrato di correre rischi inferiori del 65% di incorrere in un primo infarto rispetto agli altri fumatori. Gli scienziati non hanno determinato se a beneficiare i pazienti sotto cura siano le supposte proprietà anticoagulanti degli antidepressivi o il miglioramento nell'umore che induce l'adozione di stili di vita più sani.

  

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Rischiose le diete a base di proteine

Molto in voga negli ultimi tempi tra chi vuole perdere chili senza troppi sacrifici, le diete ad alto contenuto di proteine possono mettere in pericolo la nostra salute. Lo rivelano gli esperti dell'American Heart Association sulla loro rivista Circulation. I medici sottolineano come non ci sia alcuna prova che questo tipo di diete aiutino nel lungo periodo la gente a perdere peso. Nel breve periodo invece fanno calare di qualche chilo, grazie al fatto che l'apporto di proteine favorisce la perdita di chili corporei. Ma gli effetti possono essere molto negativi. «Queste diete – spiega nell’articolo Robert Eckel dell'Università del Colorado – non forniscono vitamine e minerali essenziali, riducono l'apporto di fibre e possono anche aumentare l’apporto di grassi». Il tutto porta all'aumento del colesterolo, con il conseguente rischio più elevato di infarto, ictus, diabete e tumore. La soluzione migliore per perdere peso, ricordano gli esperti, resta quella di adottare un’alimentazione equilibrata e di fare un pò di attività fisica.

   

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Sospesi farmaci copia dell'Aulin

La commissione unica del farmaco (Cuf) ha proposto la sospensione dal commercio di due farmaci generici, il Sulidamor e il Nimesulide Dorom, perché non uguali all'Aulin, il prodotto a marchio cui si richiamano. La Cuf nei giorni scorsi aveva ricevuto la segnalazione di due studi, pubblicati sulle riviste scientifiche farmacologiche, che provavano la differenza fra questi prodotti e quello con nome commerciale. Per sciogliere definitivamente il dubbio è stato dato incarico all'Iss (istituto superiore di sanità) di verificare la notizia.

   

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Medicina, non solo i benestanti dal chirurgo estetico

La figura del paziente benestante che vuole cambiare radicalmente il suo aspetto sembra essere tramontata e la chirurgia estetica va verso interventi per tutti e sempre più soft, piccoli ritocchi a labbra o a zigomi spesso temporanei, con la possibilità di correggere il risultato secondo la sensibilità del paziente. È uno degli argomenti trattati dal terzo convegno nazionale di medicina estetica, svoltosi a Milano. «In Italia - ha spiegato il chirurgo estetico Giuseppe Sito dell'Università di Napoli - sono circa 3 milioni i pazienti che ricorrono al chirurgo estetico, di questi il 40% effettuano un intervento estetico: il 30% sono uomini, il 70% sono donne per le quali l'intervento più richiesto rimane la lipoaspirazione e la mastoplastica. Si va dai 17 agli 80 anni, anche se la fascia maggiore di utenti rimane dai 35 ai 50. Ormai però - sottolinea il chirurgo - non arrivano più le pazienti che chiedono le labbra a canotto, tutte vogliono un effetto più naturale anche se questo è più difficile da ottenere». Dalle numerose sessioni del convegno emerge grande attenzione verso la pelle, si combattono le imperfezioni a colpi di peeling e laser - si legge in una nota - e che gli italiani sembrano sempre più soddisfatti dei materiali usati.

  

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Antipertensivo per salvare i reni

Curarsi la pressione alta, oltre ad abbassare i rischi di infarto ed ictus cerebrali, evita anche che i reni perdano progressivamente la loro funzione, come avviene negli ipertesi con diabete di tipo 2 (non insulinodipendente). Due studi, condotti su un totale di oltre duemila pazienti affetti da nefropatia diabetica, hanno testato gli effetti di un farmaco antipertensivo, l'irbesartan, appartenente alla categoria degli inibitori della angiotensina II. I risultati delle due ricerche, pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato che nelle persone con insufficienza renale in fase iniziale la somministrazione dell'antipertensivo ha ridotto del 70% il rischio di evoluzione alle fasi più avanzate. Gli effetti favorevoli dell'irbesartan sono stati osservati anche nella fase avanzata della malattia.

  

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Studio: terapia fisica per il recupero post-ictus

Esercizi fisioterapici specifici possono velocizzare il recupero dall'ictus. È quanto sostengono alcuni ricercatori delle Università di Manchester e Liverpool. Il team, che ha sottolineato i benefici di un intervento diagnostico tempestivo, è in procinto di lanciare uno studio pilota di otto mesi nel nord dell'Inghilterra. Saranno coinvolti 60 pazienti che saranno divisi in due gruppi. Uno sarà sottoposto alla terapia tradizionale di riabilitazione, l'altro al training extra. La ricerca è stata finanziata dalla Stroke Association in collaborazione con la Action Research, che lavora per la riabilitazione delle persone colpite dalla patologia.

    

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Aterosclerosi, origine anche in sistema linfatico

L'aterosclerosi potrebbe avere origine anche nel sistema linfatico e più precisamente nel processo di assorbimento dei grassi a livello intestinale e nel loro trasporto attraverso i vasi linfatici. È la tesi presentata dai ricercatori Miller e Olszewski al congresso internazionale di linfologia svoltosi a Genova. «Se questa scoperta - ha detto il presidente del congresso, Corradino Campisio – sarà confermata, quel grande killer della società del benessere che è l'aterosclerosi potrebbe essere aggredito da un versante completamente nuovo». Il fatto che i grassi, a cominciare dal colesterolo, siano coinvolti nel processo aterosclerotico fin dal livello intestinale e metabolico-cellulare, può aprire nuove prospettive di studio ed anche terapeutiche.

 

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Cuore, le donne sono meno curate

Il cuore delle donne è meno curato dal medico. «Il perché è evidente: la donna è meno colpita dalla malattia coronarica rispetto all'uomo», osserva Andrea Poli. Tuttavia quando la patologia coronarica colpisce una donna lo fa in modo più serio. Tant'è vero che la prognosi delle donne infartuate è peggiore rispetto a quella dell'uomo. Forse la protezione estrogenica fa sottovalutare il rischio. Nonostante il colesterolo sia mediamente più alto tra le donne che tra gli uomini, la diagnosi di ipercolesterolemia è più frequente tra questi ultimi. Uno studio inglese confermerebbe che la prescrizione di un farmaco specifico avviene nel 31 per cento degli uomini contro il 21 per cento delle donne. Non solo, la prescrizione della stessa aspirina è molto più frequente tra gli uomini che tra le donne. In breve, la donna prima e dopo la menopausa è sottotrattata rispetto ai rischi di un eventuale danno ischemico con conseguenze che si possono immaginare. 

   

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Fumo e obesità i pericoli per la mente

Per arrivare alla soglia della terza età in piena forma bisogna smettere di fumare, dimagrire e tenere sotto controllo la pressione. Fumo e obesità non causano infatti solo malattie cardiovascolari, ma anche un declino mentale. Lo affermano alcuni medici dell'Università di Medicina di Boston che hanno presentato la loro scoperta alla conferenza della Heart Association. Precedenti studi avevano già dimostrato che il diabete e l'ipertensione possono, a loro volta, influenzare negativamente la capacità di imparare e ricordare, ma mai finora era stata evidenziata una così stretta correlazione, col passare degli anni, tra fumo, obesità e capacità cognitive. La ricerca è stata condotta su un gruppo di 1799 volontari, monitorati per circa 50 anni per studiare la loro salute cardiovascolare. I pazienti, di età compresa fra i 55 e gli 85 anni, sono stati sottoposti ad una serie di test per controllare la loro facoltà di pensare e di ricordare. Risultato: pressione alta, obesità e fumo fanno aumentare del 32% il rischio di declino mentale.

  

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Cancro: cellule invecchiando stimolano quelle maligne

Si affaccia una nuova ipotesi nella ricerca del cancro. Secondo ricercatori americani, le cellule non diventano maligne perché invecchiano, ma la loro "senescenza" stimolerebbe la proliferazione di cellule maligne. La teoria può sembrare sorprendente perché finora si pensava che l'avanzare dell'età nelle persone fosse in parte legata ad anomalie genetiche che alterano la capacità cellulare di proliferazione e differenziazione. Ma, a differenza dell'apoptosi (il suicidio cellulare), la senescenza delle cellule era ritenuta protettiva contro i tumori, in quanto ne blocca la crescita, limitandone appunto la proliferazione. I ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory, in California, hanno dimostrato, in vitro, che i fibroblasti (cellule dei tessuti epiteliali) in fase di invecchiamento sono capaci di stimolare la crescita di cellule maligne o premaligne, ma non di quelle normali. Il fenomeno è stato successivamente osservato in vivo, sui topi, nei quali appunto le cellule invecchiando hanno stimolato la proliferazione tumorale di cellule maligne. Secondo gli scienziati, che pubblicato il loro studio sulla rivista Pnas, l'aumento della proporzione di cellule in senescenza nei tessuti, che si verifica quando l'essere umano invecchia, farebbe aumentare il rischio di cancro, proprio grazie alla stimolazione di cellule cancerose, e probabilmente anche alle modificazioni del micro-ambiente delle cellule tumorali.

  

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Cellule ovariche ko a causa del fumo

Che il fumo inducesse infertilità lo si sospettava da tempo ma, ora, grazie agli studi condotti presso il Massachusetts General Hospital, sono venuti alla luce i veri meccanismi che provocano nelle fumatrici la prematura cessazione delle capacità riproduttive e una precoce menopausa. La causa risiede in alcuni elementi chimici contenuti nel tabacco, come spiegato dai ricercatori in un articolo pubblicato su Nature Genetics, gli idrocarburi aromatici policiclici, che legandosi al recettore Ahr presente negli ovuli, inducono quest'ultimi all'autodistruzione. Il processo però non si esaurisce, anzi, in concomitanza con tale fase si attiva il gene Bax che invia alle ovaie un ulteriore comando di autodistruzione cellulare. Tutto ciò ha portato i ricercatori ad un'unica conclusione: vista l'elevata quantità di idrocarburi aromatici policiclici introdotti con una sola sigaretta è ovvio che le fumatrici incallite vadano incontro a maggiori problema di fertilità oltre ad una menopausa precoce.

   

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Tumori: crescono i casi ma 50-60% malati guarisce

«In un Paese che come l'Italia ha il record della longevità, secondo in Europa per prestazioni sanitarie in campo sanitario, balza agli occhi una crescita costante di casi di tumore». Lo ha rilevato il presidente nazionale della lega Tumori Francesco Schittulli nel corso del convegno di Siena sui rischi da uranio impoverito. Schittulli ha osservato che il 60% dei ricoveri è dovuto ad affezioni di tipo tumorale. Da qui la campagna che partirà in questi giorni con spot e manifesti per promuovere la prevenzione e una lotta contro il fumo. Un dato confortante, è stato fatto rilevare da Stefano Zurrida dell'istituto europeo di oncologia e presidente della commissione scientifica di Lega: se è vero che all'inizio del secolo il cancro colpiva una persona su trenta ed ora una su tre, dall'altro lato nel 1900 la percentuale di guarigione era del 5% per cento, attualmente tra il 50 ed il 60%. «Scende la mortalità ed aumenta la curabilità - ha osservato -. Bisogna più che altro puntare nell'immediato, a ridurre quel 20% di casi mortali che dipendono ancora da diagnosi tardive e da diagnosi sbagliate».

  

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Studio: emicrania provocata da un accumulo di ferro

Individuato il responsabile del mal di testa: si tratta di un insolito accumulo di ferro in una zona del cervello chiamata Pag. è quanto ha annunciato Kenneth Michael Antony Welch dell'Henry Ford center di Detroit (Usa) al congresso internazionale sull'emicrania organizzato a Stresa dal Centro cefalee dell'Istituto nazionale neurologico Carlo Besta di Milano. La Pag è una zona del cervello che raccoglie neuroni con funzioni differenti, ma che sono tutti situati attorno al cosiddetto acquedotto di Silvio, una formazione all'interno del cervello ripiena di liquido. Il Pag, ha spiegato Welch, riceve costantemente impulsi dalla corteccia cerebrale frontale e dall'ipotalamo e li proietta alle strutture cerebrali inferiori svolgendo un'importante funzione di stazione di smistamento degli impulsi dolorifici. Usando un particolare tipo di Risonanza magnetica nucleare, Welch ha scoperto che alcuni soggetti fanno registrare nel Pag un insolito accumulo di molecole di ferro che facilitano l'azione dannosa dei radicali liberi: raggiunta una certa soglia di accumulo di ferro il mal di testa può diventare cronico perché il Pag subisce un danno permanente che non gli consente più di regolare il traffico degli impulsi dolorifici. Lo studio sarà pubblicato sul numero di settembre del Journal of headache and pain. La ricerca potrà avere un'importante efficacia per la messa a punto di farmaci efficacia per la cura dell'emicrania.

   

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Ciechi, in arrivo un bastone "guida" a raggi laser

Un bastone elettronico in grado di "guidare" i non vedenti grazie ad un sistema laser. A realizzare il primo prototipo, dopo 8 anni di lavoro, sono stati i fisici del Centro nazionale di ricerche di Parigi e dell'università Paris-Sud/Orsay. L'apparecchio, del tutto simile al classico bastone bianco, è fornito di una piccola scatola elettronica e di un auricolare: i raggi laser "misurano" le distanze e, attraverso suoni di diversa intensità, le comunicano al non vedente. Il bastone elettronico può essere completato da due apparecchi che, in breve tempo, potrebbero essere "fusi" in un unico oggetto: un dispositivo in grado di segnalare (con vibrazioni) ostacoli a 4 metri di distanza e un sistema a raggi laser per delineare, a oltre 15 metri, i profili e riconoscere le forme. Queste tecnologie, dal momento in cui saranno disponibili sul mercato, potrebbero migliorare la vita quotidiana dei non vedenti. Ma non si tratta di una soluzione alla portata di tutti. A giudicare dai prototipi, infatti, gli apparecchi avranno costi proibitivi. Inoltre, l'uso del bastone elettronico e dei suoi accessori necessita di ulteriori costi per "formare" i non vedenti che dovranno imparare a riconoscere i suoni e a decodificare le informazioni elettroniche.

   

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Sesso, stress uccide desiderio

Sesso difficile per i manager: quasi in uno su tre il desiderio sessuale si affievolisce e oltre il 64 % soffre anche di disturbi dell'erezione. è quanto emerge dallo studio condotto dal gruppo di sessuologia del Dipartimento di Psichiatria dell'università di Pisa e presentato a Roma, nel corso del congresso della Società europea per le ricerche su sessualità e impotenza (Essir). «Verosimilmente il calo del desiderio sembra colpire chi corre più rischi nel lavoro, come liberi professionisti, commercianti e dirigenti, e sembra legato soprattutto allo stress», ha detto il responsabile dello studio, l'andrologo e sessuologo Ciro Basile Fasolo. I manager, insomma, sembrano essere la categoria professionale più esposta al rischio di un minore desiderio sessuale. Nella ricerca, condotta su oltre 1.800 pazienti è infatti emerso che impiegati e studenti sembrano avere sicuramente meno problemi. Se, infatti, il calo del desiderio colpisce il 32,3% dei manager osservati nello studio, dello stesso disturbo soffre poco più del 28% degli impiegati e oltre il 23% di studenti, pensionati e disoccupati. Anche le disfunzioni erettili sono un problema soprattutto per i manager. Dallo studio è emerso infatti che ne soffre più del 64%. Ma colpisce anche studenti, disoccupati e pensionati (63,5%), mentre è meno sentito dagli impiegati (56,7%). Colpisce invece allo stesso modo manager e impiegati l'eiaculazione precoce, un altro dei disturbi sessuali più diffusi negli uomini. Ne soffre infatti il 35,8% di professionisti e dirigenti e il 35,4% degli impiegati, seguiti a distanza da studenti e pensionati con il 20,6%.

    

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Osteoporosi: ne soffre il 13% delle italiane tra 50 e 59 anni

Il 13% delle donne italiane con età compresa fra i 50 e i 59 anni soffre già di osteoporosi, una patologia che non risparmia il sesso forte, dato che colpisce anche l'11% degli italiani fra i 60 e i 69 anni. Dati definiti "inquietanti" quelli resi noti a Milano al termine dello studio Esopo, che ha fotografato la mappa dell'osteoporosi in Italia. Lo studio sulla demineralizzazione ossea, condotto in collaborazione con 83 Centri italiani, tra ospedali e università, ha valutato un ampio campione, composto da 11.000 donne tra i 40 e i 79 anni e 5000 uomini tra i 60 e i 79 anni. Secondo i risultati di quest'indagine la percentuale di donne con l'osteoporosi sale al 27% tra i 60 e i 69 anni di età e al 41% nella fascia 70-79. Ma già il 41% delle quarantenni si trova in una situazione di osteopenia, fatto che fa dire al professor Crepaldi dell'università di Padova che «la demineralizzazione ossea è un problema molto diffuso in Italia e sottovalutato dall'opinione pubblica». Nel versante maschile l'indagine ha messo in rilievo che ha l'osteoporosi il 18% degli ultrasettantenni, mentre una situazione di osteopenia si riscontra invece già a partire dai 60 anni in circa il 34% dei maschi in Italia. «L'osteoporosi - ha detto Crepaldi - progredisce purtroppo in modo silenzioso e asintomatico nella maggior parte dei casi fino a che non si verifica una frattura». Lo studio Esopo ha inoltre confermato il ruolo svolto, nel determinare l'osteoporosi, da alcuni fattori di rischio, come la ridotta assunzione di calcio con la dieta, la struttura corporea esile, la menopausa precoce, il fumo di sigaretta e la ridotta attività fisica. «Nonostante queste osservazioni - ha osservato Crepaldi - gli studi più recenti hanno sottolineato come i pazienti con osteoporosi che si sottopongono a trattamenti mirati siano ancora pochi: solo un paziente su cinque segue infatti una terapia farmacologica, anche se gli e' stata riconosciuta una frattura». Secondo lo specialista, oltretutto, «i rimedi tra l'altro non mancano: i bifosfonati orali e il raloxifene - ha detto - sono tra i principi più efficaci e rapidi nel ridurre la fragilità ossea. Andrebbero solo utilizzati meglio e in modo più esteso».

   

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Anziani meno stressati con dieta e palestra

Tre ore di palestra la settimana e una dieta sana: così gli anziani recuperano l'efficienza cardiovascolare, conquistano il buonumore e riducono drasticamente i farmaci antistress. è questo il risultato di una ricerca finanziata dalla regione Piemonte e dalla Centrale del latte di Torino e condotta dall'Istituto di medicina dello sport, che da due anni sta portando avanti il più ampio progetto europeo di studio sulla terza età. Lo studio è stato condotto su un campione di 160 anziani suddivisi in due gruppi: un primo gruppo che ha continuato a condurre la normale vita di un ultrasessantenne, l'altro impegnato per tre volte la settimana un'ora di palestra e sottoposto a una specifica dieta a base di proteine, latticini e fibre. Negli anziani del secondo gruppo è stato riscontrato un miglioramento del 14% dell'efficienza cardiovascolare ed è stato ridotto l'uso dei farmaci sintomatici, antidolorifici, ipnoinducenti e ansiolitici.

   

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Vaccino anti-influenza in farmacia dal 1° ottobre

L'influenza è alle porte ma prima della fine di novembre o dicembre non desterà preoccupazione. Il vaccino antinfluenzale sarà comunque in farmacia dal primo ottobre 2001. è quanto ha detto il ministro della salute Girolamo Sirchia ricordando che il vaccino viene prescritto solo per gli ultra 65enni a rischio. «Lo scorso anno (2000) - ha ricordato Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, la federazione italiana dei medici di medicina generale - l'influenza non è stata forte e si presume che quest'anno, grazie anche al vaccino, non metterà a letto moltissimi italiani».

   

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Asma: colpiti 4mln di italiani ma un milione e mezzo lo ignora

In Italia 4 milioni di persone soffrono d'asma, ma solo un milione e trecentomila è trattato regolarmente e ben un milione e mezzo ignora di essere malato con il rischio di vedere aggravare la propria patologia andando incontro a crisi sempre più acute fino alla morte. «Nel nostro paese infatti - afferma Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie Respiratorie dell'Università di Modena, nel corso dell'11° congresso dell'European Respiratory Society - la maggior parte delle 2000 morti per attacchi d'asma, potrebbe essere evitata se solo si seguisse il consiglio del medico e le terapie oggi a disposizione». E proprio dall'Italia arrivano importanti novità sulle nuove terapie per controllare meglio questa malattia. Uno studio condotto dall'università di Palermo conferma l'efficacia dell'associazione fra farmaci per migliorare la funzionalità polmonare. «Due sostanze - spiega Maurizio Vignola, coordinatore della ricerca - sono state combinate in un unico prodotto che si è dimostrato molto più efficace delle due molecole usate singolarmente perché permette ai due principi di arrivare insieme nei bronchi con un'azione sinergica mai vista prima». La relazione italiana è stata colta con grande interesse dagli esperti di malattie respiratorie. L'asma è infatti ritenuta uno dei principali problemi di sanità pubblica nei paesi occidentali. «L'inquinamento nelle città e il mancato rispetto del diritto di fumare nei luoghi pubblici - spiega Walter Canonica dell'Università di Genova - favorisce l'insorgenza delle crisi e costringe migliaia di italiani a starsene chiusi in casa». Una situazione che potrebbe essere facilmente migliorata con una maggiore educazione da parte di tutti.

   

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Diabete, controllo post-prandiale riduce mortalità

Controllare l'iperglicemia post-prandiale, un fattore di rischio nascosto per le complicanze del diabete, riduce la mortalità di questa patologia ma anche i rischi di infarto, ictus e di conseguenza i costi per il sistema sanitario. è quanto emerso a Padova nel corso di una tavola rotonda sul diabete tipo 2, che ha evidenziato come il controllo degli zuccheri nel sangue non debba essere limitato alle sole fasi di digiuno ma anche dopo l'assunzione di cibo. Proprio da Padova viene lanciato il messaggio secondo cui per affrontare il diabete oltre agli esami classici bisogna ricorrere alla misurazione della glicemia dopo pranzo. Secondo gli esperti del settore, questa pratica contribuirebbe ad identificare precocemente il diabete e a segnalare il maggior rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari. Una simulazione elaborata dall'Università Bocconi di Milano, inoltre, evidenzia che l'intervento su questo parametro ridurrebbe la mortalità del diabetico del 20% a 10 anni, allontanerebbe nel tempo l'insorgenza delle complicanze cardiovascolari, l'infarto e l'ictus con la contestuale riduzione dei costi medi per il trattamento dei pazienti dal 41,4% a cinque anni e del 36,4% a 10 anni. Il diabete di tipo 2, il più comune, secondo gli esperti viene spesso scoperto con 6-7 anni di ritardo con le tradizionali forme di esami, ma - è stato detto - può essere scoperto, prevenendo complicanze e rischi, in tempi decisamente più brevi controllando le anomalie della glicemia post-prandiale.

  

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Tumore cervice: donne UE chiedono test salvavita

Circa mille palloncini colorati liberati davanti al Parlamento europeo di Bruxelles per ricordare le oltre 12.000 donne che muoiono ogni anno in Europa a causa del tumore del collo dell'utero. A organizzare l'evento è stata l'associazione Donne europee per la promozione del test hvp, che con l'iniziativa ha voluto ribadire alla Commissione UE la propria richiesta di inserire nelle prossime Raccomandazioni per la diagnosi dal cancro anche il test che permette di individuare la presenza del Papillomavirus (Hvp), il virus che causa il tumore cervicale. L'associazione conta tra i propri membri numerosi volti noti femminili della cultura, dello spettacolo e della politica europea. Tra i nomi delle sostenitrici italiane spiccano anche qualli di Syusy Blady, Gabriella Carlucci, Tana De Zulueta, Lilli Gruber, Cristiana Muscardini, Laura Pausini e Flavia Franzoni Prodi. «Mentre la tecnica del Pap test attualmente prevista dai programmi sanitari dei paesi UE permette di rilevare solo la presenza di cellule anormali, e consente di individuare la malattia solo nel 50-70% dei casi - afferma l'associazione - il test medico hvp consente di diagnosticare la presenza del virus in modo certo nel 100% dei casi». Dal momento che il tumore del collo dell'utero è una malattia a evoluzione lenta, e può essere curata completamente se diagniosticata in tempo, le Donne europee per la promozione del test hvp, lanciano l'appello alle istituzioni UE perché tale esame venga inserito tra quelli che i servizi sanitari nazionali devono effettuare obbligatoriamente nel quadro delle analisi per la diagnosi tumorale.

  

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Trapianti: scoperto anticorpo intelligente contro il rigetto

Un anticorpo intelligente, che tiene a freno il sistema immunitario quanto basta per evitare il rigetto, ma che lo lascia libero di combattere le infezioni. Lo ha scoperto Roy Calne, il pioniere delle cure antirigetto, e permetterà di dimezzare le massicce dosi di farmaci immunosoppressori oggi necessarie per evitare il rigetto. La scoperta è stata annunciata a Palermo dallo stesso Calne, in un convegno organizzato dall'Istituto Mediterraneo per i Trapianti (Ismett) e dalla Fondazione Banco di Sicilia. Sir Roy Calne, oggi professore emerito di Chirurgia nell'università di Cambridge, ha eseguito il primo trapianto di fegato in Europa ed è stato il primo al mondo a promuovere l'uso clinico della ciclosporina, il più comune dei farmaci immunosoppressori. Calne ha presentato i risultati preliminari della sperimentazione dell'anticorpo antirigetto, finora condotta in Gran Bretagna su 31 pazienti sottoposti al trapianto di rene. La sperimentazione è cominciata un anno fa e i risultati sono in via di pubblicazione su una rivista internazionale. Senza descrivere nel dettaglio le caratteristiche dell'anticorpo, Calne ha dimostrato che in tutti i pazienti trattati l'uso dell'anticorpo ha permesso di dimezzare le dosi della ciclosporina e di eliminare completamente gli steroidi, ossia i componenti più dannosi del cocktail antirigetto.

   

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Tumore del colon debellabile prima dell'insorgenza

Uno dei big killer considerati più pericolosi in medicina, il cancro al colon-retto, che insieme al tumore alla mammella, a quello alla prostata ed ai polmoni costituisce il 75% delle neoplasie che colpiscono la popolazione mondiale, può essere debellato prima dell'insorgenza e operato con maggiori probabilità di successo. è questo uno dei dati scaturiti dal confronto di 300 relatori, provenienti da tutto il mondo al secondo congresso mondiale di chirurgia oncologica, organizzato dall'Istituto nazionale tumori di Napoli. La prevenzione costituisce ancora una delle armi vincenti per sconfiggere i tumori. «Sottoporsi ad un controllo per prevenire il cancro al colon-retto, uno dei tumori più frequenti, perché colpisce la popolazione maschile e quella femminile, - ha detto Valerio Parisi, copresidente del congresso - rappresenta il miglior modo per prevenire addirittura l'insorgenza della patologia. Ma anche le nuove tecniche chirurgiche, le nuove strumentazioni e l'abbinamento di più tipi di terapie hanno aumentato negli ultimi 5 anni la guarigione da questa malattia fino al quasi al 98%».

  

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Fumo: donne più esposte a quello passivo

Sono le donne le più esposte al fumo passivo. Soffocate in casa dalle sigarette del marito e sul luogo di lavoro da quelle dei colleghi sono ad alto rischio di asma, difficoltà respiratorie, bronchiti croniche ostruttive, enfisemi e tumore. è quanto emerge da alcuni studi presentati all'European Respiratory Society di Berlino. La prima ricerca, condotta da Sandra Baldacci dell'Istituto di Fisiologia clinica dell'Università di Pisa, ha rivelato che il 47% di un campione di 2.335 non fumatrici italiane è stato sottoposto a un'intensa esposizione passiva negli ultimi 7 giorni. «Analizzando l'arco dell'intera vita - afferma Baldacci - il 63% delle donne respira il fumo passivo tra le mura domestiche, il 43% in ufficio». Schiacciante anche la relazione con malattie polmonari. Il rischio di sviluppare difficoltà respiratorie e patologie polmonari ostruttive è rispettivamente 1.4 e 1.6 volte maggiore se il partner ha il vizio della sigaretta, 2.1 e 2.3 se gli amanti del tabacco sono i colleghi e ben 2.8 e 4.2 superiore se il fumo passivo viene respirato in casa e sul lavoro. Situazione altrettanto allarmante per quanto riguarda i tumori al polmone. Un secondo studio condotto da Michaela Kreuzer del BFS Institute for Radiaton Hygiene in Germania ha messo a confronto l'esposizione al fumo di 234 non fumatrici affette dalla patologia (categoria che rappresenta in media il 20-30% delle pazienti con un cancro ai polmoni) e 535 non fumatrici sane. «Il rischio di ammalarsi - spiega Kreuzer - è 1.67 volte più alto nelle donne che hanno inalato le sigarette del marito per più di 76.000 ore e 2.67 volte maggiore se hanno lavorato per 40.000 ore in ambienti dove è consentito fumare». Fumo passivo sotto accusa anche per quanto riguarda la correlazione con l'asma dell'adulto (nel bambino la relazione è già stata dimostrata). Una ricerca condotta dall'Istitute of Occupational Health di Helsinki (Finlandia) su 718 soggetti (231 pazienti a cui è stato diagnosticato l'asma negli ultimi 2 anni e mezzo e 487 persone come gruppo di riferimento) ha dimostrato che le sigarette inalate in ufficio raddoppiano il rischio di sviluppare la malattia. Infine un quarto studio ha rivelato che in 12 uffici su 36 selezionati in 16 paesi europei, la metà dei lavoratori è esposto al fumo passivo, con gravi conseguenze per la salute.

    

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