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Archivio delle notizie flash

   

Luglio 2002

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

   

   

Ictus: batterio ulcera può scatenarlo

Mal di denti, ritorna "l'Operazione dentisti aperti d'estate"

Cuore in forma con dieta ed esercizio fisico

Italiani e surgelati, amano le verdure ma anche i piatti pronti

Osteoporosi: poche diagnosi e scarso trattamento

Urologo, sesso possibile dopo intervento prostata

Anziani: mancano fondi per assisterli

Tumori, tra le cause anche le infiammazioni

Menopausa: cura ormonale di nuovo a rischio

Alimentazione, nella dieta vegetali di "sette" tipi diversi

Vitamine: spesa inutile per gli italiani

Cuore, noci e nocciole gli fanno bene

Cuore: donne "in forma" rischiano meno

Parkinson, errore di diagnosi in 1 caso su 2

Ictus: un nuovo farmaco lo previene

Vitamine C ed E riducono rischio Alzheimer

Nessun legame tra umore e tumore

Malattie digestive: aumentano per colpa di dieta e stress

Gambe, gonfiore preoccupa 18mila italiane

Diabete: cereali valida arma di difesa

 

 

 

 

Ictus: batterio ulcera può scatenarlo

Un ceppo particolarmente "potente" del batterio che causa l'ulcera allo stomaco, può anche aumentare il rischio di ictus. Lo rivela uno studio italiano, coordinato da Antonio Pietroiusti dell'università romana di Tor Vergata, pubblicato sulla rivista Circulation, la rivista dell'American Heart Association. Dall'indagine è emerso che molti pazienti con ictus causato dal restringimento delle arterie nel cervello erano infettati da un ceppo di Helicobacter pylori detto CagA-positivo. E questo in una percentuale maggiore rispetto ai volontari sani o a chi aveva avuto un ictus di altra origine. "I nostri dati - scrive Pietroiusti - suggeriscono che l'infezione con questo microrganismo rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di ictus aterosclerotico". In tutto, i ricercatori italiani hanno esaminato 138 persone con ictus aterosclerotico, 61 con ictus trombotico e 151 individui sani. In particolare, il 43% dei primi è risultato infetto dalla versione cagA-positiva del batterio, rispetto al 20% del gruppo con ictus di altro tipo e al 18% dei volontari sani. Secondo i medici, è probabile che questo ceppo del batterio causi un'infiammazione nelle pareti delle arterie, contribuendo all'irrigidimento tipico della formazione delle placche. Il minor afflusso di sangue al cervello dovuto all'aterosclerosi può portare ad un ictus.

 

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Mal di denti, ritorna "l'Operazione dentisti aperti d'estate"

I cittadini che durante il periodo estivo avranno bisogno di un dentista possono stare tranquilli. Per trovare uno studio odontoiatrico aperto, anche nei mesi più caldi, parte la 5ª edizione dell'Operazione dentisti aperti d'estate 2002, organizzata da Day Medical, società di servizi per la salute e il benessere, in collaborazione con il Tribunale per i diritti del malato e l'Unione nazionale consumatori. Da lunedì 15 luglio è attivo, dalle 9 alle 18, il numero verde 800 016105, per conoscere gli studi disponibili su tutto il territorio nazionale, indicando l'indirizzo più vicino a casa. Il Day Medical, infatti, ha raccolto i dati di apertura estiva di oltre 2.500 studi dentistici. I dati delle precedenti edizioni dimostrano il gradimento dell'iniziativa e la crescita dell'interesse. Nella prima edizione, del 1998, le chiamate al numero verde sono state 1.161, l'anno scorso, invece, ben 3.675. Inoltre i dati dimostrano che queste informazioni sono preziose soprattutto per i cittadini delle grandi aree urbane: dalla provincia di Milano le chiamate sono state 571, da Roma 550, da Firenze 302, da Napoli 193 e da Torino 151. Le donne, che normalmente si occupano della salute della famiglia, hanno effettuato il 68% delle chiamate.

  

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Cuore in forma con dieta ed esercizio fisico

Uno studio statunitense su soggetti sovrappeso e con modesto innalzamento della pressione dimostra che dieta ed esercizio possono ridurre la pericolosa ipertrofia cardiaca che spesso accompagna l'ipertensione. Dopo 6 mesi nei soggetti a dieta la pressione è diminuita di 7 mm di mercurio, e in quelli che avevano seguito il programma di attività fisica di 4; ma, soprattutto in entrambi i gruppi si sono ridotti spessori e dimensioni del ventricolo sinistro. Perdita di peso ed esercizio fisico riescono, quindi, a far regredire l'ipertrofia, cioè l'ingrossamento del ventricolo sinistro, dovuta all'eccessivo lavoro cardiaco determinato dall'ipertensione. In pratica ipertensione e sovrappeso si associano a un ingrossamento del cuore che aumenta i rischi, ma può essere contrastato con dieta ed esercizio fisico.

  

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Italiani e surgelati, amano le verdure ma anche i piatti pronti

Aumenta il consumo di prodotti surgelati. è la tendenza disegnata da un'indagine realizzata da Astra/Demoskopea ad aprile di quest'anno. L'85% degli italiani (il campione è di duemila interviste personali) consuma surgelati più o meno spesso, il 70% li acquista. Solo un italiano su sette non consuma mai alimenti surgelati, soprattutto gli anziani. Mentre il 55% (età 14-79 anni) li usa per preparare i pasti per sé e per gli altri. Nella graduatoria di preferenze ci sono verdure e ortaggi (25.6 milioni di adulti) seguiti da pesce (21.9), patate, comprese fritte e purè (16.6), pizze e pizzette (11.9), carne di pollo e bovina (10.6 milioni) contorni pronti (9.8) e primi piatti pronti (8.4). Si impongono i piatti pronti al nord, scelti da chi ha 25-54 anni, appartiene alla classe media e medio-alte. I punti di forza del prodotto, secondo i consumatori, sono la facilità di preparazione, la disponibilità tutto l'anno, l'utilità per chi non sa cucinare, il risparmio di tempo, l'igienicità. Ma anche la facilità di reperimento in confezioni più piccole o nel formato monoporzione.

 

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Osteoporosi: poche diagnosi e scarso trattamento

L'osteoporosi, uno dei problemi più diffusi fra le donne in post-menopausa, è tuttora scarsamente diagnosticata e, anche in caso di diagnosi, sono poche le donne che intraprendono una terapia. L'avvertimento arriva dal congresso annuale della Società Americana di Ricerca Epidemiologica, dove è stato presentato uno studio dell'università di Buffalo (USA), che ha indagato quali fattori influenzano la decisione di intraprendere una terapia anti-osteoporosi una volta avuta la diagnosi della malattia. Sono state coinvolte 836 donne fra i 58 ed i 90 anni. I ricercatori hanno verificato che ciò che più incoraggia le donne a sottoporsi alla terapia è una densità ossea molto bassa (e quindi un osteoporosi di livello ormai grave) e un livello di istruzione elevato. Questi risultati indicano che c'è ancora molto da fare per educare le donne (ed anche i medici) in merito all'osteoporosi. Numerose donne sono infatti affette da osteoporosi senza saperlo, perché non sono mai state indirizzate verso uno screening per la malattia. L'osteoporosi può essere prevenuta con un'alimentazione corretta, una buona dose di movimento e, quando è il caso, seguendo le terapie oggi a disposizione.

 

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Urologo, sesso possibile dopo intervento prostata

Sesso possibile, grazie alle nuove tecniche chirurgiche, anche dopo un intervento per eliminare il tumore alla prostata. La notizia arriva dal VI Congresso nazionale di chirurgia genitale maschile, tenutosi a Trieste. "Oggi - spiega Giovanni Alei, urologo dell'Università La Sapienza di Roma e presidente della Società di chirurgia genitale maschile - gli interventi hanno minore impatto sull'attività sessuale dei pazienti, perché si cerca di 'salvare' i nervi del pene o si impiantano protesi". E le buone notizie arrivano anche dal fronte della prevenzione: la 'via americana' ha dimostrato che basta tenere sotto controllo i valori del Psa, con semplici analisi del sangue, per ridurre del 30% la mortalità. L'allerta deve partire dai 50 anni in poi. Il tumore alla prostata è ancora, in Italia, la seconda causa di morte per cancro, con 140 casi e 30 decessi ogni 100mila abitanti. Per questa ragione la prevenzione della malattia gioca un ruolo decisivo nella sopravvivenza dei malati: se il tumore viene diagnostica e 'preso' in tempo, infatti, nel 63% dei casi si può guarire.

 

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Anziani: mancano fondi per assisterli

Mancano fondi per assistere gli anziani. Un vero e proprio esercito in Italia, con il 10% della popolazione ultra75enne, un terzo dei quali con un grado variabile di non autosufficienza. Per questo servirebbero 32 mila miliardi di vecchie lire ogni anno, contro i 13 mila a disposizione. A lanciare l'allarme anziani è il ministro alla Salute, Girolamo Sirchia, nel suo intervento all'università Cattolica di Roma, per un convegno sulla terza età. "Dobbiamo riuscire a reperire le risorse adeguate al trattamento degli anziani non autosufficienti - ha proseguito Sirchia - ma abbiamo solo un terzo dei fondi necessari". E, ha denunciato il ministro, "molti servizi per gli anziani hanno difformità di erogazione e spesso non sono soddisfacenti. Un problema, anche questo, da risolvere".

 

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Tumori, tra le cause anche le infiammazioni 

Attenzione alle infiammazioni, soprattutto se croniche. Il Dna danneggiato può infatti contribuire all'insorgenza di neoplasie. è questo il risultato di uno studio condotto sulle patologie polmonari dall'Istituto di Fisiopatologia Respiratoria del CNR di Palermo secondo cui le flogosi potrebbero rappresentare il primo stadio di un processo tumorale. "L'infiammazione cronica - ha spiegato Giovanni Bonsignore, direttore dell'Istituto nel corso di un convegno internazionale, organizzato in collaborazione con l'Università di Palermo e la Fondazione Menarini - comporta la produzione di molecole che, interagendo con le cellule, possono portare alla formazione di neoplasie". Ma la relazione infiammazioni-cancro, sottolineano gli esperti, è valida anche per molte altre malattie quali le coliti ulcerative, le pancreatiti croniche o la gastrite di Helicobacter pilori. "Il rischio maggiore - precisa Maurizio Vignola, responsabile del Reparto per lo studio - lo corrono naturalmente quei pazienti che presentano tessuti già danneggiati dall'infiammazione cronica, le cui cellule manifestano una maggiore suscettibilità ad andare incontro a mutazioni tumorali". Come sempre, ribadiscono i ricercatori, la prevenzione è l'unica arma attualmente disponibile per contrastare lo sviluppo del cancro. Di qui la raccomandazione per una delle categorie più a rischio: i fumatori. "Dovranno sempre valutare con molta attenzione - conclude Vignola - lo sviluppo dei processi infiammatori, in attesa della grande decisione: smetterla completamente con il fumo".

 

  

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Menopausa: cura ormonale di nuovo a rischio

La terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa è di nuovo a rischio. L'allarme sui rischi della cura, sospettata di aumentare l'incidenza di cancro al seno, viene dagli USA, dove un maxi-studio sulla somministrazione combinata di estrogeni e progestinici "è stato bruscamente interrotto - spiegano i ricercatori sul New York Times - perché i medicinali provocavano una crescita lieve del rischio di tumori invasivi alla mammella". La terapia ormonale sostitutiva consiste nel rimpiazzare gli ormoni femminili che l'organismo smette di produrre con la menopausa, assumendoli sotto forma di farmaci. La speranza dei medici favorevoli a questa cura è di ridurre i sintomi caratteristici quali le vampate di calore, la sudorazione notturna e la secchezza vaginale. Benefici supportati da evidenze "ancora incerte". I dati dimostrano che, dopo un anno di assunzione, gli ormoni sostitutivi aumentano di 8 casi su 10mila la frequenza di cancro al seno, di 7 su 10mila gli attacchi di cuore, di 8 su 10mila gli ictus e di 18 le trombosi. In compenso, si evitano 6 casi di cancro colorettale e 5 fratture di anca su 10mila.  L'obiettivo dello studio americano, che ha coinvolto 16mila donne, era di valutare una volta per tutte rischi e benefici. Ma dopo una media di 5,2 anni di terapia combinata estrogeni più progestinici, i ricercatori hanno notato "che la soglia predefinita di sicurezza era stata superata", e attraverso una lettera hanno ordinato a tutte le pazienti arruolate di sospendere la cura.

 

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Alimentazione, nella dieta vegetali di sette "tipi" diversi

Un recente articolo del Journal of Nutrition consiglia di inserire tutti i giorni, nella dieta, frutta e ortaggi di sette colori: rosso, rosso-porpora, arancio, giallo-arancio, giallo-verde, verde, bianco-verde. Ogni colore, infatti, indica la presenza di nutrienti con specifici effetti benefici sulla salute. Sono sempre più numerosi, infatti, i dati a conferma dell'importante ruolo svolto dalla frutta e dalla verdura nella prevenzione di varie malattie, come quelle cardiovascolari, l'ipertensione, la cataratta, l'ictus e soprattutto i tumori: un consumo di 400-600 grammi di frutta e verdura al giorno è associato alla riduzione del 50% il rischio di contrarre alcuni tipi di tumore del tratto respiratorio e digerente. Ma poiché alcune delle sostanze protettive delle verdure possono andare incontro a perdite notevoli durante le fasi di preparazione, è opportuno, nel caso della frutta, dare la preferenza a quella intera, piuttosto che frullata o sottoforma di succhi e, per la verdura, prevederne tutti i giorni almeno una porzione cruda. Questo consiglio vale ancora più nel caso di verdure ricche di vitamine facilmente degradabili, come la C, di cui si può arrivare a perderne anche il 75% con lavaggi in tanta acqua e successiva cottura. Diverso il discorso per i carotenoidi, le sostanze che danno il colore alle carote ed ai pomodori, che invece vengono assorbiti più facilmente dagli alimenti cotti rispetto a quelli crudi e, ancor più, se in presenza di piccole quantità di grassi.

  

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Vitamine: spesa inutile per gli italiani

Gli italiani consumano troppe vitamine. Nel 2001 hanno speso 258 milioni di euro (500 miliardi di lire) per acquistare integratori vitaminici. Una spesa inutile e dannosa secondo l'Associazione degli utenti e dei consumatori (Aduc). "Nella stragrande maggioranza dei casi - scrive in una nota Primo Mastrantoni segretario dell'Aduc - oltre ad avere un costo per le nostre tasche, quest'abitudine può danneggiare la salute. La necessità di un'aggiunta di vitamine nella alimentazione, riguarda una ristretta fascia di popolazione". Il resto "è moda - continua Mastrantoni - che si paga a caro prezzo. Dosi eccessive di vitamine, infatti, sono dannose. Quelle liposolubili (A, E, D, K) possono intossicare il fegato, quelle idrosolubili (gruppo B, C, H, PP, ac.folico e pantotenico) possono alterare la funzionalità renale. Basta una corretta alimentazione per assicurare al nostro organismo ciò che serve e la posizione geografica del nostro Paese consente di avere una vasta gamma di prodotti per tutto l'anno, in particolare frutta e verdura, ricche di vitamine oltre che di sali minerali e di fibra".

  

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Cuore, noci e nocciole gli fanno bene

Mangiare un pò di noci e nocciole una o due volte la settimana fa bene al cuore e riduce notevolmente i rischi di attacchi cardiaci mortali. Lo indica uno studio di ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston. Chi consuma una trentina di grammi di noci o nocciole almeno due volte la settimana riduce in percentuali che oscillano dal 30 al 46% i rischi di attacchi cardiaci mortali, mentre l'effetto non sarebbe significativo sulle malattie cardiache meno gravi. Lo studio è stato compiuto su un campione di 21.000 medici uomini americani. L'effetto benefico di noci e nocciole sul cuore era già noto, perché i frutti sono ricchi di grassi non saturi, magnesio e vitamina E.

 

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Cuore: donne "in forma" rischiano meno

Le donne "in forma" rischiano meno gli attacchi di cuore. Secondo uno studio statunitense, pubblicato sulla rivista Circulation, l'attività fisica è protettiva perché ha un effetto antinfiammatorio. I ricercatori hanno infatti dimostrato che le donne in buona forma fisica hanno livelli più bassi della proteina C-reattiva, "indice" di processi infiammatori in corso. Cardiologi dell'University of Utah School of Medicine, coordinati da Michael J. LaMonte, hanno studiato le concentrazioni di proteina C-reattiva (CRP) in campioni di sangue prelevati 135 donne, dopo 12 ore di digiuno e a distanza di almeno 24 ore dall'ultima "prestazione" sportiva. Quindi, hanno valutato la forma fisica delle donne, non sulla base di quanto riferito, ma con "la prova dei fatti", facendole correre su di un "tapis roulant" fino a quando si sentivano esauste. La velocità e l'inclinazione del tapis roulant venivano aumentate ogni due minuti, con valori di partenza diversi a seconda della fascia d'età". I risultati hanno indicato differenze significative nelle concentrazioni di CRP a seconda della forma fisica: più alta nelle donne meno in forma e più basse in quelle più sportive e in quelle decisamente "atletiche". Inoltre, i livelli ci CRP erano significativamente più alti anche nelle donne sovrappeso o obese rispetto a quelle con un indice di massa corporea (BMI) normale. Studi precedenti avevano appunto indicato che alti livelli di CRP aumentano da due a cinque volte il rischio di attacchi di cuore. Questo studio suggerisce quindi che le donne in forma corrono meno rischi di cardiopatie proprio perché riescono a mantenere bassi i livelli di CRP. LaMonte suggerisce infine un metodo "casalingo" per calcolare la propria forma fisica in funzione del "contenimento" dei valori di CRP: vedere se si riescono a percorrere 2 Km in non più di 25 minuti.

 

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Parkinson, errore di diagnosi in 1 caso su 2

Quasi una volta su 2 (nel 45% dei casi) la diagnosi del morbo di Parkinson è "viziata" da errori grossolani. I test tradizionali, infatti, confondono il morbo con malattie neurologiche simili, ma non caratterizzate dalla perdita del neurotrasmettitore dopamina. L'allarme emerge da uno studio condotto su 118 pazienti di 15 ospedali europei, che sarà presentato in settembre al congresso della Società italiana di neurologia. I medici coinvolti nell'indagine hanno inoltre dimostrato che l'esame Spect, abbinato al radiofarmaco iofluopane, permette diagnosi certe in tempi brevi, richiedendo una degenza di soli 3 giorni contro i 15 necessari alle comuni analisi. Adottandolo, quindi, riferisce in una nota Angelo Antonini, partecipante allo studio e responsabile della ricerca clinica sul Parkinson presso gli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano, "il Sistema sanitario nazionale (Ssn) risparmierebbe quasi 8 milioni di euro l'anno. Invece, protesta l'esperto, non lo rimborsa perché lo giudica troppo costoso".

 

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Ictus: un nuovo farmaco lo previene

Un nuovo farmaco contro l'ictus sembra ridurre il rischio di un attacco quasi del 30% e abbattere dell'11% i problemi cardiovascolari maggiori e del 20% l'insorgenza di nuovi casi diabete. Il principio attivo, chiamato candesartan cilexetil, funziona bene negli anziani con lieve ipertensione arteriosa. Questi i risultati dello studio SCOPE (Study on cognition and prognosis in the elderly) condotto su 4.937 pazienti di 15 Paesi, tra i 70 e gli 89 anni e lievemente ipertesi. I dati sono stati presentati a Praga, dove si sono riunite la Società internazionale dell'ipertensione (Ish) e la Società europea dell'ipertensione (Esh). Dalla ricerca emerge che un efficace controllo della pressione permette di mantenere le funzioni cognitive dei soggetti trattati. "Per la prima volta - spiega Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell'Istituto Auxologico italiano di Milano e membro del comitato esecutivo dello studio - possiamo dimostrare che il trattamento dell'ipertensione lieve negli anziani comporta un duplice beneficio". In primo luogo dei "vantaggi reali dal punto di vista clinico (riduzione significativa del numero di ictus non fatali), quindi il fatto che la riduzione della pressione arteriosa non accresce il rischio di declino cognitivo o lo sviluppo di demenza negli anziani". Un'evidenza importante, se si pensa che l'ipertensione arteriosa, ricordano gli esperti, "rappresenta la malattia cardiovascolare più comune". Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), infatti, nel mondo vi sono quasi 691 milioni di persone colpite da patologie ipertensive. In particolare, si stima che la prevalenza dell'ipertensione arteriosa si attesti intorno al 24% della popolazione adulta, e che questa percentuale superi il 50% negli anziani.

 

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Vitamine C ed E riducono rischio Alzheimer 

Le vitamine C ed E potrebbero ridurre il rischio di Alzheimer. è quanto affermano due nuovi studi, pubblicati sulla rivista Jama, che hanno testato le proprietà di queste sostanze antiossidanti contenute negli alimenti. Secondo gli ultimi dati, ricordano ricercatori dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam, lo stress ossidativo sembra contribuire allo sviluppo della malattia di Alzheimer. Gli specialisti hanno studiato 5.395 pazienti, con oltrei 55 anni al momento del reclutamento (anni 1990-1993), che non presentavano segni di demenza. Durante i 6 anni di follow-up i partecipanti sono stati seguiti regolarmente raccogliendo dati sulla loro alimentazione. In totale 197 pazienti hanno sviluppato demenza (146 casi di Alzheimer). Secondo gli autori, elevati consumi di vitamina C ed E erano in grado di ridurre il rischio di Alzheimer, con un effetto più marcato nei fumatori, che non sembrava influenzato dal genotipo dell'apolipoproteina E, fattore genetico coinvolto nel rischio di Alzheimer. Questi dati sembrano confermati da un altro studio, condotto da ricercatori del Rush-Presbyterian-St Luke's Medical Center, di Chicago, su 815 persone. Anche in questo caso, dopo 3,9 anni di follow-up, si è osservato che un elevato consumo di vitamina E riduceva il rischio di Alzheimer. Tuttavia, sottolineano in un editoriale, ricercatori del National Institute of Aging e del Pacific Health Research Center Institute, "sono necessarie altre ricerche per determinare l'esatto effetto di queste vitamine".

 

  

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Nessun legame tra umore e tumore

Una recente indagine dell'Institute of Cancer Epidemiology di Copenhagen (Danimarca) sembra aver smentito un possibile collegamento tra depressione e cancro. è opinione comune, infatti, che atteggiamenti negativi e pessimistici nei confronti della vita siano in grado di abbassare le difese immunitarie e, di conseguenza, di aumentare il rischio di gravi patologie, come i tumori. Per smentire tale teoria, i ricercatori hanno analizzato 89.491 adulti danesi ricoverati in ospedale per depressione. Di questi, 9.922 hanno sviluppato una forma di tumore entro 12,5 anni dall'inizio dell'ospedalizzazione. Escludendo il primo anno di ricovero ed eventuali tumori legati all'abitudine al fumo, gli studiosi non hanno evidenziato alcun aumento nel rischio di tumore associabile alla depressione."Eventuali associazioni evidenziate in altri studi - afferma Susanne Oksbjerg Dal ton, che ha condotto la ricerca - molto probabilmente dipendevano da altre cattive abitudini, come l'alcolismo e il tabagismo, dipendenze alle quali il depresso molto spesso chiede conforto".

 

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Malattie digestive: aumentano per colpa di dieta e stress

Aumentano in Italia le malattie dell'apparato digerente legate allo stress, ma anche all'alimentazione scorretta. In particolare, cresce il colon irritabile, mentre calano gastrite e ulcera, come emerge dal Congresso nazionale delle malattie digestive tenutosi a Roma, presieduto da Renzo Caprilli (Sige), Guido Costamagna (SIED) e Renato Galeazzi (Aigo). A preoccupare di più gli esperti è il tumore del colon, ma anche l'esofago di Barret. Da segnalare, inoltre, l'incremento del morbo celiaco e delle malattie infiammatorie intestinali; stabile, invece, la colite ulcerosa, che colpisce soprattutto i giovani. L'incremento delle malattie digestive è testimoniato anche dal record, nell'ultimo anno, delle vendite di gastroprotettori, salite del 15,08%.

  

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Gambe, gonfiore preoccupa 18mila italiane

Gonfiore e pesantezza alle gambe preoccupano 18mila italiane. Tante, infatti, sono le donne del Belpaese che hanno raccolto l'invito lanciato dall'International society of plastic aesthetic dermatology (Isplad) con il Mese della prevenzione della ritenzione di liquidi. L'iniziativa, svolta a maggio con la collaborazione di Acqua Danone Vitasnella e Dietosystem, ha coinvolto 1.000 medici associati Isplad (il doppio rispetto allo scorso anno), impegnati a offrire, in tutto il Paese, test gratuiti e consigli a chiunque lamentasse inestetismi da ritenzione idrica. Roma e Milano le città con gli ambulatori più affollati (rispettivamente 2mila e 1.500 visite), e "di professione impiegata" le utenti più numerose: a loro il 40% delle analisi. I risultati sulla diffusione della ritenzione di liquidi in Italia sono in fase di elaborazione. Nel frattempo, però, restano validi i suggerimenti degli esperti: "poco sale e pochi grassi animali, tante fibre e molta acqua a basso contenuto di sodio".

  

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Diabete: cereali valida arma di difesa

Le fibre dei cereali integrali non solo permettono di perdere peso, ma rallentano il rilascio di zuccheri nel sangue e proteggono dal rischio diabete. Lo rivela uno studio della Harvard medical school condotto su persone in sovrappeso. La loro dieta, per il 55% costituita da cereali, ha abbassato del 10% i livelli di insulina che prima erano alti. Gli studiosi hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di fibre evita al pancreas di secernere una quantità eccessiva di questo ormone, al quale le cellule diventano sempre meno sensibili, predisponendo al diabete. Via libera, dunque, ai prodotti integrali perché rappresentano un valido aiuto per il metabolismo del glucosio.

 

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