Home > Terzaet@ News > Antinfiammatori salvaneuroni nella malattia di Alzheimer (2/10/2000)

 

 Antinfiammatori salvaneuroni nella malattia di Alzheimer


Sembrerebbe che l’uso continuato e prolungato di farmaci antinfiammatori non steroidei o FANS, da decenni impiegati come antidolorifici nelle malattie reumatiche e l’artrosi, possa ridurre il rischio di contrarre la malattia di Alzheimer

 

A questa conclusione sono giunti ricercatori del National Institute on Aging statunitense e della Johns Hopkins University, basandosi sui dati raccolti esaminando per 15 anni oltre 2.300 persone. Questa importante risultato è apparso sul numero di marzo 1997 di Neurology, e si basa sul Baltimora Longitudinal Study on Aging, un’indagine promossa dal National Institute on Aging, che è l’ente principale nella ricerca pubblica sull’Alzheimer.

 

Nelle persone che assumevano FANS da meno di due anni il rischio relativo di contrarre la malattia era pari a 0,65, mentre in chi li usava da oltre due anni scendeva a 0,40. C’è da dire, però, che non tutti gli antidolorifici hanno mostrato questo effetto. Il paracetamolo, infatti, che ha un’azione antinfiammatoria molto blanda, non ha fatto registrare gli stessi risultati, così come l’aspirina, anche essendo un potente antinfiammatorio, quasi certamente perché usata a dosi troppo basse.

 

Secondo Claudia Kawas, uno dei ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine, le placche di amiloide e altre proteine potrebbero essere una risposta a un processo infiammatorio, attenuato appunto dall’uso dei FANS. È ancora presto, in ogni caso, proporre una prevenzione a base di antinfiammatori, il cui uso continuo, peraltro, non è privo di effetti collaterali.

 

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