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La
riforma Dini sulle pensioni tarda a produrre i suoi effetti
anche dopo il passaggio al nuovo sistema di calcolo contributivo.
Tale sistema, che tiene conto della vita lavorativa, nel
2050 sarà applicato per intero solo al 42% dei lavoratori
dipendenti, mentre la maggior parte di essi (53%) riceverà
un trattamento con il sistema misto retributivo-contributivo,
e il "vecchio" sistema retributivo (che considera
solo gli ultimi stipendi) interesserà ancora il 5% degli ex
lavoratori. è
questo il risultato sulla valutazione degli effetti della
riforma Dini effettuata dalla Commissione Brambilla.
Le
previsioni sono ancora meno rosee se si va indietro negli
anni. Nel 2035, ad esempio, solo il 10% dei lavoratori
dipendenti riceverà un trattamento calcolato con il sistema
contributivo, mentre alla maggior parte di essi (64%) sarà
applicato il sistema misto, e al 24% il metodo retributivo.
Secondo il rapporto, le cose andranno meglio per la gestione
dei lavoratori autonomi che nel 2050 riceveranno dall'Inps
pensione calcolate con il contributivo puro nel 57% dei
casi, mentre anche in questo caso al 5% sarà ancora
applicato il sistema retributivo.
Il
ritardo dell'entrata a regime del sistema contributivo ha
conseguenze esplosive sui conti della spesa previdenziale.
Un dipendente che va in pensione dopo 35 anni di versamenti
con il metodo retributivo copre meno della metà della
pensione cui avrà diritto nel restante periodo di vita,
mentre con il contributivo la copertura è quasi completa. Poiché
i fondi mancanti per pagare gli assegni sono a carico del
bilancio dell'inps, si capisce quanto sia devastante il
primo metodo rispetto al secondo.
Il
rapporto della Commissione Brambilla ha fatto una serie di
proiezioni sul lungo termine per le singole categorie. Un
dipendente che andrà in pensione nel 2005, a 58 anni e dopo
35 anni di lavoro, con il sistema retributivo avrà coperto
solo 14,9 anni dei 25 di aspettativa di vita residua, mentre
nel 2035, sempre a 58 anni, con il contributivo dovrebbe
aver coperto 24,3 anni. La forbice si allarga ancora di più
se si prendono in considerazione i lavoratori autonomi: un
artigiano che andrà in pensione con il metodo retributivo,
nel 2005 avrà versato contributi che copriranno solo 5,5
degli anni di pensione; nel 2035, con il contributivo,
raggiungerà i 22,3 anni. Il passaggio
"rallentato" al metodo contributivo, quindi, non
farà che aggravare i buchi nei conti dello Stato.
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DALL'ARCHIVIO
DI TERZAET@.COM
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