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MALASANITÀ: TROPPI ERRORI NEGLI OSPEDALI

 

Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia esistono statistiche precise e attendibili sugli errori dei medici. Un farmaco scambiato con un altro e somministrato al paziente sbagliato. Una sacca di sangue non compatibile. Una garza dimenticata nello stomaco. È quello che, purtroppo, si manifesta quotidianamente negli ospedali di tutto il mondo. 

 
L'errore in ospedale non solo è possibile, ma è anche frequente, costa carissimo ai pazienti, e pesa sui conti della sanità pubblica: "È pari ad un terzo dei costi complessivi di gestione dei nostri ospedali - dice il ministro della Salute Girolamo Sirchia -. Uno sperpero a cui bisogna cominciare a mettere mano". 

 
Negli Usa, gli errori coinvolgono il 3-4% dei pazienti e di questi, più del 50% avrebbero potuto essere prevenuti. Inoltre, in un anno, muoiono più persone per errori in medicina (da 44.000 a 98.000) che per incidente stradale (43.458), cancro al seno (42.297) o AIDS (16.516), costituendo l'ottava causa di morte. 

 

In Europa sono pochi i paesi in cui si sta sviluppando la cultura degli errori in medicina. La Gran Bretagna l'anno scorso ha condotto uno studio nazionale per migliorare la sicurezza del paziente dal quale emerge che il 5% di questi è vittima di errori, un terzo di questi errori ha portato invalidità o morte e metà di questi errori erano evitabili. Sempre l'anno scorso in Svizzera è stato costituito un gruppo di studio sugli errori in medicina riconosciuto a livello nazionale. Problema che esiste da sempre anche in Italia ma finora senza studi specifici. 

 
Per rendere minimo il rischio di errori è stato istituito e presentato all'Ospedale San Raffaele di Milano il "Centro studi San Raffaele rischi errori in medicina", alla presenza del professore Girolamo Sirchia, ministro della Salute. 
È dal giugno scorso, infatti, che l'Ospedale San Raffaele ha avviato sei unità di "gestione del rischio", cioè squadre di medici che cercano di capire come, dove e perché succedono gli errori, in altrettante aree dell'ospedale. Nel concreto, queste "squadre di medici" passano al setaccio tutto ciò che accade in reparto: "smontano" i processi organizzativi, ne individuano i punti critici e cercano soluzioni perché gli errori non si ripetano.

 
Ci vorrà tempo, ma la strada è quella giusta. Sirchia ha già introdotto nel Piano sanitario nazionale la necessità di applicare agli ospedali la certificazione Iso di qualità, un altro modo per arrivare allo stesso risultato: strutture più efficienti, dove si viene guariti meglio, con meno spese inutili. "Gli strumenti per migliorare ci sono - dice il ministro -. Manca la cultura: dall'errore si impara". 

 
Al San Raffaele hanno messo a punto alcuni prototipi, "perché un errore su due - spiega Pierangelo Bonini, direttore scientifico del Cesrem - può essere evitato". Uno è il braccialetto con il codice a barre, che consente l'esatta identificazione del paziente, scongiurando il rischio di uno scambio di persona. Il secondo è il "carrello intelligente", con computer, che consente all'infermiere di prelevare solo i farmaci giusti per il paziente. 

 

Ma quanti medici saranno disposti a segnalare i propri sbagli, consentendo all'équipe di studiarli e all'ospedale di migliorare? La ricetta di Sirchia: garantire l'anonimato. "Bisogna partire dalla segnalazione obbligatoria degli errori al servizio di qualità dell'ospedale, che poi trasmetterà i dati, in modo anonimo, a un Registro regionale o nazionale", dice il ministro.

 
I dati disponibili sugli errori dei medici sono quelli del Tribunale dei diritti del malato (Tdm) che ha avviato un programma di sperimentazione in 23 ospedali, istituendo Unità di gestione di rischio e adottando il rilevamento di tutti gli eventi sentinella, cioè quei "quasi errori" che messi insieme permettono di costruire una mappa dei rischi.

 
Le segnalazioni arrivate al Tribunale per i diritti del malato sono in pericolosa crescita: più 14% dal 2000 al 2001. Le aree in cui si sbaglia di più sono ortopedia e traumatologia (16,5%, ma si tratta degli interventi più a rischio di infezione rispetto ad altri), oncologia (13%), ostetricia e ginecologia (10,8%), chirurgia generale (10,6%). Ma chi sbaglia? E a fare cosa? Nel 19,1% dei casi si tratta di veri e propri errori del medico, che non interpreta nel modo corretto i sintomi o sbaglia la terapia; nel 22% l'errore consiste in un ritardo nella diagnosi; nel 53% nell'interpretazione errata dei test. Fra gli errori più comuni, anche lo scambio di farmaci.

   

 

 

 

 

 

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