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PUBBLICO IMPIEGO: NUMEROSE LE PENSIONI DI ANZIANITà

 

Numerosi i punti di criticità nel sistema previdenziale della pubblica amministrazione individuati dalla Corte dei Conti, che pure ha riscontrato notevoli miglioramenti nella situazione rispetto agli anni passati. Hanno fatto bene, quindi, i tagli assestati dal 1993 alle baby-pensioni, ma ancora non basta. La Corte dei Conti sottolinea che sono indispensabili nuovi interventi sulle pensioni di anzianità dei dipendenti del pubblico impiego per evitare le conseguenze di "catastrofiche tendenze demografiche" che rischiano di affossare il sistema previdenziale.

 

Nella Relazione sulla gestione delle pensioni anticipate del personale delle amministrazioni dello Stato, la Corte dei Conti fa notare che il numero dei pensionati continua a crescere, mentre quello dei dipendenti soggetti a ritenuta contributiva continua a diminuire. Di conseguenza tra la fine del 2000 e l'inizio del 2001 si potevano contare solo 4 dipendenti in servizio per ogni 3 pensionati. La magistratura contabile spiega che, a fronte di una crescita del numero dei pensionati del 43,76% tra il 1989 ed il 2000, nello stesso periodo il numero dei contribuenti è significativamente calato (-5,02%) per effetto di una forte contrazione avvenuta dopo il '93. La Corte dei Conti sottolinea che questo rapporto, già pessimo, è destinato a peggiorare, viste le tendenze demografiche in atto. La spesa pensionistica per i dipendenti dell'amministrazione pubblica ha già raggiunto livelli elevati. Lo Stato dovrebbe già oggi colmare il divario (pari a poco meno del 19%) dei monti imponibili delle amministrazioni statali, con appositi trasferimenti verso l'Inpdap.

 

La magistratura contabile accusa anche l'eccessiva lentezza con cui l'attuale sistema pensionistico recepisce sul piano finanziario gli effetti delle riforme. Se questa lentezza è da considerarsi per alcuni aspetti fisiologica, sostengono i magistrati contabili, è però anche "frutto di precise scelte legislative". Tra queste, quelle che portano al "rinvio esagerato nell'applicazione dei nuovi sistemi di calcolo" delle pensioni. Secondo i magistrati, il sistema contributivo "oltre ad essere particolarmente idoneo alla stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto col Pil, appare particolarmente adatto ad assolvere alla fondamentale funzione di incentivare il lavoratore a rimanere più a lungo in servizio" e a posticipare il momento della pensione.

 

A fronte di tutti questi nodi ancora da sciogliere, tuttavia, anche alcune note positive. Tra queste, l'aumento dell'anzianità anagrafica media all'atto di cessazione del servizio, (passata dai 53,4 anni nell'arco di tempo precedente al gennaio '93 ai 59,5 successivi al gennaio '98), delle anzianità utili alla pensione (salite, nello stesso periodo di tempo, da 32,7 a 37,7 anni), e delle anzianità contributive, aumentate mediamente di ben 6,1 anni (+20% del valore iniziale). Tutti fattori positivi che, sostiene la Corte, "si sono ripercossi sugli andamenti generali del sistema pensionistico dei dipendenti statali iscritti all'Inpdap, che hanno mostrato una tendenza al contenimento e alla stabilizzazione, quanto meno nel periodo 1998/2000".

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

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