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La riforma delle pensioni si
fa più complicata per chi ad oggi ha versato meno di 30 anni
di contributi. Il ministro Tremonti, infatti, si
sarebbe convinto che sarebbe troppo ingiusto costringere chi
doveva andare in pensione con 35 anni di contributi nel 2008
a rinviare l'addio al lavoro di ben cinque anni. E Maroni ha ordinato di elaborare una proposta da sottoporre
ai sindacati che renda più graduale l'innalzamento
dell'anzianità contributiva per chi, tra meno di cinque
anni, avrebbe raggiunto la meta. Il nuovo schema prevede che tutto resti
così com'è per chi il 1° gennaio del
2008 raggiunga i requisiti richiesti dalla Dini per ritirare
l'assegno di anzianità, ossia 57 anni di età e 35 di
contributi. Quindi per i lavoratori anziani nulla cambia.
Qualche anno di lavoro in più sarà costretto invece a farlo
chi nel 2008 sarebbe stato vicino alla meta dei 35 anni di
anzianità contributiva. I nuovi gradini studiati dal Welfare
prevedono che per ogni anno mancante alla soglia dei 35 anni
si debba lavorare un anno di più. Così chi avrà 34 anni di
anzianità contributiva al 1° gennaio del 2003 dovrà
raggiungere la soglia dei 36 anni di contributi (in pratica
lavorare un anno in più del previsto), chi avrà 33 anni di
contributi resterà al suo posto fino a raggiungere "quota 37
anni" e così via.
Fino ai lavoratori che con 30 anni di contributi alle spalle
lavoreranno per altri dieci anni anziché 5 per raggiungere
la nuova soglia dei 40 anni di anzianità contributiva.
Un piano meno duro di
quello proposto da Tremonti, che prevedeva nel 2008
l'innalzamento senza gradualità a 40 anni di contributi , ma
anche meno soft di quello inizialmente accettato dalla Lega
che, fatti salvi i diritti acquisiti, innalzava molto
gradualmente l'anzianità contributiva a partire dal 2008,
fino a raggiungere il nuovo limite dei 40 anni di contributi
nel 2016. Con la nuova elaborazione quota 40 verrà raggiunta
da tutti i lavoratori prima, nel 2013. Ma, soprattutto, la
nuova anzianità contributiva di 40 anni scatterà subito nel
2008 per i lavoratori meno anziani, che in quella data
avranno 30 o meno anni di versamenti nel carniere della
propria pensione.
Resta confermato
il super-bonus del 32,7% che andrà da subito nella busta
paga dei lavoratori che rinvieranno il pensionamento
anticipato. Una misura che dovrebbe far parte del maxi-emedamento alla delega previdenziale e garantire quei
risparmi che gli esperti previdenziali giudicano molto
esigui, perché la possibilità di cumulare lavoro e pensione
di anzianità sarebbe sempre e comunque più conveniente del
super-bonus.
Nel maxi emendamento
dovrebbe anche andare il via libera ai fondi pensione
finanziati con il Tfr mentre tutta da giocare è ancora la
partita sulla decontribuzione per i neo-assunti. Maroni
sarebbe disponibile a cancellarla se i sindacati dovessero
dare il via libera al resto della riforma. Via XX settembre
vuole mantenerla, anche se limitata al 3%. Prevedendo però
una analoga riduzione della pensione con il taglio della
stesa percentuale dell'aliquota di computo. Per compensare
il tutto i giovani potrebbero contare su una pensione
integrativa più ricca grazie alla detassazione dei
rendimenti dei fondi.
In finanziaria dovrebbero
andare: l'innalzamento dal 12-14% al 19%
dell'aliquota contributiva dei Co.co.co. con contemporaneo
aumento al 20% dell'aliquota di computo della pensione; la
stretta sulle pensioni di anzianità, con nuove
autocertificazioni e controlli più rigidi affidati all'Inps
anziché alle regioni; il prelievo sulle pensioni d'oro (si
parla di rendite dai 60 mila euro l'anno in su); la stretta
su alcuni trattamenti privilegiati, come lo "scivolo" per i
militari che decidano di riporre in anticipo la divisa
nell'armadio.
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DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM
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