|
I
due pensano che una carriera da étoile sia non solo
irrealizzabile, ma anche l'anticamera
dell'omosessualità. Billy tiene duro nel suo
proposito, incoraggiato dalla signora Wilkinson,
un'insegnante disposta a sfidare i pregiudizi maschili
mandandolo alle selezioni del Royal Ballet di
Londra.
Le
difficoltà sono enormi, ma alla fine l'entusiasmo del
ragazzo contagia l'intero villaggio minerario,
compreso il papà che comprende come la danza sia la
sola occasione di riscatto sociale per Billy e,
vincendo i suoi preconcetti, lo aiuta.
Accolto
dagli echi trionfali della stampa inglese, Billy
Elliot ha registrato uno strepitoso successo in
patria e negli Stati Uniti. Molti, in effetti, i pregi
di questa prima opera. Una regia accorta e brillante,
un protagonista strepitoso e, accanto a lui, una serie
di comprimari particolarmente briosi. Eppure il
capolavoro annunciato non riesce a conquistare fino in
fondo.
Il
film ha, in realtà, ritmo e anima, è un crescendo
coinvolgente ed emozionante, ma con molte punte
strappalacrime che potevano essere tenute più giù e
con qualche caduta parecchio pacchiana. Servirà ad
ampliare consensi comunque assicurati e abbastanza
meritati. Billy Elliot è quindi l'apoteosi del
cinema medio, un ottimo prodotto artigianale che non
raggiunge però le vette dell'eccellenza.
|