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Hannibal 

(di R. Scott con A. Hopkins e J. Moore)

 

 

Dopo essere fuggito dal carcere di massima sicurezza di Baltimora il dottor Lecter si è rifugiato a Firenze, dove è diventato uno dei curatori di Palazzo Vecchio. Una sua antica vittima, Mason Verger, cerca vendetta ed ha un piano per scovare il dottor Lecter: utilizzare l'unica cosa che gli interessi realmente: Clarice Sterling.

 

Arriva a dieci anni di distanza dal Silenzio degli innocenti il terzo capitolo cinematografico delle avventure del dottor Hannibal Lecter, di professione cannibale. Più che di fronte a un thriller si ha l'impressione di trovarsi in una specie di melodramma a tinte forti. Anche se il film non risparmia la truculenza da macelleria, c'è molta più violenza di sentimenti (un misto di odio, vendetta, orgoglio e tradimenti) che suspence o tensione. Il finale è, sotto questo aspetto, alquanto significativo.

 

Al regista va il merito di saper attrarre lo spettatore per oltre due ore nonostante qua e là la storia scricchioli. Ma è quasi naturale che un personaggio forte come Hannibal viva più intensamente nell'ombra che sotto le luci della ribalta. Le sue particolari doti di genio e sregolatezza vengono quasi normalizzate nel momento in cui sono rese esplicite. 

 

Anthony Hopkins dimostra di essere a suo agio nei panni del dottor Lecter, anche perché il personaggio gli permette di realizzare una sorta di fusione tra alcuni ruoli chiave della sua carriera. Julianne Moore è molto brava nei panni di Clarice Sterling, tanto da non far rimpiangere Jodie Foster, che aveva vinto l'Oscar proprio per l'interpretazione di questo ruolo. Ottimi anche gli attori italiani, superba la fotografia e splendide le musiche.

   

 

   

 

 

 

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