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Amici Ahrarara

(di F. Amurri con M. Cavallari e B. Arena)

 

 

Max e Bruno sono due cugini squattrinati con una passione comune: le invenzioni stravaganti, dalle quali però non sono mai stati in grado di ricavare un brevetto. L'unica speranza è lo zio vecchio, odioso, ma ricco presso la cui azienda lavorano come testatori di prodotti cosmetici.

 

Solo quando lo zio sembra sul punto di morire, riescono a convincerlo a modificare il testamento in loro favore, finché un'improvvisa amnesia dell'anziano sconvolge i loro piani.

 

Dopo i successi televisivi, teatrali ed editoriali, I Fichi d'India (Bruno Arena e Max Cavallari) realizzano il loro primo film collaborando anche alla sceneggiatura. Ma Amici Ahrarara non arriva ad essere un film: non ne ha la struttura e non ha la pretesa di esserlo. La storia, in cui i due finiscono per gestire uno zio colto da amnesia braccati da parenti ingordi alla ricerca di un'eredità, somiglia a tantissime altre di qualsiasi repertorio della commedia in qualsiasi lingua.

 

Surreali, spaesati e fuori dal tempo, i Fichi d'India sono i tipici alieni in un mondo di egoisti ed arrivisti: bravi come attori, ma serviti da una regia spesso traballante, che non fornisce ritmo e armonia a tutta la vicenda.

 

 

 

 

 

 

 

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