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Trapianti: scoperte le cellule anti-rigetto

 

 

Uno studio condotto dal laboratorio di immunologia della Columbia University, in collaborazione con quello della Sapienza di Roma, ha esaminato 200 trapiantati di cuore, rene e fegato per rilevare la presenza delle cellule T-soppressive. La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che quando queste cellule sono presenti, non si verifica il rigetto. La scoperta delle cellule anti-rigetto rappresenta un notevole passo avanti nel campo dei trapianti. Queste cellule, denominate "T-soppressori, sono delle particolari cellule linfocitarie già presenti nell’uomo, che, stimolate efficacemente, riescono a risolvere definitivamente il problema del rigetto di un organo. Esse vengono prelevate precedentemente dal soggetto che riceve l’organo e educate in vitro, per tentare di indurre nel paziente una tolleranza duratura al nuovo organo, senza l'uso di farmaci immunosoppressivi e poi immesse di nuovo nel circolo venoso al momento del trapianto. In questo modo è come se l’organismo riconoscesse l’organo estraneo come proprio, bloccando così il rigetto. Ogni trapiantato quindi, potrebbe, un domani, usufruire di una immunosoppressione mirata e personalizzata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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