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Al vertice della tensione

(di P.A. Robinson con B. Affleck e M. Freeman)

 

 

L'analista della CIA Jack Ryan e il capo del controspionaggio americano William Cabot sono i protagonisti di un affresco di inquietante realismo sulla situazione che si verrebbe a creare se soltanto un’arma di distruzione di massa cadesse nelle mani sbagliate.

 

Quarto appuntamento con le gesta dell'analista della CIA creato dalla penna di Tom Clancy. Dopo Caccia a Ottobre rosso, eccellente esordio della saga con Alec Baldwin nei panni del prode Jack Ryan, e la doppietta Giochi di potere e Sotto il segno del pericolo con Harrison Ford, è il turno di Ben Affleck la cui minore età, rispetto agli attori precedenti, riduce il film ad una sorta di prequel. Vediamo, infatti, Ben Affleck impegnato in operazioni di seduzione, corteggiamento e tentativi di intercorsi sessuali con quella che, se non erriamo, diventerà sua moglie.

 

Ma l'argomento, tratto da un libro di Tom Clancy del 1991, tra i suoi più fortunati, è di incontestabile attualità. Che succederebbe se qualche malintenzionato terrorista minacciasse di usare una delle tante testate nucleari reperibili sul mercato? Cosa succederebbe se la usasse davvero? Lo spettacolo di una grande città americana devastata da una bomba atomica, dopo la tragedia del World Trade Center, può contare su un valore aggiunto emotivo che vale più di un effetto speciale.

 

E difatti le scene della distruzione di Atlanta ad opera della macchinazione di un gruppo di ultrà aristocratici sono la cosa migliore del film. Il panico, la rovina, l'impotenza, lo sbriciolarsi e il prendere fuoco del mondo, un Presidente americano che esce insanguinato e sconvolto dalla macchina, un direttore della CIA che ci rimette la pelle per salvarlo: insomma, qualcosa di più del solito action movie americano.

  

 

  

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