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Archivio delle notizie flash

   

Settembre 2001

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

  

   

Fumo e tinture associati ad artrite reumatoide

Osteoporosi: test urine rivela successo terapia

Donne vivono di più perché più forti

Diabete: dalla spugna marina composto capace di prevenirlo

Pressione misurata sotto sforzo indice salute cuore

Trapianti: donazioni, continua trend positivo su media UE

Sclerosi multipla, arriva la carta dei diritti per i malati

Studio: unghie piedi svelano rischio cancro prostata

Sesso aumenta rischio infarto in cardiopatici

Un italiano su due a rischio trombosi

Diabesità: allarme degli esperti, epidemia temuta quanto l'Aids

Epilessia colpisce 600mila italiani l'anno

Ogni 5 anni, un anno e mezzo di vita in più

Occhi: fra 20 anni rischio cecità per sei "over 70" su dieci

Arriva InDuo, "kit 2 in 1" misura glucosio e dosa insulina

Polpa di Azai meglio del Viagra

Diabete: in nove casi su dieci si può prevenire

Aterosclerosi prevista dal dentista

Memoria a rischio per le anziane che soffrono di diabete

Alimentazione: in arrivo latte e formaggi "anti-età"

Elefantiasi: più colpiti le donne e il Sud

Alzheimer, dati positivi per cura in fase avanzata

Sigarette uccidono 400.000 europei l'anno

Cioccolata e nocciole per riacquistare il buon umore

Ormone crescita migliora capacità polmonare anziani

Cancro seno: mammografia letta da Pc migliora del 20% diagnosi

Cuore: meno rischi con frutta, verdura e cereali

Alzheimer, cerotto estrogeni migliora memoria femminile

Un italiano su cinque colpito da "euro-stress"

Fumo: ridotta funzionalità polmoni aumenta rischio morte

Non ridurre attività fisica dopo diagnosi di tumore al seno

I maschi italiani sono i più longevi d'Europa

Arriva Pet-Tac per chemioterapia personalizzata

Studio, i pomodori combattono il cancro alla prostata

Colesterolo: l'esperto, buona terapia inizia da buone analisi

Lo yoga fa bene al cuore

   

   

    

  

Fumo e tinture associati ad artrite reumatoide

Fumo, diabete, ma anche menopausa precoce, l'uso prolungato di tinte per i capelli e la presenza di muffa in casa. Sono alcune dei principali agenti sospettati di essere le cause che determinano lo sviluppo dell'artrite reumatoide. È quanto emerge da uno studio dell'Università di Linkoping (Svezia) e pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Rheumatic Diseases. I ricercatori svedesi hanno valutato le abitudini di vita, l'età della prima e dell'ultima mestruazione delle donne, lo stress, le malattie e le allergie sviluppate negli anni da 800 persone sane e 400 pazienti affetti da artrite reumatoide visitati all'ospedale universitario tra il 1980 e il 1995. Dall'elaborazione dei dati è risultato che le donne che avevano diabete insulino-dipendente, sono 10 volte più esposte alla malattia. Incidenza doppia anche tra coloro che hanno la prima mestruazione in età avanzata o entrano in menopausa precocemente. E ancora più incidenza di artrite reumatoide per i soggetti che fanno uso prolungato di tinte per i capelli (rischio doppio) e per i fumatori. «Tra gli amanti del tabacco - afferma Asa Reckner Olsson, coordinatrice dello studio - l'incidenza della malattia è direttamente proporzionale al numero di sigarette fumate ed è tre volte maggiore tra chi fuma più di un pacchetto al giorno». Non sembrano influire sullo sviluppo della patologia invece eventuali predisposizioni alle allergie, mentre vivere o lavorare in ambienti umidi e con muffa o nelle fattorie incrementa il rischio rispettivamente di 4 e 3 volte.

   

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Osteoporosi: test urine rivela successo terapia

Un piccolo apparecchio che, attraverso l'esame delle urine, è in grado di misurare, in soli 5 minuti, l'efficacia della terapia anti-osteoporosi. Da ottobre arriverà nello studio di 450 medici specialisti fra ortopedici, fisiatri, reumatologi e ginecologi, che lo testeranno su oltre 22 mila pazienti. È questo l'obiettivo del progetto battezzato Domino, promosso dalla Lepetit, società del gruppo Aventis, presentato a Roma. L'apparecchio offerto ai medici, rigorosamente "made in Italy", consentirà loro di misurare il Ctx, un marker del turnover osseo, ossia una proteina che viene rilasciata nel processo di riassorbimento dell'osso. La misurazione del marker, che verrà eseguita ogni tre mesi nel corso di un anno, non necessita di personale addestrato tanto che, si ipotizza, questo test, simile a quello della glicemia, potrebbe un domani essere tranquillamente autogestito dal paziente stesso.

    

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Donne vivono di più perché più forti

Altro che sesso debole... le donne vivono più a lungo perché hanno un sistema immunitario che le rende più forti degli uomini. Lo hanno scoperto degli scienziati britannici secondo i quali il segreto della longevità femminile sta nel numero di globuli bianchi che continuano a produrre anche invecchiando. Le donne in media vivono cinque anni in più degli uomini. Questa differenza in termini di aspettativa di vita è tradizionalmente spiegata con i maggiori rischi che gli uomini si assumono (incidenti e malattie legate allo stile di vita come l'infarto e il cancro). Un'altra ipotesi è che gli ormoni femminili proteggono da alcuni tipi di malattie, come quelle coronariche. Ora però dei ricercatori della scuola di medicina dell'Imperial College di Londra sono arrivati ad una conclusione differente: le donne hanno un sistema immunitario che le protegge fino a tarda età. L'equipe, guidata dal dr Richard Aspinall e dal dr Jeffery Pido-Lopez, ha scoperto che nel corpo femminile c'è una maggiore produzione di cellule T. Si tratta di globuli bianchi che combattono le infezioni e che vengono prodotti dalla ghiandola del timo. In entrambi i sessi con l'età la produzione di nuove cellule T diminuisce, ma nelle donne il rallentamento è minore. A questa conclusione i ricercatori sono arrivati contando il numero di nuove cellule T prodotte da 46 uomini e donne sani e in età compresa fra i 20 ed i 62 anni. Lo studio - pubblicato sulla rivista scientifica britannica News Scientist - ha inoltre preso in esame le statistiche dei decessi per polmonite e influenza dal 1993 al 1999 in Gran Bretagna, riscontrando che erano morti più uomini che donne.

   

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Diabete: dalla spugna marina composto capace di prevenirlo

Un composto, estratto dalla spugna di mare, sarebbe in grado di prevenire la distruzione delle isole di Langerhans, quelle particolari cellule del pancreas che producono l'insulina. Una "capacità", questa, che potrebbe rivelarsi promettente per la messa a punto di un nuovo trattamento del diabete insulino-dipendente. Un'equipe internazionale di ricercatori ha pubblicato su Nature Medicine i risultati ottenuti con questo composto in grado di modificare i processi autoimmuni caratteristici del diabete. Gli specialisti hanno osservato che le cellule NKT (Natural killer T), solitamente ridotte nei diabetici, sono sensibili all'estratto, il glicolipide alfa-galattosilceramide (alfa-GalCer), che è provvisto anche di proprietà immunostimolanti e anti-metastatiche. I ricercatori hanno somministrato l'estratto a topi NOD e hanno scoperto che, anche dopo la comparsa del diabete, la sostanza proteggeva gli animali dalla malattia e prolungava la vita delle isole pancreatiche. Secondo i ricercatori, l'effetto è dovuto ad un'inibizione della produzione di interferone gamma. Attraverso successivi processi molecolari, l'alfa-GalCer riduce la distruzione auto-immunitaria delle isole di Langerhans. Secondo i ricercatori, «questa possibile terapia potrebbe essere utilizzata per bloccare allo stadio precoce la malattia, e mantenere nel paziente la produzione endogena di insulina».

   

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Pressione misurata sotto sforzo indice salute cuore

Basta una semplice misurazione della pressione sotto sforzo per stabilire se il cuore è in salute. È quanto hanno affermato gli esperti al 14° Meeting annuale della Associazione Americana di Riabilitazione Cardiovascolare e Polmonare a Minneapolis. Da uno studio condotto dalla Jhons Hopkins University School di Baltimora, risulta infatti che ad elevati valori della pressione del sangue durante un esercizio fisico sono associati disfunzioni delle cellule endoteliali che rivestono le pareti dei vasi. Queste cellule controllano la capacità delle arterie di dilatarsi e dunque a contenere l'aumento del flusso sanguigno sotto sforzo. In caso di aterosclerosi (indurimento dei vasi) o di resistenza all'elasticità, la pressione del sangue sale e il cuore si trova a dover pompare più in fretta. «Risultato - afferma Kerry Stewart, coordinatore della ricerca - con il tempo il muscolo tende ad aumentare di volume, caratteristica che comporta un forte aumento di rischio per infarti e ictus e altre patologie cardiache». Lo studio ha preso in esame 35 adulti (età compresa tra i 55 e i 75 anni) affetti da una lieve ipertensione. Al campione è stata misurata la pressione a riposo e sotto sforzo. Esami con ultrasuoni hanno poi consentito di misurare la capacità dei vasi di espandersi e contrarsi. All'aumentare della pressione sotto sforzo è corrisposta una minore duttilità delle arterie.

   

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Trapianti: donazioni, continua trend positivo su media UE

Continua l'onda positiva dei prelievi e trapianti d'organo e secondo i dati del centro nazionale trapianti se il ritmo attuale verrà mantenuto, a fine anno l'Italia potrà superare la media delle donazioni Ue di 16,4 donazioni per milione di abitanti. L'attività di trapianto, in particolare, potrebbe così aumentare del 10-15% rispetto allo scorso anno. Le donazioni durante il periodo estivo sono aumentate di circa il 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Segnali positivi anche nella rilevazione delle opposizioni alla donazione: il 28,4% dice no al prelievo ma gli ultimi dati in via di elaborazione al Cnt mostrano ulteriori miglioramenti.

   

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Sclerosi multipla, arriva la carta dei diritti per i malati

Una comunicazione chiara al momento della diagnosi, un supporto medico specializzato, il potenziamento dei servizi offerti dai centri di riferimento, l'aiuto psicologico e il sostegno alle famiglie dei malati. Dall'esperienza diretta delle persone con sclerosi multipla è nata una carta dei diritti che interpreta i bisogni di chi si confronta per la prima volta con la malattia che colpisce ogni anno 1.800 persone. La carta è stata presentata al Campidoglio in occasione della settimana nazionale sulla SM. Questi i principali diritti: la diagnosi della malattia deve essere certa, precoce e fatta da neurologi esperti; durante l'iter diagnositico deve essere disponibile uno psicologo; la persona deve essere a conoscenza della propria situazione e della sua possibile evoluzione per poter organizzare il proprio futuro; nella comunicazione della diagnosi il medico non deve usare termini vaghi ma il nome della malattia; deve usare un linguaggio adeguato al livello culturale della persona e della sua famiglia; si deve garantire uno spazio di contenimento emotivo durante la comunicazione della diagnosi; i neurologi devono avere a disposizione tutte le terapie oggi dimostrate efficaci in modo da poterle prescrivere (a carico del Ssn) fin dalle fasi precoci della malattia; garantire gruppi di aiuto-aiuto sul territorio; gli operatori devono fornire alla persona le informazioni necessarie per risolvere eventuali problemi lavorativi insorti in seguito alla diagnosi di SM.

   

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Studio: unghie piedi svelano rischio cancro prostata

Basterà tagliarsi le unghie dei piedi per valutare il rischio di contrarre un cancro alla prostata. Lo sostiene un epidemiologo neozelandese, Brian Cox, che studiando i "ritagli" di unghie di un campione di suoi colleghi medici ha scoperto che se le unghie registrano livelli più alti di selenio, la persona ha un rischio minore di cancro alla prostata. La sperimentazione - ha spiegato Cox alla riunione scientifica annuale del Collegio medico neozelandese in corso a Palmerston - si è concentrata su uomini con precedenti di cancro alla prostata in famiglia. E l'obiettivo è di stabilire se la somministrazione di supplementi al selenio possa prevenire alcuni casi di cancro alla prostata. «È troppo presto per giungere a conclusioni, ma vi sono varie sperimentazioni in corso, anche negli Stati Uniti e in Australia, che indicherebbero degli effetti benefici del selenio», ha detto lo studioso. «È quanto basta per suggerire che il selenio merita i diversi progetti di ricerca che gli vengono dedicati», ha aggiunto.

  

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Sesso aumenta rischio infarto in cardiopatici

Una intensa vita sessuale può provocare l'infarto nelle persone che soffrono di malattie cardiache. È questa la conclusione di un gruppo di scienziati svedesi pubblicata sulla rivista medica britannica Heart. I ricercatori dell'istituto Karolinska di Stoccolma hanno studiato le abitudini di 650 pazienti ricoverati in ospedale fra il 1993 e il 1994 per un attacco di cuore. Ai pazienti sono state poste domande sulla loro attività fisica, inclusa quella sessuale, nei quattro giorni precedenti l'infarto. Secondo i risultati dell'indagine, chi fa molto sesso è due volte più predisposto ad avere un infarto del miocardio nell'ora successiva all'attività sessuale rispetto a chi non ne fa. Tuttavia, chi non si impegna in alcun tipo di esercizio fisico è quattro volte più a rischio degli altri. Il segreto, secondo gli scienziati, non è quello di praticare l'astinenza, ma di svolgere una sana e costante attività sportiva per arrivare fisicamente preparati agli incontri amorosi. «Abbiamo concluso - hanno sottolineato i ricercatori - che l'attività sessuale può provocare l'infarto del miocardio. Tuttavia, bisogna incoraggiare i pazienti a condurre una vita fisicamente attiva ed a non astenersi dal sesso».

    

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Un italiano su due a rischio trombosi

La trombosi venosa "uccide" ogni anno un milione di italiani. Un fenomeno in forte aumento, favorito dalle "cattive abitudini" della società del benessere: sovrappeso, scarso movimento, lavoro sedentario. Un italiano su due è a rischio perché soffre di malattie venose che, nei casi più gravi, "degenerano" in trombosi ed embolia polmonare. È l'allarme lanciato dagli esperti riuniti a Roma per il congresso mondiale di flebologia. «La trombosi venosa profonda - spiega il professor Claudio Allegra, primario di angiologia dell'ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma - è la prima causa di morte nelle malattie cardiovascolari. Ma c'è un nuovo dato allarmante: un italiano su due soffre di malattie delle vene. Non sappiamo, però, se si tratta di un aumento oggettivo dei casi o di un fenomeno legato all'aumento del numero di diagnosi grazie alle tecniche più innovative. Probabilmente sono vere entrambe le ipotesi: riscontriamo più casi grazie alle nuove tecniche di indagine ecografiche ma esiste anche una maggiore sensibilizzazione da parte dei cittadini che ricorrono al medico ai primi segnali». All'origine delle malattie venose ci sono stili di vita squilibrati (troppa sedentarietà, diete ipercaloriche) ma anche fattori ambientali (surriscaldamento del pianeta, utilizzo "smodato" dei riscaldamenti) e predisposizioni genetiche. Per non rischiare, questi i consigli dell'esperto. «Ci sono tre regole d'oro da rispettare - conclude Allegra - fare una leggera attività sportiva, tenere sotto controllo il peso, indagare se in famiglia ci sono precedenti di malattia venosa. I primi due consigli servono per una prevenzione generale, il terzo, più specifico, riguarda una corretta informazione per sottoporsi ad esami di routine mirati».

  

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Diabesità: allarme degli esperti, epidemia temuta quanto l'Aids

È la ''diabesità'', micidiale combinazione fra diabete e obesità, l'ultima minaccia per la salute nei Paesi industrializzati. Un'epidemia che tra 20 anni sarà temuta come l'Aids negli anni 1980 e che dilagherà, presto, anche nei Paesi in via di sviluppo. Soprattutto in India, Cina, Polinesia e nel continente africano, dove più forte è l'abbandono dello stile di vita e dell'alimentazione tradizionale per "abbracciare" modelli occidentali. L'allarme sulla prima epidemia figlia della globalizzazione arriva dal 37° Congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), che riunisce a Glasgow oltre 3mila esperti di tutto il mondo. Il diabete di tipo II colpisce, secondo gli ultimi dati, ben 151 milioni di persone nel mondo: fra 10 anni saranno 221 milioni, il 46% in più. «La diabesità - ha spiegato il professor Paul Zimmet, direttore dell'Istituto internazionale del diabete e tra i massimi esperti in materia - rappresenterà nei prossimi 20 anni quello che è stato l'Aids negli anni scorsi. I casi di diabete di tipo II sono in aumento in tutto il mondo: in 9 persone su 10, questa malattia è strettamente collegata all'obesità, anch'essa in rapida crescita nei Paesi in via di sviluppo. Occidentalizzandosi, queste popolazioni diventano sempre più simili ai Paesi ricchi, anche nelle malattie. Con un incredibile peso sanitario e sociale, che graverà ulteriormente su economie già precarie».

   

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Epilessia colpisce 600mila italiani l'anno

In Italia 600.000 persone sono colpite dall'epilessia, ma oggi è possibile controllare la malattia in 6-7 casi su dieci grazie ai farmaci disponibili e assicurare una migliore qualità di vita. È quanto emerso dal convegno sulla cura dell'epilessia tenutosi ad Amsterdam. «Poter proporre molecole efficaci, con una buona tollerabilità e ad ampio spettro ha rappresentato la svolta», ha osservato in una nota il direttore della cattedra di Farmacologia dell'Universitaà di Glasgow, Martin Brodie. I primi farmaci antiepilettici di nuova generazione, ha proseguito, risalgono al 1990 e hanno rappresentato "una vera rivoluzione". Tra questi la Lamotrigina "ha cambiato l'esistenza di almeno tre milioni di pazienti". L'epilessia è il più diffuso tra i disordini neurologici gravi. Nei Paesi industrializzati colpisce 50-70 persone ogni 100.000 e l'incidenza è ancora maggiore nei Paesi in via di sviluppo. Nel mondo, la percentuale di epilettici è di circa l'1%, corrispondente a poco più di 50 milioni di individui. I più colpiti sono i bambini al di sotto dei 10 anni e gli anziani oltre 60 anni. Sempre ad Amsterdam sono stati aggiornati i dati relativi al registro che raccoglie i dati relativi all'uso dei farmaci antiepilettici da parte delle donne in gravidanza. Si chiama Eurap (European Registry Anti-epileptic drugs and Pregnancy), è nato un anno fa per iniziativa della Lega italiana e della Lega svedese contro l'epilessia e finora ha raccolto dati relativi a 1.000 pazienti. L'obiettivo è raggiungere 10.000 casi per compiere le prime analisi.

   

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Ogni 5 anni, un anno e mezzo di vita in più

Ogni 5 anni, la vita media si allunga di circa un anno e mezzo, e gli scienziati si interrogano su quale sarà il "tetto" massimo: è uno dei dati emersi dal congresso nazionale della Società Italiana di Neuroscienze. La scienza - hanno detto, in sintesi, i relatori - deve fare il massimo per rendere più vivibile la vecchiaia, basti pensare ai successi raggiunti per l'Alzheimer e il Parkinson, ma le malattie degli anziani non sono del tutto debellabili. «Quando io mi laureai, tanti anni fa - ha detto Jacopo Meldolesi, professore di Farmacologia Generale al San Raffaele di Milano e presidente del congresso torinese - il geriatra era forse l'ultima ruota del carro, ora è il medico più riverito e ricercato, perché la vecchiaia è il tema del futuro. La ricerca ha fatto molto, anche quella farmacologica, ma bisogna che la gente non creda che non ci saranno più malattie e che si troveranno rimedi per tutto. Viceversa, invece, la scienza e la medicina hanno permesso di invecchiare di più e quindi di vivere più a lungo in un periodo in realtà assai passibile di patologie. La gente deve intervenire cercando di assumere abitudini alimentari e di vita in generale che aiutino ad invecchiare meglio».

   

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Occhi: fra 20 anni rischio cecità per sei "over 70" su dieci

Nel 2020, sei "over 70" su dieci, nel mondo occidentale, rischieranno la cecità. Tale infatti è il numero di anziani che soffriranno di degenerazione maculare correlata all'età senile, una patologia che interessa la parte centrale della retina (la macula, che "inquadra" l'oggetto osservato permettendone la visione nitida) causando deficit visivi gravi: dall'impossibilità di leggere o scrivere, fino alla cecità. Autore della previsione è il professor Rosario Brancato, direttore del dipartimento di Oftalmologia dell'ospedale San Raffaele di Milano e co-chairman di un meeting, in programma a Firenze dal 14 al 15 settembre 2001. Protagonista della “due giorni”, una nuova tecnica laser “made in Usa” per la diagnosi precoce della maculopatia senile.

   

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Arriva InDuo, kit "2 in 1" misura glucosio e dosa insulina

Grande come un telefonino, arriverà in primavera in Italia il primo monitor del glucosio che dosa anche l'insulina. L'apparecchio "due in uno" è composto da un "lettore" della glicemia, che funziona in 5 secondi con una goccia di sangue, e un mini-dosatore, che svela al diabetico di quanto farmaco ha bisogno esattamente. Il kit contiene anche una "penna" per la somministrazione dell'insulina sottocute. Inoltre l'apparecchio è dotato di memoria: ricorda al paziente il livello di glucosio dell'ultimo esame e il tempo trascorso dall'ultima somministrazione. Si tratta di un aiuto in più per il 64% dei diabetici, cui capita a volte, di dimenticare se si è preso o no il farmaco. In modo da garantire un controllo rapido e indolore e una somministrazione più precisa, come spiegano gli esperti che hanno presentato InDuo, questo il nome dell'apparecchio, al meeting dell'Associazione europea per lo studio del diabete di Glasgow.

    

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Polpa di Azai meglio del Viagra

Niente più farmaci coadiuvanti che possono avere anche effetti collaterali. Il Viagra adesso ce lo fornisce direttamente la natura. La famosissima pillola blu ha infatti un suo equivalente nella polpa di Azai, frutto disponibile solo nella più profonda Amazzonia. Un toccasana per chi soffre di impotenza e che sta per invadere il mercato degli Stati Uniti. Successo assicurato secondo l'importatore Andrea Doria che già da un anno fa viaggiare il prezioso frutto dall'amazzonia a molti esponenti della comunità brasiliana della Grande Mela. Il consumo di questo frutto esotico si sta espandendo anche a palestre e locali, tanto che la spedizione mensile è raddoppiata nel giro di un anno (da 500 kg a 1 tonnellata nel 2001). Oltre all'attività sessuale - assicura Doria – esso comporta notevoli miglioramenti nella memoria, nell'attività motoria e nel controllo del colesterolo.

    

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Diabete: in nove casi su dieci si può prevenire

Il diabete di tipo II, cioè la forma che colpisce gli adulti, si può prevenire in 9 casi su 10. Tra le cause principali che portano alla malattia compaiono infatti il sovrappeso, un'alimentazione sregolata, la sedentarietà e il fumo. È quanto emerge da uno studio condotto dalla Harvard School of Public Health e pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine. La ricerca ha messo a confronto lo stile di vita di 85.000 infermiere di cui 3.300 avevano sviluppato negli ultimi 16 anni il diabete dell'età adulta. Tramite una serie di questionari sono state valutate le oscillazioni di peso, le abitudini alimentari, l'attitudine a compiere attività fisica e il vizio del fumo. «Il fattore di rischio più importante - afferma Frank Hu, coordinatore dello studio - è l'essere sovrappeso. All'aumentare dei chili di troppo aumenta l'incidenza della malattia, tanto che è sufficiente avere un indice di massa corporea al limite superiore di quelli che sono considerati i valori "normopeso" per triplicare la probabilità di avere problemi con gli zuccheri nel sangue». Fondamentale per la prevenzione della malattia anche lo sport praticato con regolarità. Rispetto alle sedentarie (mezz'ora di attività fisica alla settimana), le donne che fanno ginnastica per più di 7 ore alla settimana dimezzano infatti il rischio diabete di tipo II. Tutte abitudini sane, fanno notare gli esperti, anche per preservare il sistema cardiocircolatorio.

   

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Aterosclerosi prevista dal dentista

Sembra che sia sufficiente una radiografia panoramica delle arcate dentarie per poter diagnosticare efficacemente un ateroma calcificato. Infatti, queste caratteristiche lesioni delle arterie, tipiche dell'aterosclerosi, possono essere presenti nei tratti più alti delle carotidi (le arterie del collo che si diramano fino al circolo cerebrale). La notizia viene da un gruppo di dentisti della California University di Los Angeles che sono riusciti ad identificare precocemente delle piccole lesioni delle carotidi (tutte localizzate a breve distanza dall’angolo mandibolare) approfondendo l’osservazione delle lastre panoramiche di 52 pazienti in età postmenopausale. Questa scoperta, abbastanza occasionale per un dentista, potrebbe diventare un valido segno precoce, sia per la diagnosi dell’aterosclerosi cerebrale, sia per la previsioni del rischio di un futuro ictus cerebrale. Infatti, la trombosi da distacco di un frammento proveniente da lesioni arteriose di questo genere è spesso la causa degli accidenti cerebrali, più in particolare per le donne in età postmenopausa.

   

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