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In breve tempo Vianne si costruisce una buona
reputazione, ma anche un nemico: il conte di Reynaud,
convinto che la cioccolata alla lunga causerà la
rovina della città e del codice morale che la
governa. Alla lunga il dualismo sfocia in confronto
aperto tra due fazioni: favorevoli e contrari al
negozio.
Tra la schiera di sostenitori di Vianne anche
il giovane e misterioso Roux, che vive su una barca
lungo il fiume. Roux è in grado a sua volta di
risvegliare il desiderio più nascosto della giovane:
quello di essere amata da qualcuno.
Chocolat
vorrebbe essere una parabola sul diritto al piacere,
un pò come lo fu a suo tempo Il pranzo di Babette.
Questa volta, però, la lezioncina pecca di genericità
e di semplicismo didascalico, tra ispide nonne dal
cuore d'oro, figlie frustrate e nipotini dotati di
talento artistico.
Il regista ha voluto tradurre per
il grande schermo l'omonimo bestseller di Joanne
Harris. Il film, nonostante le
buone intenzioni, non convince: il gran cast e la
grande produzione non sono sufficienti a far rivivere
sullo schermo l'atmosfera realistica e magica della
prosa della Harris. Le trovate più felici del libro
vengono annacquate in una serie di compromessi.
Il
finale completamente diverso si schiera a favore della
quiete domestica contro la continua ricerca di libertà
che insaporiva le pagine del libro. Soprattutto si
perde il gusto magico per il sapore del cioccolato, un
elemento, nel libro, assolutamente destabilizzante
dell'ordine sociale, ma che nel film si riduce a un
modo facile e buono per entrare in contatto con gli
altri.
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