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NEL VINO I PRINCIPI CURATIVI PER L'ALZHEIMER

 

 

Che il vino facesse buon sangue ed avesse ottime proprietà, se assunte in modiche quantità, lo si sapeva da tempo. Ma uno studio recente condotto dal dott. Philippe Marambaud presso la North Shore-Long Island Jewish Institute for Medical Research, dimostrerebbe addirittura che è presente nel vino un polifenolo naturale che ridurrebbe le placche senili che sono poi alla base del morbo di Alzheimer.

 

Il polifenolo in questione è il resveratrolo, un composto che si trova in abbondanza in numerose piante: noccioline, bacche e vino appunto. C’è però da operare una necessaria distinzione. Infatti non è indifferente bere vino rosso o bianco.

 

Bisognerebbe mandar giù tra i 20 ed i 100 bicchieri di bianco per assumere la stessa quantità di resveratrolo presente nella maggior parte di vini rossi, in particolare, in quelli ottenuti da uve di Pinot Nero.

 

Dal punto di vista scientifico il resveratrolo si è rivelato efficace una volta somministrato alle cellule umane che producono i beta-amiloidi, alla base del processo che poi porta al morbo di Alzheimer, poiché esso agirebbe sul processo di degradazione dei peptici beta-amiloidi.

 

I risultati ottenuti, però, non consentono affatto di dire se l’uva ed il vino rosso possano essere considerate cure valide per l’Alzheimer, anche perché sono da valutare le specificità dei pazienti e soprattutto la concentrazioni di resveratrolo presenti nei vini. Se a ciò si aggiunge anche che l’uva ed il vino contengono oltre 600 componenti, molecole antiossidanti comprese, è ben chiaro come mai i risultati prospettati siano più che altro un auspicio.   

 

Intanto però c’è una ragione in più per sorseggiare piacevolmente il bicchiere di vino che ci attende a tavola!!!

 

 

(24/11/2005)

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