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Arriva
a dieci anni di distanza dal Silenzio degli
innocenti il terzo capitolo cinematografico
delle avventure del dottor Hannibal Lecter, di
professione cannibale. Più
che di fronte a un thriller si ha l'impressione
di trovarsi in una specie di melodramma a tinte
forti. Anche se il film non risparmia la
truculenza da macelleria, c'è molta più
violenza di sentimenti (un misto di odio,
vendetta, orgoglio e tradimenti) che suspence o
tensione. Il finale è, sotto questo aspetto,
alquanto significativo.
Al
regista va il merito di saper attrarre lo
spettatore per oltre due ore nonostante qua e là
la storia scricchioli. Ma è quasi naturale che
un personaggio forte come Hannibal viva più
intensamente nell'ombra che sotto le luci della
ribalta. Le sue particolari doti di genio e
sregolatezza vengono quasi normalizzate nel
momento in cui sono rese esplicite.
Anthony
Hopkins dimostra di essere a suo agio nei panni
del dottor Lecter, anche perché il personaggio
gli permette di realizzare una sorta di fusione
tra alcuni ruoli chiave della sua carriera.
Julianne Moore è molto brava nei panni di
Clarice Sterling, tanto da non far rimpiangere
Jodie Foster, che aveva vinto l'Oscar proprio
per l'interpretazione di questo ruolo. Ottimi
anche gli attori italiani, superba la fotografia
e splendide le musiche. |