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 MUCCA PAZZA: PRIMO CASO IN ITALIA

 

Le analisi effettuate all'Istituto Zooprofilattico di Torino hanno confermato il caso di Bse sulla "vacca 103" dell'allevamento di Pontevico (Brescia). L'animale, una vacca da latte pezzata nera, nata nel 1994, era stata di recente macellata in uno degli impianti del gruppo Cremonini, ed era nata e cresciuta alla cascina Malpensata di Pontevico che ospita altri 180 esemplari.

 

Dunque, ora è ufficiale, il morbo della mucca pazza è arrivato anche in Italia. Si tratta del primo caso di Bse individuato in fase preclinica. Il campione di encefalo prelevato dalla mucca, già risultato positivo al test Prionics per Bse effettuato all'Istituto Zooprofilattico di Brescia, è risultato positivo anche alle ulteriori prove di conferma, in particolare a quella con il metodo immunoistochimico, eseguito dal centro nazionale di referenza di Torino. Ora dovrebbero essere abbattuti tutti i 180 animali della stalla.

 

Dopo questa conferma, sarà necessario, sicuramente, rafforzare ed estendere i test anti-Bse. Non è da escludere il ritiro e la distruzione dei capi bovini di oltre 30 mesi non testati, ma nello stesso tempo, bisognerà provvedere ad indennizzare quegli allevatori nelle cui stalle si trovano bestie "anziane" che non arriveranno più nei macelli, come già anticipato dal ministro dell'Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale ha dichiarato che proporrà nel prossimo consiglio dei ministri un sostegno economico ai commercianti, oltre che agli allevatori (per ogni animale di più di 30 mesi abbattuto é previsto un rimborso fino a 1.100.000 lire).

 

Sulla possibilità di trasmissione del morbo attraverso il latte il Sottosegretario alla Sanità Fumagalli Carulli ha chiesto all'Istituto Superiore della Sanità di studiare se esista la possibilità di contagio. "Ben vengano ulteriori accertamenti - ha detto riferendosi ai test disposti dal governo inglese - personalmente, sono sempre d'accordo con il principio di cautela. Anche se l'Organizzazione mondiale della Sanità ci ha sempre detto che il latte è a bassissimo rischio, è pur vero che sul prione e sulla trasmissione della malattia al momento non si hanno certezze scientifiche". Secondo la Commissione Europea, invece, non vi sarebbe nessun rischio di diffusione del morbo mucca pazza attraverso il latte. "Secondo gli studi scientifici, è assolutamente da escludere una trasmissione del morbo attraverso il latte. La scelta di avviare nuovi test scientifici, non deve essere motivo per creare sentimenti di panico nella popolazione". Pecoraro Scanio fornisce intanto rassicurazioni sul controllo dei bovini: tutti quelli di oltre 30 mesi di età o faranno i test per la mucca pazza o saranno abbattuti.

 

Intanto si rilevano quattro nuovi casi sospetti in Spagna, in una fattoria delle Asturie. E in Germania l’ente federale sulla carne ha fatto sapere che sono previsti entro la fine dell’anno dai 200 ai 500 casi di infezione dal morbo Bse, anche se fino ad ora ne sono stati rilevati solamente 14. In Francia sono stati scoperti altri cinque nuovi casi di contagio in capi nati tra il 1994 e il 1995.

 

Secondo gli infettivologi, in Italia, non ci sarebbero pericoli, in quanto non si stanno manifestando i segnali premonitori di un’epidemia della mucca pazza sull’uomo, poiché  si è arrivati relativamente in tempo per fermare il contagio. Infatti, se i prioni avessero circolato negli ultimi 10-15 anni con cervello, carne, trippa, animelle e latte, si sarebbe già dovuto vedere qualche segnale.

 

Per l'immissione in commercio delle carni, secondo il Ministero della Sanità, il bollo e il certificato del Servizio veterinario ufficiale sono garanzie sufficienti. Bollo e certificato, infatti, garantiscono che la verifica sanitaria degli animali in allevamento è stata eseguita correttamente. Tale verifica comprende la valutazione dei metodi di alimentazione e l'uso di eventuali trattamenti farmacologici, la visita prima della morte, l'ispezione veterinaria durante la macellazione e l'eliminazione degli organi a rischio.

 

La diffusione della Bse finirà per rivoluzionare anche le abitudini alimentari degli italiani. Svariate specialità regionali a base di interiora, infatti, sono da bandire, finché durerà l'allarme. Le parti sicuramente da evitare sono cervello, midollo spinale (non osseo), carni rimosse meccanicamente e macinate in cui finiscono terminazioni nervose, usate per ripieni e hamburger. A rischio elevato, invece, vi sono l'intestino (usato per insaccare salumi) e le frattaglie (milza e ghiandole). é meglio fare a meno della salsiccia, che può contenere frattaglie di bovino. Inoltre fegato, trippa e rognoni non sono considerati commestibili senza pericolo. Si possono consumare, invece, senza problemi, tutti i tagli di muscolo, lombatine e bistecche. La bistecca con osso può essere considerata a rischio in quanto i prioni si propagano attraverso le terminazioni nervose che si immettono nel midollo spinale lungo la colonna vertebrale. Si parla di "costata a rischio" perché l'osso è parte della vertebra.

 

È bene inoltre, per essere certi della carne da consumare, controllarne la provenienza. Per gli esperti la regola è di non mangiare mai carne la cui origine è sconosciuta e, sia nella piccola che nella grande distribuzione, è bene controllare il certificato che attesti la provenienza delle carni.

Per riconoscere i vari tipi di carne bovina basta poi leggere attentamente i codici che sono oggi obbligatori. Infatti, ogni animale ha un codice che indica anzianità, qualità e provenienza.

 

I CODICI DELLA CARNE

 

La prima lettera indica la categoria

 

A

vitellone

B

toro

C

manzo

D

vacca

E

giovenca

   

 

La seconda lettera indica la qualità

 

S

superiore

E

eccellente

U

ottima

R

buona

O

abbastanza buona

P

mediocre

 

 

Il numero indica il tenore di grasso

 

1 molto scarso
2 scarso
3 medio
4 abbondante
5 molto abbondante

 

 

A questo proposito l'Unione dei consumatori avverte che le carcasse bovine che nel codice di classificazione riportano come prima lettera la D o la E sono quelle più a rischio in quanto si tratta di vacche. La provenienza (I per Italia, F per Francia...) può essere indicata già da oggi, ma sarà obbligatoria solo dal 2002.

 

Il test rapido, che dal primo gennaio viene eseguito in Italia, secondo il ministero rappresenta inoltre "uno strumento importante di valutazione epidemiologica per tutti gli animali che presentano sintomi clinici, macellati di urgenza o morti in allevamento". Circa le garanzie sulle carni in commercio in Italia, il ministero rileva che dal primo ottobre 2000 tutti gli organi a rischio vengono eliminati dai bovini che hanno superato il primo anno di vita, indipendentemente dalla loro provenienza, nazionale o estera.

 

Marco Fasolino

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