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ITALIANI ALL'ESTERO: ARRIVA L'AUMENTO DELLA PENSIONE 

A UN MILIONE

 

Anche i pensionati dell'INPS residenti all'estero riscuoteranno l'aumento previsto dalla Finanziaria 2002 per le pensioni minime. I possibili beneficiari riceveranno anche le quote arretrate a partire dal 1° gennaio 2002. A sciogliere i dubbi che l'Ente di previdenza aveva manifestato sulla possibilità di pagare all'estero una quota di pensione di natura strettamente assistenziale e non contributiva, è intervenuto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il quale, sentito il parere del Ministero dell'Economia, ha dato il via libera ai pagamenti pur ponendo un limite all'ambita maggiorazione. Infatti, per non gravare troppo sulla finanza pubblica e per non vanificare la previsione di "inesportabilità" di prestazioni a carattere non contributivo, stabilita da convenzioni e regolamenti comunitari, per i pensionati residenti all'estero l'aumento sociale spetta per un importo massimo di 123,77 euro. La somma corrisponde alla differenza tra l'importo della pensione minima attualmente in vigore in Italia (392,69 euro) e il limite massimo (516,46 euro) stabilito dalla stessa legge finanziaria (n.488 del dicembre 2001). Pertanto, chi attualmente riscuote un assegno inferiore a 392,69 euro riceverà dall'INPS l'aumento per intero. Chi invece ha un assegno superiore riceverà una maggiorazione fino alla concorrenza massima di 516,46 euro (un milione delle vecchie lire).

 

Requisiti

 
Come per i residenti in Italia anche per i nostri connazionali all'estero la maggiorazione è subordinata a determinate condizioni reddituali e anagrafiche. L'Inps, per far arrivare in tempi rapidi gli aumenti ai possibili beneficiari (circa 200.000), utilizzerà una procedura semplificata e basata da un lato su un sistema di sinergie con le banche e dall'altro su un rapporto di fiducia e collaborazione con i pensionati. I possibili beneficiari della maggiorazione riceveranno direttamente dalla banca che ha in carico la pensione una comunicazione con la quale vengono avvertiti che è disponibile una somma aggiuntiva, oltre la rata di pensione corrente, e che cosa devono fare per poterla riscuotere. Alla lettera è allegato un modulo di autocertificazione dei redditi che, opportunamente compilato e sottoscritto dagli interessati, deve essere poi restituito alla banca che provvederà, se ci sono le condizioni, al pagamento diretto dell'aumento. Per compilare il modulo gli interessati possono avvalersi, qualora lo ritengano opportuno, dell'assistenza, assolutamente gratuita, di uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.

 

Reddito

 
Vediamo quali sono i limiti di reddito oltre i quali la maggiorazione non spetta. Se il pensionato è solo, deve avere nel 2002 un reddito personale inferiore a 6.713,98 euro (pari a 13 milioni di lire). Se invece è coniugato il reddito, cumulato con quello del coniuge, non deve superare 11.271,39 euro (pari a 21.824.000 lire).
I redditi da considerare sono, non soltanto quelli soggetti all'Irpef ma anche quelli esenti, i redditi soggetti a ritenuta alla fonte o a imposta sostitutiva, come gli interessi derivanti da depositi bancari, postali, titoli di credito, ecc. Devono essere inoltre considerati gli eventuali redditi prodotti all'estero. Non contano invece il reddito della casa di abitazione e le pensioni di guerra.
 

Età

 
L'altro requisito richiesto per ottenere la maggiorazione è quello anagrafico. La legge prevede che il pensionato debba aver compiuto almeno 70 anni di età, però, con un bonus di un anno, ogni cinque anni di contributi versati. L'abbattimento di un anno scatta anche se il pensionato ha uno spezzone di almeno due anni e mezzo di contributi. Facciamo qualche esempio per rendere più chiaro il meccanismo. Un pensionato di invalidità che ha versato 8 anni di contributi ha diritto all'aumento se ha almeno 68 anni di età. Mentre per un pensionato di vecchiaia, che ha acquisito il diritto alla pensione con 15 anni di contributi, bastano 67 anni. E ancora. Con 25 anni di contributi si può beneficiare dell'aumento a 65 anni di età, con 10 anni di contribuzione si può averlo a 68 anni, con soli 5 anni di contributi a 69 anni e così via… Chi è titolare di pensione di inabilità (e non di invalidità) può ottenere l'aumento se ha compiuto 60 anni di età. Ecco, dunque, come si conclude l'operazione. Entro il 15 febbraio 2003 le banche devono restituire all'INPS le dichiarazioni dei pensionati e da allora l'ente potrà ricalcolare le pensioni.

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