Home > Terzaet@ News > Anziani: Spesso mantengono intera famiglia (22/6/2000)

 

 

GLI ANZIANI SPESSO MANTENGONO UN'INTERA FAMIGLIA

 

SPI-CGIL, Roma, giugno (ASCA)

 

 

Sono numerose le famiglie italiane che riescono a sopravvivere grazie al reddito del loro componente anziano pensionato. E' quanto evidenzia il nono Rapporto sugli anziani in Italia e in Europa, dal titolo ''Sistemi sociali e modelli di welfare a confronto'', curato dal Centro Europa Ricerche (CER) per il Sindacato Pensionati della Cgil, presentato a Roma. Se in Italia, dunque, vivono più pensionati di quanti non ce ne siano in Germania o nel Regno Unito, questi svolgono in misura più accentuata che in altri Paesi la loro funzione di ''donatori'' di reddito all'interno del nucleo familiare. Questo dipende non solo dai problemi creati dalla disoccupazione, ma anche da questioni di carattere culturale. Se nel Regno Unito e in Germania solo l'1% degli studenti e dei ragazzi al di sotto dell'età lavorativa, riceve sostegno economico da un anziano, in Italia la quota sale all'11%. E se il 4-5% dei lavoratori inglesi e tedeschi ricevono denaro da un pensionato in Italia la quota sale al 19% e al 28% in caso di disoccupati (contro il 10% e l'8% rispettivamente di Regno Unito e Germania) e ben al 55% (contro il 13% e il 19%) per le altre condizioni (minori, lavoro nero, casalinghe, ecc.). I nonni in Italia vivono in famiglia 5 volte di più che negli altri Paesi e danno in casa ben l'11% del proprio reddito. 
''I dati che presentiamo - ha detto il segretario generale dello SPI-CGIL, Raffaele Minelli - indicano qual è la vera anomalia del nostro Paese: non tanto una spesa sociale fuori linea, ma un problema di fondo che è il tasso di attività, in particolare delle donne e dei giovani. Soprattutto nel Mezzogiorno, in molti casi il reddito dei pensionati è decisivo per la sopravvivenza dell'intero nucleo familiare: ci sono studenti, disoccupati, casalinghe che vanno avanti solo grazie alla pensione degli anziani che vivono in casa''. La ricetta dello SPI-CGIL è quella di ''innovare le politiche relative al mercato del lavoro''. ''Da noi - spiega Minelli - sono troppo poche le donne che lavorano, rispetto al nord Europa, sono troppo poche le persone che lavorano nella fascia centrale della vita. Le imprese italiane investono poco in ricerca e sviluppo rispetto al resto d'Europa. Bisogna assolutamente modificare le regole e renderle funzionali a favorire l'emersione del lavoro nero''. 
Se le cose non cambieranno, secondo i dati diffusi intorno al 2020-2030 in Italia si registrerà un tasso particolarmente alto di persone in situazione di dipendenza (per motivi di età o disoccupazione) da chi lavora. ''La proposta - ha detto Minelli - è quella di estendere il sistema contributivo pro rata a tutti i lavoratori e utilizzare i risparmi che con questa misura possono esser attivati per finanziare un fondo per la non autosufficienza. Il fondo dovrebbe essere in grado di mettere in piedi un sistema di servizi per le persone più deboli capace di sviluppare occupazione, favorire l'emersione del lavoro nero e favorire l'occupazione femminile. Perché, come sappiamo bene, la non autosufficienza pesa essenzialmente sulle donne''. - (MPD) 

 

 

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