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Archivio delle notizie flash

   

Aprile 2002

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

   

   

Italia vecchia, a Nord 1 bimbo ogni 8 adulti

Da saliva di rettile una speranza per la cura dell'Alzheimer

Sanità: liste di attesa male più grave per il 62% degli italiani

Artrosi, 8 su 10 non vanno dal reumatologo

Case di riposo, poche e con prezzi molto differenziati

Cancro colon retto diventa secondo tumore killer in Italia

Cuore: olio di pesce previene morte improvvisa

Tè riduce rischio cancro stomaco ed esofago

Aritmie: 1 italiano su 5 con "il cuore in gola"

Farmaci, presto costeranno meno

Italiani popolo di pigri e sedentari

Ospedali: diminuisce la durata dei ricoveri

Il fumo peggiora l'artrite reumatoide

Prevenzione: calcio per i tumori dell'intestino

In una pillola per l'artrite i segreti per curare il cancro

Succo d'arancia per combattere la pressione alta

Salute: Italia tra le 10 nazioni che stanno meglio

Cancro, non curare gli anziani è razzista

Raffreddori e mal di gola in agguato: nonni e bimbi i più a rischio

CNR, in Italia 4 mila ultracentenari

Farmaci generici sconosciuti a un terzo degli italiani

Alzheimer, omocisteina probabile fattore di rischio

Alimentazione non influisce su ipertrofia prostatica

Medicina: l'88,2% degli italiani si interessano a biotecnologie

 

 

 

Italia vecchia, a Nord 1 bimbo ogni 8 adulti

L'Italia è la nazione più vecchia del mondo. è infatti il primo paese in cui la percentuale degli ultrasessantenni ha già superato quella dei soggetti sotto i 19 anni. Gli ultraottantenni sono 1,7 milioni, di questi il 40-50% è affetto da più di una patologia. Al nord, inoltre, ogni bambino ha dietro di sé 8 adulti, tra nonni, bisnonni e genitori, un livello a cui gli Stati Uniti prevedono di arrivare tra circa 30 anni. Il quadro sull'invecchiamento della popolazione nazionale arriva dalla conferenza internazionale di geriatria sul "Ruolo dei dipartimenti geriatrici all'interno degli ospedali", in programma a Roma fino a sabato 20 aprile, organizzata dalla Società italiana geriatri ospedalieri (Sigo). Il «completo rovesciamento della piramide demografica - sottolinea Stefano Maria Zuccaro, dirigente medico della divisione di geriatria dell'ospedale Israelitico di Roma ed esponente della Sigo - porta con sé ripercussioni a livello economico, sociale e sanitario». Per questo, secondo la Sigo è necessario «creare in Italia una cultura gerontologico-geriatrica finalizzata ad un migliore approccio assistenziale nei confronti degli anziani», aumentando il numero dei reparti geriatrici ospedalieri che non devono fungere come fantomatici centri della terza età, ma come luoghi dove il paziente possa riacquistare la propria autonomia psicofisica».

 

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Da saliva di rettile una speranza per la cura dell'Alzheimer

Dalla saliva di un rettile velenoso potrebbe essere ricavato un farmaco efficace contro la malattia di Alzheimer. Un gruppo di ricerca della Axonyx, azienda biotecnologica di New York, ha isolato dalla saliva del mostro di Gila (Heloderma suspectum) una sostanza capace di agire sul funzionamento dei recettori cerebrali. Sulla base di questa sostanza, i ricercatori hanno quindi messo a punto un farmaco che, negli animali, sembra migliorare le facoltà cognitive, in particolare quelle legate a memoria e apprendimento. Dopo tali risultati positivi, i ricercatori contano di poter avviare entro l'anno le prime sperimentazioni sull'uomo.

 

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Sanità: liste di attesa male più grave per il 62% degli italiani

Le liste d'attesa sono il male più grave della sanità pubblica italiana. Non ha dubbi il 62,8% dei nostri connazionali, stanchi di aspettare anche quattro o cinque mesi per sottoporsi a un esame diagnostico. E ben il 32% pensa che la situazione, lungi dal trovare soluzione, sia peggiorata negli ultimi 2 anni. A fotografare lo scontento degli italiani è il "Monitor biomedico 2002", l'indagine realizzata dal Censis e dal Forum della ricerca biomedica, presentata a Roma. Liste d'attesa, ma non solo. Pescando fra i mali del Ssn, il 30,4% degli abitanti della penisola punta il dito contro la bassa qualità dei servizi e il 19,3% lamenta la mancanza di assistenza sufficiente per malati cronici, anziani non autosufficienti e handicappati. Al 14,1% non va giù la spesa consistente che ricade sulle tasche dei cittadini.

 

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Artrosi, 8 su 10 non vanno dal reumatologo

Dei 5 milioni di italiani di tutte le età che hanno problemi alle articolazioni, quasi 4 milioni non sanno di avere l'artrosi e cominciano una vera e propria via crucis tra cure e interventi chirurgici che quasi sempre si rivelano inutili. è l'allarme lanciato dal presidente della Lega italiana per la lotta alle malattie reumatiche (Limar), Roberto Marcolongo, e dal presidente dell'Associazione nazionale malati reumatici (Anmar), Alessandro Ciocci. «Le malattie reumatiche sono almeno 120 e tutte diverse tra loro - ha detto Marcolongo - ma abbiamo le cure quasi per tutte. è difficile, però, utilizzarle perché i pazienti arrivano in ritardo dal medico». Quasi 8 pazienti su 10, insomma, diventano veri e propri "fantasmi" e finiscono per arrivare dal reumatologo quando la malattia è troppo avanzata ed è possibile soltanto alleviare i sintomi. «Una cura tempestiva invece - ha osservato - permetterebbe in molti casi di bloccare la progressione della malattia». Il problema, secondo Marcolongo, è nel fatto che, nonostante la sua grande diffusione, l'artrosi è una malattia ancora sconosciuta. «Perfino chi ne soffre - ha osservato - non sa quale organo colpisca e parla genericamente di problemi alle ossa» e per di più li considera inevitabili negli anziani. Ad essere colpita è invece la cartilagine delle articolazioni, che si assottiglia fino a rendere difficile lo scorrimento delle ossa. Per "recuperare" i pazienti fantasma gli esperti propongono una collaborazione diretta tra reumatologi e medici di base. Per Augusto Zaninelli, della Società italiana di medicina generale (Simmg), «il medico di famiglia deve ricominciare a visitare i malati, dato che le tecniche di visita consentirebbero diagnosi più corrette rispetto a quelle che vengono fatte adesso». Va poi resa più omogenea e accessibile ai pazienti la rete dei centri di Reumatologia. In Italia sono una cinquantina, ma sono dislocati a macchia di leopardo, concentrati soprattutto nelle regioni del Centro Nord e rari nel Sud fino al caso limite della Calabria, dove non c'è nemmeno un centro specializzato.

  

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Case di riposo, poche e con prezzi molto differenziati

Sono 284mila i posti letto disponibili nelle 4800 strutture italiane e nelle case di ricovero per gli anziani. Pochi a fronte dei 6 milioni di over 70, afferma l'Unione Consumatori fornendo i dati sul proprio bollettino. Nonostante la legge 328/2000 abbia previsto un ampliamento di questi servizi sociali variando tra assistenza domiciliare, strutture semi-residenziali e centri diurni, molto deve essere ancora attuato. Ad un anziano, messo di fronte alla scelta di andare in una casa di riposo, si pone un problema prima di tutto: la spesa può oscillare tra i 620 e i 2100 euro al mese. Solo quelle pubbliche o gli ex Ipab (Istituti di pubblica assistenza e beneficenza) gestiti da Comuni o Regioni, o quelle convenzionate prevedono l'ingresso in base al reddito e alla situazione familiare o personale. Uno dei problemi "cardine" è quello relativo all'autosufficienza dell'anziano. In caso di malattie croniche e necessità di assistenza continua interviene la ASL e la struttura viene denominata Residenza Sanitaria Assistenziale.

 

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Cancro colon retto diventa secondo tumore killer in Italia

Il cancro del colon retto è ormai la seconda causa di morte per tumore in Italia. Ogni anno si diagnosticano 30.000 casi e avvengono 15.000 morti, ma soltanto 3 pazienti su 10 si preoccupano della prevenzione. Sono questi i dati presentati a Roma, in occasione del forum nazionale di Gastroenterologia clinica. Il drammatico aumento di questa forma di tumore ha reso ormai indispensabile la campagna di prevenzione, d'intesa fra i gastroenterologi clinici e i medici di Medicina generale, ha rilevato il presidente del convegno, Sergio Morini. Il tumore del colon retto è più frequente nei Paesi industrializzati di tipo occidentale e, in Italia, i casi sono più numerosi nel Nord. Tra le cause, l'alimentazione non equilibrata perché troppo ricca di grassi animali e calorie e povera di fibre. Ma è l'invecchiamento il principale fattore di rischio. Si calcola infatti che una persona di 30 anni abbia una probabilità su 7.000 di sviluppare la malattia entro i successivi 5 anni; nei 10 anni successivi le probabilità salgono a una su 1.200 e dopo i 50 anni a una su 350. Tra gli altri fattori di rischio, uno dei principali è la presenza di altri casi della malattia in famiglia. Aprono la strada a questa forma di tumore anche altre malattie, come la colite ulcerosa, il morbo di Crohn di lunga durata, la presenza di polipi. Questi ultimi precedono la comparsa del tumore in oltre il 90% dei casi e si calcola che, dopo i 50 anni, una persona su quattro soffra di poliposi. Proprio i polipi sono la spia del rischio al centro dei programmi di prevenzione, che permettono di diagnosticare i polipi in fase ancora benigna o i tumori allo stadio iniziale, riducendo così la mortalità.

 

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Cuore: olio di pesce previene morte improvvisa

Si aggiunge una voce all'elenco delle "virtù" protettive dell'olio di pesce: non solo previene le ricadute nei soggetti reduci da infarto o ictus, ma riduce anche il rischio di morte improvvisa. A dimostrarlo, in uno studio pubblicato su Circulation, sono i ricercatori italiani guidati da Roberto Marchioli del Consorzio Mario Negri Sud, che sottolinea come i benefici degli acidi grassi polinsaturi, di cui l'olio di pesce è ricco, siano «evidenti già dopo 3 mesi di trattamento e probabilmente riconducibili a un effetto antiaritmico della sostanza». Lo specialista consiglia quindi a tutte le persone a rischio, già colpite da infarto o ictus o con storia familiare "sospetta" alle spalle, di assumere integratori all'olio di pesce. Il team italiano ha reclutato 11.323 individui che erano stati colpiti da un attacco di cuore nei 3 mesi precedenti. A tutti hanno prescritto una dieta a base di frutta, verdura, pesce e olio di oliva, ma ad alcuni hanno anche somministrato 1 grammo di olio di pesce al giorno. E sono stati proprio questi ultimi a mostrare i benefici maggiori: dopo 3 mesi il rischio complessivo di morte si era ridotto del 41%, dopo 4 mesi il rischio di morte improvvisa era diminuito significativamente e al termine del periodo di osservazione (3 anni e mezzo, in cui erano morti 1.031 pazienti) la probabilità di morte improvvisa legata a cause cardiache era sceso del 45%.

 

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Tè riduce rischio cancro stomaco ed esofago

Bere tè protegge stomaco ed esofago dai tumori. I polifenoli contenuti nelle foglie infatti hanno spiccate proprietà antiossidanti che contrastano i danni ossidativi. è questo il risultato di uno studio cinese condotto su un campione di 18.244 persone e presentato nel corso del 93° Meeting annuale della Società Americana di Ricerca sul Cancro. «Che il tè avesse proprietà digestive e lenitive per i dolori allo stomaco - affermano i ricercatori dell'università di Rutgers e del centro di ricerca sul cancro di Shanghai - era noto da tempo. Lo studio dimostra invece come le interazioni chimiche tra la bevanda e l'apparato digestivo abbiano un effetto protettivo anche nei confronti dei tumori». La ricerca ha messo a confronto la presenza nelle urine di epigallocatechine e epicatechine (Egc e Ec, due sostanze chimiche di derivazione dai polofenoli) in 190 pazienti affetti dal cancro a stomaco ed esofago e 772 soggetti sani. «A valori bassi di Egc e Ec - sottolineana Mimi Yu, coordinatore dello studio - corrispondeva un rischio più elevato di sviluppare il tumore». I polifenoli, ribadiscono gli esperti, sono tra i più potenti antisossidanti conosciuti al mondo e sono presenti in tutte le varietà di tè (quello verde e quello nero ne contengono percentuali maggiori). I benefici effetti della bevanda si registrano soprattutto nei soggetti che assumono poca vitamina C ed E, altre due sostanze che difendono il Dna dai danni ossidativi.

 

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Aritmie: 1 italiano su 5 con "il cuore in gola"

Stanchezza, affanno, vertigini: si annunciano così le alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie), in deciso aumento negli anziani, ma anche nei giovani. Si calcola che abbia "il cuore in gola" un italiano su 5. I più colpiti sono gli anziani oltre i 60 anni, ma sono a rischio anche atleti e "forzati" della palestra. Questo il bilancio presentato nel convegno sulle aritmie organizzato dalla Società europea di cardiologia. Sovraffaticamento e stress possono provocare gravi disturbi del ritmo cardiaco, fino alla morte improvvisa, che in Italia provoca un decesso ogni 2.000, ha rilevato il presidente del convegno, Francesco Furlanello. In Europa la morte improvvisa uccide ogni anno 325.000 persone e oltre 400.000 negli Stati Uniti. Attenzione anche a non riprendere l'attività fisica intensa immediatamente dopo un raffreddore o un'influenza: è meglio attendere almeno una settimana dalla guarigione. Questo perché, afferma Furlanello, «alcuni virus, fra cui quelli di influenza e raffreddore, possono provocare la miocardite, una infiammazione del muscolo cardiaco responsabile del 30% dei casi di morte improvvisa giovanile». Un dato che aumenta proprio in presenza di attività fisica sostenuta. «L'aritmia - ha proseguito Furlanello - è una delle malattie cardiache più comuni e si manifesta all'improvviso. è però possibile prevenirla, almeno nelle forme più lievi, evitando di fumare, di mangiare in fretta, di bere alcolici e bevande gassate». Eppure, nonostante le regole della prevenzione siano così semplici, i disturbi del ritmo cardiaco stanno aumentando costantemente in Italia. Basti pensare che nel 2001 sono stati impiantati 23.810 pacemaker, il 10% in più rispetto all'anno precedente.

 

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Farmaci, presto costeranno meno

Farmaci meno cari. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha inviato alla presidenza del Consiglio dei ministri, il decreto che riduce del 5% il prezzo al pubblico, al netto dell'Iva, dei medicinali rimborsabili dal Ssn. Sono esclusi i farmaci con prezzo uguale o inferiore ai 3 euro, gli emoderivati estrattivi e i medicinali da Dna ricombinante. Lo rende noto il ministero in un comunicato. Ma non solo. Il provvedimento dimezza anche i congressi medici, organizzati (o finanziati anche indirettamente) dalle aziende farmaceutiche. Nel 2002, le industrie potranno infatti sponsorizzare convegni o riunioni in Italia e all'estero nella misura massima del 50% di quelli notificati al ministero della Salute nel 2001. Il decreto - riferisce la nota - verrà sottoposto all'esame di un prossimo Consiglio dei ministri.

 

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Italiani popolo di pigri e sedentari

Due italiani su cinque (il 37,5% della popolazione) sono sedentari, il 43% donne e 32% uomini, contro il 28,4% che pratica un'attività fisica con continuità o occasionalmente. Ritratto di un popolo pigro disegnato dall'Oms, i cui dati evidenziano che «in Europa l'inattività fisica rimane il secondo fattore di rischio per la salute, dopo il tabacco: il 30% degli adulti non si muove a sufficienza durante la settimana e la prevalenza di obesità è cresciuta in 10 anni (dall'80 al '90) tra il 10 per cento e il 40 per cento». E gli italiani non sono da meno. Sono pigri soprattutto negli spostamenti: nei centri urbani il 44% delle distanze percorse è inferiore a 5 km e solo il 7,8% superiore ai 30 km. La maggior parte dei nostri connazionali preferisce la macchina o la moto, e in misura minore i mezzi pubblici. Al Sud l'obesità è cresciuta negli ultimi 10 anni dal 22 al 27%; al Nord dal 17 al 19,5%. Non solo: il 42,1% delle donne over 75 soffre di osteoporosi e ogni anno 3.500 persone muoiono per cause legate all'inquinamento atmosferico. «L'attività fisica - ha ricordato Roberto Bertollini, direttore tecnico dell'Oms Europa - dovrebbe essere un'abitudine quotidiana, a tutte le età. Ed esiste un modo molto facile per praticarla: camminare o andare in bicicletta anche per brevi percorsi. Il segreto - ha aggiunto - è tutto in mezz'ora di movimento al giorno. Una vera ricetta di salute, che brucia 150 calorie, ed è capace di dimezzare i rischi di malattie legati all'inattività». Si riduce infatti del 50% il rischio di patologie cardiovascolari, con un effetto analogo a quello del non fumare; si dimezza il rischio di obesità e diabete negli adulti; si abbassa del 30% il rischio di ipertensione, con effetto simile a quello dei farmaci; si riduce l'osteoporosi, con il 50% in meno dei rischi di frattura dell'anca per le donne; e si riducono infine stress, ansia, depressione e senso di solitudine.

 

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Ospedali: diminuisce la durata dei ricoveri

Ci si ricovera di meno e per meno tempo, utilizzando di più la formula del day-hospital. è questo il risultato derivante dall'elaborazione dei dati relativi alle schede di dimissione degli ospedali italiani, recentemente aggiornati a tutto l'anno 200o dal ministero della Salute. I numeri, provenienti dai 1389 istituti di ricovero e cura pubblici e privati del paese, evidenziano che nel 2000 si si sono registrate oltre 12,6 milioni di dimissioni, con 82,5 milioni di giornate di degenza. Per il secondo anno consecutivo, sono in calo i ricoveri per episodi acuti, circa 320mila per oltre 3 milioni di giornate di degenza. Anche il tasso di ospedalizzazione per eventi acuti, con 159 ricoveri ogni 1000 abitanti, risulta in calo rispetto al 1999 (165). Si riduce pure la durata media dei ricoveri per acuti (6,9 giorni), mentre è stabile la degenza media preoperatoria. Aumenta l'indice relativo al "day-hospital": 46 su 1000 contro 42, mentre rimangono stabili le casistiche per riabilitazione e lungodegenza. In calo, si direbbe, i "viaggi della speranza": solo il 7,5% dei pazienti, contro il 7,8 del '99, si ricoverano fuori dalla propria regione di residenza. Infine, i "perché" dei ricoveri: le malattie dell'apparato cardiocircolatorio sono la principale causa di dimissione per eventi acuti (13,7%), seguite da quelle del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo (11,8) e dell'apparato digerente (10,8). Tra gli anziani  è stato riscontrato che, per ogni 100.000 "over 65", si sono avuti 3.000 interventi per cataratta, 504 per protesi d'anca e 226 per angioplastica coronarica.

 

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Il fumo peggiora l'artrite reumatoide

Il fumo, carico di sostanze tossiche, contribuisce ad aggravare l'artrite reumatoide negli individui privi di enzima GSTM1. Tale enzima, infatti, disattiva le tossine del fumo di tabacco, ma il suo gene è presente solo nel 50% della popolazione europea. Ricercatori inglesi hanno appurato che, tra le pazienti fumatrici prive dell'enzima, l'artrite risultava più grave. Non si può sapere se questo enzima aiuterà a contrastare i danni del fumo: meglio smettere per non peggiorare malattie già di per sé debilitanti.

 

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Prevenzione: calcio per i tumori dell'intestino

Secondo uno studio americano che ha coinvolto oltre 135.000 individui per 16 anni, l'apporto regolare di calcio riduce il rischio di sviluppare tumori maligni nel colon. Nelle persone che introducevano da 700 a 800 mg di calcio al giorno con la dieta o con appositi integratori, il cancro al colon è risultato infatti molto meno frequente, in particolare le forme a carico della porzione finale del colon, ridotte del 50%. All'introduzione costante di calcio, in quantità non eccessive, con la dieta o con supplementi, è associata una notevole riduzione del rischio di cancro al colon. Assumere una quantità sufficiente di calcio, quindi, non serve solo alle nostre ossa, ma consente a vari apparati di funzionare meglio ed essere protetti, persino nei confronti di malattie neoplastiche.

 

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In una pillola per l'artrite il segreto per curare il cancro

Nel Celebrex, capsula usata per la terapia anti-artrite, si nasconde forse il segreto per prevenire e curare il cancro. Per oltre dieci anni, prima alla Washington University, poi come responsabile della ricerca di un'importante ditta farmacologica, Phillip Needleman ha studiato gli effetti della pillola Celebrex. La sua ricerca puntava a risolvere il problema dell'artrite. Ora però i ricercatori tentano di dimostrare che questa medicina, il cui principio attivo è conosciuto come l'inibitore del COX-2, può prevenire o aiutare la cura dei tumori.

 

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Succo d'arancia per combattere la pressione alta

Il succo d'arancia è risultato un buon "farmaco" per tenere sotto controllo la pressione arteriosa. Oltre alle note virtù nella prevenzione delle malattie da raffreddamento, la bevanda naturale, infatti, è capace di abbassare notevolmente i valori pressori. Lo ha dimostrato uno studio americano, realizzato da uno dei più importanti centri di ricerca cardiologica statunitensi, la Cleveland Clinic Foundation. I ricercatori, coordinati da Dennis Sprecher, si sono interessati al succo d'arancia perché contiene numerosi nutrienti con effetti favorevoli sulla pressione: il potassio, la vitamina C e altri antiossidanti. Nel loro studio i ricercatori hanno comparato, in 24 pazienti con problemi alle coronarie e ipertensione controllata, gli effetti di una bevanda di normale succo e di un succo "rafforzato" con vitamina C ed E. I pazienti dovevano bere due bicchieri al giorno. Tutte le bevande a base di succo d'arancia hanno portato ad abbassamento della pressione arteriosa, ma l'effetto più marcato si è avuto con i succhi arricchiti.

 

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Salute: Italia tra le 10 nazioni che stanno meglio

L'Italia gode di ottima salute. Il nostro Paese, infatti, è fra le 10 nazioni che stanno meglio al mondo. Un primato praticamente tutto del vecchio continente: fra i "top ten", ben 9 sono Paesi dell'Europa occidentale. Primo in classifica è il Belgio, seguito da Islanda, Olanda, Francia, Svizzera, Austria, Svezia, Italia e Norvegia. Lo rivela un'indagine condotta in 175 Paesi, per "misurare" lo stato di salute della popolazione. Realizzata dal World Markets Research Center, la classifica è stata stilata sulla base delle risorse spese per la salute, l'aspettativa di vita, la percentuale di vaccinazioni infantili, i decessi durante il parto.

 

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Cancro, non curare gli anziani è razzista

Gli anziani hanno gli stessi diritti di cura e uguali possibilità di trarre beneficio dai trattamenti chemioterapici dei giovani. Escluderli dalle terapie, ritenendo inutili i trattamenti per chi ha i capelli bianchi, non solo è scientificamente sbagliato ed eticamente inaccettabile, ma è anche un filo "razzista". Ne sono convinti Francesco Cognetti e Silvio Monfardini, presidenti della V Conferenza nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom), tenutasi ad Abano Terme. Secondo gli esperti, l'oncologia geriatrica è ormai un problema di sanità pubblica ineludibile. Lo scenario demografico vede infatti ribaltata la popolazione di malati che arriva negli ospedali: un esercito di persone non più giovani che ha bisogno di un'assistenza adeguata e di risposte specifiche. «Risposte - dice Cognetti - che possono venire solo da trial clinici disegnati ad hoc. E uno degli obiettivi dell'Aiom, a partire da questa conferenza, è proprio quello di sollecitare finanziamenti pubblici su questo tipo di ricerche».

 

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Raffreddori e mal di gola in agguato: nonni e bimbi i più a rischio

L'influenza di quest'anno è quasi al termine della sua corsa, ma lo sbalzo improvviso delle temperature mette in pericolo l'apparato respiratorio di tutti ma in particolare di bambini e anziani. «La diffusione del virus influenzale è in continua diminuzione», ha spiegato Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano. La rete dei medici sentinella che invia le segnalazioni regionali all'Istituto superiore di Sanità, parla di un livello di diffusione dei virus influenzali ormai basso, pari a 2,5 per 1000. Il picco di quest'anno si è avuto all'inizio di febbraio, e ha raggiunto una media di 8,68 casi per 1000. Ma l'improvviso calo di temperatura, secondo l'esperto, può provocare un colpo di coda influenzale e soprattutto far circolare altri virus, quelli detti para-influenzali che possono mettere ko colpendo soprattutto l'apparato respiratorio e sono responsabili di raffreddore, tosse, spossatezza, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali. Raffreddori e mal di gola sono dunque in agguato. Come difendersi dunque dai virus sosia dell'influenza? Gli esperti raccomandano di non mettere ancora negli armadi i vestiti pesanti, ma di coprirsi adeguatamente e non esporsi ai pericolosi sbalzi termici. Il passaggio dal freddo della strada ad ambienti riscaldati fa infatti aumentare la circolazione dei virus.

 

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CNR, in Italia 4mila ultracentenari

Le persone con più di 65 anni nel nostro paese sono oggi il 18% dell'intera popolazione e saranno presto il 22%; inoltre si calcola che gli ultracentenari in Italia sono quasi 4000. Queste alcune cifre rese note da Antonio Golini, ordinario di Demografia all'Università di Roma La Sapienza che ha lanciato l'allarme per la situazione che deriva dall'invecchiamento della popolazione in Italia in occasione del convegno "La salute dell'anziano". Dal 1950 ad oggi, ha spiegato al convegno del Cnr, l'aumento di vita in Italia è stato pari a 4 mesi per anno; gli anziani sono concentrati soprattutto nei piccoli comuni (fino a 500 abitanti) e nei centri storici; su 5 donne che muoiono 1 ha 90 o più anni. «Nel nostro Paese, insomma - afferma Golini - la velocità e l'intensità' dell'invecchiamento sono elevatissime, mentre la velocità di adattamento delle strutture sociali ed economiche non sembra in grado di reggere questi ritmi». «Così come abbiamo registrato in passato il fenomeno dell'infanzia abbandonata - ha sottolineato l'esperto di demografia - potremmo trovarci a fare i conti domani con la vecchiaia abbandonata, perché la famiglia come centro del nucleo sociale sta lasciando il passo all'individuo, sempre meno attento in quanto tale al problema degli anziani». Per evitare che un fatto in sé positivo come l'invecchiamento possa trasformarsi in un problema, una soluzione potrebbe venire dalla solidarietà intragenerazionale: dovrebbero essere gli anziani in buona salute a sostenere quelli più fragili. Ma per l'immediato una risorsa è rappresentata dagli extracomunitari, che stanno svolgendo un'importantissima attività a favore della terza età. 

 

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Farmaci generici sconosciuti a un terzo degli italiani

Un terzo degli italiani non conosce ancora i farmaci generici: emerge da un monitoraggio dell'associazione Altroconsumo sulla diffusione di questi medicinali, sull'informazione e l'esperienza dei cittadini. Più di un terzo (34,7%) tra quelli che li conoscono non è stato informato sulle nuove modalità di rimborso dei farmaci in vigore da più di sei mesi. Non sa cioè che tra farmaci uguali solo alcuni, i più economici, sono interamente rimborsati dal Servizio Sanitario: una mancanza di informazione che può trasformarsi in un danno economico per i consumatori. Il 76% dei cittadini hanno sentito parlare dei farmaci generici attraverso TV e riviste. Solo il 24,5% è stato informato dal medico di base e il 12,8% dal farmacista. Un terzo dei cittadini (32,6%) ha ricevuto le informazioni attraverso la campagna condotta da Altroconsumo con il Ministero della Salute. Tra gli intervistati andati dal medico negli ultimi sei mesi il 37% ha ricevuto la prescrizione di un farmaco generico. Da notare che tra questi nel 20% dei casi il generico è prescritto su richiesta del paziente stesso. Nessuna regione ha a oggi attuato una campagna di informazione ad hoc sui generici. 

 

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Alzheimer, omocisteina probabile fattore di rischio

Un articolo pubblicato su British Medical Journal riporta i risultati di un nuovo studio secondo il quale alti livelli dell'amminoacido omocisteina potrebbero aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer o altre forme di demenza. Lo studio ha dimostrato che il rischio di sviluppare questa malattia è aumentato quasi del doppio nelle persone che hanno alti livelli di omocisteina nel plasma. Se i risultati saranno confermati si potrà tentare la prevenzione riducendo l'omocisteina con vitamine del gruppo B e mediante un più alto consumo di acido folico.

 

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Alimentazione non influisce su ipertrofia prostatica

Per una volta, la dieta non influisce sul rischio di ipetrofia prostatica benigna, uno dei disturbi più frequenti fra gli "over 50". è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Department of Nutrition dell'Harvard School of Public Health di Boston. L'equipe, coordinata dal dottor Edward Giovannucci, ha utilizzato i dati di una mega-ricerca, l'Health Professional Follow-up Study, iniziata nel 1983, i cui partecipanti avevano tra i 40 e i 75 anni d'età. Dieci anni dopo, si erano verificati 3.523 casi di ipertrofia prostatica benigna, mentre oltre 24.000 uomini non avevano alcun disturbo. Analizzando il legame con l'alimentazione, emerge che un elevato apporto energetico aumento il rischio di ipertrofia di 1,3-1,4 volte. Lo stesso avviene esagerando con le proteine: il rischio è 1,2 volte maggiore. Anche alcuni acidi grassi poli-insaturi (acido eicosapentanoico, acido docosaexanoico, acido arachinodonico) aumentano leggermente le probabilità di sviluppare questo disturbo. Secondo gli autori della ricerca, dunque, «l'ipertrofia non è fortemente legata all'alimentazione. Anche se - aggiungono - il contributo modesto dell'apporto energetico totale, della proteine e di alcuni acidi grassi merita uno studio più approfondito».

 

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Medicina: l'88,2% degli italiani si interessano a biotecnologie

L'88,2% degli italiani chiede al medico di famiglia un ruolo di primo piano nella divulgazione di informazioni sulle biotecnologie. Il dato è emerso a Palermo durante il corso di biotecnologie per i medici di famiglia, organizzato dall'Accademia delle Biotecnologie Serono, in collaborazione con il Centro di Biotecnologie Avanzate di Genova, la Fimmg e gli assessorati regionali alla Sanità. Durante il corso sono stati0 diffusi i risultati di una ricerca dalla quale emerge che il 64,5% degli intervistati ha avuto la possibilità di farsi un'opinione sui farmaci biotecnologici attraverso il confronto con il proprio medico. Il 91,3% delle donne contro l'85% degli uomini sceglie il medico come interlocutore privilegiato in materia di biotecnologie. Nel 46% dei casi il medico ha risposto a domande specifiche dei pazienti sull'argomento mentre nel 20,6% dei casi è stato il medico a parlarne spontaneamente.

 

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