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Archivio delle notizie flash

   

Agosto 2002

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

   

   

Chi non teme la vecchiaia vive meglio e più a lungo

Pochi chili in più aumentano rischio infarto

Trapianti, in Italia oltre 1000 donatori nel 2002

Anziani: Croce rossa, al via corsi per "badanti"

Usa, il nuovo nemico della salute è il caffè

Pochi over 50 al lavoro, Italia ultima in Europa

Sirchia: per i tumori subito un piano di prevenzione

Fumo: solo 2 su 5 col vizio arrivano a 73 anni

Sanità: gli italiani preferiscono il pubblico

Alzheimer, 51% italiani crede derivi da vecchiaia

Acqua: l'arma migliore contro l'infarto

Stanco della vita, si suicida a 115 anni

Al via campagna di adesione al "Manifesto di solidarietà per i malati di Alzheimer"

Vacanze, 10 milioni di anziani le passano a casa

Depressione cronica in tarda età: fenomeno ma poco curato

Teledipendenza crea gravi danni, anziani in pericolo

 

 

 

Chi non teme la vecchiaia vive meglio e più a lungo

Chi pensa con ottimismo agli "anni d'argento" della propria vita l'allunga di ben 7 anni e mezzo. è quanto emerge da un'indagine dell'università di Yale, pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, rivista dell'associazione degli psicologi americani. L'équipe di esperti ha passato al setaccio le vite di 660 uomini e donne dell'Ohio "over 50". I tassi di mortalità dei partecipanti sono stati confrontati con le risposte che loro stessi avevano dato a un questionario distribuito 23 anni prima. Risultato: la convinzione che vecchiaia significhi solo rughe, acciacchi e perdita di autosufficienza influisce negativamente sulla voglia di vivere. Al contrario, guardare con tranquillità e ottimismo agli anni che avanzano ha un potere benefico sulla nostra salute. "Addirittura - scrivono gli autori dello studio - l'effetto dell'auto-percezione risulterebbe più importante sia delle buone abitudini, come tenere bassi i valori di pressione e colesterolo, che regalano 4 anni di vita in più, sia dell'esercizio fisico e dell'astenersi dal fumare, con cui si guadagnano solo da uno a tre anni".  

 

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Pochi chili in più aumentano rischio infarto

Bastano un paio di chili in più per aumentare i rischi di infarto: lo rivela uno studio americano pubblicato sulla rivista medica New England. Oltre ad aumentare di un buco la cintura dei pantaloni, il grasso accumulato, anche solo una manciata di chili, aumenta di un terzo le possibilità di blocco cardiaco. "I risultati dello studio mostrano che uomini e donne - spiega Ramachandran Vasan dell'Università di Boston - appena guadagnano qualche chilo entrano già nella zona rischio dell'infarto". Lo studio, durato un decennio, ha esaminato i casi di infarto tra 5.800 persone registrati nel centro studi di Framingham in Massachusetts: il rischio di blocco cardiaco è del 5% negli uomini e del 7% nelle donne ogni volta che si ingrassa anche di pochi chili. I problemi di pressione sanguigna, colesterolo, diabete e rischio di infarto, ammoniscono i ricercatori, non riguarda solo gli obesi. 

 

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Trapianti, in Italia oltre 1000 donatori nel 2002

Italia al quinto posto in Europa per donazioni di organi destinate ai trapianti. Con 18,8 donatori per milione di abitanti nei primi mesi del 2002, il nostro paese è ancora lontano dalla generosissima Spagna (33,6 per mln), ma ormai ben al di sopra della media del vecchio continente. Un successo impensabile 10 anni fa, quando i donatori effettivi erano appena 329. Oggi, invece, sono più di 1.000, secondo le stime del Centro nazionale trapianti per il 2002. In crescita, parallelamente, anche il numero dei trapianti. Nel 2001 ne sono stati eseguiti 1.447 di rene, 792 di fegato (il 50% in più negli ultimi 4 anni), 316 di cuore, 79 di pancreas, 62 di polmone e 5 di intestino. Nel 2001, in Italia, i donatori (17,1 per mln) sono cresciuti del 12,3% rispetto al 2000. E continuano ad aumentare anche quest'anno. In cima alla classifica c'è la Provincia di Bolzano, con 53 donatori per mln, più del doppio rispetto al 2001, seguita da Toscana (37,5), Liguria (36,5), Lombardia e Veneto (26). Bene anche Abruzzo e Molise, passati da 13,1 donatori per mln nel 2001 a 24,5, in linea con le Regioni del Nord. In Sicilia le donazioni sono aumentate del 371%, da 2,8 per mln nel 2000 agli attuali 7,8, più che nel resto d'Italia. Fanalino di coda ancora Campania (6 donatori per mln) e Calabria (4,8).

 

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Anziani: Croce rossa, al via corsi per "badanti"

Assistere a domicilio gli anziani e affiancarli nelle loro attività giornaliere. Questo lo scopo della Croce Rossa Italiana che ha istituito corsi per "badanti di aiuto domiciliare all'anziano", che entro il prossimo autunno dovrebbero essere avviati in tutte le regioni italiane. I corsi, che partiranno in autunno, si rivolgono principalmente a chi, per lavoro, si prende cura dei "vecchietti" e ai familiari che decidono di occuparsene.

 

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Usa, il nuovo nemico della salute è il caffè

è contro il caffè la "nuova guerra americana". Uno studio condotto alla Duke University nel North Carolina afferma infatti che il legame tra caffeina, stress e mal di cuore è strettissimo. Chi beve caffè abitualmente produce più ormone dello stress ed è più a rischio di malattie cardiache. Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine, ha misurato gli effetti della caffeina su 47 bevitori abituali di caffè. Secondo gli scienziati "il caffè, oltre ad alzare la pressione, fa produrre il 32% in più di epinefrina, l'ormone dello stress. E gli effetti perdurano a lungo perché la caffeina si metabolizza lentamente: dopo 4 ore dall'assunzione ne rimane in circolo la metà, dopo 8 ore ne resta ancora un quarto, e così via". Se proprio non se ne può fare a meno, meglio optare per un decaffeinato, sostengono i ricercatori "ma chi ha la pressione alta e una qualsiasi forma di stress farebbe bene a perdere il vizio. Non costa niente e ci si guadagna in salute" conclude James Lane, a capo del team di ricercatori della Duke University.

 

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Pochi over 50 al lavoro, Italia ultima in Europa

Un popolo di anziani che lavora sempre meno. Nel 2000 gli italiani over 50 risultavano occupati nel 40% dei casi, contro una media Ue del 53%: insomma ultimi in Europa. La denuncia arriva dall'Isfol che ha presentato il rapporto "Prolungamento della vita attiva e politiche del lavoro". Secondo i dati contenuti nell'indagine, cresce in Italia il numero delle persone che dipendono economicamente da quelle che lavorano: questo "tasso di dipendenza" è il risultato del progressivo invecchiamento della forza lavoro e della bassa percentuale di attività dei soggetti più anziani. Le cause della scarsa partecipazione degli anziani al mercato del lavoro sono diverse. Innanzitutto il regime pensionistico che, secondo l'indagine, rende conveniente l'inattività per alcune fasce di lavoratori. Poi la scarsa propensione alla mobilità degli over 50 e la crescente richiesta da parte del mercato di figure professionali sempre più qualificate, con competenze aggiornate che spesso i pensionati non possiedono. Un altro fattore determinante è l'esistenza di "un'ampia area di economia sommersa" che negli ultimi anni ha offerto ai pensionati molte occasioni di "lavoro in nero". per risolvere queste distorsioni l'Isfol propone una serie di interventi integrati: attività di aggiornamento e di formazione continua, forme di lavoro più flessibili, mobilità professionale e accompagnamento al lavoro e al "fare impresa". 

 

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Sirchia: per i tumori subito un piano di prevenzione

Il ministro della Salute chiede un piano prevenzione tumori per raggiungere con test di diagnosi precoce tutti gli italiani a rischio. E lo ha chiesto alla Commissione Oncologica nazionale, riunitasi presso il ministero, che entro fine anno dovrebbe consegnare il piano operativo. In pratica, gli esperti dovranno rivedere l'attuale piano alla luce delle nuove tecniche di screening, per individuare i criteri da seguire nella diagnosi dei  tumori come quelli femminili, del polmone o della prostata. Il ministro ha richiamato l'attenzione sulla necessità di rafforzare anche le cure palliative e quelle domiciliari per i malati di tumore. "Oggi meno della metà degli italiani a rischio si sottopone a diagnosi precoci, perché non tutte le Regioni si sono attivate a dovere", commenta il professor Francesco Schittulli, presidente della lega italiana per la lotta ai tumori. "Abbiamo apprezzato molto l'impegno del ministro - conclude - che ha convocato e presieduto la riunione, nonostante la data prettamente estiva. Ciò indica la grande attenzione di Sirchia a queste problematiche da lui molto sentite, e più che mai attuali".

 

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Fumo, solo 2 su 5 col vizio arrivano a 73 anni

Sebbene ogni fumatore, rispondendo a chi lo invita a smettere, sia solito citare un nonno che è arrivato a 90 anni senza mai abbandonare il pacchetto, le statistiche parlano chiaro: solo il 42% dei fumatori arriva ai 73 anni, contro il 68% dei non fumatori. In pratica, 2 tabagisti su 5 sono destinati a morire prima di spegnere 73 candeline. A ricordare il dato, invitando gli amanti delle "bionde" a diffidare dell'albero genealogico, sono il farmacologo Silvio Garattini e l'epidemiologo Carlo La Vecchia dell'Istituto Mario Negri di Milano, autori del volumetto "Il fumo in Italia. Prevenzione, patologie e costi".

 

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Sanità: gli italiani preferiscono il pubblico

Gli italiani, grandi consumatori di medicine ma con criterio; soprattutto le donne (ben il 40,5%), in particolare nelle regioni del nord. Ben 9 milioni sono le persone che ammettono di farsi curare con l'omeopatia. Per le analisi e i ricoveri gli italiani preferiscono nettamente le strutture pubbliche. Questi alcuni dei dati emersi dall'indagine "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari", condotta dall'Istat nel 1999-2000 su un campione di 140.000 individui, distribuiti in 1.449 comuni. Pur utilizzando molto spesso i farmaci, tra cui primeggiano ansiolitici e antidepressivi, spiega l'indagine, gli italiani si comportano sostanzialmente in maniera responsabile: l'84,2% del campione ha infatti dichiarato di aver assunto medicine su prescrizione del medico, solo l'11,6% si affida all'iniziativa personale. Anche nel caso in cui si ricorra alle terapie alternative, spesso lo si fa su consiglio del medico di famiglia (36,9%). Per quanto riguarda le terapie non convenzionali, maggiormente utilizzate nel nord est (24,7%), si ricorre all'omeopatia (8,2%), alla fitoterapia (4,8%) e all'agopuntura (2,9%) sia per curare sindromi dolorose (64%) che per migliorare la qualità della vita (29,6%). Circa 6 persone su 10 effettuano visite specialistiche quasi sempre nel settore pubblico. La stessa preferenza per il Ssn viene accordata anche per gli accertamenti diagnostici. Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri, l'88% ha dichiarato di essere stato ricoverato in ospedale o istituto pubblico, il 10,8% ha avuto una degenza in una casa di cura accreditata, mentre solo l'1,2% è stato assistito in una casa di cura accreditata a pagamento intero.

 

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Alzheimer, 51% italiani crede derivi da vecchiaia

Per il 51% degli italiani l'Alzheimer dipende dall'invecchiamento. è questo il risultato di un sondaggio presentato a Stoccolma nel corso dell'VIII Conferenza internazionale sulla malattia. L'indagine ha coinvolto un campione di 1.000 adulti in Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Canada, a cui si sono aggiunti i medici di famiglia (100 da ogni paese europeo e Canada, 150 dagli Usa) intervistati per indagare le loro convinzioni e pratiche relative alla demenza. Dall'elaborazione dei dati è risultato che solo il 22% degli intervistati è consapevole che una causa comune di demenza sono i disturbi cerebrovascolari. Si stima infatti che l'ictus sia il fattore primario o secondario alla base di almeno un quarto di tutti i casi di demenza che nel mondo colpiscono dai 18 ai 37 milioni di persone. Buona invece la conoscenza (60% del campione) dei medici di famiglia intervistati sulle organizzazioni che nel proprio paese forniscono assistenza e informazioni sulla malattia. Dall'indagine è emerso inoltre che solo il 53% dei medici di famiglia italiani intervistati effettua uno screening di routine sui propri pazienti anziani alla ricerca dei segni di demenza contro il 90% afferma di controlli regolari per le malattie cardiovascolari, l'89% per il cancro alla prostata, il 93% per il cancro al seno e l'82% per l'osteoporosi. La frequenza dei check-up comunque aumenta per quei pazienti che hanno già avuto uno o più ictus. In ogni caso, gran parte dei medici di base sottostima il rischio di demenza tra i pazienti che hanno subito un ictus. Sebbene le evidenze sembrino mostrare che circa la metà di questi individui svilupperà la demenza entro cinque anni dall'attacco, solo il 9% dei medici italiani fornisce una stima accurata di questo pericolo. Una sottostima comune in tutti i paesi coinvolti nel sondaggio. Infine circa la metà dei medici intervistati è informata sui farmaci che possono essere in grado di trattare i sintomi della demenza causata o resa più severa dall'ictus. 

 

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Acqua: l'arma migliore contro l'infarto

Cinque bicchieri di acqua al giorno fanno bene al cuore. Lo sostengono i ricercatori della Loma Linda University di Boston, negli Usa, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sull'American Journal of Epidemiology. Dopo aver osservato per oltre 6 anni circa 20.000 volontari, gli esperti hanno riscontrato che chi beveva almeno cinque bicchieri di acqua al giorno rischiava molto meno di subire un infarto rispetto a chi non ne beve più di due. L'eventualità si riduceva del 41% nelle donne e addirittura del 54% negli uomini. Secondo i ricercatori l'acqua, contrastando la disidratazione, avrebbe un benefico effetto "diluente" sulla densità del sangue, fattore di per sé collegato alle malattie coronariche. Per questa ragione, durante i periodi caldi dell'anno, sarebbe bene aumentare il consumo di acqua "pura", non miscelata cioè a tè, bibite o succhi di frutta.

 

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Stanco della vita, si suicida a 115 anni

Don Chaguito ha pensato di aver vissuto abbastanza e sopportato fin troppo, e ha deciso che il suo tempo era finito. Così, a 115 anni suonati, si è tolto la vita nel suo giardino di Ostitan. Santiago Lazaro Perez ha preso la corda e si è impiccato, reso esausto dalla convivenza con i dolori ormai insostenibili. Il figlio Andres ha spiegato che il padre era afflitto da un'ernia addominale che gli procurava dure sofferenze. Le pene non gli avevano però impedito di lavorare fino all'ultimo: "Mio padre coltivava ancora l'orto famigliare con banani aranci e mango ed usava con un certo vigore il suo inseparabile machete''.

 

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Al via campagna di adesione al "Manifesto di Solidarietà per i malati di Alzheimer"

Continua la campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul problema dell'Alzheimer promossa da A.I.M.A. con l'invito ai cittadini ad aderire ad un "Manifesto di Solidarietà per i malati di Alzheimer". Al "Manifesto" che denuncia e mette a conoscenza dei cittadini le cose da fare e non fatte a favore delle persone e delle famiglie colpite dalla malattia si può aderire collegandosi al sito www.alzheimer-aima.it, cliccare sul claim della campagna "Insieme contro l’Alzheimer, Uniti contro l’indifferenza" e firmare in un'apposita scheda da inviare ad A.I.M.A., associazione che sin dalla sua nascita, nel 1985, si preoccupa di promuovere servizi adeguati per i malati e sostenere le loro famiglie. Gli obiettivi principali dell'associazione sono quelli di migliorare la qualità della vita della persona malata e dei suoi familiari, di ottenere i servizi e i farmaci a cui i pazienti hanno diritto. I temi principali dell'impegno di A.I.M.A, che oggi conta associazioni e gruppi operativi in tutte le regioni italiane, sono e rimarranno la sensibilizzazione, l'informazione completa e corretta, la formazione, la tutela dei diritti, il sostegno, la promozione dei servizi, della ricerca, degli studi politici e sociali.

 

 


 

 

Vacanze, 10 milioni di anziani le passano a casa

Sono 10 milioni gli ultrasessantacinquenni che rimangono a casa nei mesi estivi: fra questi ci sono tanti non autosufficienti e malati. La stima è stata effettuata dall’associazione Auser su una elaborazione dei dati Istat. La villeggiatura è un lusso per una quota molto liquidata: solo per il 30% della popolazione sopra i 60 anni e per appena il 15% degli over 75. Nel periodo estivo, però, in ogni regione si moltiplicano le iniziative delle istituzioni di volontariato ed enti locali. L'Auser, fra le organizzazioni più attive, ha puntato tutto sul potenziamento del "Filo d’argento". Basta una telefonata per contattare i "pony della solidarietà", i cinquemila volontari che in bicicletta o in motorino, da 140 postazioni, consegnano spese o medicine direttamente a casa. Per informazioni il numero della sede centrale dell'Auser è 068440771.

 

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Depressione cronica in tarda età: fenomeno diffuso ma poco curato

La depressione negli anziani è molto diffusa e spesso cronica, ma se ne parla poco. L'allarme viene da un gruppo di ricercatori olandesi dopo uno studio durato più di sei anni. Nella ricerca, con interviste a 277 anziani a cui era stata preventivamente diagnosticata una depressione, è emerso che i due terzi degli esaminati hanno attacchi ricorrenti della malattia. Solo il 14% dei partecipanti, di età compresa, tra i 55 e gli 85 anni all'inizio della ricerca, ha lievi sintomi mentre il 23% ha significative ricadute. "In tarda età la depressione è un male comune, con conseguenze per la salute ben documentate, che influiscono sulla vita quotidiana e a volte possono portare alla morte", ha spiegato lo psichiatra Aarjan Beekman della Vrije University di Amsterdam. "In genere si parla di depressione solo in altre fasce d'età, mentre negli anziani non viene considerata e curata", ha aggiunto lo specialista. A un quarto degli anziani che hanno preso parte alla ricerca sono stati prescritti degli antidepressivi, si legge nella rivista psichiatrica Archives of General Psychiatry, pubblicata dall'Associazione medica americana. "L'implicazione dello studio è che la depressione negli anziani ha conseguenze più gravi di quanto emerso finora – aggiunge Beekman – e i dati dimostrano chiaramente che necessita di interventi più radicali per essere combattuta su larga scala. Dovrebbe essere una priorità".

 

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Teledipendenza crea gravi danni, anziani in pericolo

La teledipendenza colpisce gli anziani in misura maggiore rispetto al resto della popolazione, con effetti devastanti che vanno dall'insonnia alla depressione, dall'apatia al calo della vista. Questi i risultati dell'indagine condotta da Starcom Mediavest Centrale Media che rivela, tra l'altro, come gli anziani italiani siano più soggetti alla dipendenza da video rispetto alla media europea. Seguono i tedeschi, gli spagnoli e i francesi. L'associazione Ipse, in collaborazione con 100 geriatri, denuncia i sintomi più frequenti: ai sintomi fisici come inappetenza, mal di schiena, nausea, si aggiungono l'impoverimento culturale, affettivo, linguistico, causati dal calo delle altre attività culturali e sociali e da una sempre più accentuata tendenza all'isolamento.

 

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