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SIRCHIA: ALT ALLE LUNGHE LISTE D'ATTESA

 

Malati di cancro obbligati ad attendere cinque mesi per una radioterapia, tempi esageratamente lunghi soprattutto per mammografie e risonanze magnetiche, code di settimane e anche di mesi per le visite oculistiche, mentre per gli interventi, le attese da primato si registrano in campo ortopedico ed oculistico.

  

Il ministro della Salute, Sirchia, ha confermato l’impegno del governo “a correggere gravi iniquità” del sistema sanitario, a ridurre le interminabili e gravi liste di attesa per visite, analisi e accertamenti diagnostici, che sono “un occulto razionamento delle prestazioni”.  

 

Entro fine anno i cittadini potranno vedere i primi risultati dell’operazione messa in campo da Stato e Regioni, in base all’accordo sottoscritto 14 febbraio scorso, per la riduzione delle liste d’attesa. Ne è certo il ministro della Salute Girolamo Sirchia che ha spiegato, al termine di un incontro con le Regioni, lo stato dei lavori per abbattere i tempi d’attesa.

  

“Non escludiamo anche nuovi investimenti” ha spiegato il ministro facendo sapere che si comincerà dalle prestazioni critiche, si predisporrà la riduzione dell’attesa per quei servizi che ora registrano i tempi più lunghi. Ma, per il resto, ancora bisognerà lavorare a lungo per trovare un metodo comune che renda possibile comprendere dove veramente le attese sono legate ad una cattiva organizzazione o ad altri fattori come un eccesso di domanda legato agli spostamenti da regione a regione.

  

Prima di tutto, ha spiegato il ministro, si lavorerà per determinare le prestazioni urgenti, in un secondo tempo per trovare un metodo statistico di analisi comune. Le stesse segnalazioni che giungono al numero verde del ministero della salute (800-571661), che ha iniziato il 10 giugno scorso a monitorare i tempi d'attesa delle prestazioni urgenti, sono assolutamente non indicative, hanno tenuto a precisare i rappresentanti degli enti locali. 

 

Al numero verde sono finora arrivate circa 1.500 chiamate, soprattutto dal Lazio, seguito con un buon distacco da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Diversi cittadini hanno persino segnalato l'esistenza di “liste chiuse”. Ossia, si chiama per prenotare una visita o un intervento e viene risposto di rivolgersi altrove perché le liste sono già complete.

  

Il futuro potrebbe però essere un po' meno scuro. Anche se a fatica molte Asl si stanno attrezzando, concentrando le prenotazioni in centri unici e introducendo procedure per la disdetta di una visita o di un accertamento da parte dei cittadini, per evitare di sottrarre ad altri il diritto alla prestazione.

  

  

 

 

 

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