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Archivio
delle notizie flash
Febbraio 2002
Altri
mesi
Indice
dei titoli
Fumo,
sigarette "forti" aumentano rischio infarto
Obesità:
attività fisica vero e proprio farmaco
Cancro:
dagli USA arriva un vaccino personalizzato
Cancro
al seno: isolato il terzo gene
Una
sonda intelligente per controllare il cuore "sotto
i ferri"
In
ospedale ci si ammala di depressione
Risonanza
magnetica svela rischio ictus
Colon
irritabile: può dipendere dal glutine
Alzheimer:
non colpisce dopo i novant'anni
Ictus:
vaccino antinfluenzale riduce rischio del 40%
Diabete,
un test più preciso
Osteoporosi:
fratture ossee segni da non trascurare
Infarto:
Tac in "3D" rivela rischio in 30 secondi
Addio
by-pass, arriva nuova "molletta medica"
Sangue:
kit "tascabile" per analisi ultrarapide
Cuore:
troppe morti per soccorsi tardivi
Ricoveri
più lunghi se si vive al Sud
Inquinamento:
Veronesi, aumentano rischi per la salute
In
tutta Italia arance rosse per sostenere ricerca su cancro
Le
unghie svelano i nostri malanni
Influenza:
a carnevale 600mila italiani a letto
Nas
in centri anziani e salute mentale, riscontrate 240 infrazioni
Bus
navetta per anziani all'ospedale Pertini di Roma
Ictus
più serio per chi è ansioso
Fumo,
sigarette "forti" aumentano rischio infarto
Fumare
sigarette "forti" o senza filtro aumenta il rischio di
infarto. è
quanto emerge da uno studio statunitense, pubblicato
sulla rivista Archives of Internal Medicine,
secondo cui le sigarette ad alto contenuto di
catrame sono quelle più pericolose per il cuore.
Stephen E. Kimmel, epidemiologo presso l'Università
della Pennsylvania, ha coordinato uno studio in cui sono
state confrontati marche e tipi di sigarette,
utilizzate da 600 fumatori dai 30 ai 65 anni ricoverati in 68 diversi ospedali a causa di un primo
infarto cardiaco, con quelle "usate" da altri 2700
fumatori di controllo. I dati raccolti hanno rivelato
che il rischio di infarto era doppio in chi fumava
sigarette forti o medie. In particolare i fumatori di
sigarette con un contenuto medio e alto di catrame
correvano, rispettivamente, un rischio maggiore di
1,86 volte e di 2,21 volte, rispetto ai fumatori di
sigarette a basso contenuto di catrame. Un'ulteriore
conferma sulla pericolosità del catrame per il cuore
è stata fornita dall'analisi del rischio, in funzione
della quantità di catrame fumata mediamente in un
giorno. I ricercatori hanno diviso il campione in
cinque categorie e hanno scoperto che, a seconda della
quantità di catrame assunta giornalmente, il rischio
rispetto alla categoria più bassa aumentava
progressivamente: 1,16; 1,85; 2,42; 2,50, passando
dalla seconda alla quinta categoria. Come dire che,
forse, per limitare il rischio di conseguenze
cardiovascolari, più del numero di sigarette fumate
in un giorno, è importante controllare l'etichetta e,
quindi, calcolare quant'è, complessivamente, la quantità
di catrame assunta.
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Obesità:
attività fisica vero e proprio farmaco
L'attività
fisica nei grandi obesi è un vero e proprio farmaco:
prescritta, dosata e "misurata" con tanto di
posologia, indicazioni e controindicazioni ha
efficacia proprio come un medicinale. Lo afferma
l'endocrinologo Alessandro Sartorio, esperto di obesità
presso l'Istituto auxologico italiano di Milano che,
dati alla mano, cita un recente studio dal quale è
emerso che «con una riduzione di peso del 4% in
persone con grave obesità si riesce ad abbassare del
16% il rischio cardiovascolare, in termini di
colesterolo totale, pressione sistolica e diastolica».
«L'attività fisica nelle persone obese - spiega
l'esperto - è fondamentale e va accompagnata
ovviamente alla dieta e al counselling psicologico.
Solo così si riducono i rischi per il cuore, si
controlla il diabete e nelle persone più anziane il
pericolo rappresentato dall'osteoporosi, oltre
ovviamente a ridurre il peso, vero ostacolo
all'autonomia funzionale delle persone obese, anche
nei più semplici gesti quotidiani. In Italia -
conclude - il problema dei chili di troppo è un
fenomeno in costante aumento, che interessa il 35%
della popolazione in sovrappeso e il 10% obeso».
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Cancro: dagli
USA arriva un vaccino personalizzato
Un
vaccino che stimola le difese immunitarie dell'organismo addestrandolo ad attaccare il tumore
è stato testato su 13 pazienti con cancro alla
prostata al Duke University Medical Center, nel North
Carolina. «Non è un vaccino generico, ma specifico
e mirato per ogni singolo paziente, e per il suo
singolo tipo di cancro» spiegano gli autori dello
studio pubblicato sul Journal of Clinical
Investigations. Il
trattamento sperimentato permetterebbe al
sistema immunitario di "smascherare" e quindi
contrastare le cellule cancerose. Il sistema
immunitario infatti attacca gli "invasori" (virus,
batteri, agenti patogeni) perché li riconosce come
estranei, ma questo non può accadere con le cellule
tumorali perché esse appartengono all'organismo
stesso. I ricercatori americani hanno fuso le cellule
dendritiche che attivano la reazione del sistema
immunitario dei soggetti ammalati con il Rna (cioè il
corredo genetico) degli antigeni specifici della
prostata dei pazienti stessi. Le cellule ibride così
ottenute sono state poi iniettate ai malati. Le
cellule si sono moltiplicate e hanno dato il via alla
loro azione protettiva: dalle analisi di laboratorio
è risultato che in 7 casi la progressione del tumore
è rallentata.
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Cancro
al seno: isolato il terzo gene
Scoperto
il terzo gene reponsabile del tumore al seno. Si
tratta dell'ATM, un gene che risulta mutato
nell'atassia telangiectasia, malattia ereditaria
recessiva che aumenta la predisposizione al cancro.
Ma, prima di questo studio, non c'erano prove che il
gene predisponesse al tumore al seno. I ricercati
australiani del Queensland Institute of Medical
Research di Brisbane, hanno scoperto che l'ATM
contiene due mutazioni che espongono ad un rischio
quasi 16 volte superiore alla media di ammalarsi. Nello studio pubblicato sul Journal of the
National Cancer Institute, sono state analizzate
più di 1000 donne sane o con precedenti di cancro al
seno, portatrici di almeno una delle due mutazioni.
Queste sono risultate responsabili del cancro in
alcune famiglie con tumore al seno multiplo. Altri
due geni responsabili della malattia erano stati
identificati negli anni '90, ricordano i ricercatori
che sottolineano la necessità di ulteriori studi per
chiarire il ruolo dell'ATM.
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Una sonda intelligente
per controllare il cuore "sotto i ferri"
Una
nuova "assicurazione sulla vita" per i 20 mila
italiani che ogni anno subiscono interventi chirurgici
a cuore fermo. è
una specie di sonda "intelligente":
dice ai medici quando ossigenare il muscolo sotto i
ferri, per non farlo soffrire ed essere certi che
torni a battere a operazione terminata. La tecnica,
messa a punto dall'equipe del dottor Angelo Graffigna
dell'ospedale Santa Chiara di Trento, è già sperimentata con successo su 19 pazienti. La metodica"'made in
Italy", si legge in una nota dei suoi
inventori, è in grado di evitare quei deficit
contrattili che negli interventi di by-pass
aorto-coronarico uccidono il 3% degli operati, nelle
sostituzioni di valvola aortica il 4%, in quelle di
valvola mitralica il 6% e nella sostituzione di più
valvole o nel trattamento degli aneurismi più del
10%.
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In ospedale ci
si ammala di depressione
Fino
a pochi anni fa, il paziente ricoverato in ospedale
aveva una sola malattia. Oggi, a sorpresa, ogni
ricoverato ha una malattia principale, grave e
un'altra più lieve. è
quanto emerge da uno studio nazionale della FADOI
(Federazione delle Associazioni Dirigenti Ospedalieri
Internisti) presentato dal presidente Salvatore Di
Rosa all'inaugurazione del Centro Studi. La
malattia principale per cui migliaia di italiani si
ricoverano ogni anno in ospedale è lo
scompenso cardiaco cui si associa l'ipertensione
arteriosa, il diabete e la bronchite cronica. Un dato
sorprende al momento riguarda i ricoverati in Sicilia
ma si ha l'impressione che possa evidenziarsi anche in
altre realtà italiane: uno su due ricoverati soffre
di depressione. La differenza fra il Nord e il
Sud sta nel fatto che nelle regioni
settentrionali il malato sta in ospedale in media tre
giorni in più del malato ricoverato in un ospedale
del Sud. «Si tratta - dice il presidente della FADOI,
Di Rosa - di un Osservatorio sull'andamento
delle malattie nelle settecento Divisioni di Medicina
Interna di tutto il Paese. Il Centro Studi ha
l'obiettivo di diventare un Osservatorio privilegiato
a disposizione del Ministero della Salute e delle
Regioni. Quest'Osservatorio intende fornire dati
epidemiologici documentati sulla popolazione malata e
sulla Ricerca Clinica ospedaliera».
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Risonanza
magnetica svela rischio ictus
Le
placche aterosclerotiche pronte a rompersi, a ostruire
la carotide e provocare un ictus possono essere
identificate dalla risonanza magnetica ad alta
risoluzione che riesce a visualizzare la struttura che
la racchiude, chiamata capsula fibrosa. I medici
dell’università di Washington hanno riscontrato che
il 70% dei soggetti in cui la capsula appariva rotta e
il 50% di quelli in cui risultava assottigliata
avevano avuto recentemente un ictus o un attacco
ischemico transitorio. Rispetto alle capsule che si
presentavano integre e spesse, i segni di rottura
indicavano un rischio 23 volte più elevato di
ischemia cerebrale. Ciò significa che la risonanza
magnetica ad alta risoluzione consente di individuare
le placche aterosclerotiche instabili che sono indici
di un rischio molto elevato di ictus. L'indagine
consente di mettere in luce soggetti ad altissimo
rischio e di intervenire con un trattamento alle
placche presenti nella carotide.
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Colon irritabile:
può dipendere dal glutine
La
proteina presente nel frumento, nel mais, nell'orzo
e in alcuni legumi può scatenare la sindrome da colon
irritabile. Una ricerca britannica pubblicata su Lancet
accusa il glutine dopo aver preso in esame 300 donne
affette da sindrome da colon irritabile e 300 sane. Il
20% delle malate presentava oltre ai gonfiori,
all’alternanza di stitichezza e diarrea, tipici del
colon irritato, anche un appiattimento dei villi
intestinali caratteristici caratteristici del morbo
celiaco.
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Alzheimer:
non colpisce dopo i novant'anni
Il
rischio di Alzheimer sembra essere scongiurato dopo i
novant'anni. è
questo il risultato di una ricerca condotta da
un'equipe della John Hopkins University che preso in
considerazione 3308 soggetti, tra uomini e donne, di
età superiore ai 65 anni. Dalla ricerca è
emerso che il rischio della malattia raddoppia ogni
cinque anni fino a ridosso dei novanta, quando
l'aumento regolare del rischio si ferma. La ragione
sembra essere genetica anche se non collegata al gene
ApoE, uno dei più significativi nel predire la
malattia. Sembra, infatti, che dopo l'analisi del Dna
anche i soggetti con il gene in una delle sue varianti
siano stati risparmiati dall’Alzheimer. Un'ultima
curiosità: dopo gli 85 anni il rischio Alzheimer è
maggiore per le donne rispetto agli uomini.
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Ictus:
vaccino antinfluenzale riduce rischio del 40%
Il
vaccino antinfluenzale protegge anche dall'ictus.
Secondo uno studio condotto in Francia e pubblicato
sulla rivista Stroke,
negli anziani vaccinati il rischio si ridurrebbe del
40%. Ricerche precedenti avevano già
dimostrato che le infezioni possono avere una responsabilità nell'insorgenza di ictus o
nell'infarto del miocardio, probabilmente a causa di
una modificazione delle placche che riducono le
arterie e posso "migrare" per ostruirne altre.Tenendo
conto dell'età, dei fattori di rischio tradizionali,
dell'uso di antibiotici i ricercatori hanno verificato
che il vaccino antinfluenzale è protettivo anche
contro l'ictus, nelle persone tra i 60 e i 75 anni.
Fra i più anziani, invece, il beneficio della
vaccinazione è meno evidente.
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Diabete,
un test più preciso
Si potrebbero mettere in luce molti più casi
di diabete se al posto della
glicemia si misurasse
l'emoglobina glicosilata (HBA1c), un tipo di analisi
che riflette i livelli di zucchero nel sangue nei 2-3
mesi precedenti ma viene solitamente riservato a chi
il diabete lo ha già. è
quanto rivela uno studio condotto negli Usa e
pubblicato sul Journal of General Internal Medicine.
I ricercatori hanno seguito e sottoposto al test 1.200
uomini che con i consueti esami non erano risultati
affetti da diabete. Con la misurazione dell'emoglobina
glicosilata, invece, al 5% dei soggetti è stata
riscontrata la malattia. Secondo lo studio, la
misurazione dell'emoglobina glicosilata, eseguita come
test di screening di persone sane, è più efficace
nell'individuare nuovi casi di diabete che non la
glicemia a digiuno.
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Osteoporosi:
fratture ossee segni da non trascurare
Le fratture ossee nell'età adulta
contribuiscono, nelle donne, ad aumentare il rischio
di osteoporosi dopo la
menopausa. è
questo il risultato di una ricerca condotta in Nuova
Zelanda su 1.300 donne di età compresa fra i 18 e i
65 anni di età. L'indagine, pubblicata su Archivies
of Internal Medicine, ha messo in evidenza che,
indipendentemente da età, peso, terapia ormonale,
fumo e alcol, il rischio di incorrere in fratture
osteoporotiche dopo la menopausa aumentava del 74%
nelle donne che avevano avuto fratture tra i 20 e i 50
anni. I ricercatori neozelandesi raccomandano a chi ha
avuto fratture, non determinate da incidenti stradali,
di porre particolare attenzione alla prevenzione della
osteoporosi, controllando spesso la densità minerale
ossea, adottando una dieta ricca di calcio e
praticando attività fisica.
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Infarto:
Tac in "3D" rivela rischio in 30 secondi
Una
Tac in 3 dimensioni svela in 30 secondi il rischio
d'infarto. E "fotografa" senza dolore tumori al colon,
anche solo di 6 mm, con una precisione del 95%.
L'apparecchiatura "Hollywoodiana", basata su
tecnologie simili a quelle dei film di animazione, è attiva da 8 mesi in 4 ospedali italiani. «Misura la quantità
di calcio nelle coronarie - spiega Giovanni Ussia, ricercatore
dell'Università di
Bologna, che utilizza la super-Tac presso la struttura
accreditata Villa Giose di Crotone - permettendoci di
valutare il rischio di una futura malattia cardiaca».
Sono già più di 2000 gli italiani cha hanno provato
la nuovissima Tac tridimensionale per esami a "effetti
speciali", ad Avellino, Crotone, Modena e Torino.
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Addio
by-pass, arriva nuova "molletta medica"
In
arrivo in Italia una "molletta meccanica" imbevuta di
spaciali farmaci, che potrebbe "mandare in
pensione" i
by-pass aorto-coronarici. «Si chiama coated stent -
spiega il professor Franco Romeo,
direttore della Cardiologia dell'Università' di Tor
Vergata - e sarà disponibile sul mercato in pochi
mesi, per rivoluzionare la vita di migliaia di
cardiopatici italiani. In moltissimi casi non sarà più
necessario impiantare il by-pass - assicura - perché con il nuovo
stent le coronarie, che tendevano
a richiudersi dopo l'angioplastica tradizionale,
"resteranno libere". Si potranno, così, eseguire
più angioplastiche, evitando un intervento chirurgico
invasivo e molto demolitivo: «per un "ponte
arterioso" - ricorda Romeo - occorre, infatti, aprire
il torace e mandare il paziente in arresto
cardioplegico e in circolazione extracorporea».
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Sangue:
kit "tascabile" per analisi ultrarapide
Un
kit "tascabile" per esami del sangue
ultrarapide, 10 volte più veloci di quelle effettuate
dai laboratori di analisi. Lo stanno mettendo a punto
alcuni ricercatori di Singapore - riferisce il
quotidiano The Straits Times - così da offrire
ai medici di famiglia uno strumento di diagnosi
affidabile ma al contempo facile da usare, che non li
obblighi a indirizzare i propri pazienti ai centri
specializzati. Il nuovo dispositivo non comporta
l'impiego di siringhe, perché per l'analisi è
sufficiente una goccia di sangue ottenuta pungendosi
con uno spillo, ed è in grado di leggere le
informazioni contenute nel Dna. Per questo, annunciano
i suoi creatori, «stiamo cercando di adattarlo anche
all'analisi dei capelli, del sangue secco e dello
sperma», tra le più comuni fonti di "segreti"
genetici.
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Cuore: troppe morti
per soccorsi tardivi
In
Italia, il ritardo nei soccorsi è ancora responsabile
di troppi morti evitabili per infarto e morte
improvvisa. Per "tagliare" questi decessi,
basterebbe applicare la legge che autorizza l'uso dei
defibrillatori anche al personale non sanitario. A
lanciare l'allarme è Gianni Spinella, presidente del
Coordinamento nazionale dei pazienti cardiopatici (Conacuore),
che si fa portavoce dell'appello rivolto dai pazienti
a istituzioni, medici e autorità affinché "la
legge non rimanga sulla carta". «Solo il 2-3% di
quanti sono colpiti da morte improvvisa - afferma
Spinella - sopravvive. Eppure, questa percentuale può
rapidamente aumentare quando il defibrillatore arriva
in tempo: gli esperimenti pilota condotti a Modena e a
Piacenza, con alcune volanti della polizia dotate di
apparecchio salvavita e personale addestrato, hanno
aumentato la sopravvivenza fino al 20%. Ma sono
esperienze limitate. Ci siamo battuti a lungo -
sottolinea - per avere la legge: ora è sconsolante
vedere come la sua applicazione sia limitata».
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Ricoveri
più lunghi se si vive al Sud
La
malattia è la stessa i medici sono ugualmente bravi
ma la durata dei ricoveri dipende dalla latitudine.
L'Atlante della sanità italiana Prometeo ha preso in considerazione le oltre 11 milioni
di schede di dimissione ospedaliera (SDO) che vengono
redatte ogni anno, alle quali corrispondono
altrettanti ricoveri. La maggior parte dei ricoveri
riguardano i tumori (10,0 giorni in media), malattie
dell'apparato digerente (9,2 giorni) e patologie del
sistema circolatorio e traumatismi e avvelenamenti
(8,8 giorni per entrambi i gruppi). Chi vive nelle
Regioni settentrionali trascorre in media meno tempo
in ospedale rispetto a chi vive del meridione.
Toscana, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna,
Umbria, Piemonte sono, nell'ordine, le Regioni con il
minor numero di giornate di ospedalizzazione di
pazienti adulti ogni cento residenti: si va dai 42
giorni della Toscana ed i 46 giorni del Piemonte.
Basilicata, Puglia, Lazio, Abruzzo, Calabria,
Molise sono, al contrario, le Regioni per le quali si
registrano i valori più elevati (dai 57 giorni della
Basilicata fino ai 61 giorni del Molise); le altre
nove Regioni restano attorno alla media nazionale.
Esclusa la provincia di Bolzano, tutte le Regioni del
nord sono però caratterizzate da un numero di
giornate di ospedalizzazione per tumori superiore alla
media nazionale, fino a toccare l'apice con la Valle
d'Aosta. Le giornate di
ospedalizzazione per malattie del sistema circolatorio
risultano essere oltre la media nazionale in tutto il
meridione escluse le Isole ma fino a comprendere il
Lazio e le Marche. Altrettanto nettamente si disegna
la tendenza per le malattie dell'apparato digerente
che obbliga i pazienti del sud a ricoveri più lunghi.
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pagina
Inquinamento:
Veronesi, aumentano rischi per la salute
"Le
polveri da 1 a 5 micron sono quelle pericolose perché
rimangono intrappolate nei bronchi: se fossero polveri
inerti alla lunga darebbero patologie croniche come
asma o bronchiti, ma se hanno assorbito sostanze
cancerogene aumentano quei problemi che potrebbero
portare alla formazione di tumori dei polmoni".
Lo ha affermato l'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi, partecipando a una
conferenza dell'Associazione Italiana per la ricerca
sul cancro. Parlando dell'emergenza inquinamento,
Veronesi ha spiegato che sostanze cancerogene sono
presenti soprattutto nel traffico veicolare e nel
riscaldamento con gasolio. «Bisogna fare qualche
cosa - ha detto - fare leggi intelligenti per ridurre
l'inquinamento al minimo e questo si può fare». Per quanto riguarda le condizioni atmosferiche degli
ultimi due mesi che, nel nord Italia soprattutto hanno
portato a un lungo periodo di siccità e di
conseguenza innalzamento dei livelli d'inquinamento,
Veronesi ha detto che «questa emergenza è dovuta
a condizioni atmosferiche particolari che credo non si
ripeteranno per altri 20 anni. Ma questo non è il
problema di fondo, il problema è creare condizioni
strutturali che stabilmente contribuiscano a far
diminuire l'inquinamento».
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In tutta Italia
arance rosse per sostenere ricerca su cancro
Arance
rosse di Sicilia "messaggere" contro i
tumori. Sabato 26 gennaio 2002 arriveranno in massa
(1,3 milioni di chili) in 2mila angoli d'Italia,
piazze o scuole elementari e medie, per invitare i
cittadini a un acquisto sano e solidale, destinato a
sostenere l'attività dell'Associazione italiana per
la ricerca contro il cancro (Airc). L'incasso previsto
per la 13esima edizione dell'iniziativa Le arance
della salute, ha riferito in conferenza stampa a
Milano il presidente dell'Airc Jacopo Vittorelli, è
di 3,6 milioni di euro. Il contributo richiesto per
ognuna delle 435mila reticelle è di 8 euro e i
volontari in campo saranno 20mila, più 200mila alunni
di 500 scuole.
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Le
unghie svelano i nostri
malanni
Le
unghie portano incisa la "geografia" dei
malanni: possono rivelarci quali patologie "coviamo"
e quali abbiamo già sviluppato senza rendercene
conto. Basta saperle guardare, dice il professor
Marcello Monti, dermatologo dell'Istituto clinico
Humanitas di Rozzano, Milano. Proprio come fanno i
medici tibetani, che iniziano a visitare un paziente
partendo dalle sue unghie. Un'unghia sana infatti,
segno di un corpo sano, «è resistente e rosa,
uniforme e levigata», mentre se c'è qualcosa che non
va si riga, cambia forma, colore o spessore. In
genere, prosegue Monti, «se solo un'unghia o due
presentano un'anomalia, e' probabile che il problema
sia esterno, mentre se sono tutte le unghie a cambiare
è ragionevole sospettare una malattia interna».
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Influenza: a
carnevale 600mila italiani a letto
Carnevale
a letto con l'influenza per 600mila italiani,
costretti a rinunciare a feste e travestimenti. La
settimana delle maschere, infatti, coinciderà con il
picco massimo dell'epidemia, che ha già colpito
200mila nostri connazionali nell'ultima settimana,
800mila dall'inizio dell'inverno. La previsione è di Fabrizio Pregliasco, responsabile dell'Istituto di
virologia milanese Centro interuniversitario per la
ricerca sull'influenza. A fine stagione la cinese avrà
messo a letto 3 milioni di italiani, 1 milione e
mezzo fra bimbi e adolescenti fino ai 14 anni d'età'.
«I nuovi casi sono in aumento - spiega Pregliasco - già
dalle ultime tre settimane, con 3 italiani
colpiti ogni 1.000 abitanti, quasi 5 fra i più piccoli. Il picco massimo
arriverà fra 2 o tre
settimane, con quasi il triplo di adulti a letto ogni
1.000 abitanti, seguito da una coda di altre 6
settimane». Le più influenzate sono le regioni del
centro Italia, in testa Lazio e Campania, seguite
dall'Emilia Romagna. Il virus, infatti, ha contagiato
anche buona parte del Nord. Le più fortunate, invece,
Sicilia e Calabria, che, nonostante il freddo record
di queste ultime settimane, contano pochissimi casi.
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Nas in centri
anziani e salute mentale, riscontrate 240 infrazioni
Carenze
igieniche, strutture insufficienti, mancanza di
sistemi di sicurezza, esercizio abusivo della
professione, uso di farmaci scaduti, mancanza di
impianti elettrici. Sono queste le irregolarità più
frequenti accertate dai Nas che, d'intesa con il
ministero della Salute hanno ispezionato le strutture
per anziani e i centri di tutela per la salute mentale
su tutto il territorio nazionale. I carabinieri del
corpo speciale, su 1.086 controlli, hanno rilevato 240
infrazioni penali e amministrative, hanno sequestrato
una casa di riposo e avviato 6 proposte di sospensione
dell'attività'.
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Bus
navetta per anziani all'ospedale Pertini di Roma
Buone
notizie per gli anziani che abbiano bisogno di
frequentare l'Ospedale Sandro Pertini di Roma. Dal
primo febbraio prossimo, per iniziativa della Asl Roma
B, potranno usufruire di un servizio di "bus
navetta" per spostarsi dall'ingresso
dell'Ospedale ai servizi sanitari interni. Il bus
navetta circolerà dal lunedì al sabato, dalle 8 alle
18, con un intervallo di 15 minuti. «Spero - ha
spiegato il direttore generale della Asl, Cosimo
Giovanni Speziale - che la nostra iniziativa trovi un
positivo riscontro nella utenza in generale, ma in
particolar modo negli anziani, finora costretti a
percorrere a piedi lunghi tratti all'interno del
Pertini».
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Ictus, più serio per
chi è ansioso
I
risultati di una
ricerca pubblicata sulla rivista American heart
association hanno dimostrato che le persone ansiose o
depresse hanno più possibilità di essere colpite da ictus. Questo serio disturbo, causato da
un'emorragia del cervello e caratterizzato dalla
perdita di conoscenza e da una paralisi parziale o
totale del corpo, si manifesta circa tre volte in più
in chi soffre di disturbi dell'umore, come ansia e depressione.
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