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Una sera, Lisa è in cantina
con Martin, un ragazzo conosciuto per caso; i due
giovani scoprono un passaggio che porta direttamente
ai sotterranei del Louvre. Nella semioscurità Lisa si
ritrova nella sala della mummia. In un istante una
forza malefica si impadronisce di lei e un misterioso
fantasma da quel momento semina il panico nei
corridori del Louvre.
Belfagor
ci racconta una storia di ieri con la tecnologia
d'oggi. E anche se non ci facciamo trascinare nel
facile gioco del paragone con la serie televisiva che
negli anni '60 ci affascinò e ci tolse il sonno, il
film non si salva. Film che, per uscire in una certa
data, accelerano i tempi di lavorazione senza tener
conto di bazzecole quali sceneggiatura e montaggio. Ed
ecco quindi una successione di scene senza capo né
coda, slegate tra loro, con personaggi che appaiono e
scompaiono all'improvviso e un'assoluta mancanza di
coesione tra i vari reparti.
Sembra quasi che regista,
sceneggiatore, montatore e compositore abbiano
lavorato ognuno per conto proprio senza tenere conto
di quello che facevano gli altri. Sophie Marceau è la
mal diretta invasata di turno, affiancata da un
elettricista della banlieu che sostituisce l'Andrea
Bellegarde della serie tv. Ispettori, archeologi,
custodi, direttori del museo sono macchiette di
contorno agli svolazzamenti del fantasma vestito da
mascherina del carnevale veneziano il quale porta un
po' di scompiglio nottetempo.
Nulla di veramente
magico o esoterico. Solo una mummia che rivuole il suo
anello per poter riposare in pace. Per non parlare
degli effetti speciali: notevoli ma non certo, ai
giorni nostri, sorprendenti. Unica nota positiva: la
macchina da presa ci conduce realmente nei meandri del
museo piu ricco di opere d'arte del mondo, cosa che
non faceva nella serie tv del 1965 (li il Louvre era
ricostruito in teatro).
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