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I dati delle Asl elaborati da
"Prometeo - Atlante della sanità italiana 2001" mostrano come in Italia la malasanità sia la causa di oltre il 30% delle morti evitabili, dovute ad ambulanze in ritardo, errori in sala operatoria o malattie contratte nelle corsie degli ospedali. Infatti, sui 78.974 decessi evitabili nel '98, ben 25.557 sono determinati da "carenze nell'igiene e assistenza poco tempestiva ed errori". Molti decessi potrebbero essere evitati se si facesse più prevenzione e se diagnosi e cure fossero davvero precoci: il maggior numero di morti evitabili, ben 45.586, infatti, è dovuto a "insufficienti interventi di prevenzione primaria", mentre 7831 sono provocate dalla "mancata diagnosi precoce o dal ritardo nell'avvio delle terapie". Nell'indagine promossa dall'università
"Tor Vergata" di Roma, Istat e Farmindustria, le buone notizie non mancano: i decessi contrastabili sono diminuiti del 2% (1719 in meno) rispetto al '97 e del 7% dal '95 (13 mila in meno). I tumori si confermano le patologie più preoccupanti, responsabili di ben 33.330 morti evitabili, seguiti dalle malattie cardiovascolari (26.497) e da traumi e avvelenamenti (13.560). Passi avanti, comunque, sono stati compiuti nella lotta al
cancro, con una riduzione di mille decessi contrastabili l'anno, a cui, però, si contrappone la battuta d'arresto registrata dalle morti evitabili per patologie cardiache, l'1,5% in meno nel '98 rispetto al 4,3% in meno del '96.
Tra le Asl italiane più in salute, il primato spetta, con soli 49,1 anni di vita persi ogni centomila potenziali, all'Asl dell'Alto Molise, che comprende
diversi comuni della provincia di Isernia. Nella Top ten delle Asl più in salute seguono poi Bari (55,8 anni di vita persi), Lamezia Terme (56,8 anni di vita persi), Prato (57 anni di vita persi), Chieti (57,1 anni di vita persi). Le Asl del Nord sono quasi tutte in coda alla classifica. La maglia nera spetta ancora una volta alla Asl dell'Alto Friuli, preceduta da Feltre, Sondrio, Savigliano ed Aosta.
La differenza si manifesta ancor di più esaminando i dati
divisi per aree geografiche, che mettono in evidenza come il più alto numero di
Aziende collocate nella fascia delle Asl con meno anni di vita persi (meno di 60 ogni 100mila) si trova nel sud (5) e nel centro (4), mentre al Nord si collocano tutte le Asl (3) appartenenti all'ultimo livello, quello con numero di anni di vita persi superiore a 100.
Ma attenzione! Ciò non sta ad indicare che la sanità al Sud sia più funzionale che al
Nord. Infatti, la migliore alimentazione, il minor stress, la qualità dell'aria e altri fattori ambientali sono
elementi di gran lunga più essenziali rispetto a buoni ospedali e bravi medici per la nostra speranza di vita.
Differente è invece il discorso se si parla di qualità dei servizi sanitari offerti, che prendono come parametro quello delle giornate di degenza indicate nelle cartelle di dimissione ospedaliera. In questo caso la classifica compilata tenendo presente solo le morti evitabili si capovolge. Gli adulti residenti nelle regioni settentrionali trascorrono infatti molte meno giornate in ospedale rispetto agli abitanti del sud. In
Piemonte, Friuli, Toscana, Emilia Romagna e Umbria si passa infatti da un minimo di 42 a un massimo di 46 giorni di ricovero l'anno ogni cento adulti. In Puglia,
Basilicata, Lazio, Abruzzo, Calabria e Molise, si va invece dai 57 ai 61 giorni di permanenza nelle corsie ospedaliere. Differenze che trovano una spiegazione con il taglio delle degenze inutili, conseguente al maggior ricorso ad ambulatori e day hospital nel nord del
Paese rispetto al Sud.
Marco
Fasolino
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