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I nonni possono essere buoni genitori, pure
se in là con gli anni. A “promuovere” i nonni e le nonne,
conferendo piena dignità al ruolo da loro svolto, è la Corte
di Cassazione che rileva come gli anziani, al pari delle
mamme e dei papà, possono garantire ai nipoti le stesse
"esigenze affettive".
Per quanto i nonni possano avere una
"età inoltrata", sancisce la Suprema Corte, nell’"attuale
momento storico, l’evoluzione della natura e i progressi
della scienza medica rendono sempre più lento il processo di
senescenza e sempre più ampia l’aspettativa di vita e di
vitalità". Sulla base di questi motivi, la Prima sezione
civile ha accolto il ricorso di una nonna ultrasettantenne,
Eda F., che si era vista negare per ben due volte
l’affidamento del nipotino Manuel sulla base del fatto che
la nonna era "ormai ultrasettantenne" e che quindi, data
"l’età inoltrata", non avrebbe potuto occuparsi del piccolo. Di diverso avviso la Corte di Cassazione che,
anzi, nella nonna materna ha visto la "figura sostituiva
della madre".
Il caso analizzato dalla Cassazione riguarda
la vicenda di Manuel, un bambino nato tre anni fa da una
donna, Silvia F. ospite di una comunità terapeutica per
tossicodipendenti, con una previsione di scarcerazione solo
nel 2014, e non riconosciuto dal padre. Per tre mesi il
piccolo, insieme alla sorellina Selene, era stato accudito
amorevolmente dalla nonna materna Eda, fino a quando nel
dicembre del 2002 il Tribunale per i minorenni di Firenze
aveva dichiarato lo stato di adottabilità del bimbo.
Stesso verdetto negativo per la nonna è stato
espresso anche dalla Corte d’appello di Firenze, nell’aprile
2004. Per i giudici di merito, infatti, il bimbo rimasto con
l’anziana solo "per pochi mesi" non avrebbe risentito
dell’allontanamento e poi la "nonna era ormai
ultrasettantenne", quindi non adatta al ruolo di mamma.
Nonna e figlia si sono battute sino in Cassazione. La Prima
sezione civile (sentenza 10126/05), anche contro il parere
negativo espresso dalla pubblica accusa della Cassazione che
aveva chiesto il rigetto del ricorso, ha dato ragione alla
nonna e ha bacchettato i giudici di merito che avevano
negato all’anziana di accudire il nipote "impedendone" così
una "crescita serena ed un accudimento adeguato".
Sarà ora la Corte d’appello di Firenze a
restituire al nipotino l’affetto della nonna-mamma,
attenendosi ai princìpi dettati dalla Suprema Corte.
(18/5/2005)
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L'ARCHIVIO
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