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CURE A RISCHIO PER 13 MILIONI DI ANZIANI CON I TAGLI PREVISTI ALLA SPESA PUBBLICA

 

Cure a rischio per 13 milioni di anziani con i tagli preventivati nel Dpef. La diminuzione della spesa sanitaria pubblica italiana, che oggi raggiunge solo il 5,9% del Pil, contro il 6% della media UE, ed è di gran lunga inferiore al 7,3% della Francia e al 7,8% della Germania, si abbatterebbe soprattutto sugli over 60 anni, che da soli consumano l'80% delle risorse del settore. Un grido di allarme contro i rischi legati ai tagli nella sanità rispetto al nuovo scenario sull'evoluzione demografica che si va configurando in Italia, viene lanciato dall'Osservatorio interdisciplinare sulla terza età, Ageing Society.

 

"In una società industriale avanzata, che promette alle nuove generazioni di raggiungere anche i cento anni di vita - dichiara Roberto Messina, segretario generale di Ageing Society - appare un controsenso diminuire la spesa sanitaria e sociale. Lo è tanto più se si considera che il nostro Paese, per curare i suoi cittadini, spende 1227 dollari all'anno pro capite (dati Ocde del 1998) contro i 1339 della media UE". Il trend è confermato anche dalla percentuale di spesa sanitaria pubblica rispetto alla spesa pubblica complessiva, che in Italia raggiunge il 12,4%, contro il 13% della media europea.

 

Che in Italia non ci siano spazi per una riduzione degli stanziamenti per la sanità, secondo l'Osservatorio interdisciplinare sulla terza età, lo dimostra anche un altro dato: quello sulla spesa farmaceutica. Sempre fonti dell'Ocde rivelano che nel 2001 le risorse pubbliche nel settore sono state le più basse in termini assoluti e pro-capite rispetto agli altri paesi europei e, in media, anche in rapporto al pil. L'anno scorso, infatti, lo Stato italiano ha speso 201,25 euro per ogni residente, contro i 209 della Gran Bretagna, i 266 della Germania e i 265 della Francia.

  

In rapporto alla ricchezza prodotta, la spesa farmaceutica pubblica italiana è pari allo 0,86% del prodotto interno lordo, un valore superiore a quello del Regno Unito (0,78%) ma sensibilmente inferiore a quello di Germania (1,00%) e Francia (1,07%).

 

Va inoltre considerato che i tagli ipotizzati potranno avere effetti devastanti dal punto di vista sociale in relazione ad un'altra variabile che inciderà sempre di più nei prossimi anni: l'invecchiamento della popolazione. Secondo Ageing Society viceversa l'Italia deve incentivare la spesa per curare i suoi cittadini, non solo per recuperare il gap nei confronti delle altre nazioni europee ma soprattutto perché il tasso di anzianità della nostra popolazione (24,5 per cento) è il più alto in assoluto al mondo con conseguenze di natura economico-sociale che potranno influire sulle politiche di sviluppo del Paese. Secondo l'Onu, in Italia si contavano nel 1975 circa 17,5 milioni di giovani con meno di 20 anni e 9,6 milioni di ultrasessantenni. Nel 2025 queste cifre sono destinate a ribaltarsi, con un territorio popolato da 6,9 milioni di under 20 e 17,7 milioni di anziani.

 

"Lo squilibrio - afferma ancora Roberto Messina - creerà una nuova domanda di tipo socio-sanitario, che non potrà non gravare sulle casse pubbliche, se i Governi vorranno continuare ad osservare la Costituzione, laddove si garantisce il diritto alla salute e alle cure.

 

Che ci siano ancora margini per rendere più efficienti le risorse - osserva Messina - questo è indubbio, ma chi pensa di contrarre una spesa che è già a livelli bassi è fuori pista. Per questo noi chiediamo al Governo di intervenire con giudizio in questo settore visto che ogni lira sottratta alla sanità viene tolta nella maggior parte dei casi alle cure per gli anziani". Un assunto che sarà tanto più vero con il passare degli anni. Nel 2010, infatti, i malati cronici over 60 anni aumenteranno del 20% arrivando a sfiorare i 12 milioni, a cui andranno sommati altri 2,5 milioni di anziani disabili.

 

Per capire quanto sia importante considerare strategica per il futuro del Paese la politica sanitaria Messina fa anche notare che nel 1997 i nuclei familiari che avevano come riferimento un ultrasessantacinquenne rappresentavano il 40% della famiglie povere italiane. "La nuova composizione sociale che si va delineando - avverte il segretario di Ageing society - porterà a nuove emergenze di tipo socio-sanitario. A questo lo Stato non può rispondere con una diminuzione della spesa senza preventivamente disporre un progetto in grado di affrontare la molteplicità dei bisogni dell'esercito dei nonni".

     

 

 

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