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Autumn in New York

(di J. Chen con R. Gere e W. Ryder)

 

 

In una frenetica New York, una stagione di foglie cadute e cieli tersi fa da sfondo ad una intricata storia d'amore tra lo chef cinquantenne Will Keane e la ventenne Charlotte Fielding. Lui è un playboy molto amato dalle donne che non crede nell'amore vero: tutte le sue relazioni finiscono in capo ad una stagione. 

 

Finché non incontra la giovane Charlotte, virginale quanto basta per colpirlo al cuore.La differenza tra i due è forte ed entrambi non credono che la loro storia duri. Ma il sentimento può superare ogni barriera e vincere su ogni pregiudizio.

 

Autumn in New York comincia banalmente portando lo spettatore a spasso per Central Park su note di jazz e si conclude con un finale funebre ed elegiaco. Se non fosse per la gravità dell'epilogo e il costante ricorso alla malattia incurabile , il film avrebbe tutte le carte in regola per essere uno dei più divertenti dell'anno. Non c'è sequenza, o quasi, che non produca della comicità involontaria. Si apre con Richard Gere che tenta delle avances a una donna incinta mentre aspetta la fidanzata che molla su due piedi nei minuti seguenti e si conclude con il medesimo che culla un bambino come una vecchia zia.

 

Alcuni dialoghi sono d'antologia, almeno quanto certi personaggi: la anziana (quasi) suocera in sospetto d'alcolismo, l'amico buon padre di famiglia che gli fa le ramanzine. Impressionante il catalogo di banalità visive e verbali che il film accumula come se ci credesse sul serio: l'attico nel West Willage, personaggi che si muovono sempre in limousine, un sacco di poesie lette ad alta voce, ecc. 

 

Il film, come ha osservato un critico sul Web "non è neanche così brutto come potrebbe". In America è stato massacrato dalla stampa e attualmente, a circa un mese dall'uscita, è introvabile nelle classifiche. Ciò non toglie che, da noi, possa diventare un successo!

 

  

 

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