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In
20 anni (dal 1980 al 2000) il debito previdenziale ha
raggiunto la cifra di 716,9 miliardi di euro. Tale cifra si
ottiene valorizzando i bilanci regionali Inps al tasso medio
di interesse prodotto dai titoli di Stato, visto che nel
periodo considerato la differenza tra entrate e uscite
previdenziali si è tradotta in un debito finanziario
mediante emissione di titoli. Si tratta di una somma
imponente che rappresenta il 56% dell'intero stock di debito
pubblico. Percentuale che salirebbe oltre il 70% se ai
disavanzi dell'Inps si aggiungessero quelli degli altri enti
previdenziali. E così, ancora oggi, dopo la riforma Dini,
una pensione Inps su quattro è pagata da BoT e CcT.
Dietro
queste cifre da capogiro si nasconde una realtà regionale
diversificata e qualche positiva sorpresa. Ad esempio i
primi risultati della lotta al sommerso hanno contribuito a
frenare la crescita del disavanzo del 2000, facendo
registrare solo un +0,6% contro l'aumento del 5,8%
dell'anno precedente. Nel Centro si è verificata
un'inversione di tendenza con una diminuzione del deficit
del 20%, a cui ha però contribuito il miglioramento del
saldo positivo del Lazio. Un lieve miglioramento del
disavanzo (0,5%) si è registrato anche nel Sud, mentre a
Nord si è verificato un peggioramento del 15,8%.
Il
2000 conferma il trend di crescita costante sia delle
entrate contributive sia delle uscite per prestazioni. Gli
aumenti più rilevanti, e questo è il dato più positivo
per il Paese, si registrano nelle regioni del Centro e del
Sud, confermando la tendenza evidenziata nel 1999. Le uscite
per prestazioni fanno registrare una minore crescita
rispetto alle entrate, risultando il tasso di incremento
rispetto al 1999 pari al 4%.
Passando
ad analizzare i singoli saldi
regionalizzati, lo studio evidenzia come nel 2000, sia pure
modestamente, il disavanzo è aumentato in buona parte
delle regioni. Le uniche eccezion sono rappresentate dal
Lazio, che presenta un saldo attivo di 826 milioni di euro,
dal Veneto con un segno più di 372 milioni di euro,
e dal Trentino, con più di 16 milioni. Al Sud la situazione
di disavanzo migliora lievemente solo per Molise e Puglia. Le maggiori crescite del
disavanzo si registrano invece in Lombardia (che passa
da 297 milioni di euro a un pur sempre modesto deficit di
450 milioni) e Piemonte (da un deficit di 2.103 milioni di
euro nel '99 si è passati a un saldo negativo di 2.514
milioni di euro).
Nonostante i recenti miglioramenti, i
disavanzi maggiori si registrano ancora al Sud, dove
detengono il record dei saldi negativi la Sicilia (-5.005
milioni di euro) e la Campania (- 4.673 milioni di euro).
Un quadro analogo emerge andando a
considerare i tassi regionali di copertura, ossia quanti
contributi sono stati versati ogni cento euro di prestazioni
erogate. Le regioni che versano più contributi
di quanto spendono in prestazioni previdenziali sono: il
Lazio, che versa 109,5 euro ogni cento di prestazioni rese;
il Veneto, dove i contributi sono il 104,4% delle uscite; il
Trentino che versa il 100,9% di quanto spende. Nel resto del
Paese i contributi versati non coprono mai pienamente le
uscite. Hanno tuttavia buoni tassi di copertura la Lombardia
(97,9%), l'Emilia Romagna (83,8%) e il Piemonte (76,8%). Ben
diversa la situazione nelle regioni meridionali. Ad
eccezione dell'Abruzzo, che presenta un tasso di copertura
del 60,1%, tutte le altre regioni si attestano su livelli
inferiori al 50%. La Calabria e la Sicilia sono le regioni
che presentano i rapporti più bassi: per ogni cento euro
ricevuti contribuiscono rispettivamente per soli 26,6 e 31,8
euro.
Nonostante
i recenti, positivi risultati della lotta al sommerso che
confermano l'incidenza negativa sui conti previdenziali
della piaga del lavoro nero, i disequilibri permangono. Su
tutte le regioni continuano a pesare le "promesse del
passato", cioè le cosiddette baby-pensioni e la
mancanza di correlazione tra contributi versati e
prestazioni erogate. Ma il Rapporto punta l'indice
soprattutto sul sommerso, che al Sud assorbe il 50% della
produzione, sottrae allo sviluppo dell'economia reale una
ricchezza pari al 28% del Pil e genera quelle prestazioni
assistenziali, come le pensioni sociali o integrate al
minimo, che gravano molto sugli squilibri tra quello che il
sistema previdenziale incamera e quanto poi restituisce.
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