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Per potersi impadronire davvero
del denaro, deve servirsi di un super hacker, qualcuno
il cui talento faccia sembrare i più solidi sistemi
di sicurezza del mondo un gioco da bambini.
Codice:
Swordfish è un thriller di controspionaggio che
ci presenta una storia di potere, denaro e sacrificio.
Si svolge in un mondo in cui nulla e come sembra e
ogni frase detta dai personaggi sembra nascondere un
mistero. Le situazioni sono sempre dubbie, non sempre
è facile distinguere chi è buono da chi è cattivo e
ogni personaggio ha il suo lato oscuro. La critica
americana lo ha rifiutato quasi in blocco, irritata
dall'uso meccanico, manipolativo e seducente della
spettacolarità delle sue immagini, dalla iperbolica
assurdità della storia che racconta.
Al di là del
film, resta l'innegabile sensazione di un cinema
determinato a provocare in noi una reazione, ad ogni
inquadratura, come un massaggiatore sui nostri
muscoli. Per farlo, il regista, Dominique Sena ha
messo in mano la video camera alla nonna (98 anni) per
essere sicuro di avere le sfocature ad ogni
inquadratura della scena iniziale; per farlo, ha
piazzato 135 macchine fotografiche intorno alla scena
di una esplosione, perché riprendessero tutte allo
stesso momento, e per girarla ci ha messo tre mesi.
Apprezzabile quindi la scenografia: infatti, grazie ad
una sapiente scelta delle location, è stata ricreata
una Los Angeles assolutamente autentica e unica. La
ricerca spasmodica dell'ambiguità e dell'incertezza,
però, a volte fa apparire queste sensazioni più fini
a se stesse che funzionali alla riuscita del film.
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