 |
Archivio
delle notizie flash
Ottobre 2001
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Anziani:
temono malattia invalidante e perdita autonomia
20
Ottobre: Giornata mondiale per la lotta all'osteoporosi
Tumori:
migliorabile qualità di vita dei pazienti
Da
antidepressivi meno rischi infarto
Rischiose
le diete a base di proteine
Sospesi
farmaci copia dell'Aulin
Medicina,
non solo i benestanti dal chirurgo estetico
Antipertensivo
per salvare i reni
Studio:
terapia fisica per il recupero post-ictus
Aterosclerosi,
origine anche in sistema linfatico
Cuore,
le donne sono meno curate
Fumo
e obesità i pericoli per la mente
Cancro:
cellule invecchiando stimolano quelle maligne
Cellule
ovariche ko a causa del fumo
Tumori:
crescono i casi ma 50-60% malati guarisce
Studio:
emicrania provocata da un accumulo di ferro
Ciechi,
in arrivo un bastone "guida" a raggi laser
Sesso,
stress uccide desiderio
Osteoporosi:
ne soffre il 13% delle italiane tra 50 e 59 anni
Anziani
meno stressati con dieta e palestra
Vaccino
anti-influenza in farmacia dal 1° ottobre
Asma:
colpiti 4mln di italiani ma un milione e mezzo lo ignora
Diabete,
controllo post-prandiale riduce mortalità
Tumore
cervice: donne UE chiedono test salvavita
Trapianti:
scoperto anticorpo intelligente contro il rigetto
Tumore
al colon debellabile prima dell'insorgenza
Fumo:
donne più esposte a quello passivo
Anziani:
temono malattia invalidante e perdita autonomia
Una
malattia invalidante e la perdita
dell'autosufficienza. Sono queste le principali paure
degli anziani che dichiarano di sentirsi vecchi solo
nel momento in cui non hanno più autonomia per
problemi di salute. È quanto emerge dall'ultimo
rapporto Censis sulla terza età presentato nel corso
del convegno promosso da Repubblica salute. Se un
tempo la pensione rappresentava infatti l'inizio della
vecchiaia, oggi il 62.7% degli intervistati ritiene
che sia la l'addio all'autosufficienza a segnare la
perdita della giovinezza, segue la morte del coniuge
(36.7%), l'entrata nell'età della pensione (16.1%),
il decesso di amici e conoscenti coetanei (11.7), il
compimento dei 70 anni (11.1%) e il diventare nonni
(7.6%). Forte anche la percezione della propria
fragilità di fronte all'avanzare del tempo. Il 75.6%
del campione ammette infatti di essere molto
preoccupato di rimanere vittima di una malattia
invalidante, mentre il 63.6% teme la perdita della
persona con cui ha condiviso tutta la vita. Destano
preoccupazione anche la solitudine (42.3%), la morte
(35.7%), e la propria condizione economica (32.9%). In
generale il "nonno" italiano comunque gode
di buona salute. Il 68% dei 14 milioni di italiani
over 60 infatti si dichiara perfettamente sano (14%) o
in condizioni soddisfacenti (54%). Solo il 15% ritiene
la propria salute "fortemente
insoddisfacente", mentre un ulteriore 17% è
invalido. Dati confortati anche dal ricorso a medici e
medicine. Solo il 19% dei 60enni effettua visite
mediche almeno una volta alla settimana, percentuale
che sale al 34% tra gli ultraottantenni. Più alto
invece il numero di persone che ricorre ai farmaci: la
netta maggioranza degli over 60 (62.6%) assume infatti
medicinali per patologie croniche. Molta comunque
l'attenzione che viene dedicata a se stessi. Al primo
posto delle attività per rimanere in forma brevi e
frequenti periodi di vacanza (24.7%), seguono
l'esercizio fisico svolto possibilmente all'aperto
(20.8), il consumo di prodotti biologici (15.3%) e la
dieta prescritta da uno specialista (13.6%).
inizio
pagina
20
ottobre: Giornata mondiale per la lotta
all'osteoporosi
Circa
3 milioni di italiane soffrono di osteoporosi,
1 milione riporta annualmente una frattura e vengono
spesi più di mille miliardi in cure mediche,
chirurgiche e riabilitativa legate all'osteoporosi.
Sono i dati diffusi oggi da Donne
Europee-Federcasalinghe, per la presentazione della
Giornata mondiale dedicata alla lotta contro
l'osteoporosi, il 20 ottobre. In 40 piazze italiane
saranno ci saranno postazioni mobili, dove le donne
potranno ricevere informazioni su cura e prevenzione e
sottoporsi ad una visita diagnostica gratuita. A
rendere più fragili le ossa delle italiane è
soprattutto la menopausa: «nei primi 5 anni - ricorda
Emilio D'Erasmo, responsabile del servizio Osteoporosi
del Policlinico Umberto I di Roma, si ha una perdita
di massa ossea del 10-15%, pari a un -2% l'anno».
Donne Europee-Federcasalinghe ha iniziato una raccolta
di firme per chiedere al governo il riconoscimento
dell'osteoporosi come una malattia sociale. «Una
raccolta - ricorda la presidentessa dell'associazione,
Federica Rossi Gasparrini - che chiude domani e che
punta all'inserimento in fascia A dei farmaci per la
prevenzione e la cura dell'osteoporosi e alla
promozione di campagne di informazioni e prevenzione».
inizio
pagina
Tumori:
migliorabile qualità di vita dei pazienti
Definire
modelli di trattamento, obiettivi assistenziali e dati
epidemiologici per stabilire uno standard di qualità
della vita cui il malato terminale di cancro ha
diritto: di questo si discuterà nell'intervento
conclusivo di un convegno che a Salsomaggiore Terme
(Parma) si terrà il 26 e 27 ottobre, dedicato alla
riabilitazione dell'anziano traumatizzato. Ne parlerà
Franco De Conno, direttore del centro di
riabilitazione, terapia del dolore e cure palliative
dell' Istituto dei Tumori di Milano che in
un'anticipazione ricorda l'urgenza «di attivare
strutture per cure palliative, formare il personale
per l'assistenza ai malati terminali, modificare la
legge sull'uso dei farmaci stupefacenti per troppi
anni sotto uilizzati». De Conno cita la commissione
medica nazionale «nata per introdurre metodi di
lavoro atti a impedire che i pazienti continuino a
soffrire, e realizzare in questo modo l'ospedale senza
dolore». In particolare gli anziani «sono
significativamente meno propensi ad assumere oppiodi,
l'incidenza della mortalità da cancro
raggiunge il massimo sopra gli 85 anni, il 60-70% dei
malati è sopra i 65 anni e un terzo di loro vive da
solo».
inizio
pagina
Da
antidepressivi meno rischi infarto
Buone
notizie per i fumatori che prendono antidepressivi
della categoria del Prozac, che agiscono sul rilascio
della serotonina nel cervello: secondo un nuovo studio
i rischi di un primo infarto tra questi pazienti si
abbasserebbero sino al 65%. L'indagine - pubblicata
sulla rivista scientifica Circulation - ha
esaminato gli effetti di quattro medicinali a base di
fluoxetina, fluvoxammina, paroxetina e sertralina su
un gruppo di 143 pazienti fumatori. Lo studio è
durato 28 mesi ed ha confrontato gli effetti sulla
salute cardiaca di questi pazienti con quelli di un
altro gruppo di fumatori che non prendevano i farmaci
considerati. Al termine dei test i fumatori che
assumevano gli antidepressivi hanno mostrato di
correre rischi inferiori del 65% di incorrere in un
primo infarto rispetto agli altri fumatori. Gli
scienziati non hanno determinato se a beneficiare i
pazienti sotto cura siano le supposte proprietà
anticoagulanti degli antidepressivi o il miglioramento
nell'umore che induce l'adozione di stili di vita più
sani.
inizio
pagina
Rischiose
le diete a base di proteine
Molto
in voga negli ultimi tempi tra chi vuole perdere chili
senza troppi sacrifici, le diete ad alto contenuto di
proteine possono mettere in pericolo la nostra salute.
Lo rivelano gli esperti dell'American Heart
Association sulla loro rivista Circulation. I
medici sottolineano come non ci sia alcuna prova che
questo tipo di diete aiutino nel lungo periodo la
gente a perdere peso. Nel breve periodo invece fanno
calare di qualche chilo, grazie al fatto che l'apporto
di proteine favorisce la perdita di chili corporei. Ma
gli effetti possono essere molto negativi. «Queste
diete – spiega nell’articolo Robert Eckel
dell'Università del Colorado – non forniscono
vitamine e minerali essenziali, riducono l'apporto di
fibre e possono anche aumentare l’apporto di grassi».
Il tutto porta all'aumento del colesterolo, con il
conseguente rischio più elevato di infarto,
ictus,
diabete
e tumore. La soluzione migliore per perdere peso,
ricordano gli esperti, resta quella di adottare
un’alimentazione equilibrata e di fare un pò di
attività fisica.
inizio
pagina
Sospesi
farmaci copia dell'Aulin
La
commissione unica del farmaco (Cuf) ha proposto la
sospensione dal commercio di due farmaci generici, il
Sulidamor e il Nimesulide Dorom, perché non uguali
all'Aulin, il prodotto a marchio cui si richiamano. La
Cuf nei giorni scorsi aveva ricevuto la segnalazione
di due studi, pubblicati sulle riviste scientifiche
farmacologiche, che provavano la differenza fra questi
prodotti e quello con nome commerciale. Per sciogliere
definitivamente il dubbio è stato dato incarico all'Iss
(istituto superiore di sanità) di verificare la
notizia.
inizio
pagina
Medicina,
non solo i benestanti dal chirurgo estetico
La
figura del paziente benestante che vuole cambiare
radicalmente il suo aspetto sembra essere tramontata e
la chirurgia estetica va verso interventi per tutti e
sempre più soft, piccoli ritocchi a labbra o a zigomi
spesso temporanei, con la possibilità di correggere
il risultato secondo la sensibilità del paziente. È
uno degli argomenti trattati dal terzo convegno
nazionale di medicina estetica, svoltosi a Milano. «In
Italia - ha spiegato il chirurgo estetico Giuseppe
Sito dell'Università di Napoli - sono circa 3 milioni
i pazienti che ricorrono al chirurgo estetico, di
questi il 40% effettuano un intervento estetico: il
30% sono uomini, il 70% sono donne per le quali
l'intervento più richiesto rimane la lipoaspirazione
e la mastoplastica. Si va dai 17 agli 80 anni, anche
se la fascia maggiore di utenti rimane dai 35 ai 50.
Ormai però - sottolinea il chirurgo - non arrivano più
le pazienti che chiedono le labbra a canotto, tutte
vogliono un effetto più naturale anche se questo è
più difficile da ottenere». Dalle numerose sessioni
del convegno emerge grande attenzione verso la pelle,
si combattono le imperfezioni a colpi di peeling e
laser - si legge in una nota - e che gli italiani
sembrano sempre più soddisfatti dei materiali usati.
inizio
pagina
Antipertensivo
per salvare i reni
Curarsi
la pressione alta, oltre ad abbassare i rischi di infarto
ed ictus
cerebrali, evita anche che i reni perdano
progressivamente la loro funzione, come avviene negli
ipertesi con diabete di tipo 2 (non insulinodipendente).
Due studi, condotti su un totale di oltre duemila
pazienti affetti da nefropatia diabetica, hanno
testato gli effetti di un farmaco antipertensivo, l'irbesartan,
appartenente alla categoria degli inibitori della
angiotensina II. I risultati delle due ricerche,
pubblicati sul New England Journal of Medicine,
hanno dimostrato che nelle persone con insufficienza
renale in fase iniziale la somministrazione dell'antipertensivo
ha ridotto del 70% il rischio di evoluzione alle fasi
più avanzate. Gli effetti favorevoli dell'irbesartan
sono stati osservati anche nella fase avanzata della
malattia.
inizio
pagina
Studio:
terapia fisica per il recupero post-ictus
Esercizi
fisioterapici specifici possono velocizzare il
recupero dall'ictus.
È quanto sostengono alcuni ricercatori delle
Università di Manchester e Liverpool. Il team, che ha
sottolineato i benefici di un intervento diagnostico
tempestivo, è in procinto di lanciare uno studio
pilota di otto mesi nel nord dell'Inghilterra. Saranno
coinvolti 60 pazienti che saranno divisi in due
gruppi. Uno sarà sottoposto alla terapia tradizionale
di riabilitazione, l'altro al training extra. La
ricerca è stata finanziata dalla Stroke Association
in collaborazione con la Action Research, che lavora
per la riabilitazione delle persone colpite dalla
patologia.
inizio
pagina
Aterosclerosi,
origine anche in sistema linfatico
L'aterosclerosi
potrebbe avere origine anche nel sistema linfatico e
più precisamente nel processo di assorbimento dei
grassi a livello intestinale e nel loro trasporto
attraverso i vasi linfatici. È la tesi presentata dai
ricercatori Miller e Olszewski al congresso
internazionale di linfologia svoltosi a Genova. «Se questa scoperta - ha detto il presidente del
congresso, Corradino Campisio – sarà confermata,
quel grande killer della società del benessere che è
l'aterosclerosi potrebbe essere aggredito da un
versante completamente nuovo». Il fatto che i grassi, a
cominciare dal colesterolo, siano coinvolti nel
processo aterosclerotico fin dal livello intestinale e
metabolico-cellulare, può aprire nuove prospettive di
studio ed anche terapeutiche.
inizio pagina
Cuore,
le donne sono meno
curate
Il
cuore delle donne è meno curato dal medico. «Il
perché è evidente: la donna è meno colpita dalla
malattia coronarica rispetto all'uomo», osserva
Andrea Poli. Tuttavia quando la patologia coronarica
colpisce una donna lo fa in modo più serio. Tant'è
vero che la prognosi delle donne infartuate è
peggiore rispetto a quella dell'uomo.
Forse la protezione estrogenica fa sottovalutare il
rischio. Nonostante il colesterolo sia mediamente più
alto tra le donne che tra gli uomini, la diagnosi di
ipercolesterolemia è più frequente tra questi
ultimi. Uno studio inglese confermerebbe che la
prescrizione di un farmaco specifico avviene nel 31
per cento degli uomini contro il 21 per cento delle
donne. Non solo, la prescrizione della stessa aspirina
è molto più frequente tra gli uomini che tra le
donne. In breve, la donna prima e dopo la menopausa è
sottotrattata rispetto ai rischi di un eventuale danno
ischemico con conseguenze che si possono immaginare.
inizio pagina
Fumo e
obesità i pericoli per la mente
Per
arrivare alla soglia della terza età in piena forma
bisogna smettere di fumare, dimagrire e tenere sotto
controllo la pressione. Fumo e
obesità non causano
infatti solo malattie cardiovascolari, ma anche un
declino mentale. Lo affermano alcuni medici dell'Università di Medicina di Boston che hanno
presentato la loro scoperta alla conferenza della
Heart Association. Precedenti studi avevano già
dimostrato che il diabete e
l'ipertensione possono,
a loro volta, influenzare negativamente la capacità
di imparare e ricordare, ma mai finora era stata
evidenziata una così stretta correlazione, col
passare degli anni, tra fumo, obesità e capacità
cognitive. La ricerca è stata condotta su un gruppo
di 1799 volontari, monitorati per circa 50 anni per
studiare la loro salute cardiovascolare. I pazienti,
di età compresa fra i 55 e gli 85 anni, sono stati
sottoposti ad una serie di test per controllare la
loro facoltà di pensare e di ricordare. Risultato:
pressione alta, obesità e fumo fanno aumentare del
32% il rischio di declino mentale.
inizio pagina
Cancro:
cellule invecchiando stimolano quelle maligne
Si
affaccia una nuova ipotesi nella ricerca del cancro.
Secondo ricercatori americani, le cellule non
diventano maligne perché invecchiano, ma la loro
"senescenza" stimolerebbe la proliferazione di cellule
maligne. La teoria può sembrare sorprendente perché finora si pensava che l'avanzare
dell'età nelle
persone fosse in parte legata ad anomalie genetiche
che alterano la capacità cellulare di proliferazione
e differenziazione. Ma, a differenza dell'apoptosi (il
suicidio cellulare), la senescenza delle cellule era
ritenuta protettiva contro i tumori, in quanto ne
blocca la crescita, limitandone appunto la
proliferazione. I ricercatori del Lawrence Berkeley
National Laboratory, in California, hanno dimostrato,
in vitro, che i fibroblasti (cellule dei tessuti
epiteliali) in fase di invecchiamento sono capaci di
stimolare la crescita di cellule maligne o premaligne,
ma non di quelle normali. Il fenomeno è stato
successivamente osservato in vivo, sui topi, nei quali appunto le
cellule invecchiando hanno stimolato la proliferazione
tumorale di cellule maligne. Secondo gli scienziati,
che pubblicato il loro studio sulla rivista Pnas,
l'aumento della proporzione di cellule in senescenza
nei tessuti, che si verifica quando l'essere umano
invecchia, farebbe aumentare il rischio di cancro,
proprio grazie alla stimolazione di cellule cancerose,
e probabilmente anche alle modificazioni del
micro-ambiente delle cellule tumorali.
inizio pagina
Cellule
ovariche ko a causa del fumo
Che
il fumo inducesse infertilità lo si sospettava da
tempo ma, ora, grazie agli studi condotti presso il
Massachusetts General Hospital, sono venuti alla luce
i veri meccanismi che provocano nelle fumatrici la
prematura cessazione delle capacità riproduttive e
una precoce menopausa. La causa risiede in alcuni
elementi chimici contenuti nel tabacco, come spiegato
dai ricercatori in un articolo pubblicato su
Nature Genetics, gli idrocarburi aromatici policiclici,
che legandosi al recettore Ahr presente negli ovuli,
inducono quest'ultimi all'autodistruzione. Il processo
però non si esaurisce, anzi, in concomitanza con tale
fase si attiva il gene Bax che invia alle ovaie un
ulteriore comando di autodistruzione cellulare. Tutto
ciò ha portato i ricercatori ad un'unica conclusione:
vista l'elevata quantità di idrocarburi aromatici
policiclici introdotti con una sola sigaretta è ovvio
che le fumatrici incallite vadano incontro a maggiori
problema di fertilità oltre ad una menopausa precoce.
inizio pagina
Tumori:
crescono i casi ma 50-60% malati guarisce
«In
un Paese che come l'Italia ha il record della longevità, secondo in Europa per prestazioni
sanitarie in campo sanitario, balza agli occhi una
crescita costante di casi di tumore». Lo ha
rilevato il presidente nazionale della lega Tumori
Francesco Schittulli nel corso del convegno di Siena
sui rischi da uranio impoverito. Schittulli ha
osservato che il 60% dei ricoveri è dovuto ad affezioni di
tipo tumorale. Da qui la campagna che partirà in
questi giorni con spot e manifesti per promuovere la
prevenzione e una lotta contro il fumo. Un dato confortante,
è stato
fatto rilevare da Stefano Zurrida dell'istituto
europeo di oncologia e presidente della commissione
scientifica di Lega: se è vero che all'inizio del
secolo il cancro colpiva una persona su trenta ed ora
una su tre, dall'altro lato nel 1900 la percentuale
di guarigione era del 5% per cento, attualmente tra il
50 ed il 60%. «Scende la mortalità ed aumenta la
curabilità - ha osservato -. Bisogna più che altro
puntare nell'immediato, a ridurre quel 20% di casi
mortali che dipendono ancora da diagnosi tardive e da
diagnosi sbagliate».
inizio pagina
Studio:
emicrania provocata da un accumulo di ferro
Individuato il responsabile del mal di testa: si
tratta di un insolito accumulo di ferro in una zona
del cervello chiamata Pag. è
quanto ha annunciato Kenneth Michael Antony Welch
dell'Henry Ford center di Detroit (Usa) al congresso
internazionale sull'emicrania organizzato a Stresa dal
Centro cefalee dell'Istituto nazionale neurologico
Carlo Besta di Milano. La Pag è una zona del cervello
che raccoglie neuroni con funzioni differenti, ma che
sono tutti situati attorno al cosiddetto acquedotto di
Silvio, una formazione all'interno del cervello
ripiena di liquido. Il Pag, ha spiegato Welch, riceve
costantemente impulsi dalla corteccia cerebrale
frontale e dall'ipotalamo e li proietta alle strutture
cerebrali inferiori svolgendo un'importante funzione
di stazione di smistamento degli impulsi dolorifici. Usando
un particolare tipo di Risonanza magnetica nucleare,
Welch ha scoperto che alcuni soggetti fanno registrare
nel Pag un insolito accumulo di molecole di ferro che
facilitano l'azione dannosa dei radicali liberi:
raggiunta una certa soglia di accumulo di ferro il mal
di testa può diventare cronico perché il Pag subisce
un danno permanente che non gli consente più di
regolare il traffico degli impulsi dolorifici. Lo
studio sarà pubblicato sul numero di settembre del Journal
of headache and pain. La ricerca potrà avere
un'importante efficacia per la messa a punto di
farmaci efficacia per la cura dell'emicrania.
inizio pagina
Ciechi,
in arrivo un bastone "guida" a raggi laser
Un
bastone elettronico in grado di "guidare" i
non vedenti grazie ad un sistema laser. A realizzare
il primo prototipo, dopo 8 anni di lavoro, sono stati
i fisici del Centro nazionale di ricerche di Parigi e
dell'università Paris-Sud/Orsay. L'apparecchio, del
tutto simile al classico bastone bianco, è fornito di
una piccola scatola elettronica e di un auricolare: i
raggi laser "misurano" le distanze e,
attraverso suoni di diversa intensità, le comunicano
al non vedente. Il bastone elettronico può essere
completato da due apparecchi che, in breve tempo,
potrebbero essere "fusi" in un unico
oggetto: un dispositivo in grado di segnalare (con
vibrazioni) ostacoli a 4 metri di distanza e un
sistema a raggi laser per delineare, a oltre 15 metri,
i profili e riconoscere le forme. Queste tecnologie,
dal momento in cui saranno disponibili sul mercato,
potrebbero migliorare la vita quotidiana dei non
vedenti. Ma non si tratta di una soluzione alla
portata di tutti. A giudicare dai prototipi, infatti,
gli apparecchi avranno costi proibitivi. Inoltre,
l'uso del bastone elettronico e dei suoi accessori
necessita di ulteriori costi per "formare" i
non vedenti che dovranno imparare a riconoscere i
suoni e a decodificare le informazioni elettroniche.
inizio pagina
Sesso,
stress uccide desiderio
Sesso
difficile per i manager: quasi in uno su tre il
desiderio sessuale si affievolisce e oltre il 64 %
soffre anche di disturbi dell'erezione. è
quanto emerge dallo studio condotto dal gruppo di sessuologia del
Dipartimento di Psichiatria dell'università di Pisa e
presentato a Roma, nel corso del congresso della
Società
europea per le ricerche su sessualità e impotenza (Essir).
«Verosimilmente il calo del desiderio sembra
colpire chi corre più rischi nel lavoro, come liberi
professionisti, commercianti e dirigenti, e sembra
legato soprattutto allo stress», ha detto il
responsabile dello studio, l'andrologo e sessuologo
Ciro Basile Fasolo. I manager, insomma, sembrano
essere la categoria professionale più esposta al
rischio di un minore desiderio sessuale. Nella
ricerca, condotta su oltre 1.800 pazienti è infatti
emerso che impiegati e studenti sembrano avere
sicuramente meno problemi. Se, infatti, il calo del
desiderio colpisce il 32,3% dei manager osservati
nello studio, dello stesso disturbo soffre poco più
del 28% degli impiegati e oltre il 23% di studenti,
pensionati e disoccupati. Anche le disfunzioni
erettili sono un problema soprattutto per i manager.
Dallo studio è emerso infatti che ne soffre più del
64%. Ma colpisce anche studenti, disoccupati e
pensionati (63,5%), mentre è meno sentito dagli
impiegati (56,7%). Colpisce invece allo stesso modo
manager e impiegati l'eiaculazione precoce, un altro
dei disturbi sessuali più diffusi negli uomini. Ne
soffre infatti il 35,8% di professionisti e dirigenti
e il 35,4% degli impiegati, seguiti a distanza da
studenti e pensionati con il 20,6%.
inizio pagina
Osteoporosi:
ne soffre il 13% delle italiane tra 50 e 59 anni
Il 13% delle donne italiane con età compresa fra i 50 e i 59 anni soffre
già
di osteoporosi, una patologia che non risparmia il
sesso forte, dato che colpisce anche l'11% degli
italiani fra i 60 e i 69 anni. Dati
definiti "inquietanti" quelli resi noti a Milano al termine
dello studio Esopo, che ha fotografato la mappa
dell'osteoporosi in Italia. Lo studio sulla
demineralizzazione ossea, condotto in
collaborazione con 83 Centri italiani, tra ospedali e
università, ha valutato un ampio campione, composto
da 11.000 donne tra i 40 e i 79 anni e 5000 uomini tra
i 60 e i 79 anni. Secondo i risultati di
quest'indagine la percentuale di donne con
l'osteoporosi sale al 27% tra i 60 e i 69 anni di età
e al 41% nella fascia 70-79. Ma già il 41% delle
quarantenni si trova in una situazione di osteopenia,
fatto che fa dire al professor Crepaldi
dell'università di Padova che «la
demineralizzazione ossea è un problema molto diffuso
in Italia e sottovalutato dall'opinione
pubblica». Nel versante maschile l'indagine ha
messo in rilievo che ha l'osteoporosi il 18% degli
ultrasettantenni, mentre una situazione di osteopenia
si riscontra invece già a partire dai 60 anni in
circa il 34% dei maschi in Italia. «L'osteoporosi
- ha detto Crepaldi - progredisce purtroppo in modo
silenzioso e asintomatico nella maggior parte dei casi
fino a che non si verifica una frattura». Lo
studio Esopo ha inoltre confermato il ruolo svolto,
nel determinare l'osteoporosi, da alcuni fattori di
rischio, come la ridotta assunzione di calcio con la
dieta, la struttura corporea esile, la menopausa
precoce, il fumo di sigaretta e la ridotta
attività
fisica. «Nonostante queste osservazioni - ha
osservato Crepaldi - gli studi più recenti hanno
sottolineato come i pazienti con osteoporosi che si
sottopongono a trattamenti mirati siano ancora pochi:
solo un paziente su cinque segue infatti una terapia
farmacologica, anche se gli e' stata riconosciuta una
frattura». Secondo lo specialista, oltretutto, «i rimedi tra l'altro non mancano: i bifosfonati
orali e il raloxifene - ha detto - sono tra i principi
più efficaci e rapidi nel ridurre la fragilità
ossea. Andrebbero solo utilizzati meglio e in modo più
esteso».
inizio pagina
Anziani
meno stressati con dieta e palestra
Tre ore di palestra la settimana e una dieta sana:
così gli anziani recuperano l'efficienza
cardiovascolare, conquistano il buonumore e riducono
drasticamente i farmaci antistress. è
questo il risultato di una ricerca finanziata dalla regione
Piemonte e dalla Centrale del latte di Torino e
condotta dall'Istituto di medicina dello sport, che da
due anni sta portando avanti il più ampio progetto
europeo di studio sulla terza età.
Lo studio è stato condotto su un campione di 160
anziani suddivisi in due gruppi: un primo gruppo che ha continuato
a condurre la normale vita di un ultrasessantenne,
l'altro impegnato per tre volte la settimana un'ora di
palestra e sottoposto a una specifica dieta a base di
proteine, latticini e fibre. Negli anziani del secondo
gruppo è stato riscontrato un miglioramento del 14%
dell'efficienza cardiovascolare ed è stato ridotto
l'uso dei farmaci sintomatici, antidolorifici,
ipnoinducenti e ansiolitici.
inizio pagina
Vaccino
anti-influenza in farmacia dal 1° ottobre
L'influenza è alle porte ma prima della fine di
novembre o dicembre non desterà preoccupazione. Il
vaccino antinfluenzale sarà comunque in farmacia dal
primo ottobre 2001. è
quanto ha detto il ministro della
salute Girolamo Sirchia ricordando che il
vaccino viene prescritto solo per gli ultra 65enni a
rischio. «Lo scorso anno (2000) - ha ricordato Mario
Falconi, segretario nazionale della Fimmg, la
federazione italiana dei medici di medicina generale -
l'influenza non è stata forte e si presume che
quest'anno, grazie anche al vaccino, non metterà a
letto moltissimi italiani».
inizio pagina
Asma:
colpiti 4mln di italiani ma un milione e mezzo lo
ignora
In Italia
4 milioni di persone soffrono d'asma, ma solo un
milione e trecentomila è trattato regolarmente e ben
un milione e mezzo ignora di essere malato con il
rischio di vedere aggravare la propria patologia
andando incontro a crisi sempre più acute fino alla
morte. «Nel nostro paese infatti - afferma
Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie
Respiratorie dell'Università di Modena, nel corso
dell'11° congresso dell'European Respiratory Society
- la maggior parte delle 2000
morti per attacchi d'asma, potrebbe essere evitata se
solo si seguisse il consiglio del medico e le terapie
oggi a disposizione». E proprio dall'Italia
arrivano importanti novità sulle nuove terapie per controllare
meglio questa malattia. Uno studio condotto
dall'università
di Palermo conferma l'efficacia dell'associazione fra
farmaci per migliorare la funzionalità polmonare. «Due sostanze - spiega Maurizio Vignola,
coordinatore della ricerca - sono state combinate in
un unico prodotto che si è dimostrato molto più
efficace delle due molecole usate singolarmente perché
permette ai due principi di arrivare insieme
nei bronchi con un'azione sinergica mai vista prima». La relazione italiana
è stata colta con
grande interesse dagli esperti di malattie
respiratorie. L'asma è infatti ritenuta uno dei
principali problemi di sanità pubblica nei paesi
occidentali. «L'inquinamento nelle città e il
mancato rispetto del diritto di fumare nei luoghi
pubblici - spiega Walter Canonica dell'Università di
Genova - favorisce l'insorgenza delle crisi e
costringe migliaia di italiani a starsene chiusi in
casa». Una situazione che
potrebbe essere facilmente migliorata con una maggiore
educazione da parte di tutti.
inizio pagina
Diabete,
controllo post-prandiale riduce mortalità
Controllare
l'iperglicemia post-prandiale, un fattore di rischio
nascosto per le complicanze del diabete,
riduce la mortalità di questa patologia ma anche i
rischi di infarto,
ictus
e di conseguenza i costi per il sistema sanitario. è
quanto emerso a Padova nel corso di una tavola rotonda
sul diabete tipo 2, che ha evidenziato come il
controllo degli zuccheri nel sangue non debba essere
limitato alle sole fasi di digiuno ma anche dopo
l'assunzione di cibo. Proprio da Padova viene lanciato
il messaggio secondo cui per affrontare il diabete
oltre agli esami classici bisogna ricorrere alla
misurazione della glicemia dopo pranzo. Secondo gli
esperti del settore, questa pratica contribuirebbe ad
identificare precocemente il diabete e a segnalare il
maggior rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari.
Una simulazione elaborata dall'Università Bocconi di
Milano, inoltre, evidenzia che l'intervento su questo
parametro ridurrebbe la mortalità del diabetico del
20% a 10 anni, allontanerebbe nel tempo l'insorgenza
delle complicanze cardiovascolari, l'infarto e l'ictus
con la contestuale riduzione dei costi medi per il
trattamento dei pazienti dal 41,4% a cinque anni e del
36,4% a 10 anni. Il diabete di tipo 2, il più comune,
secondo gli esperti viene spesso scoperto con 6-7 anni
di ritardo con le tradizionali forme di esami, ma - è
stato detto - può essere scoperto, prevenendo
complicanze e rischi, in tempi decisamente più brevi
controllando le anomalie della glicemia
post-prandiale.
inizio pagina
Tumore
cervice: donne UE chiedono test salvavita
Circa
mille palloncini colorati liberati davanti al
Parlamento europeo di Bruxelles per ricordare le oltre
12.000 donne che muoiono ogni anno in Europa a causa
del tumore del collo dell'utero. A organizzare
l'evento è stata l'associazione Donne europee per la
promozione del test hvp, che con l'iniziativa ha
voluto ribadire alla Commissione UE la propria
richiesta di inserire nelle prossime Raccomandazioni
per la diagnosi dal cancro anche il test che permette
di individuare la presenza del Papillomavirus (Hvp),
il virus che causa il tumore cervicale. L'associazione
conta tra i propri membri numerosi volti noti
femminili della cultura, dello spettacolo e della
politica europea. Tra i nomi delle sostenitrici
italiane spiccano anche qualli di Syusy Blady,
Gabriella Carlucci, Tana De Zulueta, Lilli Gruber,
Cristiana Muscardini, Laura Pausini e Flavia Franzoni
Prodi. «Mentre la tecnica del Pap test
attualmente prevista dai programmi sanitari dei paesi
UE permette di rilevare solo la presenza di cellule
anormali, e consente di individuare la malattia solo
nel 50-70% dei casi - afferma l'associazione - il test
medico hvp consente di diagnosticare la presenza del
virus in modo certo nel 100% dei casi». Dal
momento che il tumore del collo dell'utero è una
malattia a evoluzione lenta, e può essere curata
completamente se diagniosticata in tempo, le Donne
europee per la promozione del test hvp, lanciano
l'appello alle istituzioni UE perché tale esame venga
inserito tra quelli che i servizi sanitari nazionali
devono effettuare obbligatoriamente nel quadro delle
analisi per la diagnosi tumorale.
inizio pagina
Trapianti:
scoperto anticorpo intelligente contro il rigetto
Un
anticorpo intelligente, che tiene a freno il sistema
immunitario quanto basta per evitare il rigetto, ma
che lo lascia libero di combattere le infezioni. Lo ha
scoperto Roy Calne, il pioniere delle cure
antirigetto, e permetterà di dimezzare le massicce
dosi di farmaci immunosoppressori oggi necessarie per
evitare il rigetto. La scoperta è stata annunciata a Palermo dallo stesso Calne, in un convegno
organizzato dall'Istituto Mediterraneo per i Trapianti (Ismett)
e dalla Fondazione Banco di Sicilia. Sir Roy Calne, oggi
professore emerito di Chirurgia nell'università di
Cambridge, ha eseguito il primo trapianto di fegato in
Europa ed è stato il primo al mondo a promuovere
l'uso clinico della ciclosporina, il più comune dei
farmaci immunosoppressori. Calne ha presentato i
risultati preliminari della sperimentazione
dell'anticorpo antirigetto, finora condotta in Gran
Bretagna su 31 pazienti sottoposti al trapianto di
rene. La sperimentazione è cominciata un anno fa e i
risultati sono in via di pubblicazione su una rivista
internazionale. Senza descrivere nel dettaglio le
caratteristiche dell'anticorpo, Calne ha dimostrato
che in tutti i pazienti trattati l'uso dell'anticorpo
ha permesso di dimezzare le dosi della ciclosporina e
di eliminare completamente gli steroidi, ossia i
componenti più dannosi del cocktail antirigetto.
inizio pagina
Tumore
del colon debellabile prima dell'insorgenza
Uno
dei big killer considerati più pericolosi in
medicina, il cancro al colon-retto, che insieme al
tumore alla mammella, a quello alla prostata ed ai
polmoni costituisce il 75% delle neoplasie che
colpiscono la popolazione mondiale, può essere
debellato prima dell'insorgenza e operato con
maggiori probabilità di successo. è
questo uno dei
dati scaturiti dal confronto di 300 relatori,
provenienti da tutto il mondo al secondo congresso
mondiale di chirurgia oncologica, organizzato
dall'Istituto nazionale tumori di Napoli. La
prevenzione costituisce ancora una delle armi vincenti
per sconfiggere i tumori. «Sottoporsi ad un
controllo per prevenire il cancro al colon-retto, uno
dei tumori più frequenti, perché colpisce la
popolazione maschile e quella femminile, - ha detto
Valerio Parisi, copresidente del congresso -
rappresenta il miglior modo per prevenire addirittura
l'insorgenza della patologia. Ma anche le nuove
tecniche chirurgiche, le nuove strumentazioni e
l'abbinamento di più tipi di terapie hanno aumentato
negli ultimi 5 anni la guarigione da questa malattia
fino al quasi al 98%».
inizio pagina
Fumo:
donne più esposte a quello passivo
Sono
le donne le più esposte al fumo passivo. Soffocate in
casa dalle sigarette del marito e sul luogo di lavoro
da quelle dei colleghi sono ad alto rischio di asma,
difficoltà respiratorie, bronchiti croniche
ostruttive, enfisemi e tumore. è
quanto emerge da
alcuni studi presentati all'European Respiratory
Society di Berlino. La prima ricerca, condotta da
Sandra Baldacci dell'Istituto di Fisiologia clinica
dell'Università di Pisa, ha rivelato che il 47% di un
campione di 2.335 non fumatrici italiane è stato
sottoposto a un'intensa esposizione passiva negli
ultimi 7 giorni. «Analizzando l'arco dell'intera
vita - afferma Baldacci - il 63% delle donne respira
il fumo passivo tra le mura domestiche, il 43% in
ufficio». Schiacciante anche la relazione con
malattie polmonari. Il rischio di sviluppare difficoltà respiratorie e patologie polmonari
ostruttive è rispettivamente 1.4 e 1.6 volte maggiore
se il partner ha il vizio della sigaretta, 2.1 e 2.3
se gli amanti del tabacco sono i colleghi e ben 2.8 e
4.2 superiore se il fumo passivo viene respirato in
casa e sul lavoro. Situazione altrettanto allarmante
per quanto riguarda i tumori al polmone. Un secondo
studio condotto da Michaela Kreuzer del BFS Institute
for Radiaton Hygiene in Germania ha messo a confronto
l'esposizione al fumo di 234 non fumatrici affette
dalla patologia (categoria che rappresenta in media il
20-30% delle pazienti con un cancro ai polmoni) e 535
non fumatrici sane. «Il rischio di ammalarsi -
spiega Kreuzer - è 1.67 volte più alto nelle donne
che hanno inalato le sigarette del marito per più di
76.000 ore e 2.67 volte maggiore se hanno lavorato per
40.000 ore in ambienti dove è consentito
fumare». Fumo passivo sotto accusa anche per
quanto riguarda la correlazione con l'asma dell'adulto
(nel bambino la relazione è già stata dimostrata).
Una ricerca condotta dall'Istitute of Occupational
Health di Helsinki (Finlandia) su 718 soggetti (231
pazienti a cui è stato diagnosticato l'asma negli
ultimi 2 anni e mezzo e 487 persone come gruppo di
riferimento) ha dimostrato che le sigarette inalate in
ufficio raddoppiano il rischio di sviluppare la
malattia. Infine un quarto studio ha rivelato che in
12 uffici su 36 selezionati in 16 paesi europei, la
metà dei lavoratori è esposto al fumo passivo, con
gravi conseguenze per la salute.
inizio pagina
|

|