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CUMULO TRA PENSIONE E RETRIBUZIONE

 

Il pensionato può percepire una retribuzione per attività lavorativa svolta dopo il conseguimento della pensione. La disciplina del cumulo tra pensione e redditi varia secondo la tipologia di trattamento pensionistico (pensione di anzianità, vecchiaia, etc.), il tipo di reddito percepito (reddito da lavoro dipendente o autonomo) nonché il periodo di riferimento ed ha subito una profonda modifica a partire da gennaio 1994.

 

 

PENSIONE DI VECCHIAIA

 

Dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dipendente. Tale norma si applica anche alle pensioni di vecchiaia con decorrenza anteriore, ad iniziare dalle quote di pensione in pagamento dal 1° gennaio 2001.

 

Pensione contributiva

 

Cambiano le regole del cumulo pensione-reddito per tutti coloro che liquidano la pensione di vecchiaia contributiva. I nuovi criteri sono stabiliti esclusivamente in base all'età del pensionato. In sintesi:

 

 

PRIMA DEI 63 ANNI DAI 63 ANNI IN POI

Chi svolge lavoro dipendente 

Perde l'intera pensione

Chi svolge lavoro dipendente o autonomo

Perde metà della quota che eccede la pensione minima

Chi svolge lavoro autonomo

Perde metà della quota che eccede il trattamento minimo

 

 

 

PENSIONE DI  INVALIDITà

 

Le pensioni di invalidità già liquidate o liquidabili con il sistema retributivo e con quello misto, non sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente per il 50% della quota di pensione eccedente il trattamento minimo.

 

Per quanto concerne, invece, i redditi da lavoro autonomo (sono da considerarsi tali, stante le generalità della legge, tutti i redditi comunque ricollegabili ad una attività di lavoro svolta senza vincolo di subordinazione) si prevedono due ipotesi:

  • pensioni aventi decorrenza sino al 31 dicembre 1994: è cumulabile l'intero importo della pensione;

  • pensioni aventi decorrenza successiva: la pensione è parzialmente cumulabile per un importo pari al trattamento minimo più il 50% della quota eccedente e fino a concorrenza dei redditi.

In sintesi:

 

1) Per chi è andato in pensione entro il 1994

 

 

PENSIONE MISURA DELLA TRATTENUTA MENSILE
LAVORO DIPENDENTE LAVORO AUTONOMO
INVALIDITà 50% della quota eccedente il trattamento minimo nessuna

 

 

 

2) Per chi è titolare di assegno di invalidità dal 1° gennaio 1995

 

 

MISURA DELLA TRATTENUTA MENSILE
LAVORO DIPENDENTE LAVORO AUTONOMO
50% della quota eccedente il trattamento minimo 30% della quota eccedente il trattamento minimo e non oltre il 30% del reddito (*)

 

 

(*) La misura della trattenuta indicata in tabella decorre dal 1° gennaio 2001. Fino al 31 dicembre 2000 la trattenuta era pari a quella indicata per il lavoro dipendente (cioè 50% della quota eccedente il trattamento minimo).

 

 

3) Riduzione dell'assegno di invalidità

 

Dal 1° settembre 1995 i titolari di assegno di invalidità che percepiscono redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa di importo superiore a determinati limiti subiscono ulteriori riduzioni: 

 

 

REDDITI PERCENTUALI DI RIDUZIONE

Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio (per il 2001 è pari a lire 38.498.200)

25% dell'importo dell'assegno

Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio (per il 2001 è pari a £ 48.122.750)

50% dell'importo dell'assegno

 

 

 

4) Dal 1° gennaio 2001

 

Dal 1° gennaio 2001 gli assegni di invalidità liquidati con 40 anni liquidati con 40 anni di contribuzione sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dipendente. Resta valida la riduzione descritta precedentemente.

Ai fini del calcolo dei 40 anni di contributi si considera tutta la contribuzione versata, obbligatoria, volontaria, da riscatto, figurativa (servizio militare, malattia, cassa integrazione, mobilità, etc.) anche se successiva alla decorrenza della pensione, purché venga utilizzata nella liquidazione di supplementi di pensione.

 

 

5) Considerazioni

 

Sull'assegno vengono applicate dapprima le riduzioni del 25% o del 50% a seconda dei casi; successivamente sulla differenza, se superiore al trattamento minimo, si applicano le trattenute giornaliere.

Se l'assegno è stato liquidato con 40 anni di contribuzione si applicano solo le riduzioni.

Quando il titolare dell'assegno di invalidità compie l'età prevista per il diritto alla pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne) si applica la disciplina del cumulo in vigore per i pensionamenti di vecchiaia dal mese successivo a quello di compimento dell'età. A partire da tale data sono totalmente cumulabili i redditi da lavoro dipendente e da lavoro autonomo anche per le pensioni liquidate con meno di 40 anni di anzianità.

 

 

6) Niente trattenute

 

Il divieto di cumulo non opera nei seguenti casi:

  • pensioni escluse dalla base imponibile ai fini IRPEF;

  • pensioni con contratti di lavoro a termine di durata non superiore a 50 giornate nell'anno solare;

  • pensionati dalla cui attività dipendente o autonoma deriva un reddito complessivo annuo, al netto dei trattamenti di famiglia e dei contributi previdenziali e assistenziali, non superiore all'importo annuo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (per il 2001 pari a lire 9.605.700 annue);

  • pensionati assunti con contratti di lavoro a termine di durata complessivamente non superiore a cinquanta giornate nell'anno solare. L'esclusione in parola è correlata soltanto alla durata complessiva nell'anno solare dei rapporti di lavoro instaurati sulla base di contratti a termine. In caso di superamento nel corso dell'anno delle cinquanta giornate di lavoro per effetto di più rapporti di lavoro a termine, l'esclusione dal divieto di cumulo non trova più applicazione e l'incumulabilità opera per la totalità delle giornate di lavoro effettuate;

  • pensionati che svolgono la loro attività in programmi di inserimento degli anziani in attività socialmente utili;

  • pensionati che, alla data del 1° febbraio 1991, sono occupati in qualità di agenti alle dipendenze delle Comunità Europee;

  • pensionati occupati in qualità di operai agricoli;

  • pensionati occupati in qualità di addetti ai servizi domestici familiari;

  • pensionati che svolgono la funzione di giudice di pace per le indennità percepite nell'esercizio di tale funzione;

  • pensionati che svolgono la funzione di giudici onorari aggregati per le indennità percepite nell'esercizio della loro funzione;

  • pensionati che svolgono funzioni relative a cariche pubbliche elettive (indennità per parlamentari nazionali ed europei, per i membri ei presidenti dei consigli regionali, etc.);

  • pensionati che svolgono funzioni di giudici tributari.

 

PENSIONI DI ANZIANITà

 

A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di anzianità:

  • liquidate con almeno 40 anni di contributi sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro dipendente ed autonomo;

  • liquidate con meno di 40 anni di contributi sono:                            a) totalmente incumulabili con i redditi da lavoro dipendente;           b) incumulabili con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 30% della quota eccedente il trattamento minimo, che per il 2001 è pari a lire 738.900, entro i limiti del 30% del reddito.

Ai fini del calcolo dei 40 anni di contributi si tiene conto di tutta la contribuzione versata, obbligatoria, da riscatto, volontaria, figurativa (servizio militare, malattia, cassa integrazione mobilità, ecc.) anche se successiva alla decorrenza della pensione, purché utilizzata nella liquidazione di supplementi di pensione.

 

 

ECCEZIONI

  

1) Per chi è andato in pensione entro il 31 dicembre 1994

 

L'importo delle pensioni di anzianità è interamente cumulabile con i redditi da lavoro autonomo.

 

 

2) Per chi è andato in pensione dopo il 1994 e fino al 30 settembre 1996

 

L'importo delle pensioni di anzianità è cumulabile con i redditi da lavoro autonomo purché la pensione abbia decorrenza tra il 1° gennaio 1995 e il 30 settembre 1996 (31 dicembre 1996 per le gestioni dei lavoratori autonomi) e i titolari abbiano maturato i requisiti contributivi utili entro la predetta data del 31 dicembre 1994.

 

 

3) Per chi è andato in pensione tra il 1° ottobre 1996 e il 31 dicembre 1996

 

Sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo:

  • le pensioni a carico del Fondo lavoratori dipendenti liquidate con 35 anni di contributi e 52 anni di età (ovvero 36 anni di contribuzione a prescindere dall'età) entro il 30 settembre 1996 (i requisiti contributivi utili devono essere maturati al 31 dicembre 1994);

  • le pensioni a carico del Fondo lavoratori autonomi liquidate con 35 anni di contribuzione maturati al 31 dicembre 1994.

4) Per chi è andato in pensione tra il 1° gennaio 1997 e il 31 dicembre 1997

 

Sono totalmente cumulabili:

  • le pensioni a carico del Fondo lavoratori dipendenti se liquidate con 36 anni di contributi al 30 settembre 1996 o con 35 anni di contribuzione e 52 anni di età al 30 settembre 1996, i cui requisiti contributivi (35 anni) siano maturati al 31 dicembre 1994;

  • le pensioni a carico del Fondo lavoratori autonomi se liquidate con 35 anni di contributi maturati al 31 dicembre 1994 ovvero con 35 anni di contribuzione e 55 anni di età al 30 settembre 1996.

  

PART-TIME

 

Allo scopo di incentivare l'assunzione di nuovo personale, la legge ha previsto una particolare cumulabilità tra pensione di anzianità e redditi di lavoro nel caso che il lavoratore accetti di passare, nell'ambito della stessa azienda (pubblica o privata), ad un rapporto di lavoro part-time in misura non inferiore a 18 ore settimanali, a condizione che il datore di lavoro assuma nuovo personale per una durata e per un tempo lavorativo non inferiore a quello ridotto ai lavoratori che si sono avvalsi di tale facoltà (si prescinde da quest'obbligo per quanto concerne le amministrazioni pubbliche). In tale ipotesi l'importo della pensione di anzianità verrà ridotto (fino ad un massimo del 50%) in misura inversamente proporzionale alla riduzione dell'orario normale di lavoro. In ogni caso la somma della pensione di anzianità e della retribuzione part-time non potrà superare l'ammontare della retribuzione spettante al lavoratore che, a parità di altre condizioni, presta la sua opera a tempo pieno.

  

 

PENSIONE DI INABILITà

 

le pensioni di inabilità non sono cumulabili con ogni forma di retribuzione. 

 

 

PENSIONE AI SUPERSTITI

  

Le pensioni ai superstiti sono cumulabili con qualsiasi tipo di reddito del beneficiario entro determinati limiti.

 

Cumulo tra pensioni ai superstiti e redditi del beneficiario

 

REDDITO* PERCENTUALE DI RIDUZIONE
Superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio 25% del trattamento di reversibilità
Superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio 40% del trattamento di reversibilità
Superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio 50% del trattamento di reversibilità
* I limiti di reddito non si applicano qualora i beneficiari facciano parte di un nucleo familiare con figli minori di età, studenti ovvero inabili.

 

 

 

QUOTA TRATTENUTA

 

Le pensioni sono totalmente o parzialmente incumulabili con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Nel primo caso il pensionato perde l'intera pensione; nel secondo caso la pensione viene ridotta in misura pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo. La trattenuta opera fino a concorrenza del reddito nel senso che non può superare il reddito prodotto. Sul piano pratico, va rilevato che il pensionato riceve sempre la pensione per intero. Se svolge lavoro dipendente la trattenuta della quota di pensione non cumulabile viene effettuata mensilmente dal datore di lavoro sulla retribuzione ed il relativo importo è poi versato all'INPS con la stessa procedura utilizzata per il versamento dei contributi. In caso di cumulo con redditi da lavoro autonomo la quota di pensione non cumulabile è trattenuta direttamente dall'INPS in due momenti (in acconto e a saldo) in base ai redditi dichiarati dal pensionato lavoratore. Quest'ultimo deve presentare una doppia dichiarazione: nella prima deve indicare il reddito presunto dell'anno, nella seconda (da presentare entro lo stesso termine previsto per la presentazione della dichiarazione dei redditi Irpef) il reddito effettivamente percepito nello stesso anno. Sulla base delle indicazioni del pensionato l'INPS stabilisce la misura della trattenuta.

 

 

 

 

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