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PRONTO IL PIANO 2003 PER FRENARE LE ANZIANITà

 

Nel 2003 scoccherà l'ora "x" per la riforma delle pensioni. Il Governo sembra, infatti, aver pianificato la tabella di marcia per correggere il sistema previdenziale, possibilmente facendo leva sulla Ue. Il piano che l'Italia, come tutti gli altri Paesi europei, consegnerà all'Unione europea il 23 ottobre è già pronto da tempo: il ministro Maroni lo ha consegnato al collega Giulio Tremonti per le ultime limature. E non è escluso che già prima della fine dell'autunno l'Esecutivo tenti di riaprire, nonostante le resistenze dei sindacati, una sessione previdenziale con le parti sociali. Un confronto che dovrebbe ripartire da quello che il Governo considera un punto fermo: la delega previdenziale da mesi ferma in Parlamento. Ma come si legge nel piano preparato dalla commissione coordinata da Giuliano Cazzola, proprio "mediante un ampio confronto con le parti sociali e senza l'assillo dell'emergenza, il Governo è pronto a promuovere ulteriori interventi riformatori". Tre sono gli obiettivi fondamentali: favorire l'innalzamento dell'età pensionabile anche mediante il ricorso a disincentivi e non solo a incentivi; facilitare la permanenza al lavoro anche attraverso la lotta al sommerso; accelerare lo sviluppo della previdenza integrativa.

 

Il Governo "non esclude" nell'iter legislativo della delega "di esaminare soluzioni alternative". Ad esempio, come è noto da tempo, il ricorso non solo a incentivi ma anche a disincentivi sui pensionamenti di anzianità per favorire l'innalzamento dell'età pensionabile. Un intervento che il Tesoro avrebbe già voluto introdurre nella Finanziaria. E ad ufficializzare che questa è una carta che il Governo potrebbe giocare entro breve tempo è stato anche il vicepresidente Gianfranco Fini. Il riferimento all'introduzione di "incentivi e disincentivi efficaci", contenuto nel documento della Commissione Cazzola, non è dunque una novità. Ma i sindacati restano contrari. 

 

La strategia del Governo è chiara: rendere più sostenibile il sistema previdenziale e ridurre la spesa pensionistica. Un traguardo che l'Esecutivo considera prioritario: "con riferimento ad un orizzonte di medio-lungo termine - si legge nel piano - il Governo intende rafforzare la capacità di contenimento della spesa previdenziale. Ciò anche al fine di tener meglio conto, compatibilmente con gli obiettivi di miglioramento dell'adeguatezza del sistema pensionistico nel suo complesso, dell'esigenza del rilancio dello sviluppo economico, da perseguire anche riducendo il carico fiscale e contributivo, e di riforma e riequilibrio complessivo del Welfare". Secondo il parere della Commissione Cazzola, le riforme degli anni '90 "hanno consentito di evitare il collasso del sistema", ma la fase di transizione "è per molti aspetti piuttosto lunga". Per questo motivo il Governo intende promuovere ulteriori interventi.

 

L'operazione alla quale sta lavorando il Governo ha come prima finalità di recepire le indicazioni della Ue sulla necessità di alzare l'età pensionabile. Proprio per questo il Governo conta sulla spinta di Bruxelles e prende in considerazione l'ipotesi di realizzare la riforma nel corso del semestre della presidenza italiana. ma non è ancora del tutto esclusa la possibilità di accelerare ulteriormente i tempi. Secondo la Commissione Cazzola, alzare l'età effettiva di pensionamento non solo contribuirà a migliorare i conti pubblici ma, considerando gli effetti del metodo contributivo, potrà garantire un trattamento pubblico più elevato. Infatti se l'attuale pensionato-tipo (60 anni di età e 35 di contribuzione) nel 2050 (a legislazione invariata) riceverebbe come pensione il 48,1% dell'ultimo stipendio, con 65 anni di età e 40 di anzianità contributiva percepirebbe il 63,4% dell'ultimo reddito da lavoro dipendente. E un prolungamento dell'attività lavorativa fino a 65 anni determinerebbe anche un miglioramento del tasso di sostituzione della previdenza complementare di circa due punti (dal 16,73% al 18,75%).

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