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MARONI: SUBITO LA RIFORMA DELLE PENSIONI

 

Ricomincia con un rinvio la discussione alla Camera sulla delega-pensioni. La commissione Lavoro di Montecitorio ha, infatti, deciso di aggiornare i lavori a dopo il 20 aprile. Si conferma, in tal modo, l'intenzione dei deputati di andare "avanti adagio" in attesa dei possibili sviluppi legati al riaprirsi del dialogo sociale sulle riforme atteso dopo lo sciopero generale del 16 aprile.

 

Intanto dalla Relazione sul controllo della gestione finanziaria dell'Inps per il 2000, messa a punto dalla Corte dei Conti, emerge una proiezione per la spesa pensionistica del 2002 di circa 139 miliardi di euro, con un incremento netto del 6,2% rispetto al 2001. Pensioni e trattamenti di famiglia pesano per 120 miliardi (+5,4%) mentre assegni e vitalizi sociali ammontano a 3,4 miliardi (+34,6%).

 

L'incremento non è tale da suscitare preoccupazioni nell'immediato. I dati 2001 e le previsioni 2002 confermano l'inversione di tendenza rispetto al passato, anche se continuano a risentire della «commistione tra assistenza e previdenza». Poiché la soluzione del problema non può consistere nel trasferimento a carico dello Stato «di quegli oneri che in passato gravavano sul sistema generale obbligatorio», occorrono misure che siano in grado di incidere sulle «cause strutturali dei disavanzi del sistema pensionistico». Le correzioni da introdurre attraverso gli interventi di riforma dovrebbero tendere alla ricerca di un «punto di equilibrio tra prestazioni previdenziali e prelievi contributivi», nonché alla «stretta rispondenza tra prestazioni assistenziali e stato di bisogno dei beneficiari».

 

In ogni caso, le preoccupazioni per il futuro sono più forti e rendono la riforma delle pensioni «sempre più indifferibile», a partire dall'innalzamento dell'età pensionabile, fino all'ampliamento del periodo da prendere in esame ai fini del calcolo della pensione e al potenziamento delle strutture di accertamento e di riscossione dei contributi. L'Italia è, infatti, risultata al top della classifica dell'invecchiamento mondiale con il 25% di persone sopra i 60 anni e 30 anziani ogni 100 lavoratori attivi. E nel 2050 i pensionati saranno il 65% della popolazione. «Il quadro demografico - conferma il ministro Maroni in occasione dell'assemblea sull'invecchiamento mondiale tenutasi a Madrid - ci obbliga a prendere in considerazione la possibilità di prolungare l'età attiva oltre l'età media pensionabile, per tutte le persone che lo desiderano». L'obiettivo è, dunque, incentivare il pensionamento flessibile e «incoraggiare il mercato lavorativo a offrire possibilità anche agli anziani». Ma servono le riforme e al più presto.

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