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Hardball

(di B. Robbins con K. Reeves e D. Lane)

  

 

Conor O'Neill ha il vizio del gioco d'azzardo e cerca di farsi prestare dei soldi con cui risolvere i molti debiti che lo affliggono. Trova un amico "disponibile", ma a una condizione: deve allenare una squadra di piccoli giocatori di baseball del ghetto di Chicago.

 

Diventerà presto una specie di guida spirituale per questi ragazzi e il bello è che comincia a piacergli, soprattutto dopo aver conosciuto la loro bella insegnante Elizabeth.

 

Tratto dal libro di Daniel Coyle "Hardball: A Season in the Projects", quest'ultimo film di Brian Robbins è una storia americana. Innanzitutto, per il tema portante costituito dal gioco del baseball, ma anche per quel modo specifico di narrare le vicende individuali di un uomo che solo cadendo tanto in basso può rialzarsi e redimersi.

 

In altre parole, la realizzazione del sogno americano che permette ad ogni persona di riscattarsi e di dare senso alla propria vita. Ciò che rende questo film interessante è, infatti, il suo inserirsi in un discorso sociale molto sentito in questi ultimi anni, quello del recupero delle nuove generazioni da realtà degradate quali i ghetti neri delle metropoli americane.

 

Hardball riesce a condensare il tutto senza scadere eccessivamente nella retorica, regalando allo spettatore intrattenimento e anche qualche lacrimuccia, grazie soprattutto alla performance collettiva dei giovani Kekambas e alla bella presenza scenica della sempre magnifica Diane Lane. Tragedia e irrimediabile malinconia si alternano, però, a momenti di spensieratezza e comicità.

   

 

 

 

 

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