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Un maxi-bonus fiscale e contributivo per
garantire una retribuzione maggiorata del 30% a chi deciderà
di restare al lavoro ritardando il pensionamento.
è questo
il pilastro su cui poggia l'emendamento alla delega-Maroni
sulla previdenza al quale stanno lavorando i ministeri del
Welfare e dell'Economia. Una modifica che, prima di essere
presentata in Parlamento, sarà illustrata, presumibilmente
entro la fine di gennaio, alle parti sociali. Il meccanismo
sarà affinato sulla base delle valutazioni contabili che sta
effettuando il Tesoro. Solo conti alla mano l'Esecutivo
deciderà l'entità definitiva del super bonus da mettere a
disposizione dei lavoratori e, in parte, dei "datori". Due
elementi sembrano essere certi:
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il Governo punta su un incremento
(possibilmente) del 30% della pensione che verrebbe
corrisposta a chi decidesse, avendone maturato i requisiti,
di andare in pensione prima della "vecchiaia";
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la strada che l'Esecutivo intende percorrere
per correggere la delega resta quello di un rafforzamento
degli incentivi già previsti.
Restano aperte due ulteriori opzioni:
l'estensione del metodo contributivo e il ricorso ai
disincentivi. E soprattutto la prima vedrebbe favorevoli
diversi esponenti dell'Esecutivo.
I nuovi incentivi
Il rafforzamento degli incentivi poggerebbe
anche sull'abolizione dell'assenso obbligatorio del datore
di lavoro (previsto dall'attuale versione della delega) alla
permanenza in attività. La scelta volontaria di restare al
lavoro dovrebbe, quindi, essere libera da condizionamenti
fino al 65° anno di età: solo superato questo limite la
permanenza al lavoro sarebbe vincolata "al via libera" del
datore.
Soglia unica di "vecchiaia"
Su questo versante potrebbe essere introdotta
un'altra novità, già prevista dalla misura sulla
liberalizzazione dell'età pensionabile contenuta nella
delega: anche alle donne per le quali l'età del
pensionamento di vecchiaia è attualmente fissata a 60 anni
(65 per gli uomini) la permanenza al lavoro dovrebbe essere
garantita fino al compimento del 65° anno di età. Che
diventerebbe di fatto il limite unico di vecchiaia.
Decontribuzione graduale
Il Governo, come lascia intendere
l'emendamento già presentato alla Camera sul rinvio sul
rinvio di anno in anno alla Finanziaria della "copertura"
della decontribuzione sui neo-assunti, sembra intenzionato a
ricorrere a un taglio solo graduale delle aliquote
contributive.
TFR ai fondi
Per Welfare ed Economia la destinazione del
Tfr maturando ai fondi pensione dovrà essere obbligatoria.
Ma su questo punto resta ancora da sciogliere il nodo delle
compensazioni da garantire alle imprese.
Le parti sociali
Sull'emendamento il Governo dovrà fare i
conti con Confindustria e i sindacati. Cgil, Cisl e Uil sono
già contrarie sulla decontribuzione.
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