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American Psycho

(di M. Harron con C. Bale e W. Dafoe)

 

 

Patrick Bateman è un classico yuppie di Wall Street che nasconde un lato oscuro: la notte si trasforma in terribile assassino. Impulsi di avidità, desiderio carnale e invidia lo spingono a commettere crimini che hanno per sfondo un amore feticista per gli oggetti, i prodotti firmati e i luoghi famosi.

 

L'operazione di portare sullo schermo le pagine dell'omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, scritto nel 1990 e oggetto di una fortissima esposizione mediale con polemiche, dibattiti e accuse di misoginia, è risultata molto controversa. A livello letterario, American psycho decretò di fatto l'ingrata fine dello yuppismo e il consolidamento d'una nuova generazione di scrittori wasp arrabbiati. Nel film, invece, la regista ha scelto di adottare un punto di vista femminista e di agire in senso contrario al romanzo: dove quello descriveva minuziosamente le atrocità e i massacri, la trasposizione cinematografica preferisce suggerire anziché mostrare, lasciando intendere che i delitti siano rappresentazioni dello squilibrio mentale del protagonista, allucinazioni contenute nella sua testa.

 

L'American psycho cinematografico è, insomma, già archeologia, cosmesi degli anni Ottanta, film in costume, solo superficie riflessa di quella sostanza artefatta che fu l'«american way of life (and death)» imposto da Ronald Reagan: la cura ossessiva del corpo, la toilette mattutina con creme, balsami e profumi, lo streching e la palestra, il feticismo dell'io, la coca sniffata nelle toilette, gli abiti di Valentino e gli occhiali Oliver, i biglietti da visita esibiti come osceno simbolo di virilità, appartamenti minimali e accessoriati, asettici come camere mortuarie.

 

Il film è un oggetto scarsamente identificabile che spreca un cast non privo di seduzioni e l'ambizioso progetto di riflettere il cinismo degli anni Ottanta e di denunciare le perversioni dello yuppismo resta quasi tutto sulla carta. Solo la polemica antimacho proiettata sul protagonista presenta qualche spunto interessante.

 

Capiamo bene che tutto quello che è presente nelle pagine di Bret Easton Ellis non possa essere trasposto sullo schermo per evidenti motivi, ma decidere di lasciare tutto fuori campo e di tenere lo spettatore lontano dall'azione ci sembra la decisione sbagliata.

  

 

  

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