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Archivio
delle notizie flash
Settembre 2001
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Fumo
e tinture associati ad artrite reumatoide
Osteoporosi:
test urine rivela successo terapia
Donne
vivono di più perché più forti
Diabete:
dalla spugna marina composto capace di prevenirlo
Pressione
misurata sotto sforzo indice salute cuore
Trapianti:
donazioni, continua trend positivo su media UE
Sclerosi
multipla, arriva la carta dei diritti per i malati
Studio:
unghie piedi svelano rischio cancro prostata
Sesso
aumenta rischio infarto in cardiopatici
Un
italiano su due a rischio trombosi
Diabesità:
allarme degli esperti, epidemia temuta quanto l'Aids
Epilessia
colpisce 600mila italiani l'anno
Ogni
5 anni, un anno e mezzo di vita in più
Occhi:
fra 20 anni rischio cecità per sei "over 70"
su dieci
Arriva
InDuo, "kit 2 in 1" misura glucosio e dosa insulina
Polpa
di Azai meglio del Viagra
Diabete:
in nove casi su dieci si può prevenire
Aterosclerosi
prevista dal dentista
Memoria
a rischio per le anziane che soffrono di diabete
Alimentazione:
in arrivo latte e formaggi "anti-età"
Elefantiasi:
più colpiti le donne e il Sud
Alzheimer,
dati positivi per cura in fase avanzata
Sigarette
uccidono 400.000 europei l'anno
Cioccolata
e nocciole per riacquistare il buon umore
Ormone
crescita migliora capacità polmonare anziani
Cancro
seno: mammografia letta da Pc migliora del 20% diagnosi
Cuore:
meno rischi con frutta, verdura e cereali
Alzheimer,
cerotto estrogeni migliora memoria femminile
Un
italiano su cinque colpito da "euro-stress"
Fumo:
ridotta funzionalità polmoni aumenta rischio morte
Non
ridurre attività fisica dopo diagnosi di tumore al seno
I
maschi italiani sono i più longevi d'Europa
Arriva
Pet-Tac per chemioterapia personalizzata
Studio,
i pomodori combattono il cancro alla prostata
Colesterolo:
l'esperto, buona terapia inizia da buone analisi
Lo
yoga fa bene al cuore
Fumo
e tinture associati ad artrite reumatoide
Fumo,
diabete,
ma anche menopausa precoce, l'uso prolungato di tinte
per i capelli e la presenza di muffa in casa. Sono
alcune dei principali agenti sospettati di essere le
cause che determinano lo sviluppo dell'artrite
reumatoide. È quanto emerge da uno studio
dell'Università di Linkoping (Svezia) e pubblicato
sulla rivista scientifica Annals of Rheumatic
Diseases. I ricercatori svedesi hanno valutato le
abitudini di vita, l'età della prima e dell'ultima
mestruazione delle donne, lo stress, le malattie e le
allergie sviluppate negli anni da 800 persone sane e
400 pazienti affetti da artrite reumatoide visitati
all'ospedale universitario tra il 1980 e il 1995.
Dall'elaborazione dei dati è risultato che le donne
che avevano diabete insulino-dipendente, sono 10 volte
più esposte alla malattia. Incidenza doppia anche tra
coloro che hanno la prima mestruazione in età
avanzata o entrano in menopausa precocemente. E ancora
più incidenza di artrite reumatoide per i soggetti
che fanno uso prolungato di tinte per i capelli
(rischio doppio) e per i fumatori. «Tra gli amanti
del tabacco - afferma Asa Reckner Olsson,
coordinatrice dello studio - l'incidenza della
malattia è direttamente proporzionale al numero di
sigarette fumate ed è tre volte maggiore tra chi fuma
più di un pacchetto al giorno». Non sembrano
influire sullo sviluppo della patologia invece
eventuali predisposizioni alle allergie, mentre vivere
o lavorare in ambienti umidi e con muffa o nelle
fattorie incrementa il rischio rispettivamente di 4 e
3 volte.
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Osteoporosi:
test urine rivela successo terapia
Un
piccolo apparecchio che, attraverso l'esame
delle urine, è in grado di misurare, in soli
5 minuti, l'efficacia della terapia anti-osteoporosi.
Da ottobre arriverà nello studio di 450 medici
specialisti fra ortopedici, fisiatri, reumatologi e
ginecologi, che lo testeranno su oltre 22 mila
pazienti. È questo l'obiettivo del progetto
battezzato Domino, promosso dalla Lepetit,
società del gruppo Aventis, presentato a Roma.
L'apparecchio offerto ai medici, rigorosamente "made
in Italy", consentirà loro di misurare il Ctx,
un marker del turnover osseo, ossia una proteina che
viene rilasciata nel processo di riassorbimento
dell'osso. La misurazione del marker, che verrà
eseguita ogni tre mesi nel corso di un anno, non
necessita di personale addestrato tanto che, si
ipotizza, questo test, simile a quello della glicemia,
potrebbe un domani essere tranquillamente autogestito
dal paziente stesso.
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Donne
vivono di più perché più forti
Altro
che sesso debole... le donne vivono più a lungo perché
hanno un sistema immunitario che le rende più forti
degli uomini. Lo hanno scoperto degli scienziati
britannici secondo i quali il segreto della longevità
femminile sta nel numero di globuli bianchi che
continuano a produrre anche invecchiando. Le donne in
media vivono cinque anni in più degli uomini. Questa
differenza in termini di aspettativa di vita è
tradizionalmente spiegata con i maggiori rischi che
gli uomini si assumono (incidenti e malattie legate
allo stile di vita come l'infarto
e il cancro).
Un'altra ipotesi è che gli ormoni femminili
proteggono da alcuni tipi di malattie, come quelle
coronariche. Ora però dei ricercatori della scuola di
medicina dell'Imperial College di Londra sono arrivati
ad una conclusione differente: le donne hanno un
sistema immunitario che le protegge fino a tarda età.
L'equipe, guidata dal dr Richard Aspinall e dal dr
Jeffery Pido-Lopez, ha scoperto che nel corpo
femminile c'è una maggiore produzione di cellule T.
Si tratta di globuli bianchi che combattono le
infezioni e che vengono prodotti dalla ghiandola del
timo. In entrambi i sessi con l'età la produzione di
nuove cellule T diminuisce, ma nelle donne il
rallentamento è minore. A questa conclusione i
ricercatori sono arrivati contando il numero di nuove
cellule T prodotte da 46 uomini e donne sani e in età
compresa fra i 20 ed i 62 anni. Lo studio - pubblicato
sulla rivista scientifica britannica News Scientist
- ha inoltre preso in esame le statistiche dei decessi
per polmonite e influenza dal 1993 al 1999 in Gran
Bretagna, riscontrando che erano morti più uomini che
donne.
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Diabete:
dalla spugna marina composto capace di prevenirlo
Un
composto, estratto dalla spugna di mare, sarebbe in
grado di prevenire la distruzione delle isole di
Langerhans, quelle particolari cellule del pancreas
che producono l'insulina. Una "capacità",
questa, che potrebbe rivelarsi promettente per la
messa a punto di un nuovo trattamento del diabete
insulino-dipendente. Un'equipe internazionale di
ricercatori ha pubblicato su Nature Medicine i
risultati ottenuti con questo composto in grado di
modificare i processi autoimmuni caratteristici del
diabete. Gli specialisti hanno osservato che le
cellule NKT (Natural killer T), solitamente ridotte
nei diabetici, sono sensibili all'estratto, il
glicolipide alfa-galattosilceramide (alfa-GalCer), che
è provvisto anche di proprietà immunostimolanti e
anti-metastatiche. I ricercatori hanno somministrato
l'estratto a topi NOD e hanno scoperto che, anche dopo
la comparsa del diabete, la sostanza proteggeva gli
animali dalla malattia e prolungava la vita delle
isole pancreatiche. Secondo i ricercatori, l'effetto
è dovuto ad un'inibizione della produzione di
interferone gamma. Attraverso successivi processi
molecolari, l'alfa-GalCer riduce la distruzione
auto-immunitaria delle isole di Langerhans. Secondo i
ricercatori, «questa possibile terapia potrebbe
essere utilizzata per bloccare allo stadio precoce la
malattia, e mantenere nel paziente la produzione
endogena di insulina».
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Pressione
misurata sotto sforzo indice salute cuore
Basta
una semplice misurazione della pressione sotto sforzo
per stabilire se il cuore è in salute. È quanto
hanno affermato gli esperti al 14° Meeting annuale
della Associazione Americana di Riabilitazione
Cardiovascolare e Polmonare a Minneapolis. Da uno
studio condotto dalla Jhons Hopkins University School
di Baltimora, risulta infatti che ad elevati valori
della pressione del sangue durante un esercizio fisico
sono associati disfunzioni delle cellule endoteliali
che rivestono le pareti dei vasi. Queste cellule
controllano la capacità delle arterie di dilatarsi e
dunque a contenere l'aumento del flusso sanguigno
sotto sforzo. In caso di aterosclerosi
(indurimento dei vasi) o di resistenza all'elasticità,
la pressione del sangue sale e il cuore si trova a
dover pompare più in fretta. «Risultato - afferma
Kerry Stewart, coordinatore della ricerca - con il
tempo il muscolo tende ad aumentare di volume,
caratteristica che comporta un forte aumento di
rischio per infarti e ictus e altre patologie
cardiache». Lo studio ha preso in esame 35 adulti (età
compresa tra i 55 e i 75 anni) affetti da una lieve ipertensione.
Al campione è stata misurata la pressione a riposo e
sotto sforzo. Esami con ultrasuoni hanno poi
consentito di misurare la capacità dei vasi di
espandersi e contrarsi. All'aumentare della pressione
sotto sforzo è corrisposta una minore duttilità
delle arterie.
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Trapianti:
donazioni, continua trend positivo su media UE
Continua
l'onda positiva dei prelievi e trapianti
d'organo e secondo i dati del centro nazionale
trapianti se il ritmo attuale verrà mantenuto, a fine
anno l'Italia potrà superare la media delle donazioni
Ue di 16,4 donazioni per milione di abitanti.
L'attività di trapianto, in particolare, potrebbe così
aumentare del 10-15% rispetto allo scorso anno. Le
donazioni durante il periodo estivo sono aumentate di
circa il 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno. Segnali positivi anche nella rilevazione delle
opposizioni alla donazione: il 28,4% dice no al
prelievo ma gli ultimi dati in via di elaborazione al
Cnt mostrano ulteriori miglioramenti.
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Sclerosi
multipla, arriva la carta dei diritti per i malati
Una
comunicazione chiara al momento della diagnosi, un
supporto medico specializzato, il potenziamento dei
servizi offerti dai centri di riferimento, l'aiuto
psicologico e il sostegno alle famiglie dei malati.
Dall'esperienza diretta delle persone con sclerosi
multipla è nata una carta dei diritti che interpreta
i bisogni di chi si confronta per la prima volta con
la malattia che colpisce ogni anno 1.800 persone. La
carta è stata presentata al Campidoglio in occasione
della settimana nazionale sulla SM. Questi i
principali diritti: la diagnosi della malattia deve
essere certa, precoce e fatta da neurologi esperti;
durante l'iter diagnositico deve essere disponibile
uno psicologo; la persona deve essere a conoscenza
della propria situazione e della sua possibile
evoluzione per poter organizzare il proprio futuro;
nella comunicazione della diagnosi il medico non deve
usare termini vaghi ma il nome della malattia; deve
usare un linguaggio adeguato al livello culturale
della persona e della sua famiglia; si deve garantire
uno spazio di contenimento emotivo durante la
comunicazione della diagnosi; i neurologi devono avere
a disposizione tutte le terapie oggi dimostrate
efficaci in modo da poterle prescrivere (a carico del
Ssn) fin dalle fasi precoci della malattia; garantire
gruppi di aiuto-aiuto sul territorio; gli operatori
devono fornire alla persona le informazioni necessarie
per risolvere eventuali problemi lavorativi insorti in
seguito alla diagnosi di SM.
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Studio:
unghie piedi svelano rischio cancro prostata
Basterà
tagliarsi le unghie dei piedi per valutare il rischio
di contrarre un cancro alla prostata. Lo sostiene un
epidemiologo neozelandese, Brian Cox, che studiando i
"ritagli" di unghie di un campione di suoi
colleghi medici ha scoperto che se le unghie
registrano livelli più alti di selenio, la persona ha
un rischio minore di cancro alla prostata. La
sperimentazione - ha spiegato Cox alla riunione
scientifica annuale del Collegio medico neozelandese
in corso a Palmerston - si è concentrata su uomini
con precedenti di cancro alla prostata in famiglia. E
l'obiettivo è di stabilire se la somministrazione di
supplementi al selenio possa prevenire alcuni casi di
cancro alla prostata. «È troppo presto per giungere
a conclusioni, ma vi sono varie sperimentazioni in
corso, anche negli Stati Uniti e in Australia, che
indicherebbero degli effetti benefici del selenio»,
ha detto lo studioso. «È quanto basta per suggerire
che il selenio merita i diversi progetti di ricerca
che gli vengono dedicati», ha aggiunto.
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Sesso
aumenta rischio infarto in cardiopatici
Una
intensa vita sessuale può provocare l'infarto nelle
persone che soffrono di malattie cardiache. È questa
la conclusione di un gruppo di scienziati svedesi
pubblicata sulla rivista medica britannica Heart.
I ricercatori dell'istituto Karolinska di Stoccolma
hanno studiato le abitudini di 650 pazienti ricoverati
in ospedale fra il 1993 e il 1994 per un attacco di
cuore. Ai pazienti sono state poste domande sulla loro
attività fisica, inclusa quella sessuale, nei quattro
giorni precedenti l'infarto.
Secondo i risultati dell'indagine, chi fa molto sesso
è due volte più predisposto ad avere un infarto del
miocardio nell'ora successiva all'attività sessuale
rispetto a chi non ne fa. Tuttavia, chi non si impegna
in alcun tipo di esercizio fisico è quattro volte più
a rischio degli altri. Il segreto, secondo gli
scienziati, non è quello di praticare l'astinenza, ma
di svolgere una sana e costante attività sportiva per
arrivare fisicamente preparati agli incontri amorosi.
«Abbiamo concluso - hanno sottolineato i ricercatori
- che l'attività sessuale può provocare l'infarto
del miocardio. Tuttavia, bisogna incoraggiare i
pazienti a condurre una vita fisicamente attiva ed a
non astenersi dal sesso».
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Un
italiano su due a rischio trombosi
La trombosi
venosa "uccide" ogni anno un milione di italiani.
Un fenomeno in forte aumento, favorito dalle "cattive
abitudini" della società del benessere:
sovrappeso,
scarso movimento, lavoro sedentario. Un italiano su
due è a rischio perché soffre di malattie venose
che, nei casi più gravi, "degenerano" in trombosi
ed embolia polmonare. È l'allarme lanciato dagli
esperti riuniti a Roma per il congresso mondiale di
flebologia. «La trombosi venosa profonda - spiega il
professor Claudio Allegra, primario di angiologia
dell'ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma - è la
prima causa di morte nelle malattie cardiovascolari.
Ma c'è un nuovo dato allarmante: un italiano su due
soffre di malattie delle vene. Non sappiamo, però, se
si tratta di un aumento oggettivo dei casi o di un
fenomeno legato all'aumento del numero di diagnosi
grazie alle tecniche più innovative. Probabilmente
sono vere entrambe le ipotesi: riscontriamo più casi
grazie alle nuove tecniche di indagine ecografiche ma
esiste anche una maggiore sensibilizzazione da parte
dei cittadini che ricorrono al medico ai primi segnali». All'origine delle malattie venose ci sono
stili di vita squilibrati (troppa sedentarietà, diete
ipercaloriche) ma anche fattori ambientali
(surriscaldamento del pianeta, utilizzo "smodato"
dei
riscaldamenti) e predisposizioni genetiche. Per non
rischiare, questi i consigli dell'esperto. «Ci sono
tre regole d'oro da rispettare - conclude Allegra -
fare una leggera attività sportiva, tenere sotto
controllo il peso, indagare se in famiglia ci sono
precedenti di malattia venosa. I primi due consigli
servono per una prevenzione generale, il terzo, più
specifico, riguarda una corretta informazione per
sottoporsi ad esami di routine mirati».
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Diabesità: allarme
degli esperti, epidemia temuta quanto l'Aids
È la ''diabesità'', micidiale
combinazione fra diabete e
obesità, l'ultima minaccia
per la salute nei Paesi industrializzati. Un'epidemia
che tra 20 anni sarà temuta come l'Aids negli anni 1980 e che dilagherà, presto, anche nei Paesi in via
di sviluppo. Soprattutto in India, Cina, Polinesia e
nel continente africano, dove più forte è
l'abbandono dello stile di vita e dell'alimentazione
tradizionale per "abbracciare" modelli occidentali.
L'allarme sulla prima epidemia figlia della
globalizzazione arriva dal 37° Congresso
dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd),
che riunisce a Glasgow oltre 3mila esperti di tutto il
mondo. Il diabete di tipo II colpisce, secondo gli
ultimi dati, ben 151 milioni di persone nel mondo: fra
10 anni saranno 221 milioni, il 46% in più. «La
diabesità - ha spiegato il professor Paul Zimmet,
direttore dell'Istituto internazionale del diabete e
tra i massimi esperti in materia - rappresenterà nei
prossimi 20 anni quello che è stato l'Aids negli anni
scorsi. I casi di diabete di tipo II sono in aumento
in tutto il mondo: in 9 persone su 10, questa malattia
è strettamente collegata all'obesità, anch'essa in
rapida crescita nei Paesi in via di sviluppo.
Occidentalizzandosi, queste popolazioni diventano
sempre più simili ai Paesi ricchi, anche nelle
malattie. Con un incredibile peso sanitario e sociale,
che graverà ulteriormente su economie già precarie».
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Epilessia
colpisce 600mila italiani l'anno
In Italia
600.000 persone sono colpite dall'epilessia, ma oggi
è possibile controllare la malattia in 6-7 casi su
dieci grazie ai farmaci disponibili e assicurare una
migliore qualità di vita. È quanto emerso dal
convegno sulla cura dell'epilessia tenutosi ad
Amsterdam. «Poter proporre molecole efficaci, con
una buona tollerabilità e ad ampio spettro ha
rappresentato la svolta», ha osservato in una
nota il direttore della cattedra di Farmacologia dell'Universitaà
di
Glasgow, Martin Brodie. I primi farmaci antiepilettici
di nuova generazione, ha proseguito, risalgono al 1990
e hanno rappresentato "una vera
rivoluzione". Tra questi la Lamotrigina "ha
cambiato l'esistenza di almeno tre milioni di
pazienti". L'epilessia è il più diffuso tra i
disordini neurologici gravi. Nei Paesi
industrializzati colpisce 50-70 persone ogni 100.000 e
l'incidenza è ancora maggiore nei Paesi in via di
sviluppo. Nel mondo, la percentuale di epilettici è
di circa l'1%, corrispondente a poco più di 50
milioni di individui. I più colpiti sono i bambini al
di sotto dei 10 anni e gli anziani oltre 60 anni.
Sempre ad Amsterdam sono stati aggiornati i dati
relativi al registro che raccoglie i dati relativi
all'uso dei farmaci antiepilettici da parte delle
donne in gravidanza. Si chiama Eurap (European
Registry Anti-epileptic drugs and Pregnancy), è nato
un anno fa per iniziativa della Lega italiana e della
Lega svedese contro l'epilessia e finora ha raccolto
dati relativi a 1.000 pazienti. L'obiettivo è
raggiungere 10.000 casi per compiere le prime analisi.
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Ogni 5
anni, un anno e mezzo di vita in più
Ogni 5
anni, la vita media si allunga di circa un anno e
mezzo, e gli scienziati si interrogano su quale sarà
il "tetto" massimo: è uno dei dati emersi
dal congresso nazionale della Società Italiana di
Neuroscienze. La scienza - hanno detto, in sintesi, i
relatori - deve fare il massimo per rendere più
vivibile la vecchiaia, basti pensare ai successi
raggiunti per l'Alzheimer e il
Parkinson, ma le
malattie degli anziani non sono del tutto debellabili.
«Quando io mi laureai, tanti anni fa - ha detto
Jacopo Meldolesi, professore di Farmacologia Generale
al San Raffaele di Milano e presidente del congresso
torinese - il geriatra era forse l'ultima ruota del
carro, ora è il medico più riverito e ricercato,
perché la vecchiaia è il tema del futuro. La ricerca
ha fatto molto, anche quella farmacologica, ma bisogna
che la gente non creda che non ci saranno più
malattie e che si troveranno rimedi per tutto.
Viceversa, invece, la scienza e la medicina hanno
permesso di invecchiare di più e quindi di vivere più
a lungo in un periodo in realtà assai passibile di
patologie. La gente deve intervenire cercando di
assumere abitudini alimentari e di vita in generale
che aiutino ad invecchiare meglio».
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Occhi:
fra 20 anni rischio cecità per sei "over
70" su dieci
Nel
2020, sei "over 70" su dieci, nel mondo
occidentale, rischieranno la cecità. Tale infatti è
il numero di anziani che soffriranno di degenerazione
maculare correlata all'età senile, una patologia che
interessa la parte centrale della retina (la macula,
che "inquadra" l'oggetto osservato permettendone la
visione nitida) causando deficit visivi gravi:
dall'impossibilità di leggere o scrivere, fino alla
cecità. Autore della previsione è il professor
Rosario Brancato, direttore del dipartimento di
Oftalmologia dell'ospedale San Raffaele di Milano e
co-chairman di un meeting, in programma a Firenze dal
14 al 15 settembre 2001. Protagonista della “due
giorni”, una nuova tecnica laser “made in Usa”
per la diagnosi precoce della maculopatia senile.
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Arriva InDuo, kit
"2 in 1" misura glucosio e
dosa insulina
Grande
come un telefonino, arriverà in primavera in Italia
il primo monitor del glucosio che dosa anche
l'insulina. L'apparecchio "due in uno" è
composto da un "lettore" della glicemia, che
funziona in 5 secondi con una goccia di sangue, e un
mini-dosatore, che svela al diabetico di quanto
farmaco ha bisogno esattamente. Il kit contiene anche
una "penna" per la somministrazione dell'insulina
sottocute. Inoltre l'apparecchio è dotato di memoria:
ricorda al paziente il livello di glucosio dell'ultimo
esame e il tempo trascorso dall'ultima
somministrazione. Si tratta di un aiuto in più per il
64% dei diabetici, cui capita a volte, di dimenticare
se si è preso o no il farmaco. In modo da garantire
un controllo rapido e indolore e una somministrazione
più precisa, come spiegano gli esperti che hanno
presentato InDuo, questo il nome
dell'apparecchio, al meeting dell'Associazione europea
per lo studio del diabete di Glasgow.
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Polpa
di Azai meglio del Viagra
Niente più farmaci coadiuvanti che possono avere
anche effetti collaterali. Il Viagra adesso ce lo
fornisce direttamente la natura. La famosissima
pillola blu ha infatti un suo equivalente nella polpa
di Azai, frutto disponibile solo nella più profonda
Amazzonia. Un toccasana per chi soffre di impotenza e
che sta per invadere il mercato degli Stati Uniti.
Successo assicurato secondo l'importatore Andrea Doria
che già da un anno fa viaggiare il prezioso frutto
dall'amazzonia a molti esponenti della comunità
brasiliana della Grande Mela. Il consumo di questo
frutto esotico si sta espandendo anche a palestre e
locali, tanto che la spedizione mensile è raddoppiata
nel giro di un anno (da 500 kg a 1 tonnellata nel
2001). Oltre all'attività sessuale - assicura Doria
– esso comporta notevoli miglioramenti nella
memoria, nell'attività motoria e nel controllo del
colesterolo.
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Diabete:
in nove casi su dieci si può prevenire
Il
diabete di tipo II, cioè la forma che colpisce gli
adulti, si può prevenire in 9 casi su 10. Tra le
cause principali che portano alla malattia compaiono
infatti il sovrappeso, un'alimentazione sregolata, la
sedentarietà e il fumo. È quanto emerge da uno
studio condotto dalla Harvard School of Public Health
e pubblicato sulla rivista scientifica New England
Journal of Medicine. La ricerca ha messo a
confronto lo stile di vita di 85.000 infermiere di cui
3.300 avevano sviluppato negli ultimi 16 anni il
diabete dell'età adulta. Tramite una serie di
questionari sono state valutate le oscillazioni di
peso, le abitudini alimentari, l'attitudine a compiere
attività fisica e il vizio del fumo. «Il fattore di
rischio più importante - afferma Frank Hu,
coordinatore dello studio - è l'essere sovrappeso.
All'aumentare dei chili di troppo aumenta l'incidenza
della malattia, tanto che è sufficiente avere un
indice di massa corporea al limite superiore di quelli
che sono considerati i valori "normopeso"
per triplicare la probabilità di avere problemi con
gli zuccheri nel sangue». Fondamentale per la
prevenzione della malattia anche lo sport praticato
con regolarità. Rispetto alle sedentarie (mezz'ora di
attività fisica alla settimana), le donne che fanno
ginnastica per più di 7 ore alla settimana dimezzano
infatti il rischio diabete di tipo II. Tutte abitudini
sane, fanno notare gli esperti, anche per preservare
il sistema cardiocircolatorio.
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Aterosclerosi
prevista dal dentista
Sembra
che sia sufficiente una radiografia panoramica delle
arcate dentarie per poter diagnosticare efficacemente
un ateroma calcificato. Infatti, queste
caratteristiche lesioni delle arterie, tipiche dell'aterosclerosi,
possono essere presenti nei tratti più alti delle
carotidi (le arterie del collo che si diramano fino al
circolo cerebrale). La notizia viene da un gruppo di
dentisti della California University di Los Angeles
che sono riusciti ad identificare precocemente delle
piccole lesioni delle carotidi (tutte localizzate a
breve distanza dall’angolo mandibolare)
approfondendo l’osservazione delle lastre
panoramiche di 52 pazienti in età postmenopausale.
Questa scoperta, abbastanza occasionale per un
dentista, potrebbe diventare un valido segno precoce,
sia per la diagnosi dell’aterosclerosi cerebrale,
sia per la previsioni del rischio di un futuro ictus
cerebrale. Infatti, la trombosi da distacco di un
frammento proveniente da lesioni arteriose di questo
genere è spesso la causa degli accidenti cerebrali,
più in particolare per le donne in età postmenopausa.
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