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Il
sistema di calcolo contributivo avanza a rilento. A distanza
di quasi sette anni dalla sua introduzione, l'Inps ha finora
liquidato appena 4.323 pensioni calcolate interamente con il
nuovo metodo. Poca cosa, così come gli importi: tanto bassi
che l'Ente di previdenza li definisce trascurabili.
Difficile attendersi numeri superiori. Le pensioni
calcolate con quel metodo possono essere corrisposte dopo
cinque anni di attività lavorativa. Dunque siamo ancora
agli inizi della nuova era previdenziale voluta dalla
riforma Dini del 1995. Ma i risparmi che quel sistema
dovrebbe garantire non si sono visti. E bisognerà attendere
ancora molto, forse più di quanto preventivato sette anni
fa.
Il
Ministero dell'Economia e delle Finanze è passato
all'attacco, spingendo per una modifica previdenziale volta
ad applicare obbligatoriamente a tutti le categorie del
lavoro, anche se in pro-rata, il sistema contributivo delle
pensioni. Un metodo che considera i versamenti effettuati
durante l'intera vita lavorativa e non, come invece fa il
retributivo, solo gli ultimi, molto spesso migliori,
stipendi. la proposta è di applicare il vecchio metodo alle
annualità già lavorate e il nuovo a quelle che verranno
dal momento dell'applicazione dell'eventuale riforma fino al
pensionamento. La stessa cosa che ha deciso il consiglio
generale dell'Inpgi (l'Istituto di previdenza dei
giornalisti) nel tentativo di dare garanzie di solidità
all'Ente anche in un futuro lontano. Lo stesso che vorrebbe
dare il Ministro dell'Economia all'Inps.
Contrario
alla proposta è invece il Ministro del Lavoro e delle
politiche sociali, che punta su altre fonti: la
decontribuzione per i neo assunti, la progressiva
eliminazione del divieto di cumulo pensione-reddito da
lavoro, l'innalzamento dell'aliquota contributiva dovuta dai
collaboratori coordinati e continuativi, la certificazione
dei diritti acquisiti e , soprattutto, il rilancio della
previdenza integrativa con l'individuazione di nuove forme
di finanziamento per i fondi pensione. E lo stesso ministro
Maroni ha escluso che si possa introdurre il contributivo
misto-retributivo pro-rata per tutti. Tra i due ministeri è
così iniziato un braccio di ferro che potrebbe concludersi
in sede di discussione in Parlamento della Finanziaria per
il 2003.
Così
come delineato dalla riforma Dini del 1995, nel 2050 il
nuovo sistema di calcolo si applicherà per intero solo al
42% dei lavoratori dipendenti, mentre il 53% avrà una
pensione mista retributiva-contributiva e il 5% ancora
retributiva. è
quanto rilevato dalla commissione Brambilla, la quale ha
anche precisato che, per gli autonomi, nello stesso anno
quelle percentuali saranno, rispettivamente pari al 57, al
38 e al 5%. Ma quali sono gli effetti del contributivo? Dopo
40 anni di attività un lavoratore dipendente avrà, con il
retributivo, una pensione pari a circa l'80% dell'ultima
retribuzione. Con il nuovo sistema di calcolo, invece, il
rapporto passa al 40-60%.
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