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L'amianto
non mette in pericolo solo la salute dei lavoratori, ma
anche i conti previdenziali. Le somme avanzate dagli aumenti
delle pensioni più basse (in media circa 650 milioni di
euro l'anno) saranno destinate a tutela dei lavoratori
esposti all'amianto, mentre si scopre che un sesto della
spesa per i prepensionamenti del 2000 è dovuta proprio al
riconoscimento di quei benefici. La tutela previdenziale
prevista per i lavoratori a suo tempo esposti all'amianto
rischia, quindi, di produrre effetti devastanti al pari di
quelli derivanti, nel decennio delle grandi ristrutturazioni
industriali, dal ricorso ai prepensionamenti di massa. E la
spesa futura è destinata a crescere ulteriormente.
Solo
sei anni fa la spesa per i prepensionamenti era pari a 2,9
miliardi di euro, di cui l'1% (28 milioni) erano riferiti
all'amianto. Mentre, però, in questi anni anni gli oneri
per i prepensionamenti in generale sono via via diminuiti,
quelli per l'amianto sono continuati a crescere. Le
previsioni per l'anno in corso indicano 790 milioni per lo
stock dei prepensionamenti, di cui quasi la metà (335
milioni, pari al 42,4%) solo per l'amianto. Ed è scattato
l'allarme: l'Inps calcola che nel 2003 la spesa
raddoppierà, fino a raggiungere l'apice nel 2010 a quota
1.261 milioni di euro. Ma quali sono i problemi? La legge
257/92 (norme relative alla cessazione dell'uso
dell'amianto) aveva previsto due tipi di tutele: una
pensionistica (l'anzianità contributiva moltiplicata per il
coefficiente 1,5) per i lavoratori colpiti da malattia
professionale da amianto e un ammortizzatore sociale rivolto
a favorire l'esodo dei dipendenti delle aziende che lavorano
il prodotto e che cessavano l'attività. Per ottenere
l'applicazione del coefficiente maggiorato (a 1,5) questi
ultimi dovevano dimostrare l'avvenuta esposizione
all'amianto per un periodo superiore ai dieci anni. Una
disposizione quest'ultima modificata da interventi
successivi: la legge 271/93 dispone che il
"premio" del moltiplicatore 1,5 deve essere
riconosciuto a chiunque sia stato esposto ad amianto per
oltre 10 anni. Non ha alcuna importanza che sia ammalato.
Anche perché la malattia può manifestarsi a distanza di
molto tempo.
La
legge, quindi, punta a favorire il pensionamento anticipato
di tutti coloro che sono stati esposti agli effetti
dell'amianto. Gli unici "paletti" in grado di
introdurre criteri selettivi sono stati, oltre al limite
contributivo di 10 anni, alcune interpretazioni
giurisprudenziali che hanno cercato di definire il concetto
di "esposizione". Per supplire alle carenze
normative, il ministero del Lavoro incaricò l'Inail di
svolgere la funzione accertativa, valutativa e di
certificazione dei periodi individuali di effettiva
esposizione al rischio. Molte domande non sono state
accolte. Questo fatto ha comportato una spinta in sede
politica per allargare la platea dei destinatari. Un
comitato ristretto presso la commissione Lavoro del Senato
sta tentando di predisporre un unico testo di legge per
ridisciplinare la materia.
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DALL'ARCHIVIO
DI TERZAET@.COM
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