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delle notizie flash
Aprile
2002
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Italia
vecchia, a Nord 1 bimbo ogni 8 adulti
Da
saliva di rettile una speranza per la cura dell'Alzheimer
Sanità:
liste di attesa male più grave per il 62% degli italiani
Artrosi,
8 su 10 non vanno dal reumatologo
Case
di riposo, poche e con prezzi molto differenziati
Cancro
colon retto diventa secondo tumore killer in Italia
Cuore:
olio di pesce previene morte improvvisa
Tè
riduce rischio cancro stomaco ed esofago
Aritmie:
1 italiano su 5 con "il cuore in gola"
Farmaci,
presto costeranno meno
Italiani
popolo di pigri e sedentari
Ospedali:
diminuisce la durata dei ricoveri
Il
fumo peggiora l'artrite reumatoide
Prevenzione:
calcio per i tumori dell'intestino
In
una pillola per l'artrite i segreti per curare il cancro
Succo
d'arancia per combattere la pressione alta
Salute:
Italia tra le 10 nazioni che stanno meglio
Cancro,
non curare gli anziani è razzista
Raffreddori
e mal di gola in agguato: nonni e bimbi i più a rischio
CNR,
in Italia 4 mila ultracentenari
Farmaci
generici sconosciuti a un terzo degli italiani
Alzheimer,
omocisteina probabile fattore di rischio
Alimentazione
non influisce su ipertrofia prostatica
Medicina:
l'88,2% degli italiani si interessano a biotecnologie
Italia
vecchia, a Nord 1 bimbo ogni 8 adulti
L'Italia
è la nazione più vecchia del mondo. è
infatti il primo paese in cui la percentuale degli
ultrasessantenni ha già superato quella dei soggetti
sotto i 19 anni. Gli ultraottantenni sono 1,7 milioni,
di questi il 40-50% è affetto da più di una
patologia. Al nord, inoltre, ogni bambino ha dietro di
sé 8 adulti, tra nonni, bisnonni e genitori, un
livello a cui gli Stati Uniti prevedono di arrivare
tra circa 30 anni. Il quadro sull'invecchiamento della
popolazione nazionale arriva dalla conferenza
internazionale di geriatria sul "Ruolo dei
dipartimenti geriatrici all'interno degli
ospedali", in programma a Roma fino a sabato 20
aprile, organizzata dalla Società italiana geriatri
ospedalieri (Sigo). Il «completo rovesciamento della
piramide demografica - sottolinea Stefano Maria
Zuccaro, dirigente medico della divisione di geriatria
dell'ospedale Israelitico di Roma ed esponente della
Sigo - porta con sé ripercussioni a livello
economico, sociale e sanitario». Per questo, secondo
la Sigo è necessario «creare in Italia una cultura
gerontologico-geriatrica finalizzata ad un migliore
approccio assistenziale nei confronti degli anziani»,
aumentando il numero dei reparti geriatrici
ospedalieri che non devono fungere come fantomatici
centri della terza età, ma come luoghi dove il
paziente possa riacquistare la propria autonomia
psicofisica».
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Da
saliva di rettile una speranza per la cura dell'Alzheimer
Dalla saliva di un rettile velenoso potrebbe essere
ricavato un farmaco efficace contro la malattia
di Alzheimer. Un gruppo di ricerca della
Axonyx, azienda biotecnologica di New York, ha isolato
dalla saliva del mostro di Gila (Heloderma suspectum)
una sostanza capace di agire sul funzionamento dei
recettori cerebrali. Sulla base di questa sostanza, i
ricercatori hanno quindi messo a punto un farmaco che,
negli animali, sembra migliorare le facoltà
cognitive, in particolare quelle legate a memoria e
apprendimento. Dopo tali risultati positivi, i
ricercatori contano di poter avviare entro l'anno le
prime sperimentazioni sull'uomo.
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Sanità: liste di
attesa male più grave per il 62% degli italiani
Le
liste
d'attesa sono il male più grave della sanità
pubblica italiana. Non ha dubbi il 62,8% dei nostri
connazionali, stanchi di aspettare anche quattro o
cinque mesi per sottoporsi a un esame diagnostico. E
ben il 32% pensa che la situazione, lungi dal trovare
soluzione, sia peggiorata negli ultimi 2 anni. A
fotografare lo scontento degli italiani è il "Monitor
biomedico 2002", l'indagine realizzata dal Censis
e dal Forum della ricerca biomedica, presentata a
Roma. Liste
d'attesa, ma non solo. Pescando fra i mali del Ssn, il
30,4% degli abitanti della penisola punta il dito
contro la bassa qualità dei servizi e il 19,3%
lamenta la mancanza di assistenza sufficiente per
malati cronici, anziani non autosufficienti e
handicappati. Al 14,1% non va giù la spesa
consistente che ricade sulle tasche dei cittadini.
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Artrosi, 8 su 10 non
vanno dal reumatologo
Dei 5 milioni di italiani di tutte le età che hanno
problemi alle articolazioni, quasi 4 milioni non sanno
di avere l'artrosi e cominciano una vera e propria via
crucis tra cure e interventi chirurgici che quasi
sempre si rivelano inutili. è l'allarme lanciato dal presidente della Lega italiana per la lotta
alle malattie reumatiche (Limar), Roberto Marcolongo,
e dal presidente dell'Associazione nazionale malati
reumatici (Anmar), Alessandro Ciocci. «Le malattie reumatiche sono almeno 120 e tutte
diverse tra loro - ha detto Marcolongo - ma abbiamo le
cure quasi per tutte. è
difficile, però, utilizzarle
perché i pazienti arrivano in ritardo dal
medico». Quasi 8 pazienti su 10, insomma,
diventano veri e propri "fantasmi" e
finiscono per arrivare dal reumatologo quando la
malattia è troppo avanzata ed è possibile soltanto
alleviare i sintomi. «Una cura tempestiva invece
- ha osservato - permetterebbe in molti casi di
bloccare la progressione della malattia». Il
problema, secondo Marcolongo, è nel fatto che,
nonostante la sua grande diffusione, l'artrosi è una
malattia ancora sconosciuta. «Perfino chi ne
soffre - ha osservato - non sa quale organo colpisca e
parla genericamente di problemi alle ossa» e per
di più li considera inevitabili negli anziani. Ad
essere colpita è invece la cartilagine delle
articolazioni, che si assottiglia fino a rendere
difficile lo scorrimento delle ossa. Per
"recuperare" i pazienti fantasma gli esperti
propongono una collaborazione diretta tra reumatologi
e medici di base. Per Augusto Zaninelli, della
Società italiana di medicina generale (Simmg), «il
medico di famiglia deve ricominciare a visitare i
malati, dato che le tecniche di visita consentirebbero
diagnosi più corrette rispetto a quelle che vengono
fatte adesso». Va poi resa più omogenea e accessibile ai
pazienti la rete dei centri di Reumatologia. In Italia
sono una cinquantina, ma sono dislocati a macchia di
leopardo, concentrati soprattutto nelle regioni del
Centro Nord e rari nel Sud fino al caso limite della
Calabria, dove non c'è nemmeno un centro
specializzato.
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Case di riposo, poche
e con prezzi molto differenziati
Sono
284mila i posti letto disponibili nelle 4800 strutture
italiane e nelle case di ricovero per gli anziani.
Pochi a fronte dei 6 milioni di over 70, afferma
l'Unione Consumatori fornendo i dati sul proprio
bollettino. Nonostante la legge 328/2000 abbia
previsto un ampliamento di questi servizi sociali
variando tra assistenza domiciliare, strutture
semi-residenziali e centri diurni, molto deve essere
ancora attuato. Ad un anziano, messo di fronte alla
scelta di andare in una casa di riposo, si pone un
problema prima di tutto: la spesa può oscillare tra i
620 e i 2100 euro al mese. Solo quelle pubbliche o gli
ex Ipab
(Istituti di pubblica assistenza e beneficenza)
gestiti da Comuni o Regioni, o quelle convenzionate
prevedono l'ingresso in base al reddito e alla
situazione familiare o personale. Uno dei problemi
"cardine" è quello relativo
all'autosufficienza dell'anziano. In caso di malattie
croniche e necessità di assistenza continua
interviene la ASL e la struttura viene denominata
Residenza Sanitaria Assistenziale.
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Cancro
colon retto diventa secondo tumore killer in Italia
Il cancro
del colon retto è ormai la seconda causa di morte per
tumore in Italia. Ogni anno si diagnosticano 30.000
casi e avvengono 15.000 morti, ma soltanto 3 pazienti
su 10 si preoccupano della prevenzione. Sono questi i
dati presentati a Roma, in occasione del forum
nazionale di Gastroenterologia clinica. Il drammatico
aumento di questa forma di tumore ha reso ormai
indispensabile la campagna di prevenzione, d'intesa
fra i gastroenterologi clinici e i medici di Medicina
generale, ha rilevato il presidente del convegno,
Sergio Morini. Il tumore del colon retto è più
frequente nei Paesi industrializzati di tipo
occidentale e, in Italia, i casi sono più numerosi
nel Nord. Tra le cause, l'alimentazione non
equilibrata perché troppo ricca di grassi animali e
calorie e povera di fibre. Ma è l'invecchiamento il
principale fattore di rischio. Si calcola infatti che
una persona di 30 anni abbia una probabilità su 7.000
di sviluppare la malattia entro i successivi 5 anni;
nei 10 anni successivi le probabilità salgono a una
su 1.200 e dopo i 50 anni a una su 350. Tra gli altri
fattori di rischio, uno dei principali è la presenza
di altri casi della malattia in famiglia. Aprono la
strada a questa forma di tumore anche altre malattie,
come la colite ulcerosa, il morbo di Crohn di lunga
durata, la presenza di polipi. Questi ultimi precedono
la comparsa del tumore in oltre il 90% dei casi e si
calcola che, dopo i 50 anni, una persona su quattro
soffra di poliposi. Proprio i polipi sono la spia del
rischio al centro dei programmi di prevenzione, che
permettono di diagnosticare i polipi in fase ancora
benigna o i tumori allo stadio iniziale, riducendo così
la mortalità.
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Cuore: olio di
pesce previene morte improvvisa
Si
aggiunge una voce all'elenco delle "virtù" protettive
dell'olio di pesce: non solo previene le ricadute nei
soggetti reduci da infarto o
ictus, ma riduce anche il
rischio di morte improvvisa. A dimostrarlo, in uno
studio pubblicato su Circulation, sono i ricercatori
italiani guidati da Roberto Marchioli del Consorzio
Mario Negri Sud, che sottolinea come i benefici degli
acidi grassi polinsaturi, di cui l'olio di pesce è ricco, siano
«evidenti già dopo 3 mesi di
trattamento e probabilmente riconducibili a un effetto
antiaritmico della sostanza». Lo specialista
consiglia quindi a tutte le persone a rischio, già colpite da infarto o ictus o con storia familiare
"sospetta" alle spalle, di assumere integratori
all'olio di pesce.
Il team italiano ha reclutato 11.323 individui che
erano stati colpiti da un attacco di cuore nei 3 mesi
precedenti. A tutti hanno prescritto una dieta a base
di frutta, verdura, pesce e olio di oliva, ma ad
alcuni hanno anche somministrato 1 grammo di olio di
pesce al giorno. E sono stati proprio questi ultimi a
mostrare i benefici maggiori: dopo 3 mesi il rischio
complessivo di morte si era ridotto del 41%, dopo 4
mesi il rischio di morte improvvisa era diminuito
significativamente e al termine del periodo di
osservazione (3 anni e mezzo, in cui erano morti 1.031
pazienti) la probabilità di morte improvvisa legata a
cause cardiache era sceso del 45%.
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Tè riduce rischio
cancro stomaco ed esofago
Bere tè
protegge stomaco ed esofago dai tumori. I polifenoli
contenuti nelle foglie infatti hanno spiccate proprietà
antiossidanti che contrastano i danni
ossidativi. è
questo il risultato di uno studio cinese
condotto su un campione di 18.244 persone e presentato
nel corso del 93° Meeting annuale della Società
Americana di Ricerca sul Cancro. «Che il tè
avesse proprietà digestive e lenitive per i dolori
allo stomaco - affermano i ricercatori dell'università
di Rutgers e del centro di ricerca sul cancro di
Shanghai - era noto da tempo. Lo studio dimostra
invece come le interazioni chimiche tra la bevanda e
l'apparato digestivo abbiano un effetto protettivo
anche nei confronti dei tumori». La ricerca ha
messo a confronto la presenza nelle urine di
epigallocatechine e epicatechine (Egc e Ec, due
sostanze chimiche di derivazione dai polofenoli) in
190 pazienti affetti dal cancro a stomaco ed esofago e
772 soggetti sani. «A valori bassi di Egc e Ec -
sottolineana Mimi Yu, coordinatore dello studio -
corrispondeva un rischio più elevato di sviluppare il
tumore». I polifenoli, ribadiscono gli esperti,
sono tra i più potenti antisossidanti conosciuti al
mondo e sono presenti in tutte le varietà di tè
(quello verde e quello nero ne contengono percentuali
maggiori). I benefici effetti della bevanda si
registrano soprattutto nei soggetti che assumono poca
vitamina C ed E, altre due sostanze che difendono il
Dna dai danni ossidativi.
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Aritmie:
1 italiano su 5 con "il cuore in gola"
Stanchezza,
affanno, vertigini: si annunciano così le alterazioni
del ritmo cardiaco (aritmie), in deciso aumento negli
anziani, ma anche nei giovani. Si calcola che abbia
"il cuore in gola" un italiano su 5. I più colpiti sono gli anziani oltre i 60 anni, ma sono a
rischio anche atleti e "forzati" della
palestra. Questo il bilancio presentato nel convegno
sulle aritmie organizzato dalla Società europea di
cardiologia. Sovraffaticamento e stress possono
provocare gravi disturbi del ritmo cardiaco, fino alla
morte improvvisa, che in Italia provoca un decesso
ogni 2.000, ha rilevato il presidente del convegno,
Francesco Furlanello. In Europa la morte improvvisa
uccide ogni anno 325.000 persone e oltre 400.000 negli
Stati Uniti. Attenzione anche a non riprendere l'attività
fisica intensa immediatamente dopo un raffreddore o
un'influenza: è meglio attendere almeno una settimana
dalla guarigione. Questo perché, afferma Furlanello,
«alcuni virus, fra cui quelli di influenza e
raffreddore, possono provocare la miocardite, una
infiammazione del muscolo cardiaco responsabile del
30% dei casi di morte improvvisa giovanile». Un dato
che aumenta proprio in presenza di attività fisica
sostenuta. «L'aritmia - ha proseguito Furlanello - è una delle malattie cardiache più comuni e si
manifesta all'improvviso. è
però possibile
prevenirla, almeno nelle forme più lievi, evitando di
fumare, di mangiare in fretta, di bere alcolici e
bevande gassate». Eppure, nonostante le regole della
prevenzione siano così semplici, i disturbi del ritmo
cardiaco stanno aumentando costantemente in Italia.
Basti pensare che nel 2001 sono stati impiantati
23.810 pacemaker, il 10% in più rispetto all'anno
precedente.
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Farmaci,
presto costeranno meno
Farmaci meno cari. Il ministro della Salute, Girolamo
Sirchia, ha inviato alla presidenza del Consiglio dei
ministri, il decreto che riduce del 5% il prezzo al
pubblico, al netto dell'Iva, dei medicinali
rimborsabili dal Ssn. Sono esclusi i farmaci con
prezzo uguale o inferiore ai 3 euro, gli emoderivati
estrattivi e i medicinali da Dna ricombinante. Lo
rende noto il ministero in un comunicato. Ma non solo.
Il provvedimento dimezza anche i congressi medici,
organizzati (o finanziati anche indirettamente) dalle
aziende farmaceutiche. Nel 2002, le industrie potranno
infatti sponsorizzare convegni o riunioni in Italia e
all'estero nella misura massima del 50% di quelli
notificati al ministero della Salute nel 2001. Il
decreto - riferisce la nota - verrà sottoposto
all'esame di un prossimo Consiglio dei ministri.
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Italiani
popolo di pigri e sedentari
Due italiani su cinque (il 37,5% della popolazione)
sono sedentari, il 43% donne e 32% uomini, contro il
28,4% che pratica un'attività fisica con continuità
o occasionalmente.
Ritratto di un popolo pigro disegnato dall'Oms, i cui dati
evidenziano che «in Europa l'inattività fisica rimane
il secondo fattore di rischio per la salute, dopo il
tabacco: il 30% degli adulti non si
muove a sufficienza durante la settimana e la
prevalenza di obesità è cresciuta in 10 anni
(dall'80 al '90) tra il 10 per cento e il 40 per
cento». E gli italiani non sono da meno. Sono pigri
soprattutto negli spostamenti: nei centri urbani il 44%
delle distanze percorse è inferiore a
5 km e solo il 7,8% superiore ai 30 km.
La maggior parte dei nostri connazionali preferisce la
macchina o la moto, e in misura minore i mezzi
pubblici. Al Sud l'obesità è cresciuta negli ultimi 10
anni dal 22 al 27%; al Nord
dal 17 al 19,5%. Non solo: il 42,1% delle
donne over 75 soffre di osteoporosi e ogni anno 3.500
persone muoiono per cause legate all'inquinamento
atmosferico. «L'attività
fisica - ha ricordato Roberto Bertollini, direttore
tecnico dell'Oms Europa - dovrebbe essere un'abitudine
quotidiana, a tutte le età. Ed esiste un modo molto
facile per praticarla: camminare o andare in
bicicletta anche per brevi percorsi. Il segreto - ha
aggiunto - è tutto in mezz'ora di movimento al
giorno. Una vera ricetta di salute, che brucia 150
calorie, ed è capace di dimezzare i rischi di
malattie legati all'inattività». Si riduce
infatti del 50% il rischio di
patologie cardiovascolari, con un effetto analogo a
quello del non fumare; si dimezza il rischio di obesità
e diabete negli adulti; si abbassa del 30% il
rischio di ipertensione, con effetto simile a quello
dei farmaci; si riduce l'osteoporosi, con il 50% in meno dei rischi di frattura dell'anca
per le donne; e si riducono infine stress, ansia,
depressione e senso di solitudine.
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Ospedali: diminuisce
la durata dei ricoveri
Ci
si ricovera di meno e per meno tempo, utilizzando di
più la formula del day-hospital. è questo il
risultato derivante dall'elaborazione dei dati
relativi alle schede di dimissione degli ospedali
italiani, recentemente aggiornati a tutto l'anno 200o
dal ministero della Salute. I numeri, provenienti dai
1389 istituti di ricovero e cura pubblici e privati
del paese, evidenziano che nel 2000 si si sono
registrate oltre 12,6 milioni di dimissioni, con 82,5
milioni di giornate di degenza. Per il secondo anno
consecutivo, sono in calo i ricoveri per episodi
acuti, circa 320mila per oltre 3 milioni di giornate
di degenza. Anche il tasso di ospedalizzazione per
eventi acuti, con 159 ricoveri ogni 1000 abitanti,
risulta in calo rispetto al 1999 (165). Si riduce pure
la durata media dei ricoveri per acuti (6,9 giorni),
mentre è stabile la degenza media preoperatoria.
Aumenta l'indice relativo al "day-hospital":
46 su 1000 contro 42, mentre rimangono stabili le
casistiche per riabilitazione e lungodegenza. In calo,
si direbbe, i "viaggi della speranza": solo
il 7,5% dei pazienti, contro il 7,8 del '99, si
ricoverano fuori dalla propria regione di residenza.
Infine, i "perché" dei ricoveri: le
malattie dell'apparato cardiocircolatorio sono la
principale causa di dimissione per eventi acuti
(13,7%), seguite da quelle del sistema
muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo (11,8) e
dell'apparato digerente (10,8). Tra gli anziani
è stato riscontrato che, per ogni 100.000 "over
65", si sono avuti 3.000 interventi per
cataratta, 504 per protesi d'anca e 226 per
angioplastica coronarica.
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Il fumo
peggiora l'artrite reumatoide
Il
fumo, carico di sostanze tossiche, contribuisce ad
aggravare l'artrite reumatoide negli individui privi
di enzima GSTM1. Tale enzima, infatti, disattiva le
tossine del fumo di tabacco, ma il suo gene è
presente solo nel 50% della popolazione europea.
Ricercatori inglesi hanno appurato che, tra le
pazienti fumatrici prive dell'enzima, l'artrite
risultava più grave. Non si può sapere se questo
enzima aiuterà a contrastare i danni del fumo: meglio
smettere per non peggiorare malattie già di per sé
debilitanti.
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Prevenzione:
calcio per i tumori dell'intestino
Secondo
uno studio americano che ha coinvolto oltre 135.000
individui per 16 anni, l'apporto regolare di calcio
riduce il rischio di sviluppare tumori maligni nel
colon. Nelle persone che introducevano da 700 a 800 mg
di calcio al giorno con la dieta o con appositi
integratori, il cancro al colon è risultato infatti
molto meno frequente, in particolare le forme a carico
della porzione finale del colon, ridotte del 50%.
All'introduzione costante di calcio, in quantità non
eccessive, con la dieta o con supplementi, è
associata una notevole riduzione del rischio di cancro
al colon. Assumere una quantità sufficiente di
calcio, quindi, non serve solo alle nostre ossa, ma
consente a vari apparati di funzionare meglio ed
essere protetti, persino nei confronti di malattie
neoplastiche.
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In una pillola
per l'artrite il segreto per curare il cancro
Nel
Celebrex, capsula usata per la terapia anti-artrite,
si nasconde forse il segreto per prevenire e curare il
cancro.
Per oltre dieci anni, prima alla
Washington University, poi come responsabile della
ricerca di un'importante ditta farmacologica, Phillip
Needleman
ha studiato gli effetti della pillola Celebrex. La
sua ricerca puntava a risolvere il problema
dell'artrite. Ora però i ricercatori tentano di dimostrare che questa
medicina, il cui principio attivo è conosciuto come
l'inibitore del COX-2, può prevenire o aiutare la
cura dei tumori.
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Succo
d'arancia per combattere la pressione alta
Il succo d'arancia è risultato un buon
"farmaco" per tenere sotto controllo la
pressione arteriosa. Oltre alle note virtù nella
prevenzione delle malattie da raffreddamento, la
bevanda naturale, infatti, è capace di abbassare
notevolmente i valori pressori. Lo ha dimostrato uno
studio americano, realizzato da uno dei più
importanti centri di ricerca cardiologica
statunitensi, la Cleveland Clinic Foundation. I
ricercatori, coordinati da Dennis Sprecher, si sono
interessati al succo d'arancia perché contiene
numerosi nutrienti con effetti favorevoli sulla
pressione: il potassio, la vitamina C e altri
antiossidanti. Nel loro studio i ricercatori hanno
comparato, in 24 pazienti con problemi alle coronarie
e ipertensione controllata, gli effetti di una bevanda
di normale succo e di un succo "rafforzato"
con vitamina C ed E. I pazienti dovevano bere due bicchieri al giorno.
Tutte le bevande a base di succo d'arancia hanno
portato ad abbassamento della pressione arteriosa, ma
l'effetto più marcato si è avuto con i succhi
arricchiti.
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Salute:
Italia tra le 10 nazioni che stanno meglio
L'Italia gode di ottima salute. Il nostro Paese,
infatti, è fra le 10 nazioni che stanno meglio al
mondo. Un primato praticamente tutto del vecchio
continente: fra i "top ten", ben 9 sono Paesi
dell'Europa occidentale. Primo in classifica è il
Belgio, seguito da Islanda, Olanda, Francia, Svizzera,
Austria, Svezia, Italia e Norvegia. Lo rivela
un'indagine condotta in 175 Paesi, per "misurare" lo
stato di salute della popolazione. Realizzata dal
World Markets Research Center, la classifica è stata
stilata sulla base delle risorse spese per la salute,
l'aspettativa di vita, la percentuale di vaccinazioni
infantili, i decessi durante il parto.
inizio
pagina
Cancro,
non curare gli anziani è razzista
Gli anziani hanno gli stessi diritti di cura e
uguali possibilità di trarre beneficio dai
trattamenti chemioterapici dei giovani. Escluderli
dalle terapie, ritenendo inutili i trattamenti per chi
ha i capelli bianchi, non solo è scientificamente
sbagliato ed eticamente inaccettabile, ma è anche un
filo "razzista". Ne sono convinti Francesco Cognetti e
Silvio Monfardini, presidenti della V Conferenza
nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica
(Aiom), tenutasi ad Abano Terme.
Secondo gli esperti, l'oncologia geriatrica è ormai
un problema di sanità pubblica ineludibile. Lo
scenario demografico vede infatti ribaltata la
popolazione di malati che arriva negli ospedali: un
esercito di persone non più giovani che ha bisogno di
un'assistenza adeguata e di risposte specifiche. «Risposte - dice Cognetti - che possono venire solo
da trial clinici disegnati ad hoc. E uno degli
obiettivi dell'Aiom, a partire da questa conferenza,
è proprio quello di sollecitare finanziamenti
pubblici su questo tipo di ricerche».
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Raffreddori
e mal di gola in agguato: nonni e bimbi i più a
rischio
L'influenza di quest'anno è quasi al termine della
sua corsa, ma lo sbalzo improvviso delle temperature mette in pericolo l'apparato
respiratorio di tutti ma in particolare di bambini e
anziani. «La diffusione del virus influenzale è in
continua diminuzione», ha spiegato Fabrizio
Pregliasco, virologo dell'Università di Milano. La
rete dei medici sentinella che invia le segnalazioni
regionali all'Istituto superiore di Sanità, parla di
un livello di diffusione dei virus influenzali ormai
basso, pari a 2,5 per 1000. Il picco di quest'anno si
è avuto all'inizio di febbraio, e ha raggiunto una
media di 8,68 casi per 1000.
Ma l'improvviso calo di temperatura,
secondo l'esperto, può provocare un colpo di coda
influenzale e soprattutto far circolare altri virus,
quelli detti para-influenzali che possono mettere ko
colpendo soprattutto l'apparato respiratorio e sono
responsabili di raffreddore, tosse, spossatezza,
dolori muscolari e disturbi gastrointestinali.
Raffreddori e mal di gola sono dunque in agguato. Come
difendersi dunque dai virus sosia dell'influenza? Gli
esperti raccomandano di non mettere ancora negli
armadi i vestiti pesanti, ma di coprirsi adeguatamente
e non esporsi ai pericolosi sbalzi termici. Il
passaggio dal freddo della strada ad ambienti
riscaldati fa infatti aumentare la circolazione dei
virus.
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CNR, in Italia 4mila
ultracentenari
Le persone con più di 65 anni nel nostro
paese sono oggi il 18% dell'intera popolazione e
saranno presto il 22%; inoltre si calcola che gli
ultracentenari in Italia sono quasi 4000. Queste
alcune cifre rese note da Antonio Golini, ordinario di
Demografia all'Università di Roma La Sapienza che
ha lanciato l'allarme per la situazione che deriva
dall'invecchiamento della popolazione in Italia in
occasione del convegno "La salute dell'anziano".
Dal 1950 ad oggi, ha spiegato al convegno del Cnr,
l'aumento di vita in Italia è stato pari a 4 mesi per
anno; gli anziani sono concentrati soprattutto nei
piccoli comuni (fino a 500 abitanti) e nei centri
storici; su 5 donne che muoiono 1 ha 90 o più anni.
«Nel nostro Paese, insomma - afferma Golini - la velocità
e l'intensità' dell'invecchiamento sono
elevatissime, mentre la velocità di adattamento delle
strutture sociali ed economiche non sembra in grado di
reggere questi ritmi». «Così come abbiamo
registrato in passato il fenomeno dell'infanzia
abbandonata - ha sottolineato l'esperto di demografia
- potremmo trovarci a fare i conti domani con la
vecchiaia abbandonata, perché la famiglia come centro
del nucleo sociale sta lasciando il passo
all'individuo, sempre meno attento in quanto tale al
problema degli anziani». Per evitare che un fatto
in sé positivo come l'invecchiamento possa
trasformarsi in un problema, una soluzione potrebbe
venire dalla solidarietà intragenerazionale:
dovrebbero essere gli anziani in buona salute a
sostenere quelli più fragili. Ma per l'immediato una
risorsa è rappresentata dagli extracomunitari, che
stanno svolgendo un'importantissima attività a favore
della terza età.
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Farmaci generici
sconosciuti a un terzo degli italiani
Un terzo degli italiani non conosce ancora i farmaci
generici: emerge da un monitoraggio dell'associazione
Altroconsumo sulla diffusione di questi medicinali,
sull'informazione e l'esperienza dei cittadini. Più
di un terzo (34,7%) tra quelli che li conoscono non è
stato informato sulle nuove modalità di rimborso dei
farmaci in vigore da più di sei mesi. Non sa cioè
che tra farmaci uguali solo alcuni, i più economici,
sono interamente rimborsati dal Servizio Sanitario:
una mancanza di informazione che può trasformarsi in
un danno economico per i consumatori. Il 76% dei
cittadini hanno sentito parlare dei farmaci generici
attraverso TV e riviste. Solo il 24,5% è stato
informato dal medico di base e il 12,8% dal
farmacista. Un terzo dei cittadini (32,6%) ha ricevuto
le informazioni attraverso la campagna condotta da
Altroconsumo con il Ministero della Salute. Tra gli
intervistati andati dal medico negli ultimi sei mesi
il 37% ha ricevuto la prescrizione di un farmaco
generico. Da notare che tra questi nel 20% dei casi il
generico è prescritto su richiesta del paziente
stesso. Nessuna regione ha a oggi attuato una campagna
di informazione ad hoc sui generici.
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Alzheimer,
omocisteina probabile fattore di rischio
Un articolo pubblicato su British Medical Journal riporta i risultati di un nuovo studio
secondo il quale alti livelli dell'amminoacido
omocisteina potrebbero aumentare il rischio di
sviluppare la malattia di Alzheimer o altre forme di
demenza. Lo studio ha dimostrato che il rischio di
sviluppare questa malattia è aumentato quasi del
doppio nelle persone che hanno alti livelli di
omocisteina nel plasma.
Se i risultati saranno confermati si potrà tentare la
prevenzione riducendo l'omocisteina con vitamine del
gruppo B e mediante un più alto consumo di acido
folico.
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Alimentazione
non influisce su ipertrofia prostatica
Per una volta, la dieta non influisce sul rischio di
ipetrofia prostatica benigna, uno dei disturbi più frequenti fra gli
"over 50". è
quanto emerge da uno
studio condotto dai ricercatori del Department of
Nutrition dell'Harvard School of Public Health di
Boston. L'equipe, coordinata dal dottor Edward
Giovannucci, ha utilizzato i dati di una mega-ricerca,
l'Health Professional Follow-up Study, iniziata nel
1983, i cui partecipanti avevano tra i 40 e i 75 anni
d'età. Dieci anni dopo, si erano verificati 3.523
casi di ipertrofia prostatica benigna, mentre oltre
24.000 uomini non avevano alcun disturbo. Analizzando
il legame con l'alimentazione, emerge che un elevato
apporto energetico aumento il rischio di ipertrofia di
1,3-1,4 volte. Lo stesso avviene esagerando con le
proteine: il rischio è 1,2 volte maggiore. Anche
alcuni acidi grassi poli-insaturi (acido
eicosapentanoico, acido docosaexanoico, acido
arachinodonico) aumentano leggermente le probabilità di sviluppare questo disturbo. Secondo
gli autori della ricerca, dunque, «l'ipertrofia non
è fortemente legata all'alimentazione. Anche se -
aggiungono - il contributo modesto dell'apporto
energetico totale, della proteine e di alcuni acidi
grassi merita uno studio più approfondito».
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Medicina:
l'88,2% degli italiani si interessano a biotecnologie
L'88,2% degli italiani chiede al medico di famiglia un
ruolo di primo piano nella divulgazione di
informazioni sulle biotecnologie. Il dato è emerso a
Palermo durante il corso di biotecnologie per i medici
di famiglia, organizzato dall'Accademia delle
Biotecnologie Serono, in collaborazione con il Centro
di Biotecnologie Avanzate di Genova, la Fimmg e gli
assessorati regionali alla Sanità. Durante il corso
sono stati0 diffusi i risultati di una ricerca dalla
quale emerge che il 64,5% degli intervistati ha avuto
la possibilità di farsi un'opinione sui farmaci
biotecnologici attraverso il confronto con il proprio
medico. Il 91,3% delle donne contro l'85% degli uomini
sceglie il medico come interlocutore privilegiato in
materia di biotecnologie. Nel 46% dei casi il medico
ha risposto a domande specifiche dei pazienti
sull'argomento mentre nel 20,6% dei casi è stato il
medico a parlarne spontaneamente.
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