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Archivio delle notizie flash

   

Settembre 2002

   

Altri mesi

   

Indice dei titoli

   

   

Cnr, test informatico rivela infarto 10 anni prima

Italiani pigri e ansiosi ma in salute

Arriva l'autotest per l'osteoporosi

2 anziani su 10 fumano, Italia prima in Europa

Donne più attente a prevenzione ma Sud in ritardo

Cioccolato funziona come farmaco anti-ansietà

Sirchia: troppe irregolarità in strutture anziani

Frutta "bio" più ricca di antiossidanti

Diabete: in sperimentazione l'insulina spray

Infarto, in aumento i casi gravi

Anziani: un numero verde in 30 città italiane

Menopausa, via libera al cerotto anti-età

Alzheimer: anche la circonferenza cranica conta

Allarme in USA: gli anziani ricorrono troppo alle erbe

Memoria corta? Colpa di una proteina

Cure "alternative" per dieci milioni di italiani

500 mln i malati di Alzheimer e Parkinson nel 2025

Anziani, vitamina E peggiorerebbe le infezioni respiratorie

Tumori: diagnosi precoce riduce le mastectomie

Longevità, dipende dal silenzio

Antiossidanti della frutta riducono rischi per i fumatori

Tonno e salmone fanno bene al cuore

Dall'andrologo? Anziani e impiegati

Riflessi sempre pronti negli anziani con tennis, ping pong e videogame

 

 

 

Cnr, test informatico rivela infarto 10 anni prima

Paura di rischiare un infarto? Ora non più perché, sulla base di uno screening individuale che tiene conto del sesso, dell'età, del colesterolo, della pressione arteriosa, delle abitudini al fumo, del diabete e dell'ipertrofia del ventricolo sinistro, messo a punto dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), si può calcolare il rischio dieci anni prima. Con i risultati dello screening, al paziente viene dato anche un elenco degli alimenti consigliati. "Il test - ha spiegato Roberto Volpe, ricercatore del CNR - si basa su uno screening individuale che tiene conto dei principali fattori di rischio cardiovascolare: sesso, età, livelli di colesterolo (totale e HDL) e di pressione arteriosa (massima e minima), presenza/assenza di abitudine al fumo, di diabete e di ipertrofia del ventricolo sinistro all'elettrocardiogramma. I dati raccolti vengono poi elaborati con l'ausilio di programmi di calcolo e discussi assieme al paziente, che in caso di rischio elevato, viene invitato a cambiare abitudini ed, eventualmente, ad intraprendere un trattamento farmacologico". E una funzione importantissima nella prevenzione delle malattie cardiovascolari va attribuita proprio allo stile di vita. "Non ci stanchiamo mai di ricordare - ha sottolineato Gianluca Sotis, del CNR - quanto sia importante non fumare, svolgere quotidianamente una moderata attività fisica e alimentarsi in modo corretto. Proprio per questo abbiamo predisposto un elenco di alimenti consigliati non solo ai soggetti con colesterolo alto o in sovrappeso, ma anche agli ipertesi e alle donne in menopausa a rischio osteoporosi".

 

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Italiani pigri e ansiosi ma in salute

Pigri e ansiosi. Gli italiani si muovono poco e consumano tanti tranquillanti e ansiolitici, ma si sentono bene. è quanto emerge dal rapporto Istat sulle politiche per la promozione della salute, presentato questa mattina a Roma. Un quarto della popolazione è sedentario, nel senso che non svolge nessun tipo di attività fisica. Questo riguarda soprattutto le donne e coloro che risiedono nel Sud del Paese. Anche i bambini e gli adolescenti non sembrano amare troppo l'attività fisica e il 13,7% dei giovanissimi non svolge alcuno sport. Gli italiani però dedicano energie più di quanto dovrebbero quando si siedono a tavola. Aumenta il consumo di alimenti proteici (carne, pesce, latte e derivati) e dei grassi (salami e formaggi). Diminuisce invece il consumo di frutta. Gli adolescenti (14-17 anni) mangiano peggio che nel passato. Amano troppo gli insaccati, non rinunciano mai a quantità anche eccessive di pane e pasta ma nel piatto mettono sempre meno vegetali Oltre un terzo della popolazione ( oltre 20 milioni di persone) usa farmaci. Le donne ne utilizzano più degli uomini (40,5% contro 30,3%). Il consumo maggiore è inoltre nel Nord (39%) rispetto al Sud e alle Isole (30%). In Emilia Romagna e Liguria vivono gli italiani che vanno più spesso in farmacia: 42,5% e 42,3% rispettivamente. Oltre la metà degli italiani afferma però di sentirsi bene o addirittura molto bene. Per una valutazione globale dello stato di salute non si fa infatti più riferimento al solo al benessere fisico e all'assenza di malattia ma all'autopercezione delle proprie condizioni. Le donne sono quelle che si lamentano di più e già fra i 55 e 64 anni dichiarano di stare male o molto male nell'11,7% dei casi. Contro una percezione migliore delle proprie condizioni da parte degli uomini. A dire di non essere in forma infatti sono solo l'8,8% degli uomini della stessa età.

 

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Arriva l'autotest per l'osteoporosi

Si chiama Osteoporosis Self-assessment Tool (Ost) e misura gli indicatori principali che possono predire la malattia, cioè età, peso corporeo, densità ossea. Non è un esame, ma può servire a capire se sia il caso di rivolgersi al medico per una diagnosi preventiva. Il metodo, spiegato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, divide le donne in post-menopausa in tre classi: a basso, a medio e ad alto rischio. Si tratta di una sorta di tabella, che in base alle tre varianti principali che causano la malattia, consente di tracciare il proprio profilo circa l'osteoporosi. "Non è uno strumento che serve a diagnosticare la malattia - spiega Jean-Yves Reginster, coordinatore del centro per le malattie ossee e del metabolismo dell'Oms - ma serve alle donne per discutere con il proprio medico dei possibili rischi di ammalarsi". Di osteoporosi soffrono almeno 200 milioni di donne, ben un terzo di quelle tra 60 e i 70 anni e due terzi dopo gli 80 anni. In Europa, secondo l'International Osteoporosis Foundation, si verifica una frattura ogni 30 secondi per le conseguenze della malattia.

 

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2 anziani su 10 fumano, Italia prima in Europa 

Un anziano su due con il vizio del fumo. Questa la media italiana dei fumatori "over 55", che piazza i nostri connazionali al primo posto in Europa insieme ai britannici. Il 20% degli anziani italiani non rinuncia, infatti, alle "bionde", contro il 17% della media europea. Il dato emerge dal sondaggio, presentato a Roma, che ha fotografato gli stili di vita degli "over 55" in Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna. Più morigerato, invece, il consumo di alcolici nella Penisola, almeno fra le "tempie grige". Solo il 64% degli anziani beve ancora alcol contro il 73% della media europea. In questo caso gli italiani si piazzano al quarto posto, dopo i tedeschi (primi), i francesi e gli inglesi.

 

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Donne più attente a prevenzione ma Sud in ritardo

Donne più attente alla prevenzione, soprattutto per difendersi dai tumori. Lo rivela l'indagine Istat sulle "Politiche per la promozione della salute", presentata a Roma. Nel 1999-2000 quasi il 70% della popolazione femminile tra i 25 e i 64 anni ha dichiarato di avere effettuato, almeno una volta, un pap test, anche senza avere avuto disturbi. Ben il 15% in più rispetto al 1994. In aumento anche le donne che si sottopongono agli esami per la prevenzione del tumore del seno: fra i 50 e i 69 anni, li esegue il 58% contro il 33% nel '94. Cresce la sensibilità verso i temi della prevenzione anche al Sud, e tra le persone più anziane. Il divario con il resto del Paese si assottiglia, ma non si colma ancora. Nel Mezzogiorno nel 1999-2000, oltre il 60% delle donne tra i 50 e i 69 anni non si è mai sottoposta a screening mammografico e poco meno del 50% tra i 25-64 anni non ha mai effettuato un pap test.

 

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Cioccolato funziona come farmaco anti-ansietà

Mangiare cioccolato fa scattare la stessa risposta chimica nel cervello dei potenti farmaci anti-ansietà. Lo indica una ricerca condotta presso la University of New South Wales a Sydney e guidata dall'esperto in depressione Gordon Parker, secondo cui le persone depresse che cedono alla voglia di cioccolato in realtà si autosomministrano la giusta medicina. Mangiare cioccolato fa scattare una reazione ormonale e chimica nell'organismo assai simile all'azione di una particolare classe di farmaci antidepressione conosciuti come SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors), sostiene Parker, il cui studio è stato pubblicato sull'American Journal of Psychiatry. Quando i carboidrati e lo zucchero nel cioccolato raggiungono il sistema digestivo, "inondano" il cervello di "ormoni del benessere", o endorfine. Inoltre liberano peptidi dall'intestino e dal cervello, che hanno un effetto antidepressivo, e contengono una sostanza chimica, che è simile ad un farmaco SSRI. I risultati dello studio, sostiene Parker, inducono a credere che il desiderio di carboidrati ricchi di zucchero come il cioccolato sia stato erroneamente interpretato in passato come sintomo di depressione. Le persone clinicamente depresse di solito perdono l'appetito, dimagriscono e non riescono a dormire. I mangiatori di cioccolato invece mostrano i sintomi opposti: tendono a bramare il cibo, ad aumentare di peso e a soffrire di sonno eccessivo. Secondo il prof Parker, in passato l'anomalia è stata spiegata erroneamente come una forma "atipica" di depressione, ma il suo studio ha dimostrato che se una persona brama il cibo, aumenta di peso e dorme troppo, è più probabile che soffra di ansietà e non di depressione. Anche se l'ansietà spesso porta alla depressione, specie se la persona resta presa in un ciclo in cui è depressa perché aumenta di peso. 

 

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Sirchia: troppe irregolarità in strutture anziani

Il ministro della Salute Girolamo Sirchia, di fronte ai risultati della nuova operazione dei Nas nelle strutture per anziani e malati mentali, sottolinea con rammarico che si continuano a registrare ancora numerose irregolarità. "è prima di tutto una preoccupazione di tipo etico - ha spiegato - in quanto ciò dimostra che non esiste ancora rispetto per le persone deboli che invece hanno bisogno della massima assistenza possibile. è preoccupante inoltre che queste irregolarità, sebbene diffuse ovunque, ad eccezione della Valle d'Aosta e del Friuli Venezia Giulia, siano più accentuate in alcune regioni". Il Ministro ha anche assicurato che i controlli in queste strutture continueranno con maggiore rigore "per porre finalmente termine a questi illeciti ai danni dei pazienti ricoverati". Sirchia infine non ha dimenticato di rinnovare il suo apprezzamento per la costante azione di controllo dei Carabinieri per la Sanità a tutela della salute dei cittadini italiani.

 

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Frutta 'bio' più ricca di antiossidanti

Non solo "a prova di pesticidi", ma anche più ricche di antiossidanti. Queste le caratteristiche di pere, pesche e arance bio rispetto a quelle "tradizionali", in base a uno studio dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, avviato tre anni fa con i fondi del ministero delle Politiche agricole e ancora in corso. E se la frutta è promossa a pieni voti, il frumento bio, invece, è risultato con un minor contenuto proteico rispetto a quello "classico". Per tre anni, pere, pesche susine e frumento prodotti sia con tecniche bio che convenzionali su campi sperimentali e vicini, sono stati analizzati al momento della raccolta e messi a confronto. "Un dato caratterizza le produzioni bio - spiegano gli esperti dell'Inran - la presenza più massiccia di antiossidanti, molecole preziose per la nostra salute, dal momento che aiutano a prevenire cancro e malattie cardiovascolari".

 

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Diabete: in sperimentazione l'insulina spray

Insulina spray nel trattamento del diabete al posto delle fastidiose iniezioni. Quest’annuncio è stato fatto al Congresso della Società Europea di studio sul diabete (Easd) a Budapest, davanti a 10 mila specialisti di tutto il mondo, e rappresenta il futuro terapeutico del paziente diabetico entro i prossimi 3-4 anni. Il progetto è in fase avanzata di sperimentazione e "i risultati ottenuti finora – dichiara Kjeld Hermansen, responsabile della ricerca presso l'University Hospital di Aarhus, in Danimarca – rappresenta un importante passo avanti nell'eccitante cammino verso l'insulina spray, meta dell'impegno dei ricercatori fin dal 1922, quando un paziente diabetico ricevette la prima iniezione d'insulina. I dati provano, inoltre, che il livello di zuccheri nel sangue può essere tenuto sotto controllo anche con le inalazioni di insulina, una valida e più pratica alternativa alle iniezioni". Allo studio multicentrico hanno partecipato 107 pazienti non fumatori con diabete di tipo 2 arruolati in diversi Paesi. I partecipanti sono stati successivamente divisi in due gruppi: il primo erano trattato con l'insulina spray mentre l'altro con iniezioni, ed entrambi ricevevano una dose d'insulina intermedia notturna. I pazienti trattati con l'insulina spray hanno avuto un migliore controllo glicemico, con minor numero di picchi iperglicemici e ipoglicemici. Un buon controllo glicemico rappresenta un punto fondamentale per limitare o evitare lo sviluppo di complicanze nel diabete.

 

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Infarto, in aumento i casi meno gravi

Diminuiscono i casi più gravi, ma sale il numero degli attacchi più leggeri e l'angina. La nuova mappa delle sindromi coronariche acute, che nel nostro paese nel 2000 hanno provocato 70mila morti e 150mila ricoveri, è stata presentata dagli esperti della Società europea di cardiologia (Esc) al congresso di Berlino. I 4mila specialisti hanno deciso di aggiornare le linee guide europee per il trattamento di queste patologie. Dalle ricerche emerge che gli infarti meno gravi e gli attacchi di angina sono diventati la causa più frequente di ricovero in Europa (46%), seguiti dall'infarto più grave (39%) e dai sospetti di sindrome coronarica acuta (14%). Una rivoluzione "evidente anche in Italia - dice Aldo Maggioni, direttore del Centro studi dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri - dove nel '96 sono state ricoverate 75mila persone per infarto e circa 65mila per angina, mentre quattro anni dopo, nel 2000, le angine sono state circa 77mila (+18,5%) e gli infarti poco più di 71mila (-5,3%)". "Infarti meno gravi e attacchi di angina sono più frequenti degli infarti classici, per tre motivi principali: l'ottimizzazione dei trattamenti farmacologici, il maggior numero di rivascolarizzazioni e le ricadute - continua lo specialista - causate da trombi che non occludono completamente le coronarie ma che le "tappano" solo parzialmente". Da qui la necessità di rivedere le linee guida europee per la sindrome coronarica acuta, sulla base dello studio Cure, che ha coinvolto oltre 12.500 pazienti di 28 paesi. L'infarto più pericoloso è rilevabile all'elettrocardiografo e va trattato con farmaci trombolitici. Invece, ha spiegato Maggioni, "nelle occlusioni parziali o temporanee della coronaria, si deve somministrare aspirina e clopidogrel, che si preveda o meno di intervenire successivamente con interventi di angioplastica o by-pass".

 

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Anziani: un numero verde in 30 città italiane

Operativo, in 30 città italiane, il primo numero verde interamente dedicato agli anziani, iniziativa del Filo d'argento Auser. Da lunedì a venerdì dalle 8.00 alle 18.00, le tempie grigie potranno chiamare l'800-995988, gratuito e senza scatto alla risposta, per combattere solitudine ed emarginazione, ma anche per avere informazioni chiare e semplici, segnalare diritti negati, disservizi e abusi. Del resto, il nostro è ormai il primo Paese al mondo con la popolazione "over 60", oltre 12 milioni di persone, che ha superato i giovani con con meno di 15 anni, appena il 15% degli italiani.

 

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Menopausa, via libera al cerotto anti-età 

La terapia ormonale sostitutiva non aumenta il rischio di ictus e di malattie cardiovascolari. Anzi. Smentendo una recente ricerca della Women's Healt Initiative, ecco che dall'Italia arriva il via libera al cerotto anti-età. Uno studio coordinato dall'ex ministro della sanità, Umberto Veronesi, dimostra che basta cambiare il veicolo di somministrazione degli ormoni, passando dalla pillola al cerotto. I risultati dei ricercatori dell'Istituto di Oncologia Italiana e delle università di Brescia e Varese, infatti, hanno dimostrato che, dopo un anno di terapia con il cerotto, le donne prese in esame, non registravano nessun danno. Infatti, se gli ormoni vengono assunti per pillola, dopo un certo periodo di tempo crescono pericolosamente i livelli di proteina C reattiva, indice del livello di infiammazione delle arterie. Con il cerotto, nessun danno. "La terapia sostitutiva - afferma il professor Veronesi - non è un vezzo: cambia realmente la qualità della vita". Secondo Andrea Decensi, direttore dell'unità di farmacoprevenzione dell'IEO, "gli ormoni assunti per via orale passano per il fegato, che li metabolizza e li modifica. Il cerotto trasmette invece gli estrogeni direttamente nelle vene, la loro via naturale di circolazione".

 

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Alzheimer: anche la circonferenza cranica conta

Arriva dall'University of South Florida di Tampa la notizia secondo la quale anche alcune caratteristiche fisiche rappresenterebbero un fattore di rischio nel contrarre il morbo di Alzheimer. Secondo quanto pubblicato sulla rivista Neurology dai ricercatori di questa università, per gli individui che hanno un cranio più piccolo e presentano la variante e4 del gene che codifica l'apolipoproteina E (ApoE e4) il rischio di contrarre la malattia sarebbe 14 volte più elevato. Questa nuova teoria scientifica si baserebbe su una semplice supposizione: la malattia compare quando la perdita di cellule cerebrali raggiunge il limite critico della riserva del cervello. Infatti, a detta dei ricercatori, a parità di danno neurologico, la persona che ha maggior limite di riserve mostra più tardi i sintomi della malattia. Per quel che riguarda, invece, la variante e4 del gene per l'ApoE già da tempo è stato appurato che la sua presenza aumenta la rapidità dell'evoluzione della malattia. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori americani si sono avvalsi della collaborazione di quasi 2000 individui, tutti di origine giapponese e ultrasessantacinquenni suddivisi in tre gruppi a seconda della circonferenza cranica. Lo studio, della durata di 4 anni, ha mostrato che tutti i soggetti che hanno sviluppato la malattia, 59, appartenevano al primo gruppo, proprio quello costituito da individui con la testa più piccola.

 

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Allarme in Usa: gli anziani ricorrono troppo alle erbe

Le erbe medicinali vengono usate con troppa disinvoltura specialmente dopo i sessant'anni e se si è donne: parola di alcuni ricercatori statunitensi che hanno riscontrato una serie di disturbi, nelle persone anziane, causati ad alcuni rimedi naturali assunti, la maggior parte delle volte, all'insaputa del proprio medico personale. Accade, infatti, che le erbe medicinali vengano percepite come innocue da chi le assume senza pensare che esse, spesso, interagiscono con altri farmaci scatenando delle reazioni a volte pericolose. La ricerca, pubblicata di recente sul Journal of Advanced Nursing, è stata realizzata grazie alla collaborazione di un gruppo di 86 donne, di età superiore ai 65 anni, il 45% delle quali ha ammesso di avere assunto erbe medicinali, in particolare Gingko biloba per la memoria e aglio per la pressione alta, più per prevenire che per curare. Solo una minima parte di esse, però, ha dichiarato di aver messo il proprio medico al corrente dell'uso di tali rimedi o di averlo fatto solo parzialmente. Il 25% delle donne in esame ha, inoltre, dichiarato di aver assunto rimedi naturali dietro consiglio di amiche o parenti che avevano a loro volta intrapreso la cura dei propri malanni ricorrendo da soli alle erbe, senza conoscerne dunque l'effettiva validità né i potenziali pericoli.

 

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Memoria corta? Colpa di una proteina

Potrebbe essere una molecola presente nel cervello la causa della perdita di memoria provocata dall'invecchiamento. Ne sono convinti i ricercatori del Swiss Federal Institute di Zurigo che hanno pubblicato i risultati dei loro studi su Nature. Gli scienziati elvetici hanno individuato nel cervello dei topi da laboratorio un enzima (sostanza di natura proteica che all'interno delle cellule condiziona la velocità delle reazioni biochimiche) in grado di cancellare le informazioni. La molecola "mangia memoria" farebbe parte di un sistema più complesso che ripulisce il cervello dai ricordi indesiderati e permette di imparare da zero. Gli esperimenti dell'équipe svizzera dimostrano che nei topi anziani questa molecola diventa molto più attiva, provocando la perdita progressiva di memoria. Al contrario, gli animali con livelli bassi dell'enzima non dimenticavano quanto avevano imparato. Dalle prove di laboratorio è inoltre emerso che bloccando l'attività della molecola i topini recuperavano pienamente le loro capacità mnemoniche.

 

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Cure "alternative" per dieci milioni di italiani

Sono sempre di più le persone che scelgono di curarsi con le medicine alternative: oltre dieci milioni, solo in Italia, sono coloro che si indirizzano verso l'omeopatia o l'agopuntura. Lo ha detto Leonardo Paoluzzi, medico chirurgo esperto di medicina omeopatica e consigliere della Società italiana agopuntura, intervenendo, ad Assisi, ad uno dei seminari organizzati nell'ambito del Festival internazionale per la pace, che ha inaugurato nell'ultimo weekend la sua settima edizione con una serie di iniziative - seminari, tavole rotonde, work-shop e dimostrazioni pratiche - tutte incentrate sulla salvaguardia della salute dell'uomo e dell'ambiente che lo circonda. "Dei circa 10 milioni di italiani che scelgono le medicine alternative - ha detto Paoluzzi - il 27,3% sceglie l'omeopatia, usata anche per curare l'8,9% dei bambini fra i 3 ed i 5 anni". Intanto - ha aggiunto - secondo una recente ricerca del Censis il 74,4% degli italiani chiede che i prodotti della medicina alternativa diventino rimborsabili, sebbene il 60% degli intervistati invochi "maggiori controlli". Quindi l'omeopatia - ha spiegato - molto amata dalla gente, è ancora condannata dalla scienza. Secondo Paoluzzi, "non ci deve essere una divisione tra la medicina tradizionale e le cure alternative. Invece ci deve essere integrazione: dove finisce l'una iniziano i benefici dell' altra e viceversa". 

 

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500 mln i malati di Alzheimer e Parkinson nel 2025

"Nel 2025 in Occidente mezzo miliardo di persone sarà affetta da malattie neurodegenerative: in particolare Alzheimer e Parkinson". è quanto afferma Maria Grazia Spillantini, neurologa italiana che lavora all'Università di Cambridge, intervenendo ai seminari di Erice sulle Emergenze planetarie. "A determinare l'esplosione delle malattie neurodegenerative - ha spiegato la ricercatrice - è l'aumento dell'aspettativa di vita, che nel 2025 sarà di circa 80 anni in Europa e 77 negli Stati Uniti. Oggi Alzheimer e Parkinson colpiscono nel mondo circa il 10% delle persone con oltre 65 anni e il 30% con più di 80". Le previsioni sono ancora più drastiche per i Paesi in via di sviluppo: "entro il 2050, nella sola Africa, dove l'aumento della vita media si attesterà sui valori occidentali soltanto fra circa 50 anni, 450 milioni di persone soffriranno di patologie neurodegenerative". Attualmente in Italia i malati affetti dal morbo di Alzheimer sono 600 mila, quelli di Parkinson 150mila. "Nel nostro Paese il problema è particolarmente diffuso - ha proseguito - perché l'Italia è al primo posto nel mondo come numero di popolazione anziana. Paradossalmente - ha rilevato - la ricerca nel settore è scarsa: dai noi manca la cultura della donazione degli organi per scopi scientifici. In Italia nessuno dona, ad esempio, il cervello. Ne consegue che gli studi neurologici sperimentali non possono essere realizzati". Sul fronte terapeutico, la ricercatrice ha annunciato che sono allo studio farmaci in grado di distruggere gli aggregati proteici che generano il Parkinson. Più complessa è invece la strada da seguire per la cura dell'Alzheimer: "non ci sono prospettive di cura a breve scadenza".  

 

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Anziani, vitamina E peggiorerebbe le infezioni respiratorie

Una dose giornaliera di vitamina E non solo non protegge gli anziani dalle infezioni respiratorie, ma addirittura peggiora la situazione in caso di raffreddore. è quanto affermano i ricercatori olandesi dell'Università di Wageningen. Le persone sopra i 60 anni che, per almeno due anni, assumono 200 milligrammi di vitamina E al giorno, infatti, sono molto più soggette a febbri e malattie del tratto respiratorio, rispetto ai loro coetanei che non aggiungono la vitamina alla dieta. Questi risultati contraddicono gli studi passati che sostenevano il ruolo positivo dei supplementi vitaminici per rinforzare il sistema immunitario. Durante il periodo di osservazione, gli scienziati olandesi hanno annotato le diverse durate delle infezioni respiratorie. Nei pazienti che facevano un uso quotidiano di integratori di vitamina E, la degenza durava di media 19 giorni, rispetto ai 14 di chi non assumeva supplementi vitaminici. Ma anche la virulenza delle infezioni risultava maggiore nel campione trattato con la vitamina E. "Una spiegazione - dicono i ricercatori olandesi - potrebbe essere nella risposta maggiore del sistema immunitario delle persone che fanno uso di integratori multivitaminici. Risposta che però non fa che acutizzare i sintomi della malattia".

 

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Tumori: diagnosi precoce riduce le mastectomie

Gli interventi di chirurgia radicale per tumore alla mammella diminuiscono col diffondersi della diagnosi precoce. è questo il risultato di una ricerca del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (Cspo) di Firenze. La ricerca, condotta tra il 1990 e il 1996 su 59.000 donne di età compresa tra i 50 e 69 anni, mostra come i casi di tumore della mammella di dimensioni superiori ai 2 cm siano diminuiti per effetto dello screening. Di conseguenza sono diminuite anche le mastectomie, passando da un tasso dell'1.08 per mille del '90 a allo 0.62 del '96. Parallelamente sono aumentati gli interventi di tipo conservativo per i casi di tumore diagnosticati precocemente, con diametro minore di 2 cm, saliti dall'1.18 per mille del 1990 all'1.87 del 1996. Secondo i ricercatori, coordinati dall'epidemiologo Marco Zappa, i dati confermano l'utilità della mammografia (recentemente messa in dubbio da uno studio pubblicato su The Lancet) e inoltre che "è necessario studiare i programmi di screening in corso, per valutarne oggi l'impatto sulla popolazione". Gli studiosi precisano che, nonostante siano necessari molti anni per rendere evidenti gli effetti dello screening, "già i primi dati mostrano una tendenza alla riduzione della mortalità nelle donne che hanno partecipato al programma, con una stima di 19 morti risparmiate nella sola città di Firenze". La riduzione della mortalità, aggiunge l'Istituto, è attribuibile per 1/3 alla diagnosi precoce, e per i restanti 2/3 ai nuovi trattamenti farmacologici introdotti alla fine degli anni '80. L'invito del Centro Oncologico è quello di continuare ed estendere i programmi di screening mammografico per le donne tra i 50 e i 70 anni. Infatti, sulla base dei dati prodotti dal Gruppo Italiano Screening Mammografico, nel 2000 solo il 36% della popolazione femminile italiana in questo gruppo di età riceve un invito.

 

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Longevità, dipende dal silenzio 

Il silenzio è una delle condizioni fondamentali per assicurare la longevità e per questo giornalisti, politici e attori sono fra le categorie più a rischio. E' quanto indicano esperti russi riunitisi in un congresso a Mosca su "salute e durata della vita". Secondo i dati statistici e analitici emersi alla conferenza vi sono tre principali categorie a rischio: quella dei piloti, cosmonauti e minatori (a causa di stress, rischi, traumatismi, malattie professionali), seguita da quella degli agenti della polizia stradale e muratori (inquinamento e traumi), e infine dei giornalisti, attori e politici. Per queste tre diverse categorie, il pericolo non viene da malattie, inquinamento, stress o altro, ma soprattutto da un "eccesso di comunicazione", insomma parlano troppo. Parlare troppo, affermano gli esperti, assorbe l'energia che dovrebbe invece essere dedicata al rilassamento e alla riflessione che consentirebbero di recuperare le forze e la salute e, infine, vivere più a lungo. Proprio per questo, secondo le statistiche russe, ad essere più longevi sono i bibliotecari e coloro che lavorano nei musei nonché, a sorpresa, i parrucchieri, anche perché in Russia, contrariamente ad altri posti, non tendono ad essere eccessivamente loquaci. E poi fiorai, ragionieri e burocrati. A vivere meno di tutti sono i piloti (54 anni) e i cosmonauti (55) su una media dell'uomo russo pari a 59 anni e 72 anni per la donna: qui colpisce la grande differenza fra i due sessi, spiegata con il fatto che tende ad essere comune nei paesi a modesto livello di vita.

 

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Antiossidanti della frutta riducono rischi per i fumatori

Frutta e verdura aiutano i fumatori a tenersi lontano dalle malattie respiratorie. Bastano 121 grammi al giorno di dieta vegetariana per abbassare di oltre la metà il rischio di malattie polmonari croniche ostruttive (Copd), pericolosa combinazione di bronchite ed enfisema. Nuove prove sui benefici frutta e verdura arrivano da uno studio inglese, pubblicato sull'European Respiratory Journal e condotto su 300 fumatori, con più di 45 anni d'età, da un pacchetto al giorno. La ragione di questa "protezione vegetariana" è spiegabile, secondo i ricercatori, con la presenza di antiossidanti che combattono i radicali liberi, contenuti in quantità considerevoli nel fumo delle sigarette. Il modo migliore per allontanare i rischi di malattie polmonari è quello di smettere. Ma se proprio non si riesce a perdere il vizio, allora meglio puntare su frutta e verdura e non farle mai mancare sulla propria tavola.

 

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Tonno e salmone fanno bene al cuore

Mangiare tonno, sardine e salmone riduce il rischio di un attacco cardiaco. Ne sono convinti i ricercatori dell'Istituto di nutrizione clinica di Melbourne, in Australia, che hanno studiato gli effetti sul sistema cardiovascolare degli acidi grassi Omega-3 di cui sono ricchi i cosiddetti "pesci grassi". Nella ricerca condotta per sette settimane su 38 uomini e donne con ipercolesterolemia, un gruppo di pazienti ha ricevuto una capsula di acido purificato Omega-3 grasso (Epa), un altro una capsula di acido docosahexaenoico (Dha), mentre al gruppo di controllo è stato somministrato placebo. Al termine dell'esperimento, i volontari che avevano ricevuto Epa hanno avuto una riduzione del 36% della sclerosi arteriosa; nei pazienti trattati con Dha la riduzione era del 27% mentre tra coloro che avevano preso il placebo non sono stati rilevati cambiamenti. "Secondo i nostri dati - scrivono gli studiosi australiani sull'American Journal of Clinical Nutrition - mangiare pesce è il consiglio nutrizionale migliore che possiamo dare per ridurre il rischio di attacchi cardiaci mortali".  

 

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Dall'andrologo? Anziani e impiegati

Anziani ma anche giovani, abitanti delle grandi città e frustrati da un lavoro che annoia. Non fumano, bevono poco alcool e sono sedentari. È il ritratto degli uomini che soffrono di disturbi di erezione e che si sono rivolti all'andrologo. I dati risultano da un'indagine condotta su un migliaio di pazienti di tre ospedali milanesi. Se la maggioranza ha più di 55 anni (30%) o supera i 65 (32%), esiste un 15% di giovani sotto i 35 anni che è andato dallo specialista."Gli anziani sessualmente hanno una forte aspettativa e quindi in caso di necessità si rivolgono senza problemi all’andrologo" spiega Edoardo Austoni, presidente della Commissione scientifica della Società Italiana di Andrologia (SIA). Nel campione i cittadini sono il doppio (69%) degli abitanti di provincia e la categoria più "penalizzata" risulta quella degli impiegati (28%).

 

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Riflessi sempre pronti negli anziani con tennis, ping pong e videogame

La prontezza cala con il progredire dell'età? Non necessariamente: sembra che anch'essa possa essere mantenuta desta. Ci sono anziani abilissimi ad evitare gli stimoli pericolosi, quelli per esempio che continuano a fare sport come il tennis, che prevede un elevato livello di attenzione, ma anche lo sci e il nuoto. Chi invece è stato colpito da patologie che interessano le funzioni corticali superiori, come la capacità di provare emozioni, pensare, elaborare stimoli e rispondere a sollecitazioni esterne, è destinato a perdere questa attitudine. Un problema che investe chi è affetto da demenze, Alzheimer, ma anche da patologie vascolari, schizofrenia o depressioni acute. Alle persone oltre gli anta che vogliano esercitare la propria prontezza di riflessi si potrebbero suggerire attività ludiche da mettere in atto soprattutto in estate: partite al calcio balilla, flipper, ping pong e racchettoni, meglio tra coetanei. I nonni potrebbero anche farsi insegnare qualche videogioco dai nipoti. L'importante è esercitare la prontezza di riflessi in modo divertente.

 

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