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La
buona idea del film consiste nell'installare il dubbio
nella mente dello spettatore, che resta incerto tra
una versione soggettiva e una oggettiva dei fatti.
Peccato che il bel gioco duri poco; perché Ron Howard,
preoccupato di rendere il senso degli avvenimenti
accessibile a tutti, banalizza i dubbi chiarendo che
si tratta di ossessioni del protagonista.
Va
bene risparmiare al pubblico dei non-iniziati le
complesse teorie matematiche; meno bene trattarlo come
una massa di scolaretti, spiegandogli ogni cosa
puntigliosamente e concludendo con una tirata
benpensante sui miracoli dell'amore coniugale. Così,
se la prima parte è coinvolgente e appassiona, la
seconda diventa didascalica e un pò noiosa. Il
film rientra in un filone che sta caratterizzando il
cinema americano delle ultime due stagioni, in cui la
realtà viene scomposta su diversi piani narrativi e
di percezione, favorendo quindi la fusione dei generi.
Nasconde
con abilità i risvolti misteriosi della sceneggiatura
e con senso sotterraneo del suspense centellina dubbi
e rivelazioni, quasi la consapevolezza degli
spettatori dovesse andare di pari passo con quella del
protagonista. Non esita davanti all'esasperazione e
non si vergogna della commozione. Ron Howard cresce
sempre di più come regista e, se non inventa,
certamente ama raccontare.
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