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È tornato l’incubo "mucca pazza"

  

La grande paura della mucca pazza fa risalire la tensione in Europa. Col moltiplicarsi nelle ultime settimane di casi sempre più frequenti di bovini infetti dal morbo della mucca pazza, l’Europa sembra scivolare rapidamente verso una vera e propria psicosi, cui le autorità governative e sanitarie stentano a far fronte.

 

Controlli sanitari a tappeto, inchieste della magistratura, occhi aperti alle frontiere. Le precauzioni si sprecano, ma finora il morbo della mucca pazza resta per l’Italia solo uno spettro e nulla più. Tutti i test sugli animali, infatti, sono risultati negativi e non vi è stata nessuna segnalazione di carne infetta. Eppure quel fantasma, che anche in Francia sta facendo precipitare la vendita di carne bovina, era sembrato materializzarsi quando i medici dell’ospedale fiorentino di Careggi, avevano confermato la presenza di un caso sospetto: una donna di 64 anni ricoverata in coma. La diagnosi parlava di encefalopatia spongiforme, ma solo in alcuni casi, a far sorgere la malattia è il consumo di carne infetta e generalmente ciò accade ai giovani. Così, successivamente, lo stesso Ministero della Sanità ha voluto di fatto escludere che si sia trattato di un caso di mucca pazza, non essendovi alcun legame tra le condizioni della donna e il consumo di carne bovina.

 

In Italia, fino ad oggi, le autopsie non hanno mai rivelato casi del genere, né tantomeno vengono segnalate in Italia malattie di bovini che possano far temere il contagio.

Insomma, "tutto bene, tutto sotto controllo", dicono gli esperti. Ma restano forti le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori, che chiedono misure drastiche, fino al blocco dell’importazione di carne dalla Francia, 240.000 tonnellate all’anno, più della metà di quelle che importiamo.

Forti preoccupazioni nutrono anche i macellai, che dal Governo vorrebbero maggiore tutela per la produzione italiana finora indenne da rischi, ma ugualmente travolta dalla psicosi dilagante.

"Niente paura", spiegano anche i rappresentanti delle grandi catene di distribuzione alimentare, "la carne in vendita nei nostri supermercati proviene da bovini non nutriti con quelle farine animali, che tutti vorrebbero messe al bando".

 

E per rassicurare i consumatori scendono in campo anche i veterinari della Sivemp, il sindacato dei veterinari pubblici: “va bene la cautela, -dicono- ma tutta questa paura è ingiustificata, si sta distruggendo più carne del necessario. Tutte le parti potenzialmente a rischio, infatti, vengono sequestrate e distrutte e la carne che si trova nei mercati e sui banchi delle macellerie è assolutamente idonea ad essere consumata senza nessun rischio. In particolare, non c’è nemmeno da temere rispetto al midollo, cosiddetto ossobuco, in quanto non è in relazione con il midollo spinale, che è la parte eventualmente interessata al morbo della mucca pazza”.

 

È importante ricordare che dal 1996 la farina animale, considerata il principale veicolo di contagio dell’encefalopatia spongiforme bovina, è stata eliminata dall’alimentazione dei ruminanti (bovini e ovini) e gli animali a rischio sono solo quelli nati prima di questa data. Ma per altre specie come conigli, polli, pesci, ecc., i mangimi a base di carne non sono vietati.

 

Anche la Comunità Europea corre ai ripari, proponendo agli Stati membri di introdurre un test obbligatorio su tutti i bovini di età superiore ai due anni (circa 800.000 capi l’anno), in quanto solo quelli al di sopra di una certa età sviluppano sintomi clinici di Bse, a causa del lungo periodo di incubazione del morbo. Attualmente i test anti-Bse possono essere eseguiti solo sul cervello di animali morti. I Commissari Ue alla Sanità ed all’Agricoltura, Byrne e Fischler, sostengono che i test siano l’unica strada percorribile per la sicurezza della carne che circola all’interno della Comunità. Questi test, hanno detto i due Commissari europei, si aggiungono agli altri standard di protezione già esistenti in tutti i paesi. Va comunque detto che, insieme a Spagna, Germania, Svezia, Finlandia, Grecia e Austria, l’Italia non ha fatto registrare finora alcun caso patologico.

 

Alcuni Stati membri hanno tuttavia adottato da pochi mesi analisi di laboratorio molto sofisticate, e l’Italia resta all’avanguardia nei test che scatteranno dall’1 Gennaio 2001 essendo già stati introdotti in via sperimentale in Piemonte dove hanno dato significativi risultati. "A partire dal prossimo mese di gennaio - ha chiarito il ministro della sanità Umberto Veronesi - in base alla decisione comunitaria recentemente adottata, sarà introdotto il test rapido per l'individuazione della Bse anche per quei bovini che non presentano sintomatologia clinica. Il test - continua la nota del ministero - effettuato al momento della macellazione, è in grado di rivelare con certezza la presenza o meno della proteina prionica all'origine dell'infezione". 

 

In Francia il Governo Jospin ha messo fuorilegge le farine animali da dare in pasto a suini, pesci e polli. Una moratoria per ora provvisoria, ma che potrebbe essere presto estesa ad altri Paesi dell’Unione Europea. Anche il Ministro della Sanità Veronesi, ha infatti ipotizzato il divieto dell’uso di farine animali nell’alimentazione di tutti gli animali ed è inoltre tornato a rassicurare gli italiani: sul versante della mucca pazza ''la situazione e' assolutamente sotto controllo e tranquillizzante, le misure che abbiamo preso servono a prevenire e non perché le cose siano oggi preoccupanti''. Tra l'altro l'Italia ''e' il Paese più immune in Europa dalla malattia, e vogliamo mantenere questa condizione''.

 

Il ministro della Sanità, intanto, ha firmato un’ordinanza che impedisce a chi è stato in Gran Bretagna di donare il sangue. Il provvedimento restrittivo riguarda chi ha soggiornato nel Regno Unito per oltre sei mesi tra il 1980 e il 1996, ed è stato varato solo a scopo cautelativo. Infatti non è stata mai accertata alcuna correlazione tra donazione di sangue e infezione da Bse. Già altri paesi, come la Germania e gli Stati Uniti lo hanno adottato, e la Francia sta per farlo.

 

Nel frattempo prosegue il lavoro di monitoraggio dei NAS, che hanno intensificato il controllo su tutto il territorio nazionale. Nel mirino del Nucleo Anti Sofisticazione dei Carabinieri, infatti, sono finiti alcuni allevatori piemontesi, sospettati di aver utilizzato mangimi proibiti. I controlli sono puntati su una ventina di aziende che da circa un mese non avviano più bestiame al macello.

 

Parallelamente si muove anche la Magistratura. Il Procuratore di Torino, Guariniello, ha aperto un’inchiesta su una decina di ditte operanti anche fuori del Piemonte che producono mangimi. L’ipotesi è che abbiano messo in circolazione cibo destinato ai bovini alterato con farine animali.

Inoltre, nelle scuole di tantissime città, tra cui Milano, Genova, Firenze, Napoli e Civitavecchia, da martedì 14 novembre 2000, è stato vietato il consumo di manzo nelle mense.

 

Si temono nel contempo le conseguenze economiche. Non solo per gli altissimi costi che comporterà l'eliminazione delle farine animali e la loro sostituzione con proteine vegetali. Ma il danno immediato che comporta questa situazione per il settore dell'allevamento bovino. Molti paesi dell'Est, Polonia Ungheria, Russia, hanno già chiuso le loro frontiere alla carne francese. E ora si teme che l'Unione europea metta l'embargo ai bovini francesi come era avvenuto per la Gran Bretagna, paradossalmente proprio su iniziativa di Parigi. 

 

E' di Venerdì 17 Novembre 2000 la decisione del Consiglio dei Ministri di bloccare l'importazione in Italia delle carni bovine adulte e con l’osso francesi. E' lo stesso Presidente del consiglio Amato a spiegare l'embargo sulle carni francesi. "Divieto di importazioni di animali vivi francesi, oltre i 18 mesi, divieto di uso di farine animali e divieto all'ingresso di carni francesi non disossate - dice - Il decreto legge potenzia la sorveglianza sulla Bse prevedendo conseguentemente test su tutti gli animali italiani e non, in età superiore ai 18 mesi. E' importante verificare se negli animali che non hanno alcuna apparente manifestazione di malattia, non sia già presente nella forma occulta".

 

Il 21 Novembre il consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Ue ha raggiunto, dopo 17 ore di discussioni ininterrotte, un accordo politico che introduce test e misure di controllo per disinnescare in Europa la nuova crisi della mucca pazza. In seguito a questo accordo, dal 1 Gennaio 2001 saranno eseguite analisi su tutti i bovini con più di 30 mesi considerati "a rischio". Successivamente i controlli saranno estesi, a partire dal 1 Luglio 2001, a tutti i bovini con più di 30 mesi di vita.

 

Marco Fasolino

 

 

 

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