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FINANZIARIA 2003: LE NOVITà  SULLE PENSIONI

 

Estensione del cumulo tra pensione e altri redditi da lavoro e fusione dell'Inpdai nell'Inps. Sono queste le sole due norme di natura previdenziale, insieme agli stanziamenti per i trattamenti in favore dei lavoratori esposti all'amianto, contenute nella Finanziaria per il 2003. Nessuna riforma delle pensioni di anzianità, e nessun allargamento della platea dei beneficiari delle pensioni al minimo. Abolito il divieto di cumulo pensione-lavoro, arriva l'esenzione totale per i titolari di redditi composti solo da pensione minima e abitazione principale. Per i pensionati, soprattutto quelli al minimo, per il momento la Finanziaria porta buone notizie. Le nuove disposizioni diventeranno operative il 1° gennaio 2003.

 

Le pensioni di anzianità, per il momento non vengono toccate, e la riforma viene rinviata. Il premier Berlusconi ha comunque sottolineato che una riforma in direzione di un aumento dell'età pensionabile non può più essere posticipata, perché lo Stato (e con esso si intendono i lavoratori che pagano i contributi con i quali vengono pagate le pensioni) non può permettersi di mantenere i cittadini per 30 anni e oltre da quando sono andati in pensione.

 

Arriva, invece, un'altra misura molto attesa: l'abolizione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro. I redditi da pensione e quelli da lavoro dipendente o autonomo diventano quindi totalmente cumulabili. Con due limiti: quello dell'età e quello dell’anzianità contributiva. Ad usufruire dell'estensione del cumulo potranno essere, infatti, tutti i soggetti con 37 anni di anzianità contributiva e 58 anni di età anagrafica. Con questo intervento il Governo conta di centrare due obiettivi: contribuire all'emersione del lavoro nero e favorire l'innalzamento dell'età pensionabile.

 

Nessuna traccia, invece, di un'altra misura che ci si attendeva: l'allargamento della platea dei beneficiari degli aumenti a 516 € mensili delle pensioni minime, attraverso una modifica ai requisiti per l'accesso al beneficio. Tale misura era stata chiesta soprattutto dai sindacati dei pensionati, nel momento in cui ci si era resi conto che per l'aumento delle pensioni minime erano stati stanziati soldi in eccesso rispetto a quelli che effettivamente utilizzati. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, è stato piuttosto esplicito sulla questione precisando che "non ci saranno allentamenti dei requisiti attualmente richiesti e quindi la platea dei beneficiari per l'aumento della pensione minima non sarà allargata". In compenso chi ha già ottenuto l'aumento ed è quindi titolare di un reddito composto solo dalla pensione minima e dall'abitazione principale, sarà esonerato dal pagamento delle imposte. La Finanziaria stabilisce, infatti, che tutte le pensioni corrispondenti a redditi fino a 7.500 € sono escluse dall'applicazione dell'Irpef. Questo è l'unico caso in cui per i pensionati le deduzioni totali ammontano a 7.500 €. Per gli altri, cioè per i pensionati non al minimo, la somma delle deduzioni si ferma a 7.000 €. Il risparmio per i pensionati al minimo, quantificato in 307 € all'anno, è dunque pari al 100%.

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

Riforma pensioni: solo il cumulo nella Finanziaria

 

 

 

 

 

 

 

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