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Alì

(di M. Mann con W. Smith e J. Voight)

 

 

Usa, 1964. Il ventiduenne Cassius Clay conquista il titolo di campione dei pesi massimi sconfiggendo sul ring Sonny Liston. Quella che potrebbe essere una grande carriera viene però messa in discussione dal carattere ribelle di Clay, il quale entra in contrasto con il Sistema, convertendosi all'Islam (prendendo il nome 

 

di Mohammed Alì) e, la goccia che fa traboccare il vaso, rifiutando di partire per il Vietnam. Passano così dieci lunghi anni, tra vita privata e scioccanti dichiarazioni pubbliche. Quando il mito di Alì sembra essere prossimo al tramonto, il campione dei campioni ha la possibilità di riconquistare il titolo. Nel 1974, in Africa, contro George Foreman.

 

Alì non è una tradizionale biografia, non scandaglia nella personalità del personaggio, non provvede ad approfondire epoca e contesto, non trae dalle sue discutibili relazioni con le donne qualche impegnativa conseguenza. Mann, infatti, non si limita a raccontare la storia di un uomo, ma trasforma il Campione in un visitatore ultraterreno tra le strade della Storia.

 

La qualità complessiva del film è alta, la ricostruzione puntigliosa, la fotografia perfetta, il livello delle interpretazioni ottimo. Nota di merito ulteriore, la capacità del regista di colpire al cuore con la forza di un'inquadratura, trasmettendo le reali sensazioni del ring grazie a quelle che si possono considerare le migliori riprese di boxe mai realizzate.

  

 

  

 

  

 

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