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Mentre gli
industriali chiedono una riforma delle pensioni e il premier
Berlusconi guarda all'Europa come a una Maastricht del
Welfare, parte il confronto tra le parti sociali e il
ministro Maroni sulla delega.
Confronto che i sindacati attendevano già da
un bel pò. Il ministro del Welfare avrebbe qualche carta da
scoprire: contributi figurativi versati dallo Stato all'Inps
per garantire il rendimento delle pensioni pubbliche future
tagliate dalla decontribuzione; maggiori agevolazioni
fiscali per la previdenza complementare e per i fondi
pensione contrattuali; un meccanismo ad hoc per
salvaguardare il Tfr in caso di fallimento del fondo
integrativo; "silenzio-assenso" del lavoratore per conferire
il Tfr ai fondi. E mentre si apre il confronto su quello
che Cgil, Cisl e Uil non vogliono (il documento sindacale è
unitario) e gli industriali minacciano: "non si cambi
l'impostazione della delega", nel Governo ci sarebbe chi
pensa ad una cosiddetta "fase 2" della riforma delle
pensioni, da inserire possibilmente nella prossima
Finanziaria raccogliendo le indicazioni che verranno
dall'Unione Europea. Nel mirino potrebbero allora tornare le
pensioni di anzianità (salvate dalla delega), visto che
l'orientamento più volte espresso a livello comunitario è
quello dell'innalzamento dell'età media effettiva per la
pensione. Intanto, però, primo nodo, quello della
decontribuzione. Fortemente contrastata dai sindacati e
altrettanto fortemente voluta da Confindustria, è difesa da Maroni.
Anche se negli ultimi giorni si sarebbero avuti frequenti
contatti per sondare la possibilità di soluzioni alternative
al taglio dei contributi previdenziali. Per questo i
tecnici del Welfare avrebbero pensato a una "proposta di
riserva" che, sempre al fine di ridurre il costo del lavoro,
prevede di porre a carico dello Stato alcune voci
assistenziali (di sostegno al reddito dei lavoratori e delle
famiglie) che ancora oggi gravano impropriamente sui conti
della previdenza. Una proposta, questa, che si avvicina a
quella dei sindacati che in alternativa alla decontribuzione
chiedono di ricorrere alla fiscalizzazione di alcuni oneri
sociali e impropri. Sul trattamento di fine rapporto il
ministro potrebbe proporre di rendere la previdenza
integrativa più vantaggiosa dal punto di vista fiscale e di
agevolare, sempre fiscalmente, i fondi contrattuali e di
categoria (i sindacati sono nettamente contrari alla parità
tra fondi aperti e chiusi). Per quanto riguarda il Tfr maturando,
poi, la delega prevede il conferimento obbligatorio ai fondi
pensione: anche qui i sindacati sono contrari e la via
d'uscita potrebbe essere quella di ricorrere alla formula
del "silenzio-assenso". Per finire il ministro ha annunciato
nelle settimane scorse che ha già previsto un meccanismo ad
hoc, basato sul versamento di contributi aggiuntivi, per
garantire il Tfr destinato alla previdenza integrativa in
caso di fallimento del fondo pensione. |

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DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM
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