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I
trattamenti Inps sono finanziati per almeno un quarto dallo
Stato, ma se si riuscisse a distinguere previdenza ed
assistenza ci si accorgerebbe che il peso di quest'ultima è
molto più elevato. Nemmeno l'Inps, però, è in grado di
fare questa operazione. Ci ha provato il Consiglio di
indirizzo e vigilanza dell'Istituto, ma si è solo
avvicinato all'obiettivo. le cifre accertate per il 2001
indicano che la spesa complessiva di circa 130 miliardi di
euro di prestazioni è finanziata per tre quarti dai
contributi del mondo del lavoro e per un quarto dalla
fiscalità generale: 102 miliardi di euro spesi sono davvero
previdenza, mentre 27 sono assistenza. In realtà il peso di
quest'ultima è molto più elevato. I conti della previdenza
sono infatti "gonfiati" da alcune voci che
rappresentano vere e proprie zone d'ombra non facilmente
collocabili né da una parte né dall'altra.
Esistono
voci di spesa che stanno effettivamente a metà strada, e
questo, in particolare, nelle prestazioni pensionistiche in
senso stretto. Si tratta di quote di trattamenti che non
derivano da contributi versati e che, però, non sono
ritenute assistenza. è il caso, per esempio, degli
accrediti figurativi per il servizio militare. Poi ci sono
zone d'ombra nei trattamenti per il mantenimento del salario
(indennità di disoccupazione), i cui oneri sono in parte a
carico della Gias (assistenza pura) e in parte a carico
della Gestione prestazioni temporanee. Stessa cosa nel caso
dei trattamenti a sostegno della famiglia, come gli assegni
per il nucleo familiare ai lavoratori dipendenti occupati e
cassintegrati, ai disoccupati e ai lavoratori dipendenti in
mobilità, dove l'aliquota contributiva produce un avanzo
che viene dirottato alle pensioni.
Perché
si è arrivati a questa situazione? Lo Stato ha ritenuto di
doversi assumere il finanziamento diretto, attraverso i
trasferimenti all'Inps, di misure e interventi di politiche
sociali che l'Istituto non era in grado di coprire
attraverso il normale prelievo contributivo. Da qui è nato
il principio della separazione tra previdenza e assistenza,
che però ha confini incerti spesso tracciati da ragioni di
opportunità finanziarie.
Le
uniche volte in cui il legislatore ha provato a regolare
questi confini sono state nel 1997 e, soprattutto, nel 1999
(legge 448/98), quando è stata sistemata la partita dei
crediti: la misura comportò la cancellazione di un debito
pari a 83,06 miliardi di euro che l'Istituto aveva
accumulato. Un'operazione che ha consentito all'Inps di
passare da una situazione patrimoniale in rosso per 54,30
miliardi di euro a un avanzo di 11,83 miliardi di euro. Una
vera e propria sanatoria giustificata dal fatto che l'Inps
non sarebbe mai stato in grado di restituire le somme
ricevute.
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