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Billy Elliot

(di S. Daldry con J. Walters e J. Bell)

  

 

Durante il grande sciopero dei minatori nell'84, nel Nordest dell'Inghilterra, Billy, un ragazzino di undici anni, scopre la passione per la danza. Il padre, vedovo inconsolabile, e Tony, il fratello maggiore, preferirebbero vederlo impegnato nel virile sport della boxe.

 

I due pensano che una carriera da étoile sia non solo irrealizzabile, ma anche l'anticamera dell'omosessualità. Billy tiene duro nel suo proposito, incoraggiato dalla signora Wilkinson, un'insegnante disposta a sfidare i pregiudizi maschili mandandolo alle selezioni del Royal Ballet di Londra. 

 

Le difficoltà sono enormi, ma alla fine l'entusiasmo del ragazzo contagia l'intero villaggio minerario, compreso il papà che comprende come la danza sia la sola occasione di riscatto sociale per Billy e, vincendo i suoi preconcetti, lo aiuta. 

 

Accolto dagli echi trionfali della stampa inglese, Billy Elliot ha registrato uno strepitoso successo in patria e negli Stati Uniti. Molti, in effetti, i pregi di questa prima opera. Una regia accorta e brillante, un protagonista strepitoso e, accanto a lui, una serie di comprimari particolarmente briosi. Eppure il capolavoro annunciato non riesce a conquistare fino in fondo. 

 

Il film ha, in realtà, ritmo e anima, è un crescendo coinvolgente ed emozionante, ma con molte punte strappalacrime che potevano essere tenute più giù e con qualche caduta parecchio pacchiana. Servirà ad ampliare consensi comunque assicurati e abbastanza meritati. Billy Elliot è quindi l'apoteosi del cinema medio, un ottimo prodotto artigianale che non raggiunge però le vette dell'eccellenza.

   

 

 

 

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