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Rinviata a settembre
la decisione di ampliare la platea dei beneficiari dell'aumento a 516 euro
delle pensioni minime. "Con i sindacati si è deciso di
aprire un tavolo di confronto dopo il 15 settembre, quando
disporremo dei consuntivi definitivi dell'Inps", ha
dichiarato al termine dell'incontro il Sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla. Che ha
demandato al tavolo di fine estate il compito di valutare
anche "la necessità di semplificare i criteri per
attestare il reddito".
Ufficialmente, quindi, il motivo
del rinvio è nella carenza dei dati sul numero dei
pensionati che avrebbero già beneficiato dell'aumento e di quelli che potrebbero beneficiarne in
futuro. Ma in realtà la causa dello slittamento sarebbe
nella diversità di opinioni tra Inps e Welfare circa l'entità
degli aumenti da corrispondere all'esercito dei circa
400mila pensionati italiani all'estero. Secondo l'Istituto
l'importo dovrebbe essere dimezzato, mentre al Welfare si
propende per la parificazione del trattamento con i
pensionati che vivono in Italia. La questione non è di poco
conto, perché nel caso di aumenti "pieni" per le
pensioni internazionali la dote da spalmare sugli altri
pensionati al minimo, di fatto, si dimezzerebbe, scendendo
da 500 milioni a circa 250 milioni di euro.
Gli
ultimi dati trapelati parlavano di aumenti erogati a 1,8
milioni di pensionati contro i 2,2 milioni inizialmente
previsti dal governo, con un "avanzo" di circa 500
milioni di euro, da ridistribuire allargando la platea dei
beneficiari dell'operazione "un milione al mese".
Le
ipotesi su come ripartire questa somma sono in particolare
tre. La principale, fermo restando il requisito reddituale
personale, è di elevare il limite di reddito familiare che
dà diritto alla maggiorazione dagli attuali 11.271,39 a
13.427,88 euro. Una seconda ipotesi è invece quella di
agire sul requisito anagrafico: allargare cioè la platea
dei beneficiari anche a chi ha meno di 70 anni, nel limite
dei 65, ma a prescindere dagli anni di contribuzione
effettivamente versata. L'ultima ipotesi riguarda gli
invalidi per i quali si pensa di eliminare del tutto il
requisito anagrafico. Agli invalidi civili totali, cioè,
verrebbe corrisposto l'aumento a 516,46 euro mensili non
più soltanto dai 60 anni in poi, ma a prescindere
dall'età. In tutti i casi i nuovi beneficiari otterranno
l'aumento dal 1° gennaio 2002.
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DALL'ARCHIVIO
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