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Il
dibattito sulla riforma delle pensioni si allarga fino agli
Stati Uniti. Da Boston, infatti, l'economista Franco
Modigliani ha sostenuto la necessità di utilizzare il Tfr
ai fini di capitalizzazione, investendo in fondi comuni
differenziati gestiti da figure di "estrema
fiducia". In tal modo i lavoratori potrebbero
continuare a contribuire alle pensioni, ma in misura
ragionevole. Una riforma in
questa direzione - secondo il noto economista - permetterebbe di ridurre i contributi
dall'attuale 40 al 24%. Da Boston arrivano
anche le indicazioni di Carlo Cottarelli, capo
della delegazione del Fondo Monetario Internazionale per l'Italia.
Secondo il quale la manovra finanziaria per il 2003,
attualmente in discussione alla Camera, contiene in
soprattutto misure "una tantum", che fanno in modo
che il deficit non arrivi al 2%, ma non pongono basi per il
futuro. Cottarelli ritiene invece necessaria una riforma
strutturale e sostiene che è tempo di mettere mano alla
spesa pubblica e, in particolare, alle pensioni. "Nei
prossimi 35/40 anni – pronostica - la spesa per la sanità
legata all'invecchiamento demografico, sarà pari a 3,5
punti percentuali: una condizione che andrebbe combattuta
aumentando l'età effettiva del pensionamento".
Tornando in Italia, l'importanza di una riforma del
sistema previdenziale, da approvare entro la primavera del
2003, è stata sostenuta da Stefano Parisi, direttore
generale di Confindustria. Obiettivo della riforma è quello
di agganciare l'ammontare dell'assegno pensionistico all'età
di pensionamento. Secondo Parisi, "è necessario
puntare a una pensione giusta, più bassa per chi esce prima
dal lavoro, più alta per chi esce più tardi. Finché si
potrà andare in pensione a 57 anni - ha spiegato Parisi
riferendosi alla crescita e alla competitività del Paese -
saremo ai margini". Il direttore generale di
Confindustria ha specificato che "bisogna rivedere tutto. Il sistema previsto dalla
delega prevede che per avere gli incentivi
si rinnovi il rapporto di lavoro. Maroni dice che questo
meccanismo non funziona e che bisogna darli a tutti. Questo
modo per noi sarebbe costoso e inutile, sarebbero soldi
buttati". Dal momento che sul fronte delle
pensioni non c'è una posizione comune con il sindacato,
Parisi ha aggiunto che un'eventuale riforma va
concordata anche con le parti sociali.
L'opinione di Parisi è condivisa dal rapporto della
Fondazione Free. La riforma
pensionistica, secondo il centro Free, dovrebbe affrontare
"con decisione" il nodo dell'età pensionabile in
direzione di una sua elevazione. In pratica, nei prossimi
due anni dovrebbe essere consentito l'esodo soltanto alle
persone con 57 anni di età e 35 di contributi (requisiti
previsti a regime della riforma Dini nel 2008) con alcune
deroghe per operai e lavoratori precoci. Dal 1° gennaio
2005 dovrebbero rientrare nelle regole anche operai e
precoci, mentre dal 1° gennaio 2007 dovrebbe iniziare un
progressivo innalzamento dei requisiti per portare l'età
pensionabile a 60 anni.
L'ultima parola spetta al ministro Maroni, anch'egli
intervenuto sulla questione pensionistica. La riforma – ha
detto – sarà approvata entro la primavera del 2003,
dunque "la richiesta di Parisi non è della
Confindustria, ma del Governo". Il ministro ha anche rassicurato i sindacati, ribadendo un
fermo "no" ad ogni eventuale misura che tagli le pensioni di
anzianità. "Al più presto - ha detto il ministro -
incontrerò tutte le parti sociali per fare il punto della
situazione, nel momento in cui la delega previdenziale avrà
ripreso il suo cammino in Parlamento. Sarà l'occasione per
vedere se, alla luce delle novità dell'ultimo anno, si
possono apportare delle modifiche ai meccanismi che
incentivano la permanenza al lavoro e, dunque, l'innalzamento
dell'età pensionabile". Il ministro, oltre ad
escludere per l'ennesima volta qualsiasi intervento sulle
pensioni di anzianità, ha ribadito la sua contrarietà ad
ogni forma di disincentivo, compresa l'estensione del metodo
di calcolo contributivo.
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