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Non è certamente confortante il bilancio del primo censimento dei centri anti-tumore del nostro Paese, promosso
dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dopo due anni di lavoro. In Italia, infatti, solo 9 impianti ospedalieri di oncologia medica su 100 meritano la definizione di "eccellenza" per la diagnosi e la cura dei tumori, per l'idoneità delle attrezzature di cui sono dotati. Ben 30 su 100 non hanno tutte le strutture dichiarate "di base". Solo 45 centri su un totale di 280 esaminati dispongono di un archivio informatizzato, solo 37 di un sito internet. E ancora, mancano i primari e gran parte dei medici specializzandi, senza contratto,
a causa delle carenze nel settore amministrativo, non stanno in corsia ma
negli uffici.
Esiste una profonda spaccatura tra Centro-Nord e Sud. Al Sud il personale è preparato ma si trova ad operare in condizioni inadeguate. Infatti, l'organizzazione generale è carente: non mancano solo le cliniche specializzate. Ma ci sono carenze anche di specialisti, infermieri, letti, e le liste d'attesa si allungano. La carenza di posti letto, 2,5 ogni 100 mila
abitanti (il Centro-Nord ne conta il doppio), porta ad un allungamento cronico delle liste d'attesa. Aumentano, per fortuna, i reparti di cure palliative, e si recupera terreno sul numero delle radioterapie, anche se il Sud continua ad essere in forte ritardo.
Anche l'esercito dei volontari è ormai una presenza fissa, preziosa anche per reperire risorse. Il 62,8% delle strutture è supportato stabilmente da associazioni non profit, quasi il 40% può contare su finanziamenti privati.
Su 280 strutture di oncologia medica "censite" in ospedali, policlinici, Irccs e privati, il 50,7% non ha disponibilità per il ricovero dei malati di tumore. La media nazionale è di 8 posti letto per centro. Va potenziato il day hospital, dicono gli oncologi. È presente nel 90% delle strutture, ma solo il 24% delle visite avviene in day hospital.
"Lo Stato - spiega Francesco Di Costanzo, segretario dell'Aiom - rimborsa solo il 40% delle spese per questo regime: 400 euro sui 1.000 spesi per una chemioterapia in day hospital. È necessario che i risarcimenti si adeguino alle spese, per evitare che, per non far saltare i bilanci, molti centri continuino a preferire il ricovero ordinario, rimborsato. Ma senza nessun miglioramento per la qualità di vita del malato e della sua famiglia".
Ogni anno, purtroppo, continuano ad ammalarsi 270 mila italiani di
cancro, dei quali 160 mila muoiono. "Emerge un quadro poco rassicurante - ammette Francesco Cognetti, presidente dell'Aiom - ma non dimentichiamo i dati positivi". Infatti, la sopravvivenza in Italia è in netto miglioramento, per gli uomini un guadagno di 7 punti percentuali, 6 per le donne negli ultimi 10 anni. "Il censimento vuole essere piuttosto - continua Cognetti - una critica costruttiva per mettere a punto un'organizzazione ospedaliera all'avanguardia e servizi più efficienti".
Marco
Fasolino
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