|
Finché
non incontra la giovane Charlotte, virginale
quanto basta per colpirlo al cuore.La differenza
tra i due è forte ed entrambi non credono che
la loro storia duri. Ma il sentimento può
superare ogni barriera e vincere su ogni
pregiudizio.
Autumn
in New York comincia banalmente portando lo
spettatore a spasso per Central Park su note di
jazz e si conclude con un finale funebre ed
elegiaco. Se non fosse per la gravità
dell'epilogo e il costante ricorso alla malattia
incurabile , il film avrebbe tutte le carte in
regola per essere uno dei più divertenti
dell'anno. Non c'è sequenza, o quasi, che non
produca della comicità involontaria. Si apre
con Richard Gere che tenta delle avances a una
donna incinta mentre aspetta la fidanzata che
molla su due piedi nei minuti seguenti e si
conclude con il medesimo che culla un bambino
come una vecchia zia.
Alcuni
dialoghi sono d'antologia, almeno quanto certi
personaggi: la anziana (quasi) suocera in
sospetto d'alcolismo, l'amico buon padre di
famiglia che gli fa le ramanzine. Impressionante
il catalogo di banalità visive e verbali che il
film accumula come se ci credesse sul serio:
l'attico nel West Willage, personaggi che si
muovono sempre in limousine, un sacco di poesie
lette ad alta voce, ecc.
Il
film, come ha osservato un critico sul Web
"non è neanche così brutto come
potrebbe". In America è stato massacrato
dalla stampa e attualmente, a circa un mese
dall'uscita, è introvabile nelle classifiche.
Ciò non toglie che, da noi, possa diventare un
successo! |