Attualmente, una delle principali emergenze nel mondo della sanità è la mancanza di sessantamila infermieri per coprire i vuoti di organico nel servizio sanitario nazionale, centomila se si fa riferimento agli standard europei ai quali ci si dovrà gradualmente allineare. Ciò determina, soprattutto nelle aree del centro nord, una persistente difficoltà nell'organizzazione dei servizi sanitari, sia ospedalieri che territoriali e domiciliari, tanto nel settore pubblico che in quello privato. Negli scorsi anni si è positivamente operato per creare i presupposti per una soluzione stabile e duratura del problema. È stata ridefinita tutta la normativa riguardante la professione cui è stata riconosciuta autonomia, un percorso formativo universitario, possibilità di carriera con accesso alla dirigenza, migliori condizioni contrattuali. Sono state progressivamente incrementate le opportunità di accesso alla formazione fino agli attuali 10.614 posti. Sono stati siglati importanti accordi con paesi dell'area mediterranea per l'impiego di personale qualificato nei nostri servizi. Si è definita la figura dell'operatore tecnico socio sanitario per sganciare l'infermiere da incombenze non assistenziali e mansioni non proprie della professione.
Per affrontare l'emergenza infermieristica e dare in tempi rapidi una soluzione stabile al problema, inoltre, il ministro della Salute Girolamo Sirchia, provvederà ad introdurre alcune misure contenute in un provvedimento, come straordinari e possibilità di utilizzare in corsia ed ambulatori gli infermieri che hanno smesso di lavorare da non più di 5 anni. "Su richiesta degli interessati - ha spiegato Sirchia - le aziende ospedaliere potranno remunerare, agli infermieri dipendenti, prestazioni orarie aggiuntive al di fuori dell'impegno di servizio per un numero di ore non superiore al 50% del monte ore corrispondente a quello dei posti in organico vacanti".
Nonostante queste nuove favorevoli condizioni si devono registrare, a tutt'oggi, una serie di ritardi nell'attivare iniziative concrete per dare impulso alla professione e attirare su di essa l'interesse dei giovani. In particolare, per il corrente anno accademico, non sono stati previsti i necessari incrementi dei posti di formazione per il diploma universitario, che restano bloccati al numero dello scorso anno; non è stato emanato il decreto per l'equipollenza alle nuove lauree dei precedenti diplomi universitari, si marca un ritardo nella definizione e nell'impiego operativo delle figure tecniche di supporto.
Marco Fasolino
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