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Anche la sorella di Dominic, Mia
sembra apprezzare quello che vede. Il fatto è
che nessuno dei due sa che il
"ragazzino" Brian è, in realtà, un
poliziotto.
Reduce
da un buon successo al box office negli Stati
Uniti ma anche da polemiche piuttosto accese
(alcuni fenomeni di cronaca attestano pericolosi
tentativi di emulazione), il film non è diverso
dai ruggenti e feroci bolidi protagonisti di
estrogenate e adrenaliche scene d'azione.
Veloce, cromato e freddo.
La scelta corretta dei
tempi e le curatissime scelte tecniche di
ripresa risucchiano all'interno dello schermo
sin dal primo inseguimento, incalzato dal ritmo
metal firmato da BT (che si è occupato anche
delle musiche di Driven) e filtrato da
una fotografia calda e leggermente virata su
varie sfumature di marrone, ma capace di
esaltare e far brillare le lucenti scocche dei
gioiellini su quattro ruote che sfilano,
inarrestabili, nel film.
Il film non mantiene
meno di quanto promette: velocità, etologia
metropolitana e un romanticismo da poster in una
stanza da teenager. Rob Cohen, mestierante che
galleggia da anni nella fascia media del cinema
di consumo hollywoodiano, sa come mettere a
punto senza cedimenti il motore di un film del
genere.
Però da Vin Diesel, il capo carismatico
dell'intera confraternita dei clandestini, che
si era con sicurezza messo in luce in film come Salvate
il soldato Ryan e Pitch Black, ci
aspettavamo qualcosa di più, oltre al tratto da
fumetto, la pelata da cattivo e un broncio
imperturbabile che promette ostilità e sorpassi
supersonici.
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