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Antinfiammatori
salvaneuroni nella malattia di Alzheimer
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Sembrerebbe che l’uso
continuato e prolungato di farmaci antinfiammatori non
steroidei o FANS, da decenni impiegati come antidolorifici
nelle malattie reumatiche e l’artrosi, possa
ridurre il rischio di contrarre la malattia
di Alzheimer.
A
questa conclusione sono giunti ricercatori del National
Institute on Aging statunitense e della Johns Hopkins
University, basandosi sui dati raccolti esaminando per 15
anni oltre 2.300 persone. Questa importante risultato è
apparso sul numero di marzo 1997 di Neurology, e si
basa sul Baltimora Longitudinal Study on Aging, un’indagine
promossa dal National Institute on Aging, che è l’ente
principale nella ricerca pubblica sull’Alzheimer.
Nelle
persone che assumevano FANS da meno di due anni il rischio
relativo di contrarre la malattia era pari a 0,65, mentre in
chi li usava da oltre due anni scendeva a 0,40. C’è da
dire, però, che non tutti gli antidolorifici hanno mostrato
questo effetto. Il paracetamolo, infatti, che ha un’azione
antinfiammatoria molto blanda, non ha fatto registrare gli
stessi risultati, così come l’aspirina, anche essendo un
potente antinfiammatorio, quasi certamente perché usata a
dosi troppo basse.
Secondo
Claudia Kawas, uno dei ricercatori della Johns Hopkins
School of Medicine, le placche di amiloide e altre proteine
potrebbero essere una risposta a un processo infiammatorio,
attenuato appunto dall’uso dei FANS. È ancora presto, in
ogni caso, proporre una prevenzione a base di
antinfiammatori, il cui uso continuo, peraltro, non è privo
di effetti collaterali.
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