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ISTAT: L'ITALIA È UN PAESE VECCHIO

 

Il rapporto annuale dell’Istat sull’evoluzione demografica dell'Italia nel 2002 presenta una situazione alquanto allarmante: l’Italia è un paese vecchio, anzi, il più vecchio d’Europa! Gli italiani, dunque, si avviano a diventare un popolo di anziani. Infatti, il Belpaese presenta l'indice di vecchiaia più alto al mondo, nonché la speranza di vita più lunga e la popolazione più anziana dell'Ue. A ciò si aggiunge un altro fenomeno tutto italiano, il basso tasso di fecondità. All'aumento della speranza di vita che procede a passo spedito continua infatti a non corrispondere un adeguato tasso di natalità, e dal 1976 l'Italia si trova al di sotto del livello di sostituzione.

  

Secondo il rapporto, nel 2002 la speranza di vita in Italia è di 76,8 anni per gli uomini, e di 82,9 per le donne. Numeri, in entrambi i casi, di un anno superiori alla media europea. Nell'Unione, l'Italia ha dunque un triste primato: quello del Paese con la popolazione più anziana. Nel 2000, infatti, gli ultra 65enni erano il 18% della popolazione, contro il 16,2% che è la media dell'Unione europea. Dato che continua a salire, tanto che a gennaio di quest'anno un italiano su cinque aveva 65 anni e più. Trent'anni fa erano uno su dieci e fra trent'anni saranno uno su tre gli over 65! I più longevi risultano essere i molisani, mentre le donne campane vivono in media 81,2 anni.

    

Da questi dati si evince, tuttavia, che il concetto di vecchiaia si sta evolvendo, e una persona oggi diventa anziana sempre più tardi, visto che a sessantacinque anni un uomo ha ancora davanti a se ben 16,8 anni da vivere, di cui mediamente 13 in piena autonomia. Il discorso cambia se si parla di donne: ad una maggiore longevità, infatti, non corrisponde sempre una buona qualità della vita, e in base alla propria autopercezione, una donna trascorre mediamente il 60% della propria vita in “buona salute”, contro il 70% degli uomini. Le donne sono infatti afflitte, più spesso rispetto agli uomini, da malattie meno letali, ma che nel lungo periodo degenerano in situazioni invalidanti, come artrite, artrosi, osteoporosi, ipertensione arteriosa, mentre gli uomini sviluppano soprattutto patologie croniche a maggiore letalità.

 
Nel nostro Paese, inoltre, aumentano i grandi vecchi, quelli con più di 80 anni, che ormai sono una persona ogni venti. Ai primati europei si aggiungono quelli mondiali e così l'Italia detiene il record del mondo dell'indice di vecchiaia: per ogni 100 giovani al di sotto dei 15 anni ci sono 133 persone al di sopra dei 65.

 

Natalità e mortalità pongono l'Italia davanti al problema del debito demografico, e di conseguenza a quello della spesa pensionistica. Alla fine del 2001 - riferisce l'Istat - in Italia il numero di prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali è stato pari a 21,5 milioni, per un importo complessivo annuo di 178 mila milioni ed un importo medio annuo di 8.300 milioni.

  

Al Nord, soprattutto in Lombardia e in Emilia-Romagna, si è concentra la maggior parte sia delle prestazioni previdenziali (49%), sia della spesa erogata (51,8%), mentre nel Mezzogiorno le pensioni erogate sono state il 30,3% del totale nazionale, contro una spesa che ha raggiunto il 26,7% del valore complessivo. E sono le regioni come l'Umbria e la Liguria, che stanno conoscendo già oggi il più forte invecchiamento della loro popolazione, a dover fornire i modelli per il futuro.

 

 

 (21/5/2003)

 

 

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